<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="/rss20.xsl" media="screen"?> <rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"> <channel> <title>Pinocchio - associazione_liberisti_ticinesi</title> <description>Per la diffusione della libertà, contro l'ipocrisia dei socialisti di tutti i partiti</description> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/associazione_liberisti_ticinesi/</link> <lastBuildDate>Thu, 22 May 2008 22:12:03 +0200</lastBuildDate> <generator>blogSpirit.com</generator> <copyright>All Rights Reserved</copyright>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/04/la-lezione-del-nevegate.html</guid> <title>La lezione del &quot;Nevegate&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/04/la-lezione-del-nevegate.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Mon,  3 Mar 2008 14:31:34 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Siamo partiti per un nuovo giro di indignazione: è scoppiato il “Nevegate”. E allora sotto con le accuse alla classe politica e tra le varie tribù della classe politica medesima, con l’ormai immancabile appendice delle faide interne. I blogger si scatenano. I politici predicano il “mai più” accompagnato dal solito scarica barile sulle responsabilità. La prossima volta faremo meglio, dicono, controlleremo di più, spenderemo meglio i soldi dei cittadini, staremo più attenti, ovviamente serviranno più funzionari e nuovi studi di sviluppo. Questo sino alla prossima tornata di indignazione e di mea culpa collettivo. Non spetta a noi sentenziare sulle eventuali responsabilità personali e/o sulle eventuali violazioni di leggi o norme. Una cosa è però sicura. Questi spettacoli da repubblica delle banane non andrebbero in scena se lo Stato non distribuisse sussidi, incentivi e altro ancora. Non succederebbe, cioè, se si limitasse a tutelare la proprietà privata dei singoli, invece di ricorrere alla coercizione fiscale per poi distribuire secondo criteri “obiettivi”, ovviamente impossibili da definire, il denaro sottratto al suo legittimo proprietario. Ha ragione Raul Ghisletta a parlare di sistema basato sulla faciloneria e sull’irrazionalità, ma proprio per questo va rimesso in discussione il paradigma dominate, vale a dire la necessità dell’intervento statale. La ragione è tutto sommato semplice. In un sistema di libero mercato, vale a dire di libero scambio di legittimi diritti di proprietà,&amp;nbsp; i prezzi fungono da segnale circa la scarsità relativa dei prodotti. Sono il mezzo più semplice e rapido per far circolare l’informazione. Pur non essendo segnali perfetti, essi costituiscono la miglior opzione per coordinare scelte, progetti, tentativi e investimenti dei singoli individui. La concorrenza costituisce un continuo processo di scoperta. Il prezzo emerge come conseguenza dell’esistenza di un mercato. Esso non può mai essere stabilito in anticipo. Pretendere, come pretendono gli uomini dello Stato, di conoscere a monte quante risorse le persone desiderano destinare alla soddisfazione di questo o quel bisogno, per non parlare di cosa gli innumerevoli imprenditori potrebbero proporre di nuovo, è un colossale errore intellettuale, che si trasforma poi, del tutto logicamente, in un errore di fatto. Che di tanto in tanto emerga un nuovo “gate” non è quindi sorprendente. E’ semplicemente la punta dell’iceberg. Pur essendo comprensibile,&amp;nbsp; tutta questa indignazione popolare ha un che di irrazionale. Da un lato si ritengono i sussidi necessari e utili, dall’altro ci si lamenta perché vengono distribuiti con faciloneria e irrazionalità, dimenticando che è il fatto medesimo di sottrarre il denaro alla libera gestione del suo proprietario la causa del passaggio da una situazione di libero scambio e responsabilità ad una di arbitrio e privilegio, ovviamente concesso dal re di turno, a scapito delle masse costrette a passare alla cassa. Perché poi sorprendersi, allora, se a servirsi nelle casse sono i cortigiani più vicini al potere? Senza torta da spartire queste cose non accadrebbero. E’ solo una questione di volontà, volontà di cui per ora non si vede traccia. Purtroppo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo testo è stato inviato agli organi di&amp;nbsp;informazione a nome dell'Associazione liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/26/imperdibile-pascal-salin-a-lugano-il-15-marzo.html</guid> <title>Imperdibile: Pascal Salin a Lugano il 15 marzo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/26/imperdibile-pascal-salin-a-lugano-il-15-marzo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue, 26 Feb 2008 21:20:05 +0100</pubDate> <description> A pochi giorni dal concorso culturale &quot;Giovani per la libertà&quot;, l'Associazione Liberisti Ticinesi ha il piacere di annunciare la conferenza (due i temi in programma) di Pascal Salin, il grande economista francese di orientamento liberal-libertario. L'invito lo trovate qu:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/02/01/ffe136f0a37e18b1d7289f55c0b2ed7f.pdf&quot; id=&quot;media-144494&quot; name=&quot;media-144494&quot;&gt;Locandina_Salin.pdf&lt;/a&gt;&amp;nbsp;oppure consultate il sito dell'ALT &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;www.alt-ch.org&lt;/a&gt; . Per informazioni: &lt;a href=&quot;mailto:associazioneliberisti@yahoo.fr&quot;&gt;associazioneliberisti@yahoo.fr&lt;/a&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/24/l-alt-lancia-il-premio-giovani-per-la-liberta.html</guid> <title>L'ALT lancia il premio &quot;Giovani per la Libertà&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/24/l-alt-lancia-il-premio-giovani-per-la-liberta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Sun, 24 Feb 2008 10:10:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;COMUNICATO STAMPA:&lt;/strong&gt; Un concorso culturale per far riflettere e diffondere le idee della libertà. E’ questo lo scopo del premio culturale denominato “Giovani per la libertà” che l’Associazione liberisti ticinesi ha lanciato ufficialmente il 22 febbraio. Il concorso è rivolto ai giovani della Svizzera italiana di età non superiore ai 25 anni. Per la prima di quello che gli organizzatori auspicano diventi in breve tempo un appuntamento ricorrente del panorama culturale della nostra regione, l’ALT ha selezionato un passaggio del premio Nobel per l’economia Friedrich August von Hayek, uno dei massimi teorici liberali del XX Secolo.&lt;br /&gt; Il tema da svolgere è un passaggio di “Legge, Legislazione e Libertà”. Lo scopo è quello di far riflettere sul concetto di giustizia sociale: &lt;em&gt;“Ciò con cui si ha a che fare nel caso della &quot;giustizia sociale&quot; è semplicemente una superstizione quasi religiosa che si dovrebbe lasciar perdere finché essa serve unicamente a rendere contento chi la detiene, ma che si deve combattere nel momento in cui diventa un pretesto per costringere gli altri. La fede diffusa nella &quot;giustizia sociale&quot; è probabilmente al giorno d'oggi la minaccia più grande nei confronti della maggior parte degli altri valori di una civiltà libera.”&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;I partecipanti hanno tempo sino al 30 maggio 2008 per inoltrare i loro testi. I vincitori verranno selezionati da un’apposita giuria presieduta da Paolo Pamini, presidente del Circolo Battaglini e Associate Fellow del Liberales Institut di Zurigo, e composta da Carlo Lottieri, direttore del Dipartimento di teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni, e dall’economista Enrico Colombatto, professore dell’Università di Torino. Ai primi tre classificati verrà offerto un soggiorno all’estero per partecipare a un seminario di approfondimento del pensiero liberale. L’ALT ringrazia la Banca Wegelin e Alberto Siccardi per il sostegno all’iniziativa. In concomitanza con l’avvenimento l’ALT organizza il 15 marzo una conferenza con il grande economista e teorico liberale francese Pascal Salin, dal titolo “fiscalità, giustizia e giustizia sociale”, e lancia sin d’ora un appello alla direzione delle scuole, ai docenti e ai comitati studenteschi dei vari istituti affinché segnalino e nel limite del possibile promuovano e diffondano i contenuti del Premio “Giovani per la libertà”. Chi desidera maggiori informazioni può consultare il sito dell’ALT (&lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;www.alt-ch.org&lt;/a&gt;) o scrivere al seguente indirizzo e-mail: &lt;a href=&quot;mailto:associazioneliberisti@yahoo.fr&quot;&gt;associazioneliberisti@yahoo.fr&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/22/i-video-della-conferenza-sulle-armi.html</guid> <title>I video della conferenza sulle armi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/22/i-video-della-conferenza-sulle-armi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue, 22 Jan 2008 21:23:13 +0100</pubDate> <description> Sul &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org&quot;&gt;sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; è possibile visionare i video della conferenza di giovedì scorso sul tema: &quot;il diritto di essere armati&quot;. Ringrazio anche qui Pierre Lemieux e Michele Moor per il loro contributo. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/10/il-diritto-di-essere-armati.html</guid> <title>Il diritto di essere armati</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/10/il-diritto-di-essere-armati.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 10 Jan 2008 14:35:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Siete tutti cordialmente invitati alla conferenza che l' &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org&quot;&gt;Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; organizza il 17 gennaio a Lugano sul tema &quot;Il diritto di essere armati&quot;.&amp;nbsp;La serata, che inizia alle 18h45 al Palazzo dei congressi, prevede gli interventi di Pierre Lemieux, canadese, autore del libro &quot;Le droit de porter des armes&quot; e di Michele Moor, candidato del PPD ticinese alle recenti elezioni federali. L'entrata è libera. La locandina promozionale la trovate &lt;a name=&quot;media-114891&quot; href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/01/02/71958eb3a1b3aaaa8f4238609968aaff.pdf&quot; title=&quot;media-114891&quot; id=&quot;media-114891&quot;&gt;Locandina_Lemieux_Moor.pdf&lt;/a&gt;. L'attualità di questi ultimi mesi ha riportato l'arma al centro del dibattito politico in Svizzera. La serata è quindi un'ottima occasione per riflettere su un tema tra i più controversi, come ho potuto constatare dalle reazioni all'invio della locandina a liste di potenziali interessati. Ai sospettosi, agli incazzati, a quelli che ci danno dei guerrafondai ci limitiamo a ricordare le parole del Presidente del Circolo Battaglini, Paolo Pamini, nella mail che a titolo personale ha inviato ai membri del Circolo:&amp;nbsp;&quot;&lt;em&gt;Pierre Lemieux è un ospite che se avete l'occasione va ascoltato,&amp;nbsp;&amp;nbsp;perché è eccezionale averlo a Lugano e non dovere andare a qualche conferenza internazionale per incontrarlo.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/08/il-sito-dell-associazione-liberisti-ticinesi.html</guid> <title>Il sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/08/il-sito-dell-associazione-liberisti-ticinesi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue,  8 Jan 2008 10:44:04 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;L'Associazione Liberisti Ticinesi ha un sito internet consultabile a questo indirizzo:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;http://www.alt-ch.org/&lt;/a&gt;&amp;nbsp;. Mancano ancora gli audio delle conferenze organizzate sinora. Verranno aggiunti entro la fine del mese.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</guid> <title>Discriminare è un Diritto dell’Uomo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 16 Nov 2007 09:00:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;La parola è di quelle impronunciabili, di quelle che possono rovinare la carriera politica e magari anche professionale. Nella lista dei termini vietati dal politicamente corretto e dai moralisti dall’indignazione facile occupa senza dubbio una posizione di rilievo. Discriminare non si dice e non si fa. Già la parola è di quelle da condannare, immaginiamoci poi quando qualcuno passa all’azione. Apriti cielo. Ammettiamolo, non c’è partita. La condanna è immediata. Meglio, molto meglio farsi paladini dell’uguaglianza e dell’integrazione. D’altronde è comprensibile. I fautori della discriminazione, perché ci sono, si giustificano in malomodo, ricorrendo ad argomenti fallaci e solo apparentemente consistenti. Ne consegue che ad essere criminalizzata è una delle facoltà che fa dell’uomo un uomo con la “U” maiuscola. Discriminare non è altro che il legittimo esercizio del diritto di scegliere e quindi di escludere. Discriminare non è altro che il legittimo diritto ad avere delle simpatie e delle preferenze e quindi di negare a terzi la nostra amicizia o la nostra solidarietà.&amp;nbsp; Discriminare non è altro che il legittimo diritto di non accettare uno scambio. In fondo non è altro che un atto di libertà. È perfettamente naturale. Lo facciamo tutti i giorni. Tutti. Il diritto di discriminare è sempre legittimo? No. Esso lo è solo quando vengono rispettati&amp;nbsp; e tutelati i diritti di proprietà degli individui. Da ciò che mi appartiene, dal mio corpo, dai frutti del mio lavoro, dai miei beni, ho il legittimo diritto di escludere chiunque. Ve lo immaginate un mondo in cui siete costretti ad avere amici che non desiderate, o magari a sostenere persone i cui comportamenti vi indignano profondamente? O semplicemente persone con cui, per una qualche ragione, per quanto razionale e sensata essa sia, desiderate non avere nulla a che fare? Siete sicuri che un mondo simile sia un mondo di libertà? Non credo proprio. Un mondo che rifiuta la diversità e la possibilità di scegliere è un mondo livellato, appiattito. È un mondo potenzialmente totalitario e fonte di tensioni e conflitti. Per quale ragione allora la parola discriminazione è guardata con tanto sospetto?&amp;nbsp; Semplicemente perché abbiamo un’organizzazione, chiamata Stato, che invece di limitarsi a definire e proteggere i diritti di proprietà si è attribuita o si è vista attribuire un sacco di compiti e obiettivi. E come li raggiunge? Calpestando i principi di proprietà e di libero scambio (o di rifiuto dello scambio medesimo), soppiantandoli con quelli di collettività e di bene pubblico. Risultato: le ormai continue risse tra “destra” e “sinistra”, immancabilmente destinare a continuare ancora a lungo. Perché? Perché sono entrambe politiche volte a creare aree di gestione pubblica, arbitrarie, e quindi a prevaricare il legittimo diritto di ogni singolo individuo di discriminare o meno, nei limiti fissati dalle sue proprietà. Non ci sarà mai consenso quando il collettivo, la maggioranza che in un determinato momento controlla ed esercita il potere, si arroga il diritto di imporre il proprio volere a milioni di persone con speranze, ideali, simpatie e aspirazioni diverse. Come uscirne? Rivalutando l’individuo nella sua interezza, riportando lo Stato al suo ruolo “naturale” di “guardiano notturno”. Il resto sono chiacchiere che hanno finito per stancare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/24/concorrenza-e-antitrust-la-conferenza-di-enrico-colombatto.html</guid> <title>Concorrenza e antitrust: la conferenza di Enrico Colombatto</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/24/concorrenza-e-antitrust-la-conferenza-di-enrico-colombatto.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Wed, 24 Oct 2007 22:55:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;: è questo il titolo della conferenza che l'Associazione Liberisti Ticinesi ha organizzato martedì sera a Lugano.&amp;nbsp; Ne approfitto qui per ringraziare l'oratore, Enrico Colombatto, professore di economia all'Università di Torino e tutti quelli che hanno partecipato alla serata. Non eravamo in molti, ma la discussione che ne è seguita è stata interessante e animata. Anche questa volta è stata confermato il fatto che gli assenti hanno sempre torto.&amp;nbsp;Per tutti&amp;nbsp;costoro&amp;nbsp;l'amico Rivo Cortonesi (grazie!!) ha preparato una versione audio&amp;nbsp;che potere ascoltare &lt;a href=&quot;http://web.mac.com/rcortonesi/Sito/Podcast/Voci/2007/10/24_CONCORRENZA_E_ANTITRUST.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/18/“la-rivolta-di-atlante”-il-capolavoro-sconosciuto.html</guid> <title>“La rivolta di Atlante”: il capolavoro sconosciuto</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/18/“la-rivolta-di-atlante”-il-capolavoro-sconosciuto.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 18 Oct 2007 22:15:00 +0200</pubDate> <description> Qui di seguito la lettera che Nathalie Beffa e il sottoscritto hanno inviato alla stampa ticinese a nome dell'Associazione Liberisti Ticinesi. &lt;em&gt;Il titolo originale, “Atlas Shrugged”, non dice probabilmente nulla a nessuno, così come non deve dire molto nemmeno il titolo initaliano. Ciò non toglie che per un liberale, l’ottobre 2007 è un mese importante. Sono infatti passati 50 anni dall’apparizione nelle librerie americane del romanzo nel quale Ayn Rand ha elaborato la sua filosofia: l’oggettivismo. “Atlas Shrugged” è un capolavoro che ha contribuito a rilanciare il valore della libertà in un’America sedotta dalle spinte socialiste del New Deal, prima, e dai teorici della “società dell’opulenza”, poi. Se Friedrich von Hayek e Milton Friedman hanno ridato spessore teorico alla causa della libertà, Ayn Rand ha fornito un contributo essenziale con alcuni romanzi, tra i quali spiccano le oltre 1000 pagine de “La rivolta di Atlante”. Negli Stati Uniti è stato ed è tuttora un libro di grande successo. Basti pensare che da un’indagine condotta dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 1991, è emerso che “Atlas Shrugged” risulta essere, per gli americani, il secondo libro più letto e influente dopo la Bibbia. Sorprende quindi che quest’opera non sia mai uscita in Svizzera dalla semi clandestinità. Vero è che si tratta di un romanzo un po’ particolare. In “Atlas Shrugged”, l’autrice di origine russa (ha un’esperienza diretta del paradiso dei lavoratori di sovietica memoria)&amp;nbsp; sferra un duro attacco alla filosofia collettivista ed esalta l’uomo libero, la sua intelligenza e la sua creatività. Esalta l’uomo che rispetta se stesso e gli altri. L’uomo libero è l’uomo che rifiuta di imporre a terzi di essere suo servo. E’ l’uomo che non pretende di possedere i frutti degli sforzi altrui. E’ l’uomo che riconosce che l’intelligenza è individuale. “La rivolta di Atlante” è un libro che elogia, cosa piuttosto rara, il capitalismo&lt;/em&gt; (“un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni agli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio”), &lt;em&gt;che elogia la libertà di pensiero e che ci ricorda che la ricchezza non è semplicemente data, ma che va creata. Più di tante parole vale forse la pena citare un paio di passaggi tra i tantissimi che meriterebbero di essere evidenziati: 1)&lt;/em&gt; &quot;l'egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia (...) L'uomo può essere più o meno dotato, ma ciò che resta fondamentale è il grado di indipendenza al quale è giunto, la sua iniziativa personale (...) L'indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l'uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé e non ciò che fa o non fa per gli altri (...) Il primo diritto dell'uomo è quello di essere se stesso e il primo dovere dell'uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L'obbligo morale più importante dell'uomo è compiere ciò che desidera a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri&quot;. &lt;em&gt;2)&lt;/em&gt; “Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l'uno con l'altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E' questo che tu chiami male?” &lt;em&gt;La versione italiana del capolavoro di Ayn Rand è in corso di pubblicazione da Corbaccio. I primi due volumi sono già disponibili. Il terzo e ultimo uscirà in novembre. Fatevi un bel regalo di Natale. Leggetevi Ayn Rand.&lt;/em&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/11/il-concetto-di-concorrenza-e-i-limiti-dell-antitrust.html</guid> <title>&quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/11/il-concetto-di-concorrenza-e-i-limiti-dell-antitrust.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 11 Oct 2007 21:16:10 +0200</pubDate> <description> &quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;: è questo il titolo della prossima conferenza organizzata dall'Associazione liberisti ticinesi. L'appuntamento è per il 23 ottobre alle 20h00 al Canvetto Luganese di Lugano. L'oratore è di quelli d'eccezione, di quelli insomma che da soli meritano di presenziare alla serata. L'oratore è Enrico Colombatto, professore di economia all'università di Torino. Siete tutti cordialmente invitati. Qui trovate la locandina promozionale: &lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/00/00/edc0bbf655a9fe0811c04c19b5e93268.pdf&quot; id=&quot;media-62372&quot; name=&quot;media-62372&quot;&gt;Locandina_Conf_Colombatto.pdf&lt;/a&gt;. Grazie a tutti quanti vorranno segnalare la serata ad amici e colleghi. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</guid> <title>Concetto insostenibile</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Sun, 23 Sep 2007 22:35:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;C’era un tempo in cui si riteneva che la Legge avesse lo scopo di porre degli argini al potere politico. In gioco vi era la protezione della libertà individuale. Oggi non è più così. Oggi si ricorre alla Legge per legittimare la violazione della libertà. Se poi si agisce nell’ambito delle grandi cause politicamente corrette allora il successo è assicurato. Ovviamente più i concetti sono liberamente interpretabili dai politici di turno e meglio è. Sono quelli che Ayn Rand definiva i “falsi concetti”, tra i quali non può mancare quello di sviluppo sostenibile, che immancabilmente fa bella mostra di sé anche nella Costituzione svizzera (art.73).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La data di nascita è il 1987. Gro Harlem Brundtland, Presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, presenta il proprio rapporto e formula una definizione di sviluppo sostenibile: &quot;lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri&quot;.&amp;nbsp; Col tempo, da concetto prettamente ecologico, il “principio” dello sviluppo sostenibile subisce delle modifiche sino a comprendere tutte quelle politiche volte a tener conto degli interessi collettivi in ambito economico, ecologico e sociale. Il concetto si regge sostanzialmente su tre assi portanti: la nozione di bisogno, quella di limite delle risorse e quella di sostenibilità. Il problema è che le travi scricchiolano e parecchio:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;a) Il concetto di bisogno è il risultato di una valutazione soggettiva del singolo individuo (è propria di ogni essere umano) le cui preferenze vengono rivelate nell’ambito degli scambi di mercato, e la cui intersoggettività è autoregolata dal prezzo. Difficilmente quindi si capisce come gli uomini dello Stato possano correttamente interpretare i bisogni della popolazione, per non parlare poi di quelli delle generazioni future.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;b) Il concetto di limite, o meglio della sua esistenza, ha senso unicamente se si suppone che la tecnologia non subirà modifiche, che il consumo può essere estrapolato indipendentemente dal prezzo e che la nozione di risorsa naturale non cambierà con il tempo. Nessuna di queste ipotesi è sensata. Il concetto di limite è un mito quantitativo che ignora la visione economica del valore delle cose.&amp;nbsp; Una risorsa naturale in quanto tale non esiste o quantomeno non esiste al di fuori dell’atto di creazione degli uomini (il petrolio, prima di diventare una risorsa di primaria importanza a seguito del progresso tecnico, non interessava a nessuno).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;c) Anche la visione “sostenibile” della sostenibilità è contestabile e, guarda caso, anche questa volta ad essere accantonati sono i principi economici. Politici e funzionari ritengono di potersi sostituire al tasso di interesse, dimenticando la lezione ben nota già dai tempi di San Tommaso d’Aquino. Il grande religioso cattolico aveva ben spiegato che il tasso d’interesse è il prezzo del tempo, è l’informazione che funge da arbitro tra la preferenza per il presente e quella per il futuro. Solo il tasso di interesse permette di far emergere le preferenze in termini di tempo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In conclusione, non è quindi difficile, comprendere perché un concetto tanto elastico, vago e liberamente interpretabile goda dei favori degli uomini dello Stato. Perché ha il merito di legittimare qualsiasi regolamentazione e di accrescere il potere pubblico, attribuendogli, come se non bastasse, un margine di movimento totalmente arbitrario. In fondo, quello di sviluppo sostenibile è un concetto che nega la capacità dell’uomo di creare e innovare, e che dimentica l’esistenza di una nostra fedele compagna di tutti i giorni:&amp;nbsp; l’ignoranza. Che cosa ci fa un “principio” simile nella Costituzione svizzera?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;PS: questa lettera è stata inviata ai tre quotidiani ticinesi con preghiera di pubblicazione. Il Corriere del Ticino l'ha pubblicata gà stamane. Grazie.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</guid> <title>Democrazia, tra crisi dei partiti e aspettative deluse</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Tue, 26 Jun 2007 22:15:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;La crisi dei partiti è tornata ad essere tema di dibattito sul Corriere del Ticino di queste ultime settimane. Recentemente Manuele Bertoli ha parlato di crisi della politica, ricordando che in fondo i partiti, con i loro pregi e difetti rimangono “mezzi organizzativi”. La tesi è suggestiva ma non credo colga totalmente nel segno, così come non coglie nel segno nemmeno il concentrarsi a&amp;nbsp; riflettere sulla crisi di fiducia dei partiti e sulla loro necessità di rinnovamento. Il disinteresse, l’ostilità e il sospetto con cui molti guardano alla politica e ai partiti sono talmente generalizzati che la causa principale va ricercata nell’aspettative suscitate da uno dei pilastri del nostro vivere comune,&amp;nbsp; la democrazia, e in quel fortunato aforisma di Lincoln che può essere tradotto in &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo&lt;/em&gt;”, espressione tanto esaltante quanto portatrice di&amp;nbsp; colossali delusioni. Le promesse non sono state mantenute, e oggi nella popolazioni domina il disincanto. Credo che le ragioni siano sostanzialmente tre.&lt;br /&gt; La prima: l’intervento dello Stato è stato spesso difeso e auspicato per correggere le insufficienze del mercato (non è qui il momento di riflettere sul fatto che questa analisi sia corretta o meno), sottovalutando o dimenticando di considerare le insufficienze dello Stato medesimo, messe &lt;em&gt;chiaramente in luce dalla scuola detta del “Public Choise”. L’economista francese Henri Lepage ne riassume i contorni così : “non è perché lo Stato interviene che tutto sarà perfetto e che non ci saranno insufficienze nella produzione di beni pubblici. Di queste insufficienze ne trovate l’analisi nei lavori di Buchanan e Tullock: asimmetria dell’informazione, asimmetria dei voti, la teoria dei gruppi di pressione, ecc.. Queste analisi permettono&amp;nbsp; di dimostrare che la democrazia non è la media dell’insieme delle opinioni, ma che è ampiamente utilizzata da gruppi di pressione particolari, e che i principali beneficiari della democrazia sono alcuni gruppi di pressione. Non tutti sono in grado di organizzarsi, ci sono dei gruppi per i quali il costo dell’organizzazione è elevato e altri per i quali è più ridotto. Un gruppo di consumatori è difficile da organizzare. Al contrario, un piccolo gruppo di produttori alla ricerca di una legge che riduca la concorrenza può costituirsi più facilmente. Lo Stato è così catturato da gruppi di interesse particolari”&lt;/em&gt;, tra i quali, lo si dimentica troppo spesso, quello dei dipendenti dello Stato stesso. Il risultato di queste continue richieste di intervento statale si possono riassumere in esplosione del debito pubblico, incremento della pressione fiscale e del numero dei funzionari, inflazione, svalutazione della moneta, crisi economiche di “lunga durata”.&lt;br /&gt; La seconda è costituita dall’impossibilità del calcolo economico, illustrata in modo magistrale da Ludwig von Mises quasi 90 anni fa, impossibilità a cui sono confrontate tutte le amministrazioni pubbliche. Essa costituisce il limite della burocrazia, indipendentemente dalla qualità degli individui che vi operano all’interno. Sprechi e inefficienze sono inevitabili.&lt;br /&gt; La terza:&amp;nbsp; l’interventismo statale è stato di volta in volta sorretto da argomentazioni contingenti, ma i riferimenti al dovere della solidarietà e alla necessità di concretizzare la giustizia sociale sono onnipresenti. In fondo non è forse il &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo”?&lt;/em&gt; In queste condizioni, screditare i “Neinsager” è cosa relativamente semplice. Non sono forse tutti degli egoisti senza cuore? Peccato che la solidarietà obbligatoria provochi irresponsabilità e riduca il tempo destinato alla solidarietà liberamente esercitata, quella vera dunque, e che il concetto di giustizia sociale sia un’arma ad effetto la cui definizione non è però ancora stata fornita. Vale la pena riflettere su quanto scritto da uno dei grandi filosofi liberali viventi, Anthony de Jasay:&amp;nbsp; “La democrazia moderna deve far uso di offerte redistributive per assemblare maggioranze e non può affatto permettersi di ammettere che tali pratiche siano illegittime. Quindi la visione classica, &lt;em&gt;“non c’è ingiustizia senza atti ingiusti che la causino”, è stata liquidata. Per un certo periodo di tempo, per sostituirla, è stata invocata la “giustizia sociale”. A differenza della giustizia tout court, la giustizia sociale non aveva regole che potessero essere rispettate o infrante. Quindi nessuno può mai davvero dire quando lo stato delle cose sia “socialmente giusto”. Ma esso può essere sempre reso “un po’ più giusto” aggiungendo un altro pezzo al puzzle welfarista che è stato modellato da un passato redistribuivo. La giustizia sociale è un’idea molto utile poiché essa avvolge l’opportunità politica, o la passione egalitaria, nel ben nobile mantello della giustizia. Sul piano dottrinale, tuttavia, è pietosamente vacua.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Direttamente o indirettamente i partiti svolgono un ruolo essenziale in tutti questi aspetti, fosse solo per il fatto che tutte le persone che contano devono farne parte per svolgere un ruolo che conta all’interno dell’apparato statale. Non sorprende quindi il comportamento dell’elettore desideroso di pagare meno tasse e di ricevere più servizi. Per i membri della cosiddetta “classe media” è infatti difficile sapere se si trovano nella categoria di quelli che danno più di quanto ricevono, o che ricevono più di quanto danno. Tra leggi, tasse, imposte, ordinanze, deduzioni, prestiti, dazi, incentivi ecc. il calcolo è tutto fuorché semplice. Pagare di meno e volere nel contempo di più sarà anche incoerente da un punto di vista logico, ma ha una sua razionalità se consideriamo che la presenza dello Stato consente di non subire in prima persona le conseguenze delle proprie scelte.&lt;br /&gt; Quali conclusioni trarre da tutto ciò? La mia proposta non piacerà certo a Manuele Bertoli, ma credo che la credibilità dei partiti passi inevitabilmente per una drastica riduzione del ruolo dello Stato e, conseguentemente, del peso dei partiti sulla società: a) affinché la leggi tornino ad essere il supremo strumento di tutela della proprietà e della libertà (l’autentico “bene pubblico”) e non la spada da sguainare per assicurarsi ogni sorta di privilegio, b) affinché il voto di ogni singolo individuo, distribuito ogni giorno sul mercato tramite l’adesione (acquisto) o la discriminazione (non acquisto), venga privilegiato rispetto alla ripartizione tramite la contrattazione politica, e, infine, c) affinché la responsabilità individuale ottenga più spazio a scapito dell’irresponsabilità degli uomini dello Stato. Paradossalmente, sarebbe proprio la politica e lo Stato medesimo a recuperare buona parte della credibilità perduta. Per capirlo è sufficiente leggere quanto scrisse Frédéric Bastiat, il grande economista francese dell’Ottocento, a difesa dello Stato minimo o se preferite dello Stato “guardiano notturno”: &lt;em&gt;“Il potere ne sarebbe per questo ridotto? Perderà di stabilità perché sarà diventato meno esteso? Avrà meno autorità perché avrà meno compiti? Si attirerà meno rispetto perché riceverà meno lamentele? Sarà maggiormente sottoposto alle pressioni delle varie fazioni perché saranno ridotti gli enormi budget e di conseguenza le possibilità di influenza delle varie fazioni?&amp;nbsp; Correrà più rischi quando avrà meno responsabilità? Mi sembra evidente il contrario.”&lt;/em&gt;&amp;nbsp; Certo, riportare lo Stato entro i suoi “argini naturali” non sarà facile, ma il primo passo è quello indicato da Ludwig von Mises: &lt;em&gt;“i governi diventano liberali quando vi sono costretti dai cittadini”.&lt;/em&gt; C’è qualche politico o semplice cittadino a cui interessa veramente lavorare per risolvere la crisi dei partiti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi. Questa lettera è stata inviata al Corriere del Ticino. Vedremo nei prossimi giorni se la pubblicano.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/28/fabio-bacchetta-cattori-va-“oltre”-ma-“oltre”-dove.html</guid> <title>Fabio Bacchetta-Cattori va “oltre”, ma “oltre” dove?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/28/fabio-bacchetta-cattori-va-“oltre”-ma-“oltre”-dove.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Wed, 28 Mar 2007 20:34:50 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;“Oltre il liberismo e lo statalismo”:&lt;/em&gt; è questo il titolo dell’articolo pubblicato martedì da Fabio Bacchetta-Cattori sul “Giornale del Popolo”,&amp;nbsp; articolo nel quale il presidente del PPD snocciola tutta una serie di luoghi comuni contro il liberismo. Esso &lt;em&gt;“riduce il cittadino al ruolo di consumatore”,&lt;/em&gt; riduce a &lt;em&gt;“commercio ogni tipo di relazione umana”,&lt;/em&gt; è &lt;em&gt;“machiavellico”&lt;/em&gt;&amp;nbsp; perché fa dell’uomo un mezzo e non a fine. E ancora: il mercato è &lt;em&gt;“l’idolatria”&lt;/em&gt; moderna dei liberisti, è la versione moderna &lt;em&gt;“dei vitelli d’oro”.&lt;/em&gt;&amp;nbsp; Le accuse sono pesanti, definitive. Bisogna andare &lt;em&gt;“oltre”,&lt;/em&gt; ci dice il nostro. Sembra una battuta. E infatti lo è. Nel brillante gioco delle tre carte inscenato dai fautori della terza via, quella che molti non solo cercano ma dicono pure di aver trovato, in realtà c’è poco o nulla. C’è solo la gestione pragmatica del potere, giorno dopo giorno. C’è solo l’equidistanza tra la libertà individuale (quella liberale/liberista) e la coercizione collettivista, tanto cara agli uomini dello Stato, a quelli che Friedrich von Hayek chiamava “i socialisti di tutti i partiti”. L’uomo è un &lt;em&gt;“fine”,&lt;/em&gt; è &lt;em&gt;“unico e irripetibile”,&lt;/em&gt; scrive Bacchetta-Cattori. E su questo siamo d’accordo. Ci sfugge invece come il presidente del PPD possa da un lato esaltare l’uomo nella sua totalità e dall’altro attaccare il liberismo, se non per un’errata comprensione di cosa sia il mercato. Il mercato, inteso in senso liberale, non è altro che il “luogo” dove gli individui si scambiano&amp;nbsp; titoli di proprietà legittimamente acquisiti. Il mercato in quanto tale non fa nulla. Sono gli uomini ad agire e quando scambiano è perché entrambe le parti ne traggono vantaggio. Se così non fosse non ci sarebbe scambio. Le scelte sono sempre individuali e dal momento che non vi è violazione di proprietà esse sono perfettamente legittime e morali. Sì, morali. Se vogliamo rispettare l’uomo come &lt;em&gt;“fine”&lt;/em&gt; non possiamo che considerarlo nella sua globalità. Decidere che lo scambio va limitato per qualche ragione superiore (per proteggere questa o quella lobby magari in nome dell’interesse nazionale), in barba quindi al rispetto della proprietà privata fisica e materiale del singolo, significa ridurre l’uomo a un mezzo. E’ dunque evidente che le affermazioni di Bacchetta-Cattori sono caricaturali e ad effetto, ma assolutamente vuote nella sostanza. In una società libera l’uomo non è limitato nella sua spiritualità e nemmeno&amp;nbsp; nella possibilità di esercitare liberamente atti di solidarietà. E’ lo Stato che ricorre alla forza per spingere l’individuo all’azione obbligatoria. E’ lo Stato che lo trasforma in mezzo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; Invece di immaginare continue organizzazioni sociali che vanno &lt;em&gt;“oltre”,&lt;/em&gt; il presidente del PPD dovrebbe impegnare maggiormente il suo partito nella tutela dell’individuo, tutela che passa attraverso una consistente riduzione del ruolo dello Stato, della regolamentazione e della pressione fiscale, ciò che si traduce in una diminuzione dei privilegi che le lobby ottengono dalla classe politico-burocratica e in un conseguente incremento della responsabilità individuale. Dovrebbe, in fondo, favorire l’emergere di una società civile liberamente organizzata, quella società civile che il PPD, proprio per il suo referente cristiano, ha sempre ritenuto essenziale per la convivenza civile e che è perfettamente compatibile con i principi di una società libera,&amp;nbsp; anzi che ne è la colonna portante. Non si tratta quindi di andare &lt;em&gt;“oltre”,&lt;/em&gt; si tratta semplicemente di fare una scelta di campo; prima ancora che per questioni di efficienza per motivi etici e morali. Pascal Salin, uno dei massimi esponenti del liberalismo europeo degli ultimi decenni, ha scritto parole dure ma chiarissime in proposito: &lt;em&gt;&quot;non si può volere una cosa e il suo contrario, non si può proclamare&amp;nbsp; la libertà e accettare la schiavitù. Cercare una mitica terza via tra il collettivismo e l'individualismo, farsi passare per tolleranti&amp;nbsp; perché si accettano i compromessi, non significa solo mancanza di lucidità, ma vero e proprio tradimento.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/26/la-conferenza-di-lottieri-in-formato-audio.html</guid> <title>La conferenza di Lottieri in formato audio</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/26/la-conferenza-di-lottieri-in-formato-audio.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Mon, 26 Mar 2007 15:20:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Chi fosse interessato può trovare su sito degli amici del partito liberista, &lt;a href=&quot;http://web.mac.com/rcortonesi/iWeb/Sito/Podcast/8B483B01-FE86-4F4F-9A78-A97AB709E87F.html&quot;&gt;l'audio della conferenza&lt;/a&gt; organizzata sabato dall'Associazione Liberisti&amp;nbsp;Ticinesi, durante la quale il&amp;nbsp;direttore del Dipartimento di teoria politica dell'Istituto Bruno Leoni, Carlo Lottieri, ha affrontato il tema: &quot;Principi liberali e pragmatismo politico&quot;. Ringrazio qui l'amico Paolo Pamini per aver registrato il contenuto del dibattito e per averlo gentilmente messo a disposizione di tutti noi. E grazie a Lottieri per la splendida esposizione di cosa sia il liberalismo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/14/conferenza-alt-riflessione-sul-liberalismo.html</guid> <title>Conferenza ALT: riflessione sul liberalismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/14/conferenza-alt-riflessione-sul-liberalismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Wed, 14 Mar 2007 18:15:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&quot;Principi liberali e pragmatismo politico&quot;&amp;nbsp;(&lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/files/Locandina_Conf.pdf&quot;&gt;Locandina_Conf.pdf&lt;/a&gt;) è il titolo della conferenza che l'Associazione Liberisti Ticinesi organizza sabato 24 marzo a Lugano con inizio alle ore 15h00. Oratore: Carlo Lottieri dell'Istituto Bruno Leoni. L'entrata è libera. La conferenza sarà un'ottima occasione per riflettere sui principi fondamentali del liberalismo a pochi giorni ormai dalle elezioni cantonali ticinesi di inizio aprile. La nostra speranza ê che il tema possa suscitare l'interesse, oltre che della popolazione in particolare, anche di tutti quei candidati che si stanno impegnando per ottenere un posto in governo o parlamento.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/22/spazio-delimitato-per-l-iniziativa-privata.html</guid> <title>Spazio delimitato per l'iniziativa privata</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/22/spazio-delimitato-per-l-iniziativa-privata.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Mon, 22 Jan 2007 22:14:11 +0100</pubDate> <description> La mia lettera ai giornali ticinesi sul socialismo come errore intellettuale, la trovate &lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/17/socialismo-l-errore-intellettuale.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;, ha suscitato la reazione indignata di tale Enrico Geiler, che su &quot;La Regione&quot; ha replicato snocciolando la solita argomentazione contro il capitalismo selvaggio e la conseguente distruzione del pianeta.&amp;nbsp;Simili argomenti non meritano ormai nemmeno più una risposta (è un dialogo tra sordi). Merita invece di essere segnalata la soluzione che ci propone questo&amp;nbsp;signore di Camorino: &lt;em&gt;&quot;La vera alternativa è il socialismo, con spazio delimitato per l’iniziativa privata, controllo collettivo delle risorse e dei servizi di base e con ampio sostegno ai più sfavoriti.&quot;&lt;/em&gt;&amp;nbsp;Chissà quanto è grande il delimitato spazio per l'iniziativa privata. Speriamo, almeno in Svizzera, di non doverlo mai verificare di persona. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/17/socialismo-l-errore-intellettuale.html</guid> <title>Socialismo, l'errore intellettuale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/17/socialismo-l-errore-intellettuale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Tue, 16 Jan 2007 11:50:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Jesus Huerta de Soto, economista spagnolo membro della prestigiosa Mont Pelerin Society, ha scritto recentemente un bellissimo saggio dal titolo &lt;em&gt;“A note of the crisis of socialism”&lt;/em&gt;. Di seguito un breve sintesi. Ciò che caratterizza l’uomo, sottolinea De Soto, è la capacità di scoprire, creare e concretizzare tutta una serie di opportunità. L’abilità del singolo individuo è quella di intraprendere, e se il pensiero correre a gente come Bill Gates, vale la pena ricordare che non è prerogativa dei ricchi. Anche Madre Teresa di Calcutta agiva, ognuno di noi lo fa. Ogni atto dell’intraprendere passa per tre stadi: la creazione dell’informazione (la scoperta dell’idea), l’individuazione della sua urgenza e necessità, l’effetto di aggiustamento degli altri individui a questa scoperta. Tutti ciò ci porta a comprendere come la società sia estremamente complessa, complessità che è l’essenza stessa dell’esistenza degli esseri umani e delle loro scoperte e aspettative.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; L’economista spagnolo passa poi a definire il socialismo. E’ socialismo &lt;em&gt;“qualsiasi sistema o istituzione che pratica una continua aggressione al libero esercizio dell’intraprendere”&lt;/em&gt;. Ci sono due tipi di coercizione, quella esercitata dai ladri e quella operata dagli uomini dello Stato, la seconda è l’essenza del socialismo. Lo Stato si sostituisce alla libera intrapresa di tutti i membri della società e impone i suoi obiettivi e le sue visioni dall’alto. Una volta definito cosa sia il socialismo De Soto spiega perché è un errore intellettuale e persino scientifico: semplicemente &lt;em&gt;“perché il governo, chiamato ad esercitare la coercizione, non è in grado di ottenere le informazioni necessarie per coordinare i propri ordini”.&lt;/em&gt; E’ qui che sta il paradosso del socialismo. Le ragioni sono sostanzialmente quattro: 1) un governo non può riunire tutte le idee e le intenzioni degli individui (le informazioni da raccogliere sono troppe), 2) le informazioni non sono a disposizione come lo sono le informazioni contenute in un elenco telefonico, le informazioni imprenditoriali sono soggettive, tacite e non oggettive; 3) l’uomo scopre sempre nuove cose, ha nuove idee e in questo processo dinamico lo Stato deve poter sapere cosa succederà domani. Ma per anticipare deve poter raccogliere oggi le informazioni sul frutto dell’azione umana e pianificare il domani, cosa che appare alquanto improbabile;&amp;nbsp; 4) costretto ad agire ricorrendo all’uso della forza, il socialismo altera, modifica e/o cancella, proprio quelle informazioni di cui necessita per dare gli ordini dall’alto. Il socialismo taglia il ramo sul quale è seduto. Non può fare altrimenti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; E’ quindi errato ritenere che cambiando le persone, eleggendo gente onesta, la situazione finirebbe per cambiare. Il difetto è a monte. Contrariamente a quanto si sente spesso in giro, oggi viviamo in una società in cui il socialismo, in quanto concezione filosofica, è molto presente, un po’ in tutti i partiti, anche in quelli che si richiamano ad una matrice cristiana e persino liberale. Troppa gente continua a chiedere l’intervento pubblico, presupponendo, più o meno consapevolmente, che tutte le informazioni siano conosciute. Ma non è così. E questo non è solo un atto di presunzione intellettuale è anche un falso logico. L’uomo non è Dio. In realtà siamo confrontati ogni giorno alla nostra ignoranza, al cambiamento continuo provocato dall’agire degli uomini nel tempo che passa, e alle conseguenze in intenzionali delle nostre azioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nota:&lt;/strong&gt; il testo di&amp;nbsp;De Soto, nella sua versione integrale, è inserito&amp;nbsp;nel libro &lt;a href=&quot;http://www.amazon.fr/gp/product/2251443142?ie=UTF8&amp;amp;tag=institutconst-21&amp;amp;linkCode=as2&amp;amp;camp=1642&amp;amp;creative=6746&amp;amp;creativeASIN=2251443142&quot;&gt;&quot;L'homme libre&quot;&lt;/a&gt;, una raccolta pubblicata recentemente in Francia in onore di Pascal Salin. E' un libro semplicemente straordinario.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nota2:&lt;/strong&gt; il &lt;a href=&quot;http://www.cdt.ch/&quot;&gt;Corriere del Ticino&lt;/a&gt; ha pubblico nella sua edizione odierna la lettera, così come &lt;a href=&quot;http://www.ticinonline.ch/&quot;&gt;Ticinonline&lt;/a&gt; che ci ha pure aperto un blog di discussione che trovate &lt;a href=&quot;http://www.tioblog.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=304755&amp;amp;idtipo=3&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; .&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/27/la-liberta-come-farmaco-per-la-sanita-statalizzata.html</guid> <title>La libertà come farmaco per la sanità statalizzata</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/27/la-liberta-come-farmaco-per-la-sanita-statalizzata.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Mon, 27 Nov 2006 21:37:21 +0100</pubDate> <description> Nel corso della conferenza organizzata sabato a Lugano dall’Associazione Liberisti Ticinesi è emersa la necessità di rimettere l’individuo nella sua globalità al centro del sistema sanitario. Più potere, più libertà di scelta, maggiore responsabilità sono i pilastri essenziali su cui immaginare i correttivi ad un sistema sanitario statalista, che gli oratori hanno riconosciuto far acqua da tutte le parti. E questo perché altera i rapporti tra medico e paziente, come ha spiegato lo psichiatra ticinese Orlando Del Don,&amp;nbsp; ma pure perché è condannato dai costi legati all’evoluzione demografica e al sistema di finanziamento, come rilevato da Alberto Mingardi, direttore dell’Istituto Bruno Leoni, e perché ha trasformato il paziente&amp;nbsp; non più in un elemento libero e responsabile, ma in un animale senza diritti in mano al buon volere delle lobby e dei politici, punto questo sul quale ha molto insistito Ernst Truffer, medico vallesano tra i fondatori, con il recentemente scomparso Milton Friedman, dell’associazione Iatros, voluta per difendere una visione ipocratica della medicina. Nel corso degli interventi sono state tracciate due possibili piste per cercare di modificare l’attuale situazione in senso liberale.&lt;br /&gt; 1)&amp;nbsp;Il passaggio a una forma di assicurazione catastrofica che scatta unicamente in presenta di un problema grave di salute, ovviamente in un mercato libero dell’assicurazione, che consente anche di assicurarsi con altri schemi.&amp;nbsp; Il tutto accompagnato da un copertura di base per gli strati più deboli della popolazione. Lasciando tutto il resto a un sistema privatistico in cui ognuno tra dal suo portafoglio il denaro necessario per pagarsi le cure.&lt;br /&gt; 2)&amp;nbsp;L’istituzione di un conto bancario esentasse personale, dal quale il proprietario può prelevare dietro presentazione della fattura medica la somma necessaria al rimborso della stessa, con la creazione di un pool al quale il paziente può chiedere un prestito senza interessi qualora la spesa fosse superiore ai suoi averi. Al decesso del proprietario, il saldo, negativo o passivo, è ereditario.&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Il podcast della conferenza lo trovare&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://web.mac.com/rcortonesi/iWeb/Sito/Podcast/191FC40B-87F0-4D7A-8526-F70551CE250D.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/24/sabato-palazzo-dei-congressi-di-lugano.html</guid> <title>Sabato, Palazzo dei Congressi di Lugano</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/24/sabato-palazzo-dei-congressi-di-lugano.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Fri, 24 Nov 2006 08:00:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Breve post del venerdì solo per ricordare che domani, sabato 25 novembre, l'Associazione Liberisti Ticinesi organizza dalle 16h30 una conferenza sul tema &quot;sanità pubblica o privata&quot;.&amp;nbsp; Siete tutti cordialmente invitati.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/la-prima-conferenza-stampa-dell-alt.html</guid> <title>La prima conferenza stampa dell'ALT</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/la-prima-conferenza-stampa-dell-alt.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 16 Nov 2006 21:41:48 +0100</pubDate> <description> Conferenza stampa mercoledì pomeriggio dell'Associazione Liberisti Ticinesi. Per noi è stata l'occasione di incontrare i giornalisti, di illustrare i nostri principi e di ispiegare alcune della nostre attività. Oltre a presentare la brochure dell'ALT, ne abbiamo approfittato per ricordare la conferenza che organizziamo il 25 novembre a Lugano sul tema &quot;sanità pubblica o privata&quot;&amp;nbsp;e per fare una carellata sui progetti futuri.&amp;nbsp;Sul sito dei &lt;a href=&quot;http://www.gladiatoriticinesi.com/&quot;&gt;Gladiatori Ticinesi&lt;/a&gt; trovare una sintesi della giornata. Grazie a Rivo per l'ottimo lavoro. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/05/salute-pubblica-o-privata.html</guid> <title>&quot;Sanità pubblica o privata?&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/05/salute-pubblica-o-privata.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Sun,  5 Nov 2006 21:30:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Dopo la Lettera aperta ai politici di tutti i partiti&quot;, ignorata da tutta la stampa ticinese (se si esclude il sito&amp;nbsp;&quot;Ticinonline&quot;), l'Associazione Liberisti Ticinesi torna alla carica. Il 25 novembre a Lugano organizza infatti la sua prima conferenza, dedicata al tema della sanità. Siete tutti cordialmente invitati. Selezionando questo link&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/files/locandina_conf_salute.pdf&quot;&gt;locandina_conf_salute.pdf&lt;/a&gt; potete trovare tutte le informazioni del caso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Come potete immaginare l'organizzazione di avvenimenti come&amp;nbsp;questo hanno un costo. La raccolta di fondi è iniziata &quot;ufficialmente&quot; da alcuni giorni. Per chi intendesse aderire e/o sostenere l'ALT è possibile effettuare un versamento qui:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Numero di conto corrente: A100321A presso BSI Via Magatti 2 - 6900 Lugano&lt;br /&gt; Numero IBAN: CH340 8465 0000 A100321A&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'adesione comporta un versamento minimo di CHF 20.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/13/sostenete-la-causa-della-liberta.html</guid> <title>Sostenete la causa della libertà</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/13/sostenete-la-causa-della-liberta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Wed, 13 Sep 2006 20:30:26 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;L’Associazione Liberisti Ticinesi ha aperto un conto presso la BSI di Lugano dove è possibile versare denaro per sostenere la nostra azione a favore della libertà. Per diventare membri è richiesto il versamento di almeno 20 CHF.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Numero di conto corrente: A100321A&lt;br /&gt; IBAN: CH340 8465 0000 A100321A&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sin d'ora grazie a tutti coloro che vorranno&amp;nbsp;appoggiare la nostra attività. Ricordo che l’ALT è un’associazione con scopi prettamente culturali. Essa&amp;nbsp;intende attraverso incontri, conferenze e prese di posizione, di affrontare e approfondire le diverse tematiche della società umana, relazionandole ai principi liberali, liberisti e libertari, in modo da poter offrire le necessarie basi ideologiche e culturali a quanti decidano di impegnarsi per la costruzione di società libere.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/08/lettera-aperta-ai-politici-di-tutti-i-partiti.html</guid> <title>Lettera aperta ai politici di tutti i partiti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/08/lettera-aperta-ai-politici-di-tutti-i-partiti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Fri,  8 Sep 2006 22:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ci rivolgiamo a voi, uomini e donne di tutti i partiti politici. Siete coscienti del fatto che la continua estensione del potere statale sta provocando nei cittadini inquietudine, frustrazione, insicurezza e una diffusa rassegnazione, mentre scoraggia l’iniziativa personale, unica fonte di maggior benessere? Una società senza speranza è una società conflittuale, priva di valori morali, tendenzialmente più povera. Secoli di civilizzazione, di costruzione, di fatiche, d’impegno nel lavoro sono rimessi in discussione. Continuate a chiedere di estendere il potere dello Stato per assicurare occupazione, crescita economica, uguaglianza (quale poi?). Per raggiungere questi obiettivi, che spesso celano interessi di parte, dovete costantemente intervenire in nuovi campi d’attività, dopo aver constatato l’inevitabile fallimento delle misure precedenti. E così facendo mirate a estendere il controllo sulla vita di tutti noi attraverso un potere che scivola sovente nell’arbitrio. Quello, ad esempio, di sottrarre impunemente denaro a chi la ricchezza l’ha creata, per alimentare le vostre clientele elettorali. Un favore a questo, uno a quello. E tutti gli altri a subire. Non vi rendete conto che tutti gli sforzi da voi profusi per modificare le scelte dei cittadini si traducono in un minor benessere generale? La vostra politica si ferma sempre a ciò che si vede, dimenticando il lato oscuro della luna, quello che non si vede o meglio, quello che vi adoperate con ogni mezzo a ignorare o, peggio, a cercare di nascondere. Stiamo parlando delle difficoltà quotidiane di quella maggioranza silenziosa di cittadini che paga sulla propria pelle i privilegi accordati a gruppi settoriali e l’inefficienza della vostra politica affidata ai burocrati di Stato attraverso i quali consolidate il vostro potere.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;br /&gt; I prelievi obbligatori, premi delle casse malattia compresi, raggiungono ormai livelli&amp;nbsp; insopportabili per tutti quei ticinesi che ogni giorno, con il sudore della loro fronte, lavorano per difendere un benessere in costante erosione. Penalizzando l’imprenditorialità del singolo distruggete la civiltà; infatti molti escono oggi dalle università con l’obiettivo di trovare quanto prima un’occupazione statale. Prelevate il risparmio dei cittadini per promuovere azioni improduttive e così facendo aumentate la burocrazia. E sarebbe da considerare ridicolo, se non fosse tragico, il fatto che in questi ultimi 10 anni le spese statali sono esplose e i cittadini si sentono sempre più poveri e insicuri. Smettetela di dare la colpa all’economia, vale a dire agli individui che agiscono, scambiano e creano e, a differenza di voi, sono chiamati a rispondere dei propri errori con i loro stessi averi. Guardate in faccia la realtà e assumetevi almeno le vostre responsabilità morali. E’ il vostro interventismo che consente prezzi elevati, cartelli, monopoli legali, la cui conseguenza è l’esplosione esagerata dei costi di beni e di servizi, fra i quali in primis quelli dell’assicurazione malattia. Come potete pensare di favorire la libera iniziativa e la responsabilità individuale alterando e condizionando in continuazione le preferenze degli individui? Come potete pensare che innovazione e creatività continuino a svolgere il ruolo di motore dell’economia se ostacolate in tutti i modi la costituzione del capitale necessario per questo scopo?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E pensare che la civiltà occidentale ha nel rispetto della proprietà e nel risparmio i suoi pilastri. Siete consapevoli del fatto che non potete favorire l’occupazione penalizzando sistematicamente coloro che sono in grado di crearla? Lo siete vero? O i vostri interessi elettorali sono tali da non consentirvi di vedere questa semplice verità ? Fate dunque un passo indietro, tagliate le spese dell’apparato burocratico statale, non ostacolate la creatività e l’imprenditorialità individuale, in modo che ognuno possa progettare liberamente la propria vita. Deregolamentate, abbassate le tasse, non interferite con la libertà contrattuale, rispettate la proprietà privata e il diritto al libero scambio. Fate insomma un bagno di modestia e di umiltà intellettuale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il testo di questa lettera è stata inviata dal comitato&amp;nbsp; dell'&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/associazione_liberisti_ticinesi/&quot;&gt;Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;ai giornali del Canton Ticino con preghiera di pubblicazione.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/07/10/e-nata-ufficialmente-l-associazione-liberisti-ticinesi.html</guid> <title>E' nata ufficialmente l'Associazione Liberisti Ticinesi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/07/10/e-nata-ufficialmente-l-associazione-liberisti-ticinesi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Mon, 10 Jul 2006 00:10:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;a target=&quot;_blank&quot; href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/images/medium_comitato_ALT_18x15.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/images/thumb_comitato_ALT_18x15.jpg&quot; alt=&quot;medium_comitato_ALT_18x15.jpg&quot; style=&quot;float: left; margin: 0.2em 1.4em 0.7em 0px; border-width: 0px&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Sabato 8 luglio si è realizzato a Lugano, in Via Vanoni 6, un piccolo grande sogno che mi portavo dentro da&amp;nbsp;quasi un anno: quello di operare sul terreno, e non solo su questo blog, per favorire la diffusione del pensiero liberale, liberista e libertario.&amp;nbsp;La prima assemblea ha&amp;nbsp;approvato con qualche piccola modifica lo statuto dell’Associazione e nominato i membri del Comitato. Eletto pure&amp;nbsp;il Presidente (onere e onore che è toccato a me), il Vice Presidente (Rivo Cortonesi), il Segretario (Nathalie Beffa) e il Cassiere (Cristina Colombi-Poretti). Le ragioni di fondo che ci hanno spinto a creare l'ALT sono magnificamente riassunte in questo passaggio dell'introduzione a &lt;a href=&quot;http://www.unilibro.it/find_buy/libro/rubbettino/liberalismo.asp?sku=1002660&amp;amp;idaff=0&quot;&gt;&quot;Liberalismo&quot;&lt;/a&gt; di Pascal Salin.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;La libertà individuale si è affermata lentamente nella storia dei Paesi occidentali ed è stata all’origine della loro straordinaria prosperità: per la prima volta, a partire dalla fine del XIII secolo, masse enormi hanno avuto la possibilità di abbandonare lo stato di povertà, perché gli uomini sono stati lasciati liberi di creare. Questa lezione è stata tuttavia dimenticata e, nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, il “liberalismo” è diventato quasi un termine da disprezzare. Il crollo recente, non solo dei vecchi Paesi comunisti, ma anche di tutti i Paesi, che avevano adottato le ricette dell’interventismo statale, avrebbe dovuto segnare il trionfo delle idee liberali. Tuttavia ciò non è accaduto. Questa strana situazione ha probabilmente delle radici di natura intellettuale: anche se, spontaneamente, gli uomini hanno bisogno della libertà individuale, nella nostra epoca [….] mancano gli strumenti intellettuali per capire il funzionamento complesso di una società fondata sul principio della libertà. Ciò nonostante, il pensiero liberale conosce uno sviluppo straordinario nel mondo: economisti, filosofi, giuristi, storici ne riscoprono i fondamenti, ne studiano le innumerevoli sfaccettature, ne ricercano le implicazioni per tutti gli aspetti dell’attività umana. Ma questa esplosione intellettuale, per quanto affascinante, rimane largamente sconosciuta. A causa di questa mancata conoscenza di fondo, il dibattito sul liberalismo poggia su un enorme malinteso che ci proponiamo di chiarire. E’ in effetti sorprendente e nello stesso tempo tragico constatare come si attacchi il liberalismo attribuendogli caratteristiche che gli sono del tutto estranee [….] Si rimprovera al liberalismo di essere materialista, di predicare l’esclusiva ricerca della ricchezza a scapito di tutti gli altri valori, mentre invece la sua sola aspirazione è permettere lo sviluppo degli esseri umani e la realizzazione dei loro obiettivi spirituali, affettivi o estetici, oltre che materiali. Lo si accusa di essere selvaggio laddove invece, essendo fondato sul rispetto integrale degli altri, esprime l’essenza stessa della civiltà. Contrariamente ad una definizione ricorrente, ma restrittiva, ciò che caratterizza il liberalismo non è neanche l’economia di mercato. Infatti l’economia di mercato può esistere anche in società collettivistiche. Ciò che caratterizza il liberalismo è il riconoscimento dei diritti di proprietà e della libertà contrattuale [….] Forse alcune presentazioni scorrette del liberalismo vanno interpretate non come frutto di sola ignoranza, ma come il risultato di una manipolazione volontaria, finalizzata a fare la caricatura di eventuali avversari politici [….] …l’esigenza principale è [….] quella di riconoscere che esistono due tipi di relazioni tra gli uomini: il libero scambio volontario o la costrizione. Essa conduce a due concezioni radicalmente opposte della vita sociale: la concezione individualista e la concezione costruttivista, cioè quella che consiste nel pensare che sia possibile costruire una società indipendentemente dai suoi membri. Si ottiene così una griglia di lettura che rende le distinzioni tradizionali, per esempio l’opposizione tra destra e sinistra, obsolete. Così si può ritenere che i “conservatori” e i “progressisti” appartengono entrambi alla categoria dei costruttivisti, perché tutti desiderano modellare la società in base alle loro idee - risultato che può essere ottenuto solo attraverso la costrizione - con la differenza che i conservatori desiderano mantenere lo stato attuale della società, mentre i progressisti desiderano modificarla. Al contrario, i liberali sottolineano solo la necessità di regole del gioco, senza che sia possibile conoscere in anticipo i risultati del “gioco” prodotto dalle interazioni tra gli individui. La libertà non è in ogni caso una libertà “anarchica” di fare qualsiasi cosa, ma, al contrario, una libertà limitata dal rispetto dei diritti degli altri. Occorre inoltre capire in che cosa consistono questi diritti, come sono definiti, qual è la loro legittimità. A partire da queste semplici basi, è possibile sviluppare in maniera rigorosa una discussione sul ruolo dello Stato, sulla spartizione tra la sfera privata (quella del libero scambio) e quella pubblica ( fondata sulla costrizione).&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  </channel> </rss> 