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03/12/2005

L'imposizione delle imprese va abolita

L'impresa non è altro che un rete di contratti. Non è qualcuno che possiede qualcosa. In quanto tale, l'azienda non possiede nulla. Proprietari, dipendenti, clienti e fornitori entrano in contatto tra loro e scambiano liberamente i rispettivi titoli di proprietà. La proprietà è quindi suddivisa, secondo modalità liberamente accettate, tra gli individui implicati nelle molteplici e diverse relazioni contrattuali, proprie dell'attività umana. Sono gli individui che godono dei benefici, si far dire, dell'attività statale. Sono quindi solo loro gli unici che gli uomini dello Stato possono legittimamente chiamare alla cassa. La conseguenza di questo ragionamento è evidente: l'imposizione fiscale delle società non è altro che il frutto di un errore logico. Se ogni prelievo proviene necessariamente da individui reali, non possiamo non dedurre che un'impresa, vale a dire un'entità giuridica astratta, non può pagare imposte. E' semplicemente impossibile. Tassare le aziende è il frutto di una concezione animista e assurda della realtà. E' perciò abberrante la nozione di equa distribuzione del fardello fiscale tra gli individui e le aziende. Perché? Perché lo Stato ne appprofitta per dissimulare il costo reale delle politiche governative, diffondendo l'illusione che gli individui e le imprese si ripartiscano il carico fiscale. In verità però, a pagare sono sempre e solo gli individui. Ma lo Stato non si accontenta di creare solo realtà immaginarie. Ne approfitta pure per violare quel sano principio che prevede che un reddito non venga tassato più di una volta. Grazie alla fiscalità dell'impresa, gli uomini dello Stato, almeno in Svizzera, riescono a sottoporre lo stesso reddito anche a quattro prelievi fiscali.
Nota: il contenuto di questo post è una sintesi del documento "Pourquoi il faut abolir l'imposition des entreprise" , pubblicato dal "Centre pour la concurrence fiscale" .

Commenti

Concordo pienamente con quanto esponi. Del resto è, da sempre, la “provocazione” paradossale di Antonio Martino.
I motivi che mi portano all’adesione dell’idea nascono, però, altrove; non sono quelli inizialmente esposti che sembrano ricondurre la negazione della tassazione alla insussistenza di proprietà e di valore dell’impresa.
Secondo il mio parere, la anomalia della tassazione delle imprese nasce da una valutazione epistemologica. Le imprese, come tutti gli enti collettivi, astratti, di fatto non esistono, sono mere finzioni giuridiche: all’opposto di quanto asserito da una concezione animistica della realtà, come ben rilevi.
Perché le imprese non pagano imposte ma le scaricano sulle persone fisiche. Più propriamente fungono da collettori di imposte che vengono addebitate, e diversamente non potrebbe essere, soltanto a persone fisiche, ad individui.
Troppo bello sarebbe far pagare le tasse a enti che non esistono fisicamente e liberare dall’obbligo (iniquo) gli individui.
Le imprese si limitano a caricare sui prezzi tutte le tassazioni, (Irpeg, Irap, ecc.) che lo stato impone: la tassa, alla fine, diventa un costo, come la materia prima o il lavoro, e viene pagata dal consumatore all’atto dell’acquisto del bene o del servizio.
Questa è l’assurdità, l’ottusità, l’iniquità della tassazione, che oltre a mancare di legittimità - la ricerca, espropriando l’individuo, nella realizzazione dei beni “cosiddetti” pubblici e del welfare - in più sottopone a vessazioni successive e separate il produttore del reddito. Con l’obiettivo mai dichiarato di eludere l’attenzione e il calcolo di quanti non sono autorizzati ad eludere la tassazione.
Chi produce ricchezza è castigato; chi no, può godere di welfare, abitazione, stipendio garantito e, se raggiunge la vecchiaia, ora anche di viagra.
rr

Scritto da : taccuino | 03/12/2005

Sottoscrivo dalla prima all'ultima frase il fantasmagorico intervento di rr. ;)

Scritto da : semplicemente liberale | 03/12/2005

C'è uno strano legame tra tasse su cose che non esistono (le imprese), tasse su persone che non esistono ancora (il debito) e tasse di cui si dà la colpa ai commercianti (l'inflazione)...

I politici vogliono i soldi senza dover perdere i voti alzando le tasse esplicitamente. In poche parole: truffano l'elettorato.

Scritto da : Libertarian | 03/12/2005

Se volessi fare un link a questo articolo, come dovrei fare?

Se copio e incollo "http://pinocchio.blogspirit.com/trackback/447917"
mi esce una pagine orripilante scritta in informatichese.

Scritto da : Libertarian | 03/12/2005

Risolto... confondevo il trackback con il link... ma che cos'è questo trackback? Io e l'informatica stiamo in due pianeti diversi... :-)

Scritto da : Libertarian | 03/12/2005

Beh... sul mio blog parlo (ovviamente bene) di te...

Scritto da : Libertarian | 03/12/2005

Mi spieghi come sia possibile, basandosi sulle prime tre frasi del tuo post, che di un'azienda fallita se ne vendano le proprietà immobiliari?
Oppure che, dopo la morte del proprietario, se ne distribuiscano le proprietà immobiliari tra i testamentari?
Insomma, l'istituto della persona giuridica è il punto chiave della storia. È un concetto legale, non di tassazione.
Sinceramente lo trovo un post un po' incasinato. Mi leggerò il link, magari esce fuori qualcosa di interessante...

Scritto da : Fabrizio | 04/12/2005

Certo, le proprietà "dell'azienda", sono in realtà di proprietà dei proprietari. Se l'azienda fallisce ci sono prima di tutto i debiti che sono stati contratti con terzi e si vendono le proprietà proprio per restituire a chi ti ha prestato del suo la sua parte.
Non è un caso che in un bilancio i beni immobiliari siano all'attivo e il capitale proprio al passivo. Capitale che aumenta o diminuisce a fine anno sulla base dell'eventuale utile prodotto. Ciao

Scritto da : Pinocchio | 06/12/2005

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