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21/11/2007

Il braccio armato della casta

“Lo Stato fornisce un canale legale, ordinato e sistematico per la spogliazioine dellla proprietà privata; è per mezzo dello Stato che il cordone ombellicale che lega la casta parassitaria alla società viene reso certo, sicuro e relativamente pacifico.” Murray Rothbard 

16/11/2007

Discriminare è un Diritto dell’Uomo

La parola è di quelle impronunciabili, di quelle che possono rovinare la carriera politica e magari anche professionale. Nella lista dei termini vietati dal politicamente corretto e dai moralisti dall’indignazione facile occupa senza dubbio una posizione di rilievo. Discriminare non si dice e non si fa. Già la parola è di quelle da condannare, immaginiamoci poi quando qualcuno passa all’azione. Apriti cielo. Ammettiamolo, non c’è partita. La condanna è immediata. Meglio, molto meglio farsi paladini dell’uguaglianza e dell’integrazione. D’altronde è comprensibile. I fautori della discriminazione, perché ci sono, si giustificano in malomodo, ricorrendo ad argomenti fallaci e solo apparentemente consistenti. Ne consegue che ad essere criminalizzata è una delle facoltà che fa dell’uomo un uomo con la “U” maiuscola. Discriminare non è altro che il legittimo esercizio del diritto di scegliere e quindi di escludere. Discriminare non è altro che il legittimo diritto ad avere delle simpatie e delle preferenze e quindi di negare a terzi la nostra amicizia o la nostra solidarietà.  Discriminare non è altro che il legittimo diritto di non accettare uno scambio. In fondo non è altro che un atto di libertà. È perfettamente naturale. Lo facciamo tutti i giorni. Tutti. Il diritto di discriminare è sempre legittimo? No. Esso lo è solo quando vengono rispettati  e tutelati i diritti di proprietà degli individui. Da ciò che mi appartiene, dal mio corpo, dai frutti del mio lavoro, dai miei beni, ho il legittimo diritto di escludere chiunque. Ve lo immaginate un mondo in cui siete costretti ad avere amici che non desiderate, o magari a sostenere persone i cui comportamenti vi indignano profondamente? O semplicemente persone con cui, per una qualche ragione, per quanto razionale e sensata essa sia, desiderate non avere nulla a che fare? Siete sicuri che un mondo simile sia un mondo di libertà? Non credo proprio. Un mondo che rifiuta la diversità e la possibilità di scegliere è un mondo livellato, appiattito. È un mondo potenzialmente totalitario e fonte di tensioni e conflitti. Per quale ragione allora la parola discriminazione è guardata con tanto sospetto?  Semplicemente perché abbiamo un’organizzazione, chiamata Stato, che invece di limitarsi a definire e proteggere i diritti di proprietà si è attribuita o si è vista attribuire un sacco di compiti e obiettivi. E come li raggiunge? Calpestando i principi di proprietà e di libero scambio (o di rifiuto dello scambio medesimo), soppiantandoli con quelli di collettività e di bene pubblico. Risultato: le ormai continue risse tra “destra” e “sinistra”, immancabilmente destinare a continuare ancora a lungo. Perché? Perché sono entrambe politiche volte a creare aree di gestione pubblica, arbitrarie, e quindi a prevaricare il legittimo diritto di ogni singolo individuo di discriminare o meno, nei limiti fissati dalle sue proprietà. Non ci sarà mai consenso quando il collettivo, la maggioranza che in un determinato momento controlla ed esercita il potere, si arroga il diritto di imporre il proprio volere a milioni di persone con speranze, ideali, simpatie e aspirazioni diverse. Come uscirne? Rivalutando l’individuo nella sua interezza, riportando lo Stato al suo ruolo “naturale” di “guardiano notturno”. Il resto sono chiacchiere che hanno finito per stancare.

Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi

14/11/2007

L' "effetto serra" ha il suo "pentito"

Tramite "Salento Libero" ho scoperto aul sito de "Il Giornale" un interessante articolo che comincia così: «L’effetto serra è un bluff»; «Il pianeta non si sta riscaldando»; «I ghiacciai non si stanno sciogliendo»; «Le previsioni meteo sono inattendibili»; «La colpa dell’inquinamento non è dell’uomo». Firmato, professor John R. Christy, direttore dell’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama. Un colpo mortale per i professionisti della «difesa della Terra» che, sui fantasmi dell’emergenza ambientale, hanno costruito le fortune politiche ed economiche. Ma ora il professor Christy ci ha ripensato, diventando il primo Nobel «pentito». Una circostanza che, se da una parte lo farà entrare nella storia, dall’altra lo ha reso inviso ai suoi colleghi dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), la commissione Onu premiata dall’Accademia di Svezia insieme con Al Gore per avere denunciato i rischi di un’«apocalisse» prossima ventura, effetto dell’incombente global warming. Così il professor Christy ha deciso di fare outing. Tutto l'articolo è consultabile qui.

08/11/2007

La discarica di "Modem"

Un paio di mattine fa ho avuto l’occasione di ascoltare la trasmissione di approfondimento « Modem » della RTSI. Il tema ruotava attorno alla bonifica, appena iniziata, della più grande discarica svizzera, che ho appreso trovarsi a Kölliken. Ad essere interessante non era tanto il tema, quanto il taglio che la giornalista in studio ha dato al programma. Inutile dire che si è concluso con il solito lacrimevole appello ad un comportamento responsabile, a non buttare le batterie nel sacco dei rifiuti, ecc. D’altra parte hanno appena dato il sempre più ridicolo  Nobel per la pace ad Al Gore, i verdi sono tra i vincitori delle recenti elezioni federali, l’ecologia ha decisamente il vento in poppa e tutti fanno a gara ad essere più verdi che verdi non si può. Ma vediamo alla trasmissione. La giornalista ha tenuto a sottolineare come ancora una volta non venga rispettato il principio “chi inquina paga” e come sostanzialmente si privatizzano gli utili e collettivizzano i costi . Il tutto perché la discarica è stata gestita sul finire degli anni ’70 da un consorzio comprendente ente pubblico e industria basilese, quest’ultima con una partecipazione dell’8%. Oggi i costi sono ripartiti allo stesso modo. Dove sta lo scandalo? I “proprietari” della discarica si assumono i costi sulla base della loro responsabilità ("quote di proprietà”). Sembra tutto piuttosto logico. Limitarsi a riproporre i soliti argomenti “rossi-verdi”, come fatto dalla giornalista in questione, non aiuta a mio avviso ad andare al succo della questione. Che non è una questione ambientale, ma politico-giuridico-lobbistica. Come mai la discarica non è interamente privata e quindi anche i costi odierni? Di che influenze, amicizie e favori politici ha goduto sul finire degli anni ’70 l’industria basilese? E’ come impedire in futuro che casi simili si ripetano? Quali gli accorgimenti istituzionali del caso? Queste erano, sempre a mio avviso, le buone domande da porsi. Insomma, come ono stati ottenuti i probabili favori a livello politico? Probabilmente nello stesso modo in cui oggi la SSR SRG Idée Suisse ottiene gli aumenti del canone. E allora meglio 30 minuti di buonismo ecologista con l’implicita accusa all’economia di mercato di essere responsabile di tutti i mali, invece di un sana riflessione sull’ennesimo danno ambientale di origine democratico-collettivista. Peccato è stata un'occasione sprecata.

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