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03/05/2006
Il miraggio della "tassazione equa"
Bisogna pur ammettere che la sinistra è imbattibile nell'arte di utilizzare parole o espressioni in un modo talmente vago da avere quale unico pregio, se si può definire tale, quello di essere utili per ipnotizzare le platee. Facciamo un esempio, partendo dal principio, discutibile, che la tassazione sia legittima. Come dare torto a chi chiede una "tassazione equa"? C'è forse qualcuno che apertamente rivendica una situazione di privilegio? Ovviamente no. In fondo siamo tutti per la giustizia, per l'uguaglianza di trattamento. E' talmente ovvio che non dovrebbe nemmeno essere un tema di discussione. Dove sta allora il problema? Il problema sta nel significato che la sinistra cerca di attribuire a questo termine e sul come intende concretizzarlo. Se per i liberali è considerato giusto un sistema che rispetta il diritti di proprietà degli individui, i socialisti non riescono mai a produrre una definizione comprensibile, chiara, nitida. Significa forse che tutti alla fine dovrebbero guadagnare la medesima cifra? Oppure che, come si sente in questi giorni, il salario massimo non dovrebbe oltrepassare un multiplo di quello minimo? A partire da quale il livello di redistribuzione il sistema fiscale diventa equo? E per quali ragioni? E' assai evidente che siamo di fronte a un'espressione che nella concezione socialista si basa sull'arbitrio più assoluto, un arbitrio che proprio perché basato sul tentativo di concretizzare un'uguaglianza di fatto è inevitabilmente destinato a violare in modo massiccio la proprietà dei cittadini. Ma ci sono altri aspetti, più concreti, che rendono il concetto di "tassazione equa" assolutamente impossibile da definire. Da un lato non tiene conto degli sforzi, individuali, compiuti da ogni essere umano per migliorare la propria situazione, dall'altro parte dal principio che un prelievo statale sia oggi, in ogni caso, più efficace dell'uso che ne avrebbe fatto in un secondo tempo il singolo individuo (ricordate la "presunzione fatale" di Hayek?). Prendiamo ad esempio due individui che guadagno 100 franchi l'anno. Il primo ne spende 80 e ne risparmia 20 per coprire le spese sanitarie future o per lanciarsi, appena possibile, in una nuova attività commerciale; il secondo spende regolarmente i rimanenti 20 in vacanze. Egli non avrà quindi denaro per far fronte alle spese sanitarie a cui sarà confrontato alcuni decenni dopo. E la sinistra che fa? Interviene e rivendica equità sociale, solidarietà e attenzione per i più deboli, mettendo ovviamente all'indice chi ha messo da parte un po' di capitale ("i soldi ci sono, basta sapere dove andarli a prendere" è il loro slogan preferito). Per quale ragione, tramite la "tassazione equa", l'individuo previdente, che in passato ha scelto di non soddisfare bisogni immediati, dovrebbe passare alla cassa anche per chi ha deciso, legittimamente, di ignorare l'esistenza del fattore tempo? E che dire del suo sogno nel cassetto, la sua piccola azienda famigliare, che non ha potuto trasformare in realtà perché lo Stato non gli ha impedito di accumulare il capitale necessario. E pensare che avrebbe magari creato decine, forse migliaia di posti di lavoro. Come si fa a sostenere che la tassazione possa essere equa? Come si può anche solo immaginare che sia possibile ordinare per importanza e valore le scelte di vita di ogni singola persona residente in un determinato paese? Come si può credere di essere in grado di anticipare il futuro? Ne consegue che qualsiasi tipo di tassazione è forzatamente arbitraria e che c'è un solo modo per limitare la disparità di trattamento, di avvicinarci alla giustizia e all'equità: ridurre al minimo, ma molto al minimo, i prelievi fiscali, al fine di rispettare nella sua quasi totalità la proprietà privata del singolo. Questa è l'unica via per avvicinarci a una tassazione equa, la tassazione quasi inesistente. Solo così sarà possibile rispettare l'uomo, i suoi sogni, le sue scelte, le sue speranze e i suoi progetti.
10:15 Scritto in Filosofia politica | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | Tag: Swiss Blog


Commenti
OT: ricambio il saluto, Gab. Torno a studiare. ;)
Scritto da : semplicemente liberale | 03/05/2006
Gabriele, hai colto un punto molto importante: la radice della tassazione come elemento di deresponsabilizzazione individuale. Io penso che l'introduzione di elementi di mercato in sanità e pensioni serva per aumentare il grado di responsabilizzazione delle scelte individuali. La sinistra non è ancora riuscita ad elaborare una visione di questo tipo, salvo la probabile eccezione del blairismo, che tuttavia sta subendo duri colpi dal forte inasprimento fiscale perseguito da Gordon Brown in questa legislatura.
Scritto da : Phastidio | 03/05/2006
Grazie Mario, detto da te è un onore.
Scritto da : Pinocchio | 03/05/2006
La tua analisi ha la grandezza di tutte le cose semplici.
Il new deal di questo governo rilancerà certamente i consumi e farà crescere le società di finanziamento ( nonsolobanche) le cui agenzie si stanno moltiplicando a vista d'occhio sul territorio. Si tratta di capire quale sarà il breack even di questa ripresa economica forzata dalla tassazione equa. Un'iniqua bancarotta familiare e nazionale?
Mi auguro di essere pessimista.
Bianca
Scritto da : Bianca | 03/05/2006
qualche giorno mi sono messo a riflettere sull'equità delle varie tasse, le ho messe su una specie di scaletta dalla meno iniqua a quelle odiose.
le meno inique sono quelle che possono essere viste come un rimborso per aver limitato lalibertà altrui (tipo l'ici, o una tassa sui terreni, che visto che sono recintati mi impediscono il movimento) quelle più odiose sono la tassazione progressiva e l'irap. che colpiscono nel primo caso una minoranza in modo sporporzionato, e nel secondo caso addirittura la fonte della ricchezza.
Scritto da : Astrolabio | 03/05/2006
Segnalato su Neolib.it
Scritto da : Jinzo | 03/05/2006
quoto phastidio, la deresponsabilizzazione individuale è il cuore del discorso. Bisogna riportare la responsabilità agli individui,tramite lo smantellamento dello stato sociale e il netto taglio delle imposte.Non esistono furti equi.Sono sempre furti,grandi e piccoli,come le tasse.
ciao!
Scritto da : Liberista | 04/05/2006
Giustissimo, non ci sono furti che siano equi e le tasse sono appunto furti legali. Complimenti per il post che è ottimo. Bravo Pinocchio.
Scritto da : Lino | 04/05/2006
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