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13/05/2008

Meno imposte, più giustizia

Al di là della discussione sulle cifre, sul “tesoretto”, sugli obiettivi veri, presunti o nascosti del Consiglio di Stato, non è necessario scomodare trend, grafici ed esperti per comprendere che la riduzione della pressione fiscale è un’opzione volta ad accrescere la libertà individuale, a rispettare la proprietà dei singoli e di conseguenza a favorire una vita in comune più armoniosa e più giusta. La riduzione della spoliazione legale, quest’ultima realizzata in nome di leggi ormai ampiamente distorte dal loro ruolo legittimo, ci avvicina, seppur di poco, a una situazione in cui i rapporti tra gli individui risultano meno conflittuali. Frédéric Bastiat, un grande liberale del 18esimo secolo, amava ricordare che “così come la forza di un individuo non può legittimamente attentare alla persona, alla libertà ed alla proprietà di un altro individuo, per la stessa ragione la forza comune (cioè lo Stato), non può essere legittimamente applicata a distruggere le persone, la loro libertà, e le loro proprietà.” Al di là quindi delle cifre e della cucina politica interna, accettare l’iniziativa della Lega in votazione il 1° giugno significa andare nella direzione di riconoscere al prossimo il suo essere autonomo, mostrare rispetto per la sua capacità creativa e ricordare a chi ha il potere della forza legale che non siamo di loro proprietà. Che lo Stato sia sovradimensionato è talmente evidente che non andrebbe nemmeno ricordato. Che quanto maggiore è la spesa pubblica tanto minore è la spesa privata possibile non dovrebbe sorprendere nessuno. Eppure ci dicono che gli uomini dello Stato necessitano di risorse per assicurare quel bene comune, che stranamente nessuno definisce mai compiutamente e i cui limiti nessuno si prende mai il tempo di fissare con chiarezza. Ciò nonostante, esso fornisce un legittimo passepartout a qualsiasi rivendicazione di spesa o di appropriazione indebita della proprietà altrui. Il bello della legge sta nella sua capacità di spalmare strati di moralità su qualsiasi operazione di spoliazione. Sembra che il Consiglio di Stato non possa assecondare la proposta leghista perché impegnato a soddifare bisogni crescenti. Chissà se un giorno riuscirà nei suoi intenti. I bisogni sono di fatto infiniti. Gli individui dispongono invece di risorse scarse. Come conciliare al meglio le risorse disponibili con i bisogni che emergono unicamente in un mercato libero? A Bellinzona, ma non solo a Bellinzona, sono convinti di saper distribuire le risorse correttamente, scavalcando il mercato, cioè manomettendo l’unico strumento in grado di coordinare bisogni diversi. Friedrich von Hayek la chiamava la “presunzione fatale”. Eppure, a sentirli, sembra che senza di loro trionferebbe il disprezzo per il prossimo. Dimenticano che in una società libera, o più libera, a nessuno è vietato un gesto di affetto e solidarietà, a nessuno ê vietato organizzarsi per aiutare il prossimo. Che lo si voglia o meno, l’iniziativa propone ai ticinesi di dare un taglio, seppur parziale, alla prevaricazione dell’uomo sull’uomo. A meno di considerare il prossimo come un proprio servo, difficilmente il “NO” è l’opzione da privilegiare.

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