27/04/2010
Iperinflazione più vicina
Fonte: Corriere del Ticino di martedì 27 aprile Per Lorenzo Infantino e Pierre Leconte la creazione monetaria ha provocato la crisi - Gli Stati troppo indebitati non hanno altra via di uscita che l'iperinflazione
«Le crisi economiche sono provocate dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali». Questa frase di Ludwig von Mises potrebbe rappresentare il fondamento teorico della scuola economica austriaca, e, a ben vedere, potrebbe spiegare molto di quanto successo negli anni scorsi. Se ne è parlato sabato a Lugano in una conferenza intitolata «Le crisi economiche e il futuro della moneta», organizzata da L'Associazione liberisti ticinesi, nel corso della quale l'economista italiano Lorenzo Infantino ha spiegato le basi della scuola austriaca di economia. «Quando i tassi di interesse vengono tenuti artificialmente bassi dalla banca centrale - ha notato - si verifica una distorsione dell'allocazione delle risorse, perché gli operatori ecomonici vengono spinti a investimenti sbagliati, e questo rappresenta una distruzione di capitale. A lungo andare si verifica una esplosione degli errori, e questo diventa insostenibile». Come non pensare a questo punto ai quartieri residenziali americani che sono rimasti disabitati e le cui case stanno semplicemente andando in rovina? In questo senso una crisi economica non è provocata, come spiegato dalla teoria keynesiana, da una domanda insufficiente, ma dal fatto che il capitale è stato male indirizzato da tassi artificialmente bassi.
Dal canto suo Pierre Leconte , presidente del Forum monétaire de Genève pour la paix et le développement e collaboratore della Fuchs & Associés di Ginevra, ha affermato che, contrariamente al pensiero dominante oggi, «io credo che non sarà l'intervento statale a salvare la situazione, ma il libero mercato». Infatti, secondo Pierre Leconte, l'attuale sistema monetario è una fonte di instabilità permanente. «Fino al 1914 - ha spiegato - la moneta era legata ad un metallo, quindi le monete erano stabili fra loro e c'era poca inflazione. Il sistema del gold-standard permetteva una grande stabilità politica, impediva un indebitamento eccessivo degli Stati, dato che non si poteva creare moneta e debito, e non esisteva il deficit permanente del commercio estero. Ma gli Stati avevano interesse al controllo della creazione monetaria, dato che avevano bisogno di soldi per pagare la guerra, e quindi abbandonarono l'oro». Per risolvere la situazione, secondo Leconte, oggi bisogna tagliare il legame tra moneta e Stato, perché quest'ultimo emette sistematicamente sempre più moneta, facendo perdere potere d'acquisto alla popolazione.
In questo momento le banche centrali sono in uno stato fallimentare, dato che si sono prese a bilancio molti titoli tossici e titoli statali emessi in questo periodo di crisi.
«Gli Stati non avranno i mezzi per ripagare i loro impegni, e l'unico mezzo che hanno per uscirne sarà l'iperinflazione, dato che le monete perderanno valore. Non c'è accordo per una riforma del sistema monetario internazionale, e molto probabilmente questa riforma verrà fatta in qualche modo dal mercato, che rifuggirà dalle monete degli Stati troppo indebitati e si indirizzerà verso le materie prime e l'oro».
Roberto Giannetti
Qui si ringrazia il Corriere del Ticino per aver seguito l'avvenimento
09:31 Scritto in Associazione Liberisti Ticinesi, Filosofia politica, Politica internazionale, politica svizzera | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: scuola austriaca, inflazione, keynes, mises, hayek, crisi economica


Commenti
Ciao,
da un anno leggo più e più volte la ricchezza delle nazioni di Smith e su questo punto la pensava diversamente. Nel senso che agganciare la moneta al metallo richiede un accumulo di metalli per far espandere il capitale che ha un suo costo (vai in miniera ad estrarre il metallo) e i suoi benefici. E questo pone un freno alla crescita dovuta alla difficoltà di espandere il sistema monetario. Ci sono circa 10 pagine che parlano di questo tema è a me è sembrato che la sua posizione fosse a sfavore di un agganciamento ai metalli.
Sul discorso dei tassi invece dice più o meno quello che hai detto tu.
Poi un altro aspetto che mi ha fatto riflettere è il concetto di privatizzazione. Se leggi qualsiasi liberale contemporaneo vedrai parole del tipo "privatizza sempre perchè la gestione pubblica è inefficiente". Per l'amor di Dio ... nel 80% dei casi concordo.
Però Smith fa due esempi che mi hanno colpito. Parla di un ponte in Inghilterra e sostiene che la privatizzazione fu un'ottima scelta perchè è interesse del privato tener in buone condizioni quel ponte per il passaggio di navi perchè la minima incuria avrebbe penalizzato i suoi guadagni. Quindi a beneficiarne sarebbero stati in due ... il privato che trae il guadagno e la società che ha un ponte efficiente.
Poi fa l'esempio della privatizzazione delle strade (all'epoca le macchine non erano come oggi ... quindi bisogna ragionare con la mentalità dell'epoca). E' lui dice che privatizzarli fu una sciagura perchè la strada per i mezzi che circolavano poteva essere tenuta ad uno stato di degradazione maggiore da parte del proprietario tanto le persone avrebbero continuato ad usarlo (con disagi però) e pagare il pedaggio. Il privato massimizza i profitti riducendo gli interventi ... tanto continua ad incassare. E' incredibile quanto siano attuali le sue parole.
Quindi il principio che ne ho dedotto o mi è sembrato di intuire è ... non privatizzare sempre e solo a tutti i costi ... ma privatizzare quando l'egoismo del singolo porti anche un beneficio alla società.
Tu cosa ne pensi?
Scritto da: salvatore | 30/04/2010
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