06/12/2005
Il diritto di voto agli stranieri nella società di oggi
"Il vero problema, in realtà, non è quello che gli stranieri dispongano o meno del diritto di voto, ma che nelle democrazie moderne le modalità pratiche del voto permettono all'elettore di imporre una redistribuzione tra categorie. E questo il timore che provano coloro che sono ostili all'attribuzione del diritto di voto agli immigrati. Nella misura in cui ognuno dispone di un voto alle elezioni, indipendentemente dall'entità delle imposte che paga e della quantità dei trasferimenti che riceve, egli ha interesse a votare per coloro che assicurano dei trasferimenti a vantaggio della categoria alla quale appartiene. Nella misura in cui le regole attuali favoriscono l'immigrazione di quelli che sono beneficiari netti, accordando loro il diritto di voto si rischia di rafforzare l'asimmetria del sistema, in quanto questi nuovi elettori voteranno per i politici maggiormente favorevoli ai trasferimenti, il che provocherà un' ulteriore immigrazione. (...) Questa situazione è ovviamente insostenibile a lungo termine, perché provocherebbe demotivazione tra i più produttivi, un impoverimento generale o una stagnazione definitiva, e infine, ovviamente, la fine dell'immigrazione, divenuta non redditizia.
Ciò ci porta a dire che il vero problema non è l'immigrazione né l'attribuzione del diritto di voto agli stranieri, ma il carattere inadeguato delle procedure decisionali. (...) Una maggioranza di individui può sempre tentare di ricorrere alla sottrazione delle ricchezze prodotte da altri. C'è qualcosa di profondamente immorale in una procedura che consente ai beneficiari di un trasferimento di decidere l'ammontare del trasferimento stesso, vale a dire quanto si preleva ad altri. Per contenere questi tentativi si potrebbero adottare delle disposizioni, ad esempio di natura costituzionale, che fissano dei limiti molto stretti sia alle cifre prelevate sia all'ammontare delle prestazioni ricevute. Ma si potrebbe pure modificare la procedura di voto, fissandola in proporzione alle imposte pagate. Oppure, se si partisse dal principio che lo Stato è il gerente di un club delimitato dalla nazione, ognuno avrebbe un diritto di voto identico, ma anche le quote da pagare sarebbero le medesime. In questo modo scomparirebbe la tentazione di sottrarre ad alcuni per dare ad altri. In questo caso, il diritto di voto agli immigrati apparirebbe perfettamente normale."
Fonte: "Libéralisme" di Pascal Salin (la traduzione è mia)
22:27 Scritto in Filosofia politica | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: Politica


Commenti
Quanto mai attuale e pertinente, questa precisazione del liberale Salin.
Che disvela le motivazioni neppur tanto nascoste della classe politica quando si mostra pronta ad aperture e riconoscimenti nei riguardi della inevitabile e sempre più crescente immigrazione e contemporaneamente, sotto la veste della partecipazione democratica, ne sostiene il diritto al voto.
Non è nuovo lo schema, il meccanismo di acquisizione del consenso; nuovi sono soltanto i soggetti verso i quali si rivolge: è la “normale” degenerazione dell’istituto democratico che da partecipativo si trasforma in acquisitivo.
Il problema è grave e destinato ad ingigantire.
Perché se è corretto riconoscere a quanti stabilmente vivono nella nostra società il diritto civile della partecipazione politica - il pericolo, la conseguenza logica, è che in tal modo verranno “premiate” quelle concezioni politiche che si fondano sulla presenza e sulla intermediazione dello stato e delle sue istituzioni in ogni comparto della vita sociale, con tutte le connessioni e le redistribuzioni che ne conseguono.
Fuor di retorica, risulterà democraticamente vincente una coalizione partitica di stampo socialista, dirigista, interventista nei confronti di una liberale che sarà destinata, se tale, ad essere sempre minoritaria.
A mio parere, viene definitivamente messa a nudo, viene evidenziata, la crisi della democrazia quando si attui in un contesto e in presenza di una concezione e di una metodica statalista, onnipotente ed invasiva.
Solo quando sarà restituito alla società civile, ai corpi intermedi, all’individuo, alla libera contrattazione del mercato ogni compito e attività sociale, e lo stato sarà ricondotto alla mera funzione di agenzia “rothbardiana”, potremo ancora parlare di democrazia.
Fino ad allora, pessimisticamente per sempre, della democrazia vivremo soltanto il mito.
rr
Scritto da : taccuino | 07/12/2005
Non sottoscrivo solo Salin..sottoscrivo anche Taccuino, sempre brillante!!! Buona giornata "rr".
Scritto da : Pinocchio | 07/12/2005
Sono da sempre d'accordo con il voto agli immigrati. Nel post si tende a usare il termine "immigrato" come sinonimo di "povero", cosa non necessariamente vera, almeno in quei paesi in cui le politiche dell'immigrazione sono piu' evolute che da noi (che ci occupiamo sempre di "quanti" e mai di "quali" immigrati). Pero' se e' vero che la democrazia va temperata con il liberalismo, per evitare derive zapateriste tanto per intenderci, e' anche vero che quanto si esprime nell'articolo viola il principio dell'uguaglianza dei diritti degli individui, pilastro del liberalismo. E i diritti politici sono fondamentali. Piuttosto che modificare il suffragio universale, modificherei il ruolo dei corpi intermedi e delle libere associazioni fra individui, restituendo loro maggiori liberta' e possibilita' di incidere sulla vita sociale e politica della nazione. Secondo me e' questo che manca in Italia e in altri paesi europei. Ciao!
Scritto da : harry | 08/12/2005
Sul tema delle condizioni economiche dell'immigrazione avevo scritto anch'io, qui:
http://phastidio.net/2005/09/16/immigrazione-economia-e-ideologia/
Il tema è molto delicato. Se è vero che acquisire lavoratori a bassa o nulla qualificazione tende a stressare i meccanismi di coesione sociale e welfare, generando un costo netto per la collettività, è anche vero che riqualificare la domanda di immigrazione solo verso i soggetti più qualificati rischia di creare fenomeni di brain drain nei paesi di emigrazione, contribuendo a ritardare il loro decollo.
Scritto da : Phastidio | 08/12/2005
I commenti sono chiusi