18/04/2009
Splendida intervista a Friedrich von Hayek
Da ascoltare e riascoltare qui.
23:07 Scritto in Filosofia politica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: hayek, scuola austriaca, liberalismo
03/04/2009
Il valore locativo, un'assurdità
Non diciamo certo una novità affermando che la fantasia degli uomini dello Stato è senza limiti, soprattutto quando si tratta di trovare nuove fonti di entrata. Tra le molteplici prevaricazioni a cui sono sottoposti gli abitanti di quel bellissimo paese che è la Svizzera, l’applicazione del valore locativo sulla casa rientra a pieno titolo tra quelle più assurde. E’ l’arbitrio fatto legge. L’imposizione di un valore locativo, sulla base di un affitto virtuale, dimostra come in Svizzera il concetto di valore soggettivo non si sia ancora fatto largo nella classe politica e nelle varie amministrazioni. Il valore di un oggetto emerge unicamente in un mercato libero a seguito di una scelta personale. E’ lo scambio, tra persone con scale di valori diverse, a far emergere un prezzo di mercato. Nessun funzionario è in grado di stabilire un valore, se non in modo totalmente arbitrario. Già questo dovrebbe bastare per procedere, quanto prima, all’abolizione di questa ennesima tassa, quantomeno per onestà intellettuale.
Detto questo vale la pena rilevare altri aspetti problematici di questa creazione burocratica. Primo tra questi, quello di mantenere artificialmente una popolazione di indebitati. I progetti a lungo termine del singolo o delle famiglie vengono alterati da questi assurdi disincentivi. E’ forse il caso di chiedersi a chi giova tutto questo. Giova allo Stato, che si inventa un’ulteriore fonte di reddito, ai funzionari incaricati di fissare il valore locativo che si assicurano il lavoro, e in fondo giova, eccome se giova, alle banche. Di fatto, i proprietari hanno interesse a non ammortizzare eccessivamente il debito contratto sul loro bene immobiliare. Ci ritroviamo così con un 35% di proprietari che versa anno dopo anno interessi su interessi agli istituti di credito sulla base del denaro prestato. (Si fa per dire, denaro prestato, come dimostra bene la problematica della riserva frazionaria, che consente alle banche di incassare frutti di lavoro reale in cambio, in gran parte, di una scrittura contabile su un ordinatore). In questa alleanza oggettiva tra uomini dello Stato e finanza non possono mancare quelli che Lenin definisce gli “utili idioti”. Stiamo parlando in particolare dei sindacati e del Partito socialista, che non possono esimersi dal giocare uno contro l’altro gli individui, i cattivi proprietari contro i gentili locatari. E così, regolarmente, la sinistra puntella una norma ideologica che tende a discriminare i proprietari in nome della “giustizia” e dell’ “equità di trattamento”. Scrive in proposito Pierre Bessard, delegato generale dell’Institut Constat di Losanna, in un paper dedicato al tema: “questa argomentazione sottintende, in modo totalmente inversosimile, che il proprietario di un bene immobiliare non debba far fronte a nessuna spesa, mentre il locatario deve pagare l’affitto. In realtà questa disuguaglianza è solo apparente. Se prendiamo in considerazione il fattore tempo ci rendiamo conto che il proprietario ha effettuato la scelta di consacrare un risparmio o un capitale all’abitazione, invece di destinarlo ad altri usi”. Chi sceglie l’affitto fa una scelta diversa, altrettanto legittima; quella, scrive ancora Bessard “di beneficiare di maggiore mobilità a costi di transizione più bassi”. Come i funzionari statali possano agire equamente in questo groviglio di opzioni individuali non è dato sapere. Che il legislatore manchi di coerenza anche nelle sue pratiche repressive lo dimostra il fatto che nessuno, almeno finora, ha deciso, e qui riprendiamo alcuni esempi avanzati da Bessard, di tassare i genitori per il tempo che consacrano all’educazione dei figli senza ricorrere a strutture pubbliche o private, così come nessuno pensa di tassare lo studente che si prepara il pranzo per evitare il ricorso al ristorante, solitamente più costoso. Eppure si tassa il proprietario sulla base del reddito che incamererebbe se si affittasse l’appartamento in suo possesso. Se è vero che non mancano regolari proposte di riforma, è altrettanto vero che l’unica proposta seria è quella che prevede la semplice abolizione di una norma che non potrebbe sopravvivere ad un serio test di costituzionalità.
Questo testo è stato scritto per "I Fogli di Enclave"
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