04/02/2006
Con le armi da fuoco contro i criminali
Appena si parla di possesso di armi da fuoco, il pensiero corre agli Stati Uniti d'America, al Far West, ai massacri nelle scuole, e al tristemente famoso film di Michael Moore "Bowling for Columbine". Noi europei guardiamo con un misto di superiorità morale e incomprensione a questo grande paese che continua a permettere alla gente di andare in giro armata. Non siamo forse noi l'Europa pacifica e pacifista? Non è mia intenzione discutere qui della legittimità di portare un'arma e di usarla a scopo difensivo, del fatto se sia o meno un diritto (personalmente ritengo di sì). Questo non è quindi un post di carattere filosofico. Vorrei semplicemente proporre alcuni dati che hanno quantomeno il merito di far riflettere, in quanto evidenziano l'effetto dissuasivo del libero possesso delle armi. Cominciamo da un studio condotto da John Lott tra il 1977 e il 1992 sulle 3054 contee degli USA. Dove è stato liberalizzato il porto d'armi, gli omicidi sono diminuiti del 7,7%, gli stupri del 5,3%, le aggressioni violente del 7,0%. Negli Stati dove l'accesso al porto d'armi è maggiormente sottoposto a regolamentazione, il tasso di crimini violenti è dell'81% superiore a quello delle altre regioni. In Florida, la liberalizzazione del 1987 ha consentito di ridurre del 20% in 5 anni il numero degli omicidi. Effetto collaterale della legge: i criminali hanno cominciato a riservare le loro attenzioni a turisti, impossibilitati per legge a girare armati. Una ricerca condotta dal criminologo Garry Kleck ha dimostrato che solo l'1-2% delle atti di legittima difesa si conclude con la morte dell'aggressore. Questo siginifica che negli Stati Uniti ogni anno più di 1500 criminali vengono uccisi e altri 9000 feriti da onesti cittadini, cifre queste superiori a quelle di cui si può "vantare" la polizia. La possibilità di essere aggrediti nel corso di un furto violento è del 50-75% se ci si difende a mani nude, del 42% se non si oppone resistenza, percentuale che scende al 25% per quelli che si difendono con un arma. Tra le vittime che rimangono ferite o pagano l'agressione con la vita, il 17% dispone di un arma da fuoco per difendersi, il 25% non oppone resistenza e il 51% si difende con calci e pugni. Se i dati dell'Interpol dimostrano che gli Stati Uniti sono il paese più violento tra quelli dell'Occidente, il tasso dei furti nelle abitazioni fa eccezione: il tasso è di 1264 furti per 100'000 abitanti negli USA, di 2330 in Danimarca, di 2329 in Olanda, di 1640 in Inghilterra, di 1554 in Germania e di 1420 in Canada. Strana coincidenza, nota Pierre Lemieux, autore del libro "Le droit de porter des armes": "c'est justement à son domicile que l’Américain moyen a conservé le droit d'avoir des armes et de les utiliser en légitime défense, et que c’est là qu'un agresseur court le plus grand risque de trouver un citoyen armé. Un autre chercheur a découvert que les cambriolages sont plus nombreux dans les régions américaines où les armes à feu sont plus contrôlées". Ultimo dato e poi smetto di tediarvi: confrontata a un elevato tasso di stupri, la polizia di Orlando, in Florida, decide di organizzare dei corsi per apprendere l'uso della armi. Vi partecipano 2500 donne. L'anno successivo, ma sarà un caso, il numero di stupri nella regione diminuisce dell'88%, rimanendo invece costante nel resto della Florida. E se essere armati non fosse solo un diritto, ma fosse anche particolarmente utile?
Approfondimenti: per chi si interessa al tema segnalo questa sezione de "Le Québécois Libre". Chi vuole invece saperne di più sul rapporto che hanno gli americani con le armi, consiglio la lettura di questo bell'articolo dell'amico Carlo Stagnaro dell' "Istituto Bruno Leoni".
15:50 Scritto in Società, Stati Uniti | Link permanente | Commenti (9) | Segnala | Tag: Swiss Blog


Commenti
Molto interessante. Ti confesso che sono tra quelli che guardano con una certa diffidenza alla liberalizzazione del porto d'arma per i privati cittadini, e sto cercando fonti di documentazione (di entrambe le tesi). Il tuo contributo ed il link fornito sono il primo passo per la mia documentazione!
Scritto da: Phastidio | 04/02/2006
Queste percentuali mi sorprendono molto. Sono il contrario di quanto, quasi quotidianamente, ci dicono i grandi mezzi di comunicazione italiani. Ripeto: sono molto sorpreso. E, se questi dati sono veri, bisogna allora ripensare una volta di più alla validità delle informazioni che ci vengono date. Di nuovo: se questi dati sono certi, i grandi giornali e le grandi TV stanno mistificando la realtà rispetto all'uso "legittimo" delle armi.
Scritto da: Lino | 04/02/2006
Anch'io come Phastidio, pur ritenendo la legittima difesa un diritto umano e civile fondamentale, sono sempre stato un po' scettico sulla opportunità di armarsi per autodifesa.
In quanto agli studi, ne ho visti a dozzine come questo e a dozzine di segno contrario e onestamente ancora non sono riuscito a farmi un'idea chiara di quali siano corretti.
(Per Phastidio ecco altri dati postati da Fabio C. http://italianversion.blogspot.com/2006/01/lei-crede-io-deduco.html )
Un'altro punto un po' collaterale: ho seguito un po' il dibattito sulle armi da fuoco quando era in voga in America negli anni '90 e ad un certo punto mi ha annoiato perchè ho capito che la questione dell'autodifesa è in massima parte una copertura per vizi ideologici delle due parti. La verità è che ai liberals d'oltreoceano non piacciono le armi sopratutto perchè non gli piacciono coloro a cui spesso piacciono le armi, ovverosia i conservatives (e viceversa). Detto così sembra un po' semplicistico, ma vi assicuro che l'ideologicizzazione del dibattito lo ha stravolto completamente.
Scritto da: Wellington | 04/02/2006
Molto bello lo utilizzerò (citandoti naturalmente)
Scritto da: liberaliperisraele | 04/02/2006
scusate nella foga della disperazione mi sono dimenticato i riferimenti di cronaca per il post precedente:
ALTRE VOCI ALTRE OPINIONI nell' ottica green di far circolare le informazioni
Siria: incendiata ambasciata danese
Saccheggiata e poi incendiata l'ambasciata norvegese a Damasco, in Siria.
I manifestanti hanno rimosso e bruciato la bandiera danese, rimpiazzandola con un'altra in cui si legge: «No Dio ma Allah, Maometto è il Suo Profeta».
DAMASCO (SIRIA) - Ancora un gesto d'intolleranza, legato alla vicenda delle caricature di Maometto, pubblicate prima da un quotidiano danese e poi da altri giornali europei. Un gruppo di dimostranti siriani ha assaltato e incendiato l’edificio che ospita l’ambasciata danese a Damasco: lo hanno reso noto testimoni locali. Secondo i testimoni i manifestanti avrebbero appiccato il fuoco all’intero edificio, che ospita anche le ambasciate di Cile e Svezia.
Decine di manifestanti sono penetrati all'interno dell'edificio di tre piani e hanno saccheggiato gli uffici della sede diplomatica, gettando anche alcuni mobili dalle finestre, prima di appiccare le fiamme. Lo riferiscono dei testimoni. L'irruzione è scattata dopo che centinaia di dimostranti, all'esterno, hanno dato vita a una fitta sassaiola per forzare il cordone di sicurezza eretto dalle forze di sicurezza a protezione dell'edificio
I manifestanti hanno rimosso e bruciato la bandiera danese, rimpiazzandola con un'altra in cui si legge: «No Dio ma Allah, Maometto è il Suo Profeta». Un portavoce dell'ambasciata danese ha riferito alla radio che l'edificio era vuoto al momento dell'assalto. L'Istituto di Cultura danese, situato a pochi chilometri di distanza dalla sede diplomatica, è stato evacuato a scopo precauzionale.
A FUOCO ANCHE L'AMBASCIATA NORVEGESE - Cinque persone sono rimaste ferite e decine sono state arrestate nel corso dell'attacco all'ambasciata danese a Damasco. Successivamente però altri dimostranti hanno assaltato e dato alle fiamme anche l'ambasciata della Norvegia, sempre a Damasco.
«LASCIATE IL PAESE» - A seguito dell'assalto alla sua ambasciata il governo danese ha chiesto ai connazionali che si trovano in Siria di lasciare il Paese.
IRAN - Intanto a Teheran il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha ordinato al ministro del Commercio con l'estero di studiare il modo di interrompere ogni rapporto commerciale con i Paesi che hanno pubblicato le vignette sull'Islam, tra cui c'è anche l'Italia. (Corriere)
La libertà di espressione secondo Ibn Warraq
Ibn Warraq: "How can we expect immigrants to integrate into western society when they are at the same time being taught that the west is decadent, a den of iniquity, the source of all evil".
Ibn Warraq, nato nel 1946 in India ma cresciuto in Pakistan, ha frequentato per molti anni scuole coraniche. Da quando ha abiurato l’islam vive in clandestinità. Ha scritto articoli e libri critici sulla religione islamica; Why I am Not a Muslim è un bestseller in molti paesi occidentali. Ibn Warraq, naturalmente, è uno pseudonimo.
Vignette Islam: vescovi europei condannano la satira
ROMA - Nella vicenda delle vignette satiriche su Maometto, i vescovi europei condannano l'offesa all'Islam e chiedono un limite alla libertà di stampa. "Il mondo cristiano e' molto rattristato e sofferente per una satira che manca di rispetto verso i fratelli di altre religioni", ha detto il segretario del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, monsignor Aldo Giordano. "Esiste una satira volgare, che manca di rispetto e che attacca una persona che non può essere accettata. Se invece ci fosse una satira intelligente, simpatica e che non e' offende questa può essere accettata". (Agr)
Vignette «blasfeme»: reazioni
La comunità islamica chiede la condanna a morte del disegnatore
Il Forum della Comunità Islamica, associazione che raggruppa una decina di gruppi religiosi indonesiani, ha chiesto al governo danese di condannare a morte il disegnatore. Decine di manifestanti si sono inoltre radunati fuori dalla sede del tabloid indonesiano Rakyat Merdeka, che aveva pubblicato sul suo sito internet alcune delle vignette incriminate.
Mogadiscio: "Musulmani, lasciate la Danimarca"
Manifestazioni di protesta anche in Mogadiscio. Hassan Abeb, imam di una delle principali moschee ha detto: "Invito tutti i musulmani, specialmente i somali, a tornare in patria, abbandonando quelle nazioni, in particolare la Danimarca, che mostrano totale ostilità verso la nostra religione".
Fini: "Si rischia la guerra santa"
Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha detto: "Solo la sensibilità personale permette di individuare il confine, di per sè estremamente labile, che separa la satira, per sua natura corrosiva, dalla balsfemia, volgare e offensiva per tutti i credenti. Pubblicare le vignette, offre il pretesto ai gruppi islamici più radicali per rilanciare la folle prospettiva della guerra santa contro l'occidente".
Nessuna scusa dal premier danese
Il premier danese Anders Fogh Rasmussen non presenta scuse ufficiali per la pubblicazione delle vignette su un giornale del suo paese: "Non è possibile scusarsi in un Paese dove non esiste alcun controllo dello Stato sulla libera stampa".
Iran: "Subito la Conferenza islamica"
Il ministro degli Esteri iraniano ha sollecitato la convocazione d'urgenza di una riunione straordinaria dell'Organizzazione della Conferenza Islamica.
Migliaia a Gerusalemme: "Risponderemo con il fuoco"
Migliaia di musulmani hanno dimostrato sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme al termine della preghiera del venerdì per protestare contro la pubblicazione delle caricature. I dimostranti hanno urlato slogan contro la Danimarca, la Norvegia e la Francia, paesi nei quali sono state pubblicate le immagini ritenute blasfeme. "Le condanne non sono abbastanza", hanno urlato i manifestanti, "dobbiamo rispondere con il fuoco". Sono scoppiati alcuni tafferugli tra i fedeli e la polizia israeliana.
Gran Bretagna: "Errore pubblicare le vignette"
Il ministro degli Esteri britannico Jack Straw ha duramente criticato la decisione di pubblicare le caricature di Maomett definendola "offensiva, insensibile, irriguardosa e sbagliata".
France Soir non si scusa
France Soir "non presenterà le sue scuse per aver difeso la libertà d' espressione di fronte all' intolleranza religiosa". Lo scrive Serge Faubert, direttore della redazione del quotidiano francese che due giorni fa ha pubblicato le caricature di Maometto uscite in precedenza sulla stampa danese e norvegese.
Times: "Le vignette come i Versetti satanici"
Il "Times" di Londra definisce lo scontro di questi giorni "deprimente, ma non sorprendente. Sulla pubblicazione delle vignette di Maometto si è aperto "uno scontro di civiltà" tra l'Europa e il mondo islamico che ricorda quanto successe con Salman Rushdie, l'autore dei "Versetti satanici", contro il quale l'ayatollah Khomeini emise una sentenza di morte". Fatta questa premessa, il quotidiano britannico annuncia che non pubblicherà le vignette contestate visibili invece sul sito.
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Pinoiche di ti quai cos... crispas ?!
Scritto da: Indy Stroppa | 04/02/2006
Phastidio: dieci anni fa mi dicevo persino che andare negli USA fosse pericoloso. So per esperienza che le cifre si possono sempre interpretare e che come dice Wellington ce ne sono sicuramente che confermano il contrario. Io le ho messe lì tanto per ricordare che ne esistono di contrarie al sentire comune. Detto questo io sono favore per questioni etiche.
Lino e Wellington: vedi sopra
Simonetta: grazie
Indy: ci ho ripensato..lascio il tuo sfogo. Sono per la libertà d'espressione. La prossima volta ti pregherei però di commentare in relazione al post..un abbraccio.
Scritto da: Pinocchio | 05/02/2006
Beh direi che se si "sterminasse" i vari politici, impiegati comunali, cantonali e federali avremmo una riduzione della "criminalità", ben migliore di quello ottenuto con il porto armi...hi,hi,hi
Indy:anche se sei della riva sinistra non ho ancora deciso di "sterminarti" e quindi non ti renderò nessuna visita in Ticino.Caro Indy, hai la vita salva solo perché tifi Ambrì...altrimenti...:-)))ciao e buona domenica
Lino:beh é la stessa domanda che mi pongo da vari anni, ma ancor più da quando Pinocchio e soci sono entrati nella mia vita quotidiana.Le cifre si possono manipolare come si vuole,giuste o sbagliate chissà!, ma resta una domandina concreta:
Come mai, i vari media non le rendono pubbliche, informandone la popolazione?In fondo non dovrebbe essere il loro lavoro?O chi ci lavora é condizionato dal pensiero comune e preferisce, salvaguardare il suo posto di lavoro, umana reazione, e rinnegare il vero senso della parola, informazione?
Ciao e buona domenica
Scritto da: loki | 05/02/2006
La libertà della domenica mi ha condotto ad una riflessione che peraltro non volevo postare, trovandomi in una fase di disaccordo quasi totale su quasi tutto con quasi tutti.
Ha prevalso la mia petulanza e la consuetudine nei tuoi riguardi..
Dici che non è un post filosofico ma quasi statistico nel senso che vuoi soltanto “proporre alcuni dati che hanno quantomeno il merito di far riflettere, in quanto evidenziano l'effetto dissuasivo del libero possesso delle armi”.
Su problemi che coinvolgono aspetti etici dei comportamenti umani io invece mi sento misesiano e aprioristico.
Scrive Mises:
“Niente è più chiaramente un'inversione della verità quanto la tesi dell'empirismo, secondo cui si giunge a proposizioni teoriche attraverso l'induzione, sulla base di un'osservazione dei ‘fatti’ priva di presupposti. È solo con l'aiuto di una teoria che possiamo stabilire quali siano i fatti”[ L. von Mises, Problemi epistemologici dell'economia, Armando, Roma, 1958, p. 52.].
E ancora Rothbard:
“Non vi è nessun laboratorio dove i fatti possano essere isolati e controllati; i `fatti' della storia umana sono complessi, sono il risultato di molte cause. Queste cause possono venire isolate solo da una teoria, teoria che è necessariamente a priori rispetto a questi fatti storici”[ M.N. Rothbard, In Defense of Extreme Apriorism, cit., pp. 103-104.].
Questo per confermare che i fatti (secondo la filosofia individualista libertaria cui mi sento in sintonia) se non li interpreti aprioristicamente, dicono nulla.
Per questi motivi gli autori della scuola austriaca di economia sono anche contrari alla preponderante e meccanica utilizzazione delle statistiche e della econometria nello studio delle scienze sociali. Se prima viene l’uomo, se prima ci sono leggi universali, è tramite questa lente che dobbiamo leggere i fatti. Ed è una lente che dovremmo orientare dentro di noi, non al di fuori.
Perché dai fatti, dai sondaggi - mito della ragione induttiva -, anche assodatane la validità e la veridicità, non scopriremo mai una verità, una legge assoluta: potremo desumere solamente derivati utilitaristici; che quindi, anche se egoisticamente utili, non hanno valenza morale e quindi non possono essere misura, indicazione, valutazione dei comportamenti umani.
Questo per dire che qualunque cosa qualcuno sia in grado di “leggere” è di ordine inferiore al principio della libertà dell’individuo e della responsabilità dei suoi comportamenti.
Negare questo significa cadere nel mito dello stato “etico” che vogliamo combattere in cui qualcuno, sedicente esperto di sondaggi e statistiche, declina una legge e la impone coercitivamente a uomini divenuti sudditi; avvalorare lo stato pedagogico e paternalista, in cui qualche maestro (i filosofi platonici, gli intellettuali, il partito, gli uguali più uguali di altri?) ci educa, ci guida, ci controlla.
L’uomo è tale perché agisce, perchè agisce in libertà ed autonomia: la responsabilità è legata all’esito delle sue azioni; la condanna della legge morale, ma anche della legge tout court, è solo successiva, si determina a posteriori.
Per tornare al fatto, non ti sembri esagerata la lunga premessa, chi vuole possedere armi le trova anche al di fuori di una legge positiva: nel mio caso, non sarà la eventuale liceità ed autorizzazione al possesso che me ne farà comperare una.
rr
Scritto da: taccuino | 06/02/2006
Personalmente sono contrario al porto d' armi e alla loro libera circolazione.
Quando una persona possiede un' arma da fuoco...
prima o poi è facile che la usi.
Secondo me il problema è molto piu' complesso e non si puo' parlare solo del porto d' armi ma bensi' dobbiamo chiederci come reimpostare la nostra sicurezza sociale e personale.
Dopo la caduta del "Muro di Berlino" e la fine della querra fredda e dopo " l' 11 settembre" nulla è piu' come prima.
Infatti è iniziato un conflitto globale che vede da una parte, il nostro mondo occidentale e dall' altra l' islamismo integralista, frammezzo a tutto questo, la fame nel mondo e la migrazione verso Europa di un considerevolissimo numero di persone, con "culture" a volte arcaiche e violente. (Basti pensare ai musulmani che mutilano le loro donne nelle parti intime e mandano a "far scoppiare" i loro figli in mezzo alle popolazioni inermi. O all' abitudine per es. di slavi e kosovari di malmenare le loro consorti, quando non le sbattono sui marciapiedi).
Dunque, cadute le barriere ideologiche, (guerra fredda ecc.) io penso che tutti assieme dovremmo trovare forme e soluzioni adeguate per tutelare il nostro modo di vivere civile (e comunque perfettibile) cosi':
Tutti i Cittadini d'Europa dovrebbero essere "schedati". Europei compresi.
Ognuno di noi dovrebbe depositare:
impronte digitali, impronte delle cornee e DNA, onde avere un archivio centrale europeo (ma perche' non globale o almeno in occidente).
Cio' consentirebbe un maggior controllo del territorio da parte degli organi preposti e delle forze dell' ordine, aiuterebbe nella maggior parte dei casi a risolvere atti di delinquenza e non da' ultimo avrebbe anche altri lati positivi, basti pensare a trapianti, trasfusioni ecc.
So' che ora molti grideranno all' attentato delle liberta' individuali ecc. ecc.
Balle, destra e sinistra su questi argomenti hanno un approccio troppo "ideologico", io non avrei nessun problema a consegnare "i miei dati" e penso anche qualsiasi altra persona onesta d' Europa.
Il tutto evidentemente nella tutela e nella riservatezza degli stessi.
Indy
libero Cittadino di GreenVille
Scritto da: Patrick Indy Stroppa | 06/02/2006
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