02/12/2005
Kyoto: indottrinamento pubblico
Un lavaggio del cervello oggi, un altro domani, e alla lunga i cittadini si convincono. Piccolo esempio di indottrinamento, spacciato per informazione. La Radio svizzera di lingua italiana ha intervistato lunedì scorso Enzo Tiezzi, professore dell'Università di Siena, responsabile del Dipartimento di scienze e tecnologie chimiche e dei biosistemi, già "Focal Point" del Global Analysis Interpretation and Modelling all'interno dell'International Geosphere Biosphere Programme. Insomma: un'autorità, almeno apparentemente. Tema: la Conferenza dell'ONU sul clima, appena apertasi a Montreal, e il futuro del Protocollo di Kyoto. Chissà perché la giornalista si è dimenticata di dire che Tiezzi è stato membro della direzione nazionale di Lega Ambiente (forse lo è ancora), che ha ricoperto cariche politiche in partiti di sinistra, che ha partecipato all'elaborazione del concetto di "sviluppo sostenibile" e che condivide affermazioni secondo le quali la medicina delle multinazionali è una medica imperialista. Queste cose agli ascoltatori ticinesi non sono state raccontate. Ora che le abbiamo scoperte siamo rassicurati. Quanto state per leggere sono infatti le solite dichiarazioni catastrofistiche del solito ecologista radicale, che sarà anche uno scienziato, ma che a me sembra soprattutto uno scienziato militante.
"Diciamo che avremo bisogno di un Kyoto bis, di un Kyoto tris e di tante altre cose, perché già gli obiettivi di Kyoto sono risibili rispetto alla situazione reale del pianeta e ai grandi disastri avvenuti negli utlimi anni e negli ultimi mesi.(...) Il problema di fondo è che in realtà tutti quelli che si occupano seriamente del problema sono concordi. (...) Le posso garantire che il 100% degli scienziati responsabili di tutto il mondo sono concordi nel non sottovalutare il grandissimo rischio legati ai cambiamenti climatici nella direzione del famoso film "The day after tomorrow" che è purtroppo realistico come abbiamo visto New Orleans, che è sicuramente da ricollegare all'effetto serra e ai gas bruciati dai fossili a petrolio e carbone. Non tutti gli scienziati sono d'accordo con questo, non c'e dubbio che c'è una grossa corruzione. Dobbiamo dirlo con molta chiarezza. Si cerca se non di negarlo, perché e impossibile, ma almeno di fare fumo sulle soluzioni possibili oppure di rimandare il problema o di far vedere che alcuni scienziati la pensano in modo diverso. Tutte le persone che lavorano seriamente sull'effetto sera e sui cambiamenti climatici parlano all'unisono su questo problema. (..) Lo sviluppo sostenibile (...) è sicuramente compatibile con il problema dell'ambiente, dell'effetto serra e dei cambiamenti climatici; non la crescita economica, che e tutt'altra cosa. La crescita economica si basa su uno stupido indicatore di quantita di massa, il PIL, che potrà avere importanza per le banche ma che non ha nessuna importanza scientifica. Se noi invece calcoliamo lo sviluppo sulla base di indicatori di sostenibilità, del welfare, allora il discorso cambia completamente. Si puo quindi concludere il discorso dicendo: certamente lo sviluppo sostenibile, uno sviliuppo di qualita è in armonia con in problemi ambientali e col garantiere uno stop dell'effetto serra, non così la crescita economica".
Ammettiamolo, le medesime frasi dette da uno scienziato, diciamo equilibrato, o da un militante verde hanno effetti molto diversi su chi le ascolta, soprattutto se il radioascoltatore non ha mai avuto tempo di approfondire la tematica. In pochi righe Tiezzi dimostra di non capire nulla di economia, spaccia per certezze scientifiche certezze che non lo sono (e dovrebbe saperlo), accusa chi non la pensa come lui di essere corrotto e si inventa collegamenti per nulla dimostrati tra quanto accaduto a New Orleans e il surriscaldamento climatico. La sua incapacità a comprendere i processi dell'azione umana, il funzionamento del sistema dei prezzi e il ruolo della proprietà privata anche nelle questioni ambientali, sono evidenti e colossali. In questa intervista, non ci sono però solo le affermazioni dell'esperto ad essere contestabili, ci sono pure le domande poste dalla giornalista, che pur conoscendo le posizioni dello scienziato è riuscita nell'impresa di non porre questioni scomode. Leggete qui:
a) "Non è prematuro parlare del dopo Kyoto quando ci sono già dei ritardi rispetto gli obiettivi fissati per il 2012, obiettivi lontani dall'essere raggiunto?"
b) "Secondo il presidente della Royal Society britannica, se non si interviene le conseguenze saranno simili a quella di un'arma di distruzione di massa. Qual è la sua opinione? Gli scienziati sono concordi sulla gravità e le cause?"
c) "Sviluppo economico e protezione dell'ambiente sono conciliabili?"
Il condizionamento dell'opinione pubblica passa attraverso le cose non dette, le mezze verità e le domande che non vengono poste. Non so voi, ma io fatico a chiamarla informazione. Sono molto più propenso a definirla propaganda. E pensare che c'è ancora gente che se ne esce con la famosa frase... "l'ha detto la radio".
Segnalazione: l' "Istituto Bruno Leoni" ha pubblicato proprio ieri un lungo documento dal titolo: "Requiem per Kyoto". C'è bisogno di aggiungere altro?
11:45 Scritto in Politica internazionale | Link permanente | Commenti (11) | Segnala | Tag: Swiss Blog


Commenti
Davvero una bella analisi quella di Hans Labohm. ;)
Scritto da : semplicemente liberale | 02/12/2005
Questo tizio è un'autorità e si attacca a "The Day After Tomorrow"? Stiamo freschi...
Scritto da : Wellington | 02/12/2005
"Se noi invece calcoliamo lo sviluppo sulla base di indicatori di sostenibilità, del welfare, allora il discorso cambia completamente."
fuori come un balcone.
"Se noi invece calcoliamo la massa sulla base di quello che indica un orologio, o un autovelox, allora il discorso cambia completamente."
Scritto da : Astrolabio | 03/12/2005
A proposito della Kyotomaniavoglio spedere 2 parole. Pinocchio sicuramente lo sai, è noto che con la regolamentazione delle emissioni si creano dei simpatici circoli viziosi tipici di questi sistemi di imposizione pubblica. Infatti cosa succede se qualcuno vuole produrre di più ma non può perchè altrimenti il suo Stato sfora i parametri e gli fa chiudere l'impresa?Semplice,l'imprenditore contatta uno stato che non ha sfruttato tutta la sua quota di inquinamento consentito e molto semplicemente aquista queste quote di "aria pulita" allo stato e cosi può ricominciare a produrre ed inquinare in santa pace.Il caso dell'Olanda è clamoroso,praticamenta ha aperto un ufficio pubblico di vendita di quote di aria pulita a cui attingono le maggiori compagnie europee. Questo circolo vizioso provoca evidentemente un costante sforamento dei parametri in tutti quei paesi che hanno firmato il trattato e regolarmente le emissioni dichiarate sono molto minori di quelle effettivamente emesse.Risultato? 1-Il trattato non serve a ridurre niente,serve solo agli antiamericani dell'ultimora per riempirsi la bocca di stronzate.2-Il trattato fa perdere tempo e denaro alle imprese che cosi producono meno e creano meno ricchezza e benessere sotto la falsa e smentita scusa di slvaguardare l'ambiente.3-Paradossalmente chi non ha firmato il trattato inquina meno relativamente a chi lo ha firmato a causa del fatto che senza regolamentazioni artificiali e imposte pubblicamente non vengono generati fenomeni di corruzione e circoli viziosi,e in più generano più richezza, benessere e nuovi posti di lavoro.Un esempio? Gli Stati Uniti,as usual. God bless America.
Scritto da : Liberista | 03/12/2005
bello, complimenti. mi pare che il tizio va nella direzione solita del catastrofismo a tutti i costi - cosa abituale per l'ecologista medio. una lettura che ti consiglio in merito e' lo skeptical environmentalist di lomborg, che ha anche una interessante vicenda di "persecuzione editoriale". spero di scriverne a breve. ciao, vincenzo
p.s.
forse certi ecologisti andrebbero renamed, un po' come i pacifinti. eculogisti ? ecoginecologisti ? ;)
Scritto da : vfiore | 03/12/2005
non sono d'accordo con liberista, in effetti quella delle quote è proprio la parte più liberista della questione, infatit non so se si rende conto che così si sta privatizzando l'aria, per cui se vuoi inquinare ti compri un po d'aria dell'olanda.
(se non sbaglio un concetto microeconomico che si chiama "lo scandalo dell'assenza di proprietà privata" o qualcosa del genere (ho sonno e non c'ho voglia di andare a vedere), prevede che in assenza di una proprietà privata avvengono continui equilibri di nash svantaggiosi, nel fatto in questione tutti inquinano perchè ognuno dice "e che so io il più cojone?")
Kyoto è fatto male, ma i sistemi creati con questo ragionamento funzionano, in america hanno ridotto l'inquinamento di alcune zone, in giappone se non ricordo male hanno privatizzato le balene e queste invece di estinguersi sono aumentate.
Scritto da : Astrolabio | 04/12/2005
Astrolabio io ho esposto un fatto che avviene.Il fatto di privatizzare le quote di aria è se vogliamo,la cosa che mi fa meno schifo di Kyoto,almeno non si è costretti a ridurre la produzione.Ma questo aspetto liberista della questione non nasce da un sistema che liberista non lo è affatto ed è solo uno sbocco per evitare effetti dannosi sulla produzione dovuti alla regolamentazione. Ma non è cosi automatico,nè tantomeno gratuito. Per conto mio il punto non è imporre una regolamentazione,ma incentivare la ricerca in energie che non producano cosi tanti effetti massicci nell'aria.Esempio,la fusione nucleare andrebbe finanziata pesantemente. Se si riuscisse a produrre energia cosi,in Cina non avrebbero bisogno di bruciare cosi tanto carbone,perchè l'energia atomica tramite fusione è enorme e produce anche molte meno scorie,visto che gli atomi si esauriscono fondendosi e non come con la fissione dividendosi e di conseguenza lasciando degli scarti inutilizzabili e radioattivi.
Con la ricerca e nuove tecnologie Kyoto sarebbe carta straccia e la crescita globale sarebbe garantita ed anzi ulteriormente spinta in avanti. E' il miglioramento della tecnologia,as usual,che spinge l'economia e la crescita.
Scritto da : Liberista | 04/12/2005
Ancora una volta non mi trovo completamente d'accordo con te.... ( è proprio per questo che ti ho linkato! è sempre molto interessante confrontarsi!)
Condivido con te l'odio per gli ambientalisti fanatici che hanno una visione apocalittica di qualsiasi cosa.
Tuttavia secondo me l'ambiente non è di sinistra, e nemmeno di destra. E' una tematica trasversale agli schieramenti politici. L'ambiente riguarda tutti, e se non fosse per i bassi giochi di potere, non i sarebbe nemmeno da discutere, basterebbe dare la voce agli scienziati e chiedergli cosa fare. Non so se il riscaldamento del pianeta sia veramente dovuto all'inquinamento nostrano (alcuni scienziati dicono che il cambiamento climatico è naturale, tutto muta), ma comunque è inelluttabile che negli ultimi 50 anni l'Uomo abbia rovinato parecchio la sua Terra. Basta pensare alla deforestazione, all'inquinamento dei fiumi e dei mari ecc.
Io ragiono cosi (da liberale purissimo): non me ne frega un c++++ che i Boy scout non possano più sgambettare in mezzo alle praterie, ma da uomo razionale devo pensare ai beni naturali come a beni esauribili, e devo cercare di sfruttarli in modo da conservarli per il maggior tempo possibile, e nelle migliori condizioni. Anche il liberale deve pensare ai suoi figli, non come l'ambientalista che lo vede sgambettare, ma come sfruttatore intelligente di risorse. Se il padre brucia tutta la foresta, cosa rimmarrà?
Scritto da : UcCaBaRuCcA | 06/12/2005
Ho l'impressione che tutto sommato concordiamo. Lo scopo del post era soprattutto di condannare un certo tipo di informazioni, catastrofista e unidirezionale. Sono d'accordo quando dici che è "una tematica trasversale ". Ma l'ambiente come tutte le cose rare, viene salvaguardato al meglio all'interno di un sistema liberale, dove cioè sono chiaramente definiti i diritti di proprietà e dove i prezzi svolgono il loro ruolo di "informatori" circa la scarsità di un bene. Chi è proprietario di un terreno e lo sfrutta a scopi commerciali non si può permettere di distruggerlo. In caso contrario si priverebbe dei mezzi di sussistenza. E' la gestione pubblica che è alla base dei principali problemi ecologici, per il semplice fatto che ciò che è di tutti è di nessuno (è il tuo esempio della foresta). Oggi uno dei problemi principali è quello di definire chiaramente i diritti di proprietà.
Sul surriscaldamento climatico: da quanto ho letto sinora la questione non è ancora chiara. Non vedo quindi perché impoverirci per un rischio che forse non esiste o che non possiamo influenzare. E quando sarà certo che ne siamo responsabili dovranno ancora convincermi che la regolamentazione sia meglio della libertà che assicura quel processo di scoperta che dovrebbe permetterci di risolvere il problema con la tecnologia il problema.
Scritto da : Pinocchio | 06/12/2005
liberista, ma gli incentivi allla ricerca secondo te sono un metodo liberale?
Scritto da : Astrolabio | 06/12/2005
Astrolabio,guarda che pensiamo la stessa cosa. Ho scritto incentivi,non aiuti pubblici. Certamente non sono un metodo liberale e siamo d'accordo. Vedrai che molte imprese capiranno che le materie prime come i combustibili fossili non sono più convenienti e competitivi e allora si vedranno investimenti massicci sull'energia a cui accennavo prima,e anche ad altri tipi,non c'è dubbio.
ciao.
Scritto da : Liberista | 06/12/2005
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