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23/09/2007
Concetto insostenibile
C’era un tempo in cui si riteneva che la Legge avesse lo scopo di porre degli argini al potere politico. In gioco vi era la protezione della libertà individuale. Oggi non è più così. Oggi si ricorre alla Legge per legittimare la violazione della libertà. Se poi si agisce nell’ambito delle grandi cause politicamente corrette allora il successo è assicurato. Ovviamente più i concetti sono liberamente interpretabili dai politici di turno e meglio è. Sono quelli che Ayn Rand definiva i “falsi concetti”, tra i quali non può mancare quello di sviluppo sostenibile, che immancabilmente fa bella mostra di sé anche nella Costituzione svizzera (art.73).
La data di nascita è il 1987. Gro Harlem Brundtland, Presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, presenta il proprio rapporto e formula una definizione di sviluppo sostenibile: "lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri". Col tempo, da concetto prettamente ecologico, il “principio” dello sviluppo sostenibile subisce delle modifiche sino a comprendere tutte quelle politiche volte a tener conto degli interessi collettivi in ambito economico, ecologico e sociale. Il concetto si regge sostanzialmente su tre assi portanti: la nozione di bisogno, quella di limite delle risorse e quella di sostenibilità. Il problema è che le travi scricchiolano e parecchio:
a) Il concetto di bisogno è il risultato di una valutazione soggettiva del singolo individuo (è propria di ogni essere umano) le cui preferenze vengono rivelate nell’ambito degli scambi di mercato, e la cui intersoggettività è autoregolata dal prezzo. Difficilmente quindi si capisce come gli uomini dello Stato possano correttamente interpretare i bisogni della popolazione, per non parlare poi di quelli delle generazioni future.
b) Il concetto di limite, o meglio della sua esistenza, ha senso unicamente se si suppone che la tecnologia non subirà modifiche, che il consumo può essere estrapolato indipendentemente dal prezzo e che la nozione di risorsa naturale non cambierà con il tempo. Nessuna di queste ipotesi è sensata. Il concetto di limite è un mito quantitativo che ignora la visione economica del valore delle cose. Una risorsa naturale in quanto tale non esiste o quantomeno non esiste al di fuori dell’atto di creazione degli uomini (il petrolio, prima di diventare una risorsa di primaria importanza a seguito del progresso tecnico, non interessava a nessuno).
c) Anche la visione “sostenibile” della sostenibilità è contestabile e, guarda caso, anche questa volta ad essere accantonati sono i principi economici. Politici e funzionari ritengono di potersi sostituire al tasso di interesse, dimenticando la lezione ben nota già dai tempi di San Tommaso d’Aquino. Il grande religioso cattolico aveva ben spiegato che il tasso d’interesse è il prezzo del tempo, è l’informazione che funge da arbitro tra la preferenza per il presente e quella per il futuro. Solo il tasso di interesse permette di far emergere le preferenze in termini di tempo.
In conclusione, non è quindi difficile, comprendere perché un concetto tanto elastico, vago e liberamente interpretabile goda dei favori degli uomini dello Stato. Perché ha il merito di legittimare qualsiasi regolamentazione e di accrescere il potere pubblico, attribuendogli, come se non bastasse, un margine di movimento totalmente arbitrario. In fondo, quello di sviluppo sostenibile è un concetto che nega la capacità dell’uomo di creare e innovare, e che dimentica l’esistenza di una nostra fedele compagna di tutti i giorni: l’ignoranza. Che cosa ci fa un “principio” simile nella Costituzione svizzera?
PS: questa lettera è stata inviata ai tre quotidiani ticinesi con preghiera di pubblicazione. Il Corriere del Ticino l'ha pubblicata gà stamane. Grazie.
22:35 Scritto in Associazione Liberisti Ticinesi , Filosofia politica , Società | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: sviluppo sostenibile, ambiente, ecologia, verdi
19/09/2007
Effetto serra: 500 scienziati contestano
Copio e incollo l'articolo apparso sul Giornale del Popolo: "Pubblicato un saggio che raccoglie gli studi di 500 scienziati di fama internazionale secondo i quali il surriscaldamento globale non è prodotto dall’attività umana ma è un fenomeno ciclico che si ripete ogni 1500 anni. Il dibattito ormai ha assunto le dimensioni di un tornado e non sembra che a breve potrà esser declassato a “tempesta tropicale” come, dopo un po’, avviene con le perturbazioni reali. Stiamo parlando delle polemiche sulle teorie, ormai dominanti dal punto di vista mediatico e politico, secondo le quali il “surriscaldamento globale” dipende dall’attività dell’uomo e secondo le quali – se non si fermerà il trend – tra poche decine di anni saremo confrontati con immense catastrofi naturali. Se sulle prime pagine dei giornali e ai summit internazionali l’allarmismo e il catastrofismo sono ormai un atteggiamento consolidato, non è così invece all’interno della comunità scientifica, dove le posizioni sono assai più diversificate. A dimostrarlo è un saggio controcorrente pubblicato negli Stati Uniti dal celebre scienziato Fred Singer e dal noto analista Dennis T. Avery intitolato “Unstoppable Global Warming: Ever 1500 years”. Il testo raccoglie le osservazioni e le scoperte di quei 500 ricercatori che, pur essendo non meno titolati dei colleghi catastrofisti, affermano che non vi siano evidenze scientifiche che il surriscaldamento globale derivi dall’attività umana e che, anzi, è un fenomeno naturale. Secondo questo consistente corpus di studi il nostro pianeta non è stato solo teatro di quattro grandi glaciazioni, durante periodi che variano tra i 100mila e i 40mila anni, ma continua a oscillare tra fasi di riscaldamento e raffreddamento di circa 1500 anni. «Abbiamo a disposizione – dice Singer – una Teoria sull’Effetto Serra ancora senza prove definitive, se si accetta l’attuale moderato riscaldamento, che diventa catastrofico con simulazioni al computer che non sono mai state verificate da eventi naturali». «Ci sono forti evidenze – continua il professore di Sciente ambientali all’University of Virginia e “guru” di illustri agenzie americane (dalla NOAA alla NASA) – di un ciclo di 1500 anni che si ripete da centinaia di migliaia di anni». Gli argomenti a favore di questa teoria vanno da quelli più “glamour” e ad alto impatto mediatico a quelli più austeri, ma assai più convincenti dal punto di vista scientifico. Del primo tipo, ad esempio, è quello che chiama sul banco dei testimoni la presenza dei vigneti in Inghilterra. Gli antichi romani, che in Britannia sbarcarono nel 55 a.C., produssero buon vino per quasi 400 anni caratterizzati da un clima caldo. Le viti, nel frattempo scomparse per l’irrigidimento delle temperature, ricomparvero nel Medioevo, durante una seconda fase di riscaldamento tra il 950 e il 1300, per poi estinguersi ancora tra il 1300 e il 1850. Più decisivi dal punto di vista scientifico, invece, sono i dati racchiusi in una “carota” di ghiaccio estratta dall’Antartico e che indica in modo evidente il susseguirsi, negli ultimi 400 mila anni, del “ciclo dei 1500 anni”. A fare da “archivi del clima” ci sono poi altri campioni ghiacciati insieme con le alterazioni degli isotopi di ossigeno e degli ioni di berillio, oltre ai sedimenti marini e lacustri, alle stalagmiti, ai pollini fossilizzati, agli anelli degli alberi e alle avanzate e alle ritirate di foreste e ghiacciai. In sintesi: dalla fine dell’ultima era glaciale, 10mila anni fa, si sono susseguiti sei cicli e quindi una dozzina di periodi come quello che stiamo attraversando. Eppure da meno di un secolo l’uomo ha incominciato a produrre le emissioni che, secondo la vulgata, sarebbero responsabili del recente aumento della temperatura sulla crosta terreste. Sembra infatti più plausibile, secondo questi studi, che ad essere responsabile di questo surriscaldamento siano le variazioni dell’irradiazione solare e le sue conseguenze sull’atmosfera terrestre. Non l’uomo, dunque, ma il sole. Quelle esposte da Singer e da Avery sono modelli, teorie, non certezze, come del resto quelle su cui si fondano gli attuali allarmismi. Eppure a livello politico e mediatico le teorie catastrofiste sono spacciate per certezze tout court."
09:27 Scritto in Politica internazionale | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: surriscaldamento climatico, effetto serra, teoria
18/09/2007
E' difficile fare meglio
A un mese dalle elezioni federali del 21 settembre Werner Herger ha letteralmente staccato gli avversari nella lotta per l'attribuzione del "Premio buffonata 2007". Intervistato da Ticinonews, il candidato dei verdi al Consiglio nazionale ha così risposto alla domanda "Economia e politica: una libera concorrenza è sempre la forma più leale di concorrenza?": "No. Nell’interesse generale, la politica deve fissare il quadro all’interno del quale si esercita la libera concorrenza. Per capirci: anche la rapina è una forma di libera concorrenza, ma nell’interesse generale è fortunatamente proibita e considerata un reato".
12:07 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Elezioni federali, verdi, Herger, libera concorrenza

