05/10/2010
Cassa pensioni dello Stato, quando la politica distribuisce privilegi
Proviamo a riassumere in breve la situazione finanziaria di una cassa pensioni pubblica. Scegliamo ad esempio quella del Canton Ticino. I dati sono questi: nel 2009 il disavanzo ha raggiunto gli 1,68 miliardi di franchi, il rapporto tra gli impegni futuri e il capitale di copertura, e per fortuna che Marina Masoni ha bloccato per un decennio l’emoraggia, è al 65%. Letteralmente in caduta libera. Era ancora del 95,1% nel 1988. Il rapporto tra persone attive e beneficiari di prestazioni è passato dal quasi 4 a 1 del 1991 a 2,55 a 1. E “per fortuna” (si fa per dire) che nel 2009 sono aumentati di 390 gli assicurati attivi, una cifra raguardevole che ha consentito di abbellire le cifre. Le condizioni quadro si chiamano: primato delle prestazioni, garanzia statale (chissà perché il pensiero corre al ruolo delle banche centrali e al loro ruolo di prestatore di ultima istanza), tassi di conversione e tassi minimi fissati politicamente, libertà di scelta della cassa nulla. La situazione è preoccupante. Più di una cassa pubblica è in profondo rosso e la ragione principale di questa situazione è sempre la stessa: la mano degli uomini dello Stato sulla vita delle persone. Impregnato di paternalismo, come tutti i sistemi gestiti politicamente, anche il secondo pilastro svizzero si basa sul presupposto che la libertà sia particolarmente pericolosa, che la gente sia ignorante e irresponsabile. Solo gli uomini dello Stato sanno. Di conseguenza è bene che siano loro a fissare le regole. Ne va della “giustizia sociale” e “dell’equità di trattamento” . Apparentemente. In realtà lo Stato è intrinsecamente fonte di privilegio e di vantaggi vergognosi concessi agli uni a scapito degli altri. In questo senso, il privilegio di cui godono le casse pubbliche è flagrante. Gli affilliati godono in generale di a) della copertura degli eventuali buchi da parte dell’ente pubblico (la garanzia statale), b) della possiblità di avere gradi di copertura ridotti, c) di età di pre-pensionamento vantaggiose e, non da ultimo, d) di poter scaricare più facilmente sulle generazioni future i costi delle generose prestazioni di cui godono gli attuali pensionati. Del concetto di giustizia neanche l’ombra. E’ però evidente l’assoluta immoralità dell’azione di coloro che chiedono allo Stato di contribuire con le tasse al risanamento delle casse pensioni pubbliche. Il lavoratore del privato é chiamato a pagare e eventualmente risanare la sua cassa pensione, e contemporaneamente tramite le tasse deve risanare i conti delle casse altrui permettendo ai vari affiliati migliori condizioni di pensionamento. Che fare? Come al solito la libertà è la soluzione. Ha scritto José Pinera, il padre delle riforma del sistema pensionistico cileno che ha introdotto con successo i conti pensioni individuali: “quando una società distrugge il rapporto tra diritti e responsabilità finisce sempre col demolire sia la libertà che la sicurezza”. Le cifre della cassa pensioni dello Stato del Canton Ticino non lasciano dubbi sulla bontà dell’analisi di Pinera. Fatica e ricompensa non sono più in relazione diretta. In Svizzera sono stati in grandissima parte sostituiti dalla negoziazione politica. L’individuo è spogliato del controllo e delle gestione delle sue proprietà. Che fare dunque per invertire la tendenza? Semplicemente ripristinando la libertà di scelta tutelando i diritti individuali. Tanto per cominciare: 1) procedere con l’introduzione della libera scelta per il singolo della propria cassa, invece di farlo affilliare d’ufficio a quella del suo datore di lavoro, 2) reintrodurre la libertà contrattuale sulle rendite, 3) passare al primato dei contribuiti e 4) abolire le garanzie statali (anche se poi qui ci vorrebbe una classe politica alla Margaret Thatcher per reggere le pressioni). A medio lungo termine si dovrebbe poi giungere al sistema cileno, con i suoi conti pensione individuali così da completare una riforma non solo tecnica, ma anche culturale. Il lavoratore che ha il proprio denaro in un conto pensione individuale ha infatti tutto l’interesse a salvaguardare una società libera e quindi più prospera. A quando l’apparizione in massa, in Svizzera, del lavoratore-capitalista?
Nota: questo testo è stato scritto e pubblicato nel numero in uscita de I FOGLI DI ENCLAVE
08:47 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: casse pensioni, capitalizzazioni, ripartizione, pinera, masoni

