17/02/2010
Democrazia non è sinonimo di libertà
Disse una volta Ronald Reagan: “l’America è una città luminosa posta sopra una collina, il cui faro guida ovunque i popoli che amano la libertà”. Nel panorama delle nazioni, la Svizzera occupa di sicuro un posto di rilevo su quella collina, tanto che probabilmente oggi potrebbe anche occupare il posto degli Stati Uniti. Federalismo, sussidiarietà, sovranità dal basso, democrazia diretta. Quasi un esempio. Ciò nonostante la democrazia diretta è finita sul tavolo degli accusati a seguito dell’ormai famoso voto popolare sui minareti. Gli sconfitti, profondamente indignati, non hanno mancato di chiedere una limitazione della democrazia diretta, l’annullamento del voto, ecc. Ci sarebbero temi sui quali il popolo non dovrebbe essere chiamato ad esprimersi perché in violazione di diritti individuali. Qui non intendiamo entrare nello specifico del tema della votazione del 29 novembre (anche perché meriterebbe un dibattito a sè), ma esprimere alcune considerazioni generali. E’ assolutamente vero che la democrazia diretta, dove la maggioranza di chi vota decide, non abbia nulla a che vedere con concetti come “giustizia” o “l’avere ragione”. Un po’ di onestà intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che è altrettanto vero che il 99% delle votazioni popolari sottoposte in questi anni agli svizzeri non reggerebbero al test del rispetto dei diritti individuali e che quindi, se si volesse ridiscutere il sistema, questo andrebbe fatto nella sua integralità. Sorprende quindi l’indignazione dei radical-chic, dei verdi, della sinistra, in breve degli statalisti di ogni colore politico (abbondano putroppo anche nei partiti borghesi). Sorprende perché la loro coerenza è prossima allo zero. Anzi è zero. In questi mesi sui giornali abbiamo assistito al trionfo dell’ipocrisia. Pensiamo a temi come: le medicine alternative finanziate dalll’assicurazione malattia obbligatoria, la limitazione degli orario di apertura dei negozi, gli aumenti dell’IVA, ecc. Forse che non costituiscano decisioni a maggioranza che violano i diritti di altri? Vale forse la pena ricordare che la teoria liberale ha sempre messo l’accento su una sfera individuale inviolabile. In breve: il diritto di proprietà del proprio corpo e dei frutti del proprio lavoro oltre che la responsabilità di risarcire i danni alle violazioni della libertà altrui. La libertà, quella vera, non è la libertà degli statalisti. Ayn Rand diceva che “un diritto che viola un altro diritto non è un diritto”. Qualcuno sosteneva che “democrazia sono due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a cena”. La democrazia diretta svizzera avrà tante qualità, ma non è immune da questo “difetto di procedura”. Il rischio, se non è già il caso, è che si trasformi in quel “Dio che ha fallito” di cui parla Hans-Hermann Hoppe nel suo famoso libro. La strategia liberale della separazione dei poteri, dello Stato limitato dalla Costituzione, ha forse rallentato l’avanzata del Leviatano, ma non è riuscita a mettergli la camicia di forza. Eppure c’è un sistema ben migliore più sofisticato e meglio adattato alle esigenze del singolo, del voto a maggioranza. Si tratta del capitalismo dove ognuno di noi vota ogni giorno accettando o rifiutando di relazionarsi. E’ il libero scambio dei legittimi diritti di proprietà che costituisce il fondamento ultimo di ogni società libera e prospera. Tutto questo implica naturalmente che lo spazio della politica, della democrazia, venga ridotto il più drasticamente possibile. Implica che la cultura dominante del popolo sovrano sia profondamente liberale, implica che questo stesso popolo sia estremamente diffidente nei confronti delle proposte statalista che provengono dall’alto o dal basso, implica soprattutto che si comprenda che “lo Stato non siamo noi” e che gruppi ben organizzati lo utilizzano per trarre vantaggi personali mascherati da un inesistente interesse collettivo. Riconoscere tutto questo significa impegnarsi affinché lo Stato gigante e parassitario di oggi si riduca drasticamente, affinché il singolo torni padrone di sè stesso e riacquisti la piena libertà di scelta. E’ questo la vera lotta che devono condurre oggi i liberali, a partire da quei pochi che ancora si aggirano nell’altrimenti desolante panorama politico.
Questo testo è stato scritto per l'edizione di febbraio de "I Fogli di Enclave".
09:29 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: minareti, democrazia, democrazia diretta


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