24/09/2009
Agricoltura, luoghi comuni e vittime reali
Non che sia l’unico settore a godere di un massiccio sostegno statale, ma il settore agricolo è probabilmente quello che in Svizzera gode delle sovvenzioni maggiori. Tempo fa in un duro articolo contro il sostegno al settore primario della nostra economia, l’avvocato ginevrino Charles Poncet aveva articolo un costo di 8 miliardi di franchi l’anno, ritrovandosi poi con una bella dose di letame rovesciato davanti ai suoi uffici da paesani decisamente incazzati. Eppure Poncet aveva colto nel segno. Il sostegno pubblico all’agricoltura ha effetti devastanti sui paesi in via di sviluppo.Tra aiuti diretti, dazi dogani e aiuti all’esportazione, gli africani, per parlare solo di loro, si vedono vergognosamente ridotti gli accessi ai nostri mercati. Con tutte le conseguenze economiche e umane del caso. Ma non è tutto. Il presidente del parlamento della Costa d’Avorio ha recentemente sostenuto che il protezionismo occidentale ha effetti estremamente deleteri anche da un punto di vista culturale. E’ infatti difficile promuovere la libertà di commercio e il libero mercato in Africa quando gli Stati che dovrebbero dare il buon esempio e spesso si fanno i cantori (solo a parole) del capitalismo, poi si si dimenticano di passare dalle parole ai fatti.“Vedete, dicono le élite africane ai loro popoli, anche gli europei si affidano allo Stato, se lo fanno loro abbiamo interesse a seguire la medesima via”. E’ la via del disastro, facilitata dagli alibi intellettuali forniti dai paesi del primo mondo. In questo contesto non sorprendono, ma lasciano alquanto perplessi, le argomentazioni che la lobby agricola sparge sui vari organi di informazione. Ultimamente mi sono imbattuto su Ticinolibero in un testo di Cleto Ferrari dell’Unione contadini ticinesi: Che ci dice Ferrari: 1) che la società trae grande vantaggio dall’agricoltura svizzera, 2) che l’apertura dei mercati porterebbe conseguenze sul giusto prezzo dei prodotti genuini locali, 3) che senza questo prezzo ci saranno problemi anche in altri settori, 4) che va promosso il locale a scapito del globale, 5) che l’argricoltura produce un bene diverso, non di mercato e 6) che ci vogliono politiche regionali. Questi argomenti sono in realtà inconsistenti. L’idea che la società sia altro che gli individui che la compongono è palesemente sbagliata. Solo gli individui hanno bisogni, agiscono e pensano.Cleto Ferrari ignora che non possiamo conoscere a priori i bisogni degli individui. Questi emergono sul mercato dal momento che il singolo agisce. L’azione umana implica sempre una scelta. Solo in un mercato libero, in cui ognuno scambia liberamente i propri legittimi diritti di prorietà possiamo sapere qualcosa dei bisogni delle persone in un determinato momento. Le politiche stataliste alterano questo ordine spontaneo introducendo un atto di forza, quello esercitato dallo Stato, e modificano, contro il volere del singolo, la destinazione delle risorse scarse di ognuno di noi. In realtà l’unico valore che l’individuo attribuisce all’agricoltura svizzera è quello che liberamente gli accorda acquistandone i prodotti. Non si capisce perché ci si preoccupa tanto dei prodotti esteri se tutti sono desiderosi di prodotti di prossimità. Che lo siano solo a parole? In fondo, libertà di scambio significa anche libertà di rifiutare un scambio. Oggi non sappiamo qual è il valore che gli svizzeri attribuiscono alle produzioni locali per il semplice fatto che questo valore è soffocato dallo statalismo selvaggio. Quanto detto finora dovrebbe chiarire che l’unico prezzo giusto è quello di mercato. Non ve ne sono altri, e di certo non è quello stabilito a tavolino dai burocrati dello Stato. Poco convincente anche la tesi secondo la quale l’agricoltura non dovrebbe essere sottoposta al mercato, tesi ripetuta fino alla nausea come una verità assoluta, sulla cui argomentazione a favore Cleto Ferrari glissa alla grande, per non parlare del rilancio del protezionismo cammuffato da politiche regionali. E pensare che è dimostrabile che le prime vittime del protezionismo sono i cittadini dello Stato che lo pratica e che la divisione del lavoro (si pensi alla legge sui vantaggi comparati) è fondamentale per lo sviluppo di una società libera, prospera e pacifica. Il libero mercato non è solo compatibile con l’agricoltura. E’ necesario se vogliamo dare concretezza al temine libertà.
20:59 Scritto in Politica internazionale, politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: agricoltura, suddisi, terzo mondo, liberalizzazione


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