03/03/2008

La lezione del "Nevegate"

Siamo partiti per un nuovo giro di indignazione: è scoppiato il “Nevegate”. E allora sotto con le accuse alla classe politica e tra le varie tribù della classe politica medesima, con l’ormai immancabile appendice delle faide interne. I blogger si scatenano. I politici predicano il “mai più” accompagnato dal solito scarica barile sulle responsabilità. La prossima volta faremo meglio, dicono, controlleremo di più, spenderemo meglio i soldi dei cittadini, staremo più attenti, ovviamente serviranno più funzionari e nuovi studi di sviluppo. Questo sino alla prossima tornata di indignazione e di mea culpa collettivo. Non spetta a noi sentenziare sulle eventuali responsabilità personali e/o sulle eventuali violazioni di leggi o norme. Una cosa è però sicura. Questi spettacoli da repubblica delle banane non andrebbero in scena se lo Stato non distribuisse sussidi, incentivi e altro ancora. Non succederebbe, cioè, se si limitasse a tutelare la proprietà privata dei singoli, invece di ricorrere alla coercizione fiscale per poi distribuire secondo criteri “obiettivi”, ovviamente impossibili da definire, il denaro sottratto al suo legittimo proprietario. Ha ragione Raul Ghisletta a parlare di sistema basato sulla faciloneria e sull’irrazionalità, ma proprio per questo va rimesso in discussione il paradigma dominate, vale a dire la necessità dell’intervento statale. La ragione è tutto sommato semplice. In un sistema di libero mercato, vale a dire di libero scambio di legittimi diritti di proprietà,  i prezzi fungono da segnale circa la scarsità relativa dei prodotti. Sono il mezzo più semplice e rapido per far circolare l’informazione. Pur non essendo segnali perfetti, essi costituiscono la miglior opzione per coordinare scelte, progetti, tentativi e investimenti dei singoli individui. La concorrenza costituisce un continuo processo di scoperta. Il prezzo emerge come conseguenza dell’esistenza di un mercato. Esso non può mai essere stabilito in anticipo. Pretendere, come pretendono gli uomini dello Stato, di conoscere a monte quante risorse le persone desiderano destinare alla soddisfazione di questo o quel bisogno, per non parlare di cosa gli innumerevoli imprenditori potrebbero proporre di nuovo, è un colossale errore intellettuale, che si trasforma poi, del tutto logicamente, in un errore di fatto. Che di tanto in tanto emerga un nuovo “gate” non è quindi sorprendente. E’ semplicemente la punta dell’iceberg. Pur essendo comprensibile,  tutta questa indignazione popolare ha un che di irrazionale. Da un lato si ritengono i sussidi necessari e utili, dall’altro ci si lamenta perché vengono distribuiti con faciloneria e irrazionalità, dimenticando che è il fatto medesimo di sottrarre il denaro alla libera gestione del suo proprietario la causa del passaggio da una situazione di libero scambio e responsabilità ad una di arbitrio e privilegio, ovviamente concesso dal re di turno, a scapito delle masse costrette a passare alla cassa. Perché poi sorprendersi, allora, se a servirsi nelle casse sono i cortigiani più vicini al potere? Senza torta da spartire queste cose non accadrebbero. E’ solo una questione di volontà, volontà di cui per ora non si vede traccia. Purtroppo.

Questo testo è stato inviato agli organi di informazione a nome dell'Associazione liberisti Ticinesi

26/02/2008

Imperdibile: Pascal Salin a Lugano il 15 marzo

A pochi giorni dal concorso culturale "Giovani per la libertà", l'Associazione Liberisti Ticinesi ha il piacere di annunciare la conferenza (due i temi in programma) di Pascal Salin, il grande economista francese di orientamento liberal-libertario. L'invito lo trovate qu: Locandina_Salin.pdf oppure consultate il sito dell'ALT www.alt-ch.org . Per informazioni: associazioneliberisti@yahoo.fr

24/02/2008

L'ALT lancia il premio "Giovani per la Libertà"

COMUNICATO STAMPA: Un concorso culturale per far riflettere e diffondere le idee della libertà. E’ questo lo scopo del premio culturale denominato “Giovani per la libertà” che l’Associazione liberisti ticinesi ha lanciato ufficialmente il 22 febbraio. Il concorso è rivolto ai giovani della Svizzera italiana di età non superiore ai 25 anni. Per la prima di quello che gli organizzatori auspicano diventi in breve tempo un appuntamento ricorrente del panorama culturale della nostra regione, l’ALT ha selezionato un passaggio del premio Nobel per l’economia Friedrich August von Hayek, uno dei massimi teorici liberali del XX Secolo.
Il tema da svolgere è un passaggio di “Legge, Legislazione e Libertà”. Lo scopo è quello di far riflettere sul concetto di giustizia sociale: “Ciò con cui si ha a che fare nel caso della "giustizia sociale" è semplicemente una superstizione quasi religiosa che si dovrebbe lasciar perdere finché essa serve unicamente a rendere contento chi la detiene, ma che si deve combattere nel momento in cui diventa un pretesto per costringere gli altri. La fede diffusa nella "giustizia sociale" è probabilmente al giorno d'oggi la minaccia più grande nei confronti della maggior parte degli altri valori di una civiltà libera.” 
I partecipanti hanno tempo sino al 30 maggio 2008 per inoltrare i loro testi. I vincitori verranno selezionati da un’apposita giuria presieduta da Paolo Pamini, presidente del Circolo Battaglini e Associate Fellow del Liberales Institut di Zurigo, e composta da Carlo Lottieri, direttore del Dipartimento di teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni, e dall’economista Enrico Colombatto, professore dell’Università di Torino. Ai primi tre classificati verrà offerto un soggiorno all’estero per partecipare a un seminario di approfondimento del pensiero liberale. L’ALT ringrazia la Banca Wegelin e Alberto Siccardi per il sostegno all’iniziativa. In concomitanza con l’avvenimento l’ALT organizza il 15 marzo una conferenza con il grande economista e teorico liberale francese Pascal Salin, dal titolo “fiscalità, giustizia e giustizia sociale”, e lancia sin d’ora un appello alla direzione delle scuole, ai docenti e ai comitati studenteschi dei vari istituti affinché segnalino e nel limite del possibile promuovano e diffondano i contenuti del Premio “Giovani per la libertà”. Chi desidera maggiori informazioni può consultare il sito dell’ALT (www.alt-ch.org) o scrivere al seguente indirizzo e-mail: associazioneliberisti@yahoo.fr.

22/01/2008

I video della conferenza sulle armi

Sul sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi è possibile visionare i video della conferenza di giovedì scorso sul tema: "il diritto di essere armati". Ringrazio anche qui Pierre Lemieux e Michele Moor per il loro contributo.

10/01/2008

Il diritto di essere armati

Siete tutti cordialmente invitati alla conferenza che l' Associazione Liberisti Ticinesi organizza il 17 gennaio a Lugano sul tema "Il diritto di essere armati". La serata, che inizia alle 18h45 al Palazzo dei congressi, prevede gli interventi di Pierre Lemieux, canadese, autore del libro "Le droit de porter des armes" e di Michele Moor, candidato del PPD ticinese alle recenti elezioni federali. L'entrata è libera. La locandina promozionale la trovate Locandina_Lemieux_Moor.pdf. L'attualità di questi ultimi mesi ha riportato l'arma al centro del dibattito politico in Svizzera. La serata è quindi un'ottima occasione per riflettere su un tema tra i più controversi, come ho potuto constatare dalle reazioni all'invio della locandina a liste di potenziali interessati. Ai sospettosi, agli incazzati, a quelli che ci danno dei guerrafondai ci limitiamo a ricordare le parole del Presidente del Circolo Battaglini, Paolo Pamini, nella mail che a titolo personale ha inviato ai membri del Circolo: "Pierre Lemieux è un ospite che se avete l'occasione va ascoltato,  perché è eccezionale averlo a Lugano e non dovere andare a qualche conferenza internazionale per incontrarlo."

08/01/2008

Il sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi

L'Associazione Liberisti Ticinesi ha un sito internet consultabile a questo indirizzo: http://www.alt-ch.org/ . Mancano ancora gli audio delle conferenze organizzate sinora. Verranno aggiunti entro la fine del mese.

16/11/2007

Discriminare è un Diritto dell’Uomo

La parola è di quelle impronunciabili, di quelle che possono rovinare la carriera politica e magari anche professionale. Nella lista dei termini vietati dal politicamente corretto e dai moralisti dall’indignazione facile occupa senza dubbio una posizione di rilievo. Discriminare non si dice e non si fa. Già la parola è di quelle da condannare, immaginiamoci poi quando qualcuno passa all’azione. Apriti cielo. Ammettiamolo, non c’è partita. La condanna è immediata. Meglio, molto meglio farsi paladini dell’uguaglianza e dell’integrazione. D’altronde è comprensibile. I fautori della discriminazione, perché ci sono, si giustificano in malomodo, ricorrendo ad argomenti fallaci e solo apparentemente consistenti. Ne consegue che ad essere criminalizzata è una delle facoltà che fa dell’uomo un uomo con la “U” maiuscola. Discriminare non è altro che il legittimo esercizio del diritto di scegliere e quindi di escludere. Discriminare non è altro che il legittimo diritto ad avere delle simpatie e delle preferenze e quindi di negare a terzi la nostra amicizia o la nostra solidarietà.  Discriminare non è altro che il legittimo diritto di non accettare uno scambio. In fondo non è altro che un atto di libertà. È perfettamente naturale. Lo facciamo tutti i giorni. Tutti. Il diritto di discriminare è sempre legittimo? No. Esso lo è solo quando vengono rispettati  e tutelati i diritti di proprietà degli individui. Da ciò che mi appartiene, dal mio corpo, dai frutti del mio lavoro, dai miei beni, ho il legittimo diritto di escludere chiunque. Ve lo immaginate un mondo in cui siete costretti ad avere amici che non desiderate, o magari a sostenere persone i cui comportamenti vi indignano profondamente? O semplicemente persone con cui, per una qualche ragione, per quanto razionale e sensata essa sia, desiderate non avere nulla a che fare? Siete sicuri che un mondo simile sia un mondo di libertà? Non credo proprio. Un mondo che rifiuta la diversità e la possibilità di scegliere è un mondo livellato, appiattito. È un mondo potenzialmente totalitario e fonte di tensioni e conflitti. Per quale ragione allora la parola discriminazione è guardata con tanto sospetto?  Semplicemente perché abbiamo un’organizzazione, chiamata Stato, che invece di limitarsi a definire e proteggere i diritti di proprietà si è attribuita o si è vista attribuire un sacco di compiti e obiettivi. E come li raggiunge? Calpestando i principi di proprietà e di libero scambio (o di rifiuto dello scambio medesimo), soppiantandoli con quelli di collettività e di bene pubblico. Risultato: le ormai continue risse tra “destra” e “sinistra”, immancabilmente destinare a continuare ancora a lungo. Perché? Perché sono entrambe politiche volte a creare aree di gestione pubblica, arbitrarie, e quindi a prevaricare il legittimo diritto di ogni singolo individuo di discriminare o meno, nei limiti fissati dalle sue proprietà. Non ci sarà mai consenso quando il collettivo, la maggioranza che in un determinato momento controlla ed esercita il potere, si arroga il diritto di imporre il proprio volere a milioni di persone con speranze, ideali, simpatie e aspirazioni diverse. Come uscirne? Rivalutando l’individuo nella sua interezza, riportando lo Stato al suo ruolo “naturale” di “guardiano notturno”. Il resto sono chiacchiere che hanno finito per stancare.

Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi

24/10/2007

Concorrenza e antitrust: la conferenza di Enrico Colombatto

"Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust": è questo il titolo della conferenza che l'Associazione Liberisti Ticinesi ha organizzato martedì sera a Lugano.  Ne approfitto qui per ringraziare l'oratore, Enrico Colombatto, professore di economia all'Università di Torino e tutti quelli che hanno partecipato alla serata. Non eravamo in molti, ma la discussione che ne è seguita è stata interessante e animata. Anche questa volta è stata confermato il fatto che gli assenti hanno sempre torto. Per tutti costoro l'amico Rivo Cortonesi (grazie!!) ha preparato una versione audio che potere ascoltare qui.

18/10/2007

“La rivolta di Atlante”: il capolavoro sconosciuto

Qui di seguito la lettera che Nathalie Beffa e il sottoscritto hanno inviato alla stampa ticinese a nome dell'Associazione Liberisti Ticinesi. Il titolo originale, “Atlas Shrugged”, non dice probabilmente nulla a nessuno, così come non deve dire molto nemmeno il titolo initaliano. Ciò non toglie che per un liberale, l’ottobre 2007 è un mese importante. Sono infatti passati 50 anni dall’apparizione nelle librerie americane del romanzo nel quale Ayn Rand ha elaborato la sua filosofia: l’oggettivismo. “Atlas Shrugged” è un capolavoro che ha contribuito a rilanciare il valore della libertà in un’America sedotta dalle spinte socialiste del New Deal, prima, e dai teorici della “società dell’opulenza”, poi. Se Friedrich von Hayek e Milton Friedman hanno ridato spessore teorico alla causa della libertà, Ayn Rand ha fornito un contributo essenziale con alcuni romanzi, tra i quali spiccano le oltre 1000 pagine de “La rivolta di Atlante”. Negli Stati Uniti è stato ed è tuttora un libro di grande successo. Basti pensare che da un’indagine condotta dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 1991, è emerso che “Atlas Shrugged” risulta essere, per gli americani, il secondo libro più letto e influente dopo la Bibbia. Sorprende quindi che quest’opera non sia mai uscita in Svizzera dalla semi clandestinità. Vero è che si tratta di un romanzo un po’ particolare. In “Atlas Shrugged”, l’autrice di origine russa (ha un’esperienza diretta del paradiso dei lavoratori di sovietica memoria)  sferra un duro attacco alla filosofia collettivista ed esalta l’uomo libero, la sua intelligenza e la sua creatività. Esalta l’uomo che rispetta se stesso e gli altri. L’uomo libero è l’uomo che rifiuta di imporre a terzi di essere suo servo. E’ l’uomo che non pretende di possedere i frutti degli sforzi altrui. E’ l’uomo che riconosce che l’intelligenza è individuale. “La rivolta di Atlante” è un libro che elogia, cosa piuttosto rara, il capitalismo (“un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni agli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio”), che elogia la libertà di pensiero e che ci ricorda che la ricchezza non è semplicemente data, ma che va creata. Più di tante parole vale forse la pena citare un paio di passaggi tra i tantissimi che meriterebbero di essere evidenziati: 1) "l'egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia (...) L'uomo può essere più o meno dotato, ma ciò che resta fondamentale è il grado di indipendenza al quale è giunto, la sua iniziativa personale (...) L'indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l'uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé e non ciò che fa o non fa per gli altri (...) Il primo diritto dell'uomo è quello di essere se stesso e il primo dovere dell'uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L'obbligo morale più importante dell'uomo è compiere ciò che desidera a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri". 2) “Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l'uno con l'altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E' questo che tu chiami male?” La versione italiana del capolavoro di Ayn Rand è in corso di pubblicazione da Corbaccio. I primi due volumi sono già disponibili. Il terzo e ultimo uscirà in novembre. Fatevi un bel regalo di Natale. Leggetevi Ayn Rand.

11/10/2007

"Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust"

"Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust": è questo il titolo della prossima conferenza organizzata dall'Associazione liberisti ticinesi. L'appuntamento è per il 23 ottobre alle 20h00 al Canvetto Luganese di Lugano. L'oratore è di quelli d'eccezione, di quelli insomma che da soli meritano di presenziare alla serata. L'oratore è Enrico Colombatto, professore di economia all'università di Torino. Siete tutti cordialmente invitati. Qui trovate la locandina promozionale: Locandina_Conf_Colombatto.pdf. Grazie a tutti quanti vorranno segnalare la serata ad amici e colleghi.

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