<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="/rss20.xsl" media="screen"?> <rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"> <channel> <title>Pinocchio - filosofia_politica</title> <description>Per la diffusione della libertà, contro l'ipocrisia dei socialisti di tutti i partiti</description> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/filosofia_politica/</link> <lastBuildDate>Fri, 25 Jul 2008 17:08:12 +0200</lastBuildDate> <generator>blogSpirit.com</generator> <copyright>All Rights Reserved</copyright>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/21/il-braccio-armato-della-casta.html</guid> <title>Il braccio armato della casta</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/21/il-braccio-armato-della-casta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 21 Nov 2007 10:04:35 +0100</pubDate> <description> “Lo Stato fornisce un canale legale, ordinato e sistematico per la spogliazioine dellla proprietà privata; è per mezzo dello Stato che il cordone ombellicale che lega la casta parassitaria alla società viene reso certo, sicuro e relativamente pacifico.” &lt;strong&gt;Murray Rothbard&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</guid> <title>Discriminare è un Diritto dell’Uomo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 16 Nov 2007 09:00:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;La parola è di quelle impronunciabili, di quelle che possono rovinare la carriera politica e magari anche professionale. Nella lista dei termini vietati dal politicamente corretto e dai moralisti dall’indignazione facile occupa senza dubbio una posizione di rilievo. Discriminare non si dice e non si fa. Già la parola è di quelle da condannare, immaginiamoci poi quando qualcuno passa all’azione. Apriti cielo. Ammettiamolo, non c’è partita. La condanna è immediata. Meglio, molto meglio farsi paladini dell’uguaglianza e dell’integrazione. D’altronde è comprensibile. I fautori della discriminazione, perché ci sono, si giustificano in malomodo, ricorrendo ad argomenti fallaci e solo apparentemente consistenti. Ne consegue che ad essere criminalizzata è una delle facoltà che fa dell’uomo un uomo con la “U” maiuscola. Discriminare non è altro che il legittimo esercizio del diritto di scegliere e quindi di escludere. Discriminare non è altro che il legittimo diritto ad avere delle simpatie e delle preferenze e quindi di negare a terzi la nostra amicizia o la nostra solidarietà.&amp;nbsp; Discriminare non è altro che il legittimo diritto di non accettare uno scambio. In fondo non è altro che un atto di libertà. È perfettamente naturale. Lo facciamo tutti i giorni. Tutti. Il diritto di discriminare è sempre legittimo? No. Esso lo è solo quando vengono rispettati&amp;nbsp; e tutelati i diritti di proprietà degli individui. Da ciò che mi appartiene, dal mio corpo, dai frutti del mio lavoro, dai miei beni, ho il legittimo diritto di escludere chiunque. Ve lo immaginate un mondo in cui siete costretti ad avere amici che non desiderate, o magari a sostenere persone i cui comportamenti vi indignano profondamente? O semplicemente persone con cui, per una qualche ragione, per quanto razionale e sensata essa sia, desiderate non avere nulla a che fare? Siete sicuri che un mondo simile sia un mondo di libertà? Non credo proprio. Un mondo che rifiuta la diversità e la possibilità di scegliere è un mondo livellato, appiattito. È un mondo potenzialmente totalitario e fonte di tensioni e conflitti. Per quale ragione allora la parola discriminazione è guardata con tanto sospetto?&amp;nbsp; Semplicemente perché abbiamo un’organizzazione, chiamata Stato, che invece di limitarsi a definire e proteggere i diritti di proprietà si è attribuita o si è vista attribuire un sacco di compiti e obiettivi. E come li raggiunge? Calpestando i principi di proprietà e di libero scambio (o di rifiuto dello scambio medesimo), soppiantandoli con quelli di collettività e di bene pubblico. Risultato: le ormai continue risse tra “destra” e “sinistra”, immancabilmente destinare a continuare ancora a lungo. Perché? Perché sono entrambe politiche volte a creare aree di gestione pubblica, arbitrarie, e quindi a prevaricare il legittimo diritto di ogni singolo individuo di discriminare o meno, nei limiti fissati dalle sue proprietà. Non ci sarà mai consenso quando il collettivo, la maggioranza che in un determinato momento controlla ed esercita il potere, si arroga il diritto di imporre il proprio volere a milioni di persone con speranze, ideali, simpatie e aspirazioni diverse. Come uscirne? Rivalutando l’individuo nella sua interezza, riportando lo Stato al suo ruolo “naturale” di “guardiano notturno”. Il resto sono chiacchiere che hanno finito per stancare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/31/il-mito-del-servizio-pubblico.html</guid> <title>Il mito del servizio pubblico</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/31/il-mito-del-servizio-pubblico.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 31 Oct 2007 14:13:42 +0100</pubDate> <description> Con colpevole ritardo segnalo la pubblicazione da parte degli amici dell' &lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/&quot; title=&quot;Institut Constant&quot;&gt;Institut Constant de Rebecque&lt;/a&gt; di Losanna di un interessante paper dal titolo &quot;&lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/paper.php?id=50&quot; title=&quot;mito servizio pubblico&quot;&gt;Il mito del servizio pubblico&quot;.&lt;/a&gt;&amp;nbsp; Buona lettura a tutti. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</guid> <title>Concetto insostenibile</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Sun, 23 Sep 2007 22:35:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;C’era un tempo in cui si riteneva che la Legge avesse lo scopo di porre degli argini al potere politico. In gioco vi era la protezione della libertà individuale. Oggi non è più così. Oggi si ricorre alla Legge per legittimare la violazione della libertà. Se poi si agisce nell’ambito delle grandi cause politicamente corrette allora il successo è assicurato. Ovviamente più i concetti sono liberamente interpretabili dai politici di turno e meglio è. Sono quelli che Ayn Rand definiva i “falsi concetti”, tra i quali non può mancare quello di sviluppo sostenibile, che immancabilmente fa bella mostra di sé anche nella Costituzione svizzera (art.73).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La data di nascita è il 1987. Gro Harlem Brundtland, Presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, presenta il proprio rapporto e formula una definizione di sviluppo sostenibile: &quot;lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri&quot;.&amp;nbsp; Col tempo, da concetto prettamente ecologico, il “principio” dello sviluppo sostenibile subisce delle modifiche sino a comprendere tutte quelle politiche volte a tener conto degli interessi collettivi in ambito economico, ecologico e sociale. Il concetto si regge sostanzialmente su tre assi portanti: la nozione di bisogno, quella di limite delle risorse e quella di sostenibilità. Il problema è che le travi scricchiolano e parecchio:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;a) Il concetto di bisogno è il risultato di una valutazione soggettiva del singolo individuo (è propria di ogni essere umano) le cui preferenze vengono rivelate nell’ambito degli scambi di mercato, e la cui intersoggettività è autoregolata dal prezzo. Difficilmente quindi si capisce come gli uomini dello Stato possano correttamente interpretare i bisogni della popolazione, per non parlare poi di quelli delle generazioni future.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;b) Il concetto di limite, o meglio della sua esistenza, ha senso unicamente se si suppone che la tecnologia non subirà modifiche, che il consumo può essere estrapolato indipendentemente dal prezzo e che la nozione di risorsa naturale non cambierà con il tempo. Nessuna di queste ipotesi è sensata. Il concetto di limite è un mito quantitativo che ignora la visione economica del valore delle cose.&amp;nbsp; Una risorsa naturale in quanto tale non esiste o quantomeno non esiste al di fuori dell’atto di creazione degli uomini (il petrolio, prima di diventare una risorsa di primaria importanza a seguito del progresso tecnico, non interessava a nessuno).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;c) Anche la visione “sostenibile” della sostenibilità è contestabile e, guarda caso, anche questa volta ad essere accantonati sono i principi economici. Politici e funzionari ritengono di potersi sostituire al tasso di interesse, dimenticando la lezione ben nota già dai tempi di San Tommaso d’Aquino. Il grande religioso cattolico aveva ben spiegato che il tasso d’interesse è il prezzo del tempo, è l’informazione che funge da arbitro tra la preferenza per il presente e quella per il futuro. Solo il tasso di interesse permette di far emergere le preferenze in termini di tempo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In conclusione, non è quindi difficile, comprendere perché un concetto tanto elastico, vago e liberamente interpretabile goda dei favori degli uomini dello Stato. Perché ha il merito di legittimare qualsiasi regolamentazione e di accrescere il potere pubblico, attribuendogli, come se non bastasse, un margine di movimento totalmente arbitrario. In fondo, quello di sviluppo sostenibile è un concetto che nega la capacità dell’uomo di creare e innovare, e che dimentica l’esistenza di una nostra fedele compagna di tutti i giorni:&amp;nbsp; l’ignoranza. Che cosa ci fa un “principio” simile nella Costituzione svizzera?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;PS: questa lettera è stata inviata ai tre quotidiani ticinesi con preghiera di pubblicazione. Il Corriere del Ticino l'ha pubblicata gà stamane. Grazie.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/24/quando-non-si-e-piu-schiavi.html</guid> <title>Quando non si è più schiavi?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/24/quando-non-si-e-piu-schiavi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 24 Aug 2007 22:14:18 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Per riflettere sulla vera “questione di giustizia” rappresentata dalla tassazione, vale la pena tornare ad un’utile parabola di Herbert Spencer, ripresa da Robert Nozick in un passo molto famoso.&amp;nbsp; Parafrasando Nozick, immaginiamo le nove scene di questa storia:&lt;br /&gt; (1) C’è uno schiavo, completamente alla mercé dei voleri del suo padrone. Viene spesso maltrattato, fatto lavorare agli orari più improbabile, malnutrito.&lt;br /&gt; (2) Il padrone diventa un po’ più gentile e picchia lo schiavo soltanto quando non rispetta ripetutamente le sue istruzioni. Comincia a concedergli un po’ di tempo libero.&lt;br /&gt; (3) Il padrone comincia ad avere non uno ma un gruppo di schiavi, e comincia a dividere un minimo di cose fra di loro, tenendo conto dei loro bisogni e prendendo atto dei loro meriti e della loro fatica.&lt;br /&gt; (4) Il padrone consente ai suoi schiavi di lavorare quattro giorni per sé, e chiede loro di faticare sui suoi possedimenti solo per tre giorni a settimana. Il resto del tempo è tutto loro.&lt;br /&gt; (5) Il padrone concede ai suoi schiavi di lasciare la sua casa e di andare a lavorare dove desiderino, per ottenere un salario. Chiede loro soltanto che gli rendano 3/7 dei loro guadagni. Mantiene inoltre il potere di richiamarli alla piantagione per delle emergenze, di proibire loro attività che possano mettere in pericolo il suo ritorno finanziario sul capitale investito (non possono fare fumare, consumare droghe, bere stando alla guida, andare in moto senza casco), e di aumentare o diminuire la quota di reddito che gli preleva.&lt;br /&gt; (6) Il padrone consente a 10.000 suoi schiavi, cioè tutti eccetto te, di votare, e loro possono decidere assieme qual è la porzione di reddito (loro e tuo) alla quale rinunciare, e che uso ne viene fatto.&lt;br /&gt; (7) Nonostante tu non abbia ancora il diritto di voto, hai il diritto di discutere con gli altri 10.000, per persuaderli circa l’uso migliore che sia possibile fare delle risorse “comuni”.&lt;br /&gt; (8) Avendo apprezzato il tuo utile contributo, i 10.000 ti consentono di votare quando vi sia un pareggio nelle votazione.&lt;br /&gt; (9) I 10.000 accettano che tu voti con loro. Quando vi sarà una situazione di parità fra gli altri votanti, il tuo voto sarà decisivo. Altrimenti, no.&lt;br /&gt; Chiede Nozick: quando, nelle nove scene, questa ha smesso di essere la storia di uno schiavo?&quot;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=5531&quot;&gt;questo testo&lt;/a&gt; del grande Alberto Mingardi, direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/17/mistero.html</guid> <title>Mistero...</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/17/mistero.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 17 Aug 2007 20:20:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Quello che segue è solo un estratto del &lt;a href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/07/070624-2.htm&quot;&gt;famoso discorso&lt;/a&gt; di John Galt, il protagonista de &lt;a href=&quot;http://www.bol.it/libri/autore;jsessionid=9C5433BDB37B6FD8E0FB71A1F548BBDF?tipoContrib=AU&amp;amp;codPers=0058296&quot;&gt;&quot;La rivolta di Atlante&quot;&lt;/a&gt; di Ayn Rand. &lt;em&gt;&quot;Le problème de la production, vous disent-ils, n’a aucun intérêt et ne mérite aucune attention particulière; le seul problème proposé à vos &quot;réflexes&quot; est donc la question de la distribution. Qui a résolu le problème de la production? L’humanité, selon eux. Quelle était la solution? Les marchandises sont là. Comment sont-elles arrivées là? D’une manière ou d’une autre. De quelle cause sont-elles l’effet? Rien n’a de cause. Ils prétendent que tout homme a le droit de vivre sans travailler et, en dépit des lois de la réalité, qu’il a droit à un &quot;minimum vital&quot; – un toit, des aliments et des vêtements –, sans faire aucun effort, comme un privilège de naissance. Qui doit lui fournir tout cela? Mystère. Chaque homme, annoncent-ils, possède une part égale des avancées technologiques réalisées dans le monde. Réalisées… par qui? Mystère. Ces lâches enragés qui posent en défenseurs des industriels redéfinissent maintenant l’économie comme une technique d’ajustement entre les désirs illimités des hommes et les biens produits en quantité limitée. Produits… par qui? Mystère. Ces escrocs intellectuels qui veulent passer pour des professeurs se gaussent des penseurs d’autrefois car leurs théories sociales faisaient l’hypothèse de la rationalité humaine; mais puisque l’homme n’est pas rationnel, déclarent-ils, il doit y avoir un système qui lui permet d’exister en étant irrationnel, ce qui signifie: en défiant la réalité. Qui rendra cela possible? Mystère. À chaque fois qu’un gratte-papier griffonne des plans pour contrôler la production du genre humain, que l’on soit d’accord ou non avec ses statistiques, personne ne remet en question son droit d’imposer ses idées par la force des armes. Imposer… à qui? À votre avis?&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/07/31/consumismo-liberta-mercato.html</guid> <title>Consumismo, libertà, mercato</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/07/31/consumismo-liberta-mercato.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Tue, 31 Jul 2007 14:40:14 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;il mercato è uno strumento neutrale: i camerieri non sono responsabili dell’obesità dei loro clienti. Colpevolizzarne il gusto, ritenendolo “indotto” da chi vende, è una scorciatoia per spiegare il fatto che le proprie preferenze non collimino con quelle dei più: problema all’ordine del giorno, per l’intellettuale. Al contrario, il consumismo è davvero anche libertà: è la libertà minuta di scegliere cosa fare delle, poche o tante, risorse che si hanno a disposizione. Come interrompere la sterilità del denaro, trasformandolo in qualcosa che dà senso. Ed è una libertà che cammino sul filo della più arroventata delle parole: profitto. Se entro in libreria e chiedo un libro di Goethe, il libraio mi dà Goethe. Ma se ci entro e gli chiedo Marx, o Toni Negri, o Marcuse, mi dà Marx, Toni Negri, Marcuse. La mia libertà di leggere ciò che desidero è la sua libertà di fare soldi. Persino strategie di consumo alternative, lanciate a bomba contro l’ingiustizia e lo stato imperialista delle multinazionali, vincono se riescono a creare la massa critica necessaria a suggellare l’esistenza di un mercato, perdono se non ce la fanno. Il capitalismo forse è miope, ed inonda cinema, edicole e librerie di prodotti votati alla sua distruzione. Solo che questo masochismo è il modo in cui alimenta se stesso. Ed è il motivo per cui ha vinto la partita della storia. Questa libertà stracciona e essenziale, è merce che vende in esclusiva.&quot;&lt;/em&gt; Alberto Mingardi, estratto di &lt;a href=&quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=5415&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</guid> <title>Democrazia, tra crisi dei partiti e aspettative deluse</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Tue, 26 Jun 2007 22:15:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;La crisi dei partiti è tornata ad essere tema di dibattito sul Corriere del Ticino di queste ultime settimane. Recentemente Manuele Bertoli ha parlato di crisi della politica, ricordando che in fondo i partiti, con i loro pregi e difetti rimangono “mezzi organizzativi”. La tesi è suggestiva ma non credo colga totalmente nel segno, così come non coglie nel segno nemmeno il concentrarsi a&amp;nbsp; riflettere sulla crisi di fiducia dei partiti e sulla loro necessità di rinnovamento. Il disinteresse, l’ostilità e il sospetto con cui molti guardano alla politica e ai partiti sono talmente generalizzati che la causa principale va ricercata nell’aspettative suscitate da uno dei pilastri del nostro vivere comune,&amp;nbsp; la democrazia, e in quel fortunato aforisma di Lincoln che può essere tradotto in &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo&lt;/em&gt;”, espressione tanto esaltante quanto portatrice di&amp;nbsp; colossali delusioni. Le promesse non sono state mantenute, e oggi nella popolazioni domina il disincanto. Credo che le ragioni siano sostanzialmente tre.&lt;br /&gt; La prima: l’intervento dello Stato è stato spesso difeso e auspicato per correggere le insufficienze del mercato (non è qui il momento di riflettere sul fatto che questa analisi sia corretta o meno), sottovalutando o dimenticando di considerare le insufficienze dello Stato medesimo, messe &lt;em&gt;chiaramente in luce dalla scuola detta del “Public Choise”. L’economista francese Henri Lepage ne riassume i contorni così : “non è perché lo Stato interviene che tutto sarà perfetto e che non ci saranno insufficienze nella produzione di beni pubblici. Di queste insufficienze ne trovate l’analisi nei lavori di Buchanan e Tullock: asimmetria dell’informazione, asimmetria dei voti, la teoria dei gruppi di pressione, ecc.. Queste analisi permettono&amp;nbsp; di dimostrare che la democrazia non è la media dell’insieme delle opinioni, ma che è ampiamente utilizzata da gruppi di pressione particolari, e che i principali beneficiari della democrazia sono alcuni gruppi di pressione. Non tutti sono in grado di organizzarsi, ci sono dei gruppi per i quali il costo dell’organizzazione è elevato e altri per i quali è più ridotto. Un gruppo di consumatori è difficile da organizzare. Al contrario, un piccolo gruppo di produttori alla ricerca di una legge che riduca la concorrenza può costituirsi più facilmente. Lo Stato è così catturato da gruppi di interesse particolari”&lt;/em&gt;, tra i quali, lo si dimentica troppo spesso, quello dei dipendenti dello Stato stesso. Il risultato di queste continue richieste di intervento statale si possono riassumere in esplosione del debito pubblico, incremento della pressione fiscale e del numero dei funzionari, inflazione, svalutazione della moneta, crisi economiche di “lunga durata”.&lt;br /&gt; La seconda è costituita dall’impossibilità del calcolo economico, illustrata in modo magistrale da Ludwig von Mises quasi 90 anni fa, impossibilità a cui sono confrontate tutte le amministrazioni pubbliche. Essa costituisce il limite della burocrazia, indipendentemente dalla qualità degli individui che vi operano all’interno. Sprechi e inefficienze sono inevitabili.&lt;br /&gt; La terza:&amp;nbsp; l’interventismo statale è stato di volta in volta sorretto da argomentazioni contingenti, ma i riferimenti al dovere della solidarietà e alla necessità di concretizzare la giustizia sociale sono onnipresenti. In fondo non è forse il &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo”?&lt;/em&gt; In queste condizioni, screditare i “Neinsager” è cosa relativamente semplice. Non sono forse tutti degli egoisti senza cuore? Peccato che la solidarietà obbligatoria provochi irresponsabilità e riduca il tempo destinato alla solidarietà liberamente esercitata, quella vera dunque, e che il concetto di giustizia sociale sia un’arma ad effetto la cui definizione non è però ancora stata fornita. Vale la pena riflettere su quanto scritto da uno dei grandi filosofi liberali viventi, Anthony de Jasay:&amp;nbsp; “La democrazia moderna deve far uso di offerte redistributive per assemblare maggioranze e non può affatto permettersi di ammettere che tali pratiche siano illegittime. Quindi la visione classica, &lt;em&gt;“non c’è ingiustizia senza atti ingiusti che la causino”, è stata liquidata. Per un certo periodo di tempo, per sostituirla, è stata invocata la “giustizia sociale”. A differenza della giustizia tout court, la giustizia sociale non aveva regole che potessero essere rispettate o infrante. Quindi nessuno può mai davvero dire quando lo stato delle cose sia “socialmente giusto”. Ma esso può essere sempre reso “un po’ più giusto” aggiungendo un altro pezzo al puzzle welfarista che è stato modellato da un passato redistribuivo. La giustizia sociale è un’idea molto utile poiché essa avvolge l’opportunità politica, o la passione egalitaria, nel ben nobile mantello della giustizia. Sul piano dottrinale, tuttavia, è pietosamente vacua.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Direttamente o indirettamente i partiti svolgono un ruolo essenziale in tutti questi aspetti, fosse solo per il fatto che tutte le persone che contano devono farne parte per svolgere un ruolo che conta all’interno dell’apparato statale. Non sorprende quindi il comportamento dell’elettore desideroso di pagare meno tasse e di ricevere più servizi. Per i membri della cosiddetta “classe media” è infatti difficile sapere se si trovano nella categoria di quelli che danno più di quanto ricevono, o che ricevono più di quanto danno. Tra leggi, tasse, imposte, ordinanze, deduzioni, prestiti, dazi, incentivi ecc. il calcolo è tutto fuorché semplice. Pagare di meno e volere nel contempo di più sarà anche incoerente da un punto di vista logico, ma ha una sua razionalità se consideriamo che la presenza dello Stato consente di non subire in prima persona le conseguenze delle proprie scelte.&lt;br /&gt; Quali conclusioni trarre da tutto ciò? La mia proposta non piacerà certo a Manuele Bertoli, ma credo che la credibilità dei partiti passi inevitabilmente per una drastica riduzione del ruolo dello Stato e, conseguentemente, del peso dei partiti sulla società: a) affinché la leggi tornino ad essere il supremo strumento di tutela della proprietà e della libertà (l’autentico “bene pubblico”) e non la spada da sguainare per assicurarsi ogni sorta di privilegio, b) affinché il voto di ogni singolo individuo, distribuito ogni giorno sul mercato tramite l’adesione (acquisto) o la discriminazione (non acquisto), venga privilegiato rispetto alla ripartizione tramite la contrattazione politica, e, infine, c) affinché la responsabilità individuale ottenga più spazio a scapito dell’irresponsabilità degli uomini dello Stato. Paradossalmente, sarebbe proprio la politica e lo Stato medesimo a recuperare buona parte della credibilità perduta. Per capirlo è sufficiente leggere quanto scrisse Frédéric Bastiat, il grande economista francese dell’Ottocento, a difesa dello Stato minimo o se preferite dello Stato “guardiano notturno”: &lt;em&gt;“Il potere ne sarebbe per questo ridotto? Perderà di stabilità perché sarà diventato meno esteso? Avrà meno autorità perché avrà meno compiti? Si attirerà meno rispetto perché riceverà meno lamentele? Sarà maggiormente sottoposto alle pressioni delle varie fazioni perché saranno ridotti gli enormi budget e di conseguenza le possibilità di influenza delle varie fazioni?&amp;nbsp; Correrà più rischi quando avrà meno responsabilità? Mi sembra evidente il contrario.”&lt;/em&gt;&amp;nbsp; Certo, riportare lo Stato entro i suoi “argini naturali” non sarà facile, ma il primo passo è quello indicato da Ludwig von Mises: &lt;em&gt;“i governi diventano liberali quando vi sono costretti dai cittadini”.&lt;/em&gt; C’è qualche politico o semplice cittadino a cui interessa veramente lavorare per risolvere la crisi dei partiti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi. Questa lettera è stata inviata al Corriere del Ticino. Vedremo nei prossimi giorni se la pubblicano.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/21/politica-successo-e-buonismo.html</guid> <title>Politica, successo e buonismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/21/politica-successo-e-buonismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Thu, 21 Jun 2007 21:02:15 +0200</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;In der Politik hat man die Bedeutung der Ziele in der Theorie erkannt, aber messbare Ziele sind selten. Weil das Erreichen von Ziele schwierig ist, setzt man sie&amp;nbsp; so, dass die Erreichbarkeit nicht messbar ist: Man spricht von fördern, verbessern, konsolidieren, harmonisieren und dergleichen mehr, also lauter Tätigkeiten, di gut tönen, aber letztlich nicht messbar sind. Das eigene Handeln, nicht das Ziel ist meist der Mittelpunkt der Politik. Das ist das Problem der Politik. Ganz schwierig wird es dort, wo man mit Menschen zu tun hat, die gut sein wollen. Das kommt in der Politik besonders häufig vor. Wer selbst immer gut dastehen will, ist das Gegenteil von dem, der Gutes tut. Wer einen gute Zustand erreichen will, muss oft ohne Rücksicht auf sein Ansehen handeln und kann nicht immer gut dastehen. Leider geht es vielen um das eigene „Gutes tun“. Beispielhaft zu sehen ist dies an der Entwicklungshilfe. Nach Jahren der Hilfe ist der Zustand Afrikas immer schlechter geworden. Trotzdem löst allein die kritische Frage, ob vielleicht der Weg „Entwicklungshilfe“ falsch sei, Proteststürme aus. Wer wagt es, die Entwicklungshilfe , eine so edle, gute Tätigkeit, zu hinterfragen? Die Proteste auf die besorgte Frage nach dem Erfolg&amp;nbsp; zeigen, dass sie nicht gestellt werden darf, weil sie für die Verantwortlichen gefährlich ist.&amp;nbsp; Kritiker werden als hartherzig hingestellt und mit Fotos von hungernden Kindern als unmoralisch abgetan. Dabei wollen gerade die Kritiker den Zustand des Kontinentes verbessern, während sich die anderen am eigenen Helfen und am eigenen „Guten tun“ erfreuen.&quot;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Christoph Blocher&lt;/strong&gt;, Weltwoche del 21 giugno, pagina 51.&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/09/la-giustizia-sociale-pietosamente-vacua.html</guid> <title>La giustizia sociale, &quot;pietosamente vacua&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/09/la-giustizia-sociale-pietosamente-vacua.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Sat,  9 Jun 2007 22:46:37 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;La democrazia moderna deve far uso di offerte redistributive per assemblare maggioranze e non può affatto permettersi di ammettere che tali pratiche siano illegittime. Quindi la visione classica, “non c’è ingiustizia senza atti ingiusti che la causino”, è stata liquidata. Per un certo periodo di tempo, per sostituirla è stata invocata la “giustizia sociale”. A differenza della giustizia tout court, la giustizia sociale non aveva regole che potessero essere rispettate o infrante. Quindi nessuno può mai davvero dire quando lo stato delle cose sia “socialmente giusto”. Ma esso può essere sempre reso “un po’ più giusto” aggiungendo un altro pezzo al puzzle welfarista che è stato modellato da un passato redistributivo. La giustizia sociale è un’idea molto utile poiché essa avvolge l’opportunità politica, o la passione egalitaria, nel ben nobile mantello della giustizia. Sul piano dottrinale, tuttavia, è pietosamente vacua.&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Anthony de Jasay&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=5059&quot;&gt;questo testo&lt;/a&gt; tradotto da Alberto Mingardi&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/05/30/distopia.html</guid> <title>Distopia</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/05/30/distopia.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 30 May 2007 14:46:24 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Oggi mi permetto di rubare all'amico &lt;a href=&quot;http://www.acquario.splinder.com/&quot;&gt;Taccuino&lt;/a&gt; questa citazione: &lt;em&gt;&quot;La colpa più grande oggi è quella delle persone&amp;nbsp; che accettano il collettivismo per debolezza morale; persone che sostengono piani progettati per realizzare la servitù, ma che si nascondono dietro la vuota asserzione di amare la libertà; persone che credono che il contenuto delle idee non abbia bisogno di essere esaminato, che i principi non abbiano bisogno di essere definiti e che i fatti possano essere cancellati tenendo gli occhi chiusi. Esse pretendono, quando si ritrovano in un mondo di rovine insanguinate e di campi di concentramento, di sfuggire alla responsabilità morale gemendo: “Ma io non intendevo questo”.&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Fonte: Antifona, introduzione - Ayn Rand 1937&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/27/siamo-schiavi.html</guid> <title>Siamo schiavi?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/27/siamo-schiavi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 27 Apr 2007 23:30:34 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Segnalo &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=VNWO4v8O4yY&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; l'appello di Leonardo Facco.&amp;nbsp;Bravo Leonardo. Avanti così.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/21/l-ultima-frontiera-del-totalitarismo.html</guid> <title>L'ultima frontiera del totalitarismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/21/l-ultima-frontiera-del-totalitarismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Sat, 21 Apr 2007 14:46:52 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;„Die Ideologie, die sich hinter der Klimahysterie und der planwirtschaftlichen Massnahmen zur Klimarettung verbirgt, ist der Ökologismus. Sein Ideal ist ein unberührter Planet Erde, dessen unangetastete Natur einen Wert an sicht darstellt – man fragt sich, welchen. Jeder Eingriff des Menschen in diesen „Garten Eden“ ist aus seiner Sicht verwerflich. Angeblich verfügt er über ein „höhere Moral, die über jeglicher Verfolgung von Eigeninteressen und der Nutzung natürlicher Ressourcen steht. Betrachtet man dieses voll ausgebildete Glaubenssystem genauer, wird schnell klar, dass die Ideologie zutiefst, menschenfeindlich und damit amoralisch ist. Es ist die einzige Grossideologie, die den Menschen selbst bekämpf und ihm in letzter Konsequenz sein Existenzrecht als einzig vernunftbegabtem Wesen abspricht. Damit ist sie letztlich noch menschenfeindlicher als der Marxismus. Ziel der Ökologismus ist der Rückschritt, die Vernichtung der Wirtschaft und am Ende die Zerstörung des Menschen selber. (…) Die Denkmuster der Ökologismus sind totalitär,&amp;nbsp; Was man uns als „Umweltschutz“ verkauft, wird in Wirklichkeit zu einer lebens- und menschenfeindlichen Diktatur führen. „&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Gerd-Walter Wiederstein&lt;/strong&gt; nel numero di aprile di &lt;a href=&quot;http://www.ef-magazin.de/&quot;&gt;&quot;Eingentümlich frei&quot;&lt;/a&gt; (pagine 20-21).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/17/la-protezione-della-giustizia-sociale.html</guid> <title>La protezione della giustizia sociale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/17/la-protezione-della-giustizia-sociale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Tue, 17 Apr 2007 14:36:04 +0200</pubDate> <description> &lt;em&gt;« L’ordre du marché a été perturbé par les efforts de protection de certains groupes contre une dégradation de leur situation antérieure plus que par quoi que ce soit d’autre, et lorsque l’ingérence de l’Etat est demandée au nom de la « justice sociale », cela signifie à présent, la plupart du temps, une exigence de protection de la position relative existante d’un groupe. La « justice sociale » est ainsi devenue, à peu de choses près, une exigence de protection de droits acquis et de création d’un nouveau privilège, comme par exemple lorsque le fermier se voit garantir la « parité » avec le travailleur industriel au nom de la justice sociale ».&lt;/em&gt;&amp;nbsp; &lt;strong&gt;Friedrich A. von Hayek&lt;/strong&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/09/per-il-libero-aiuto-del-prossimo.html</guid> <title>Per il libero aiuto del prossimo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/09/per-il-libero-aiuto-del-prossimo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Mon,  9 Apr 2007 17:34:16 +0200</pubDate> <description> &lt;em&gt;« Il est trop facile pour les bonnes âmes soucieuses du bonheur de leur prochain de se défausser de l’obligation morale de la charité personnelle et volontaire en lui substituant la « charité » obligatoire de l’Etat. Il ne s’agit évidemment pas d’un véritable acte de charité, puisque les « donateurs » sont généraux avec l’argent des autres , les vrai « donateurs » sont soit victime de la tyrannie de la majorité, ou ignorent leur acte de charité, et les bénéficiaires, ne sachant qui remercier, transforment leur don en droit, en « acquis social». Cette action est non seulement vide de sens moral, elle crée des tensions au sein du corps social et elle démotive les gens de travailler pour satisfaire les besoins des autres. Néanmoins, le côté apparemment moral de la redistribution forcée sera d’une grande aide dans le « marketing » des impôts progressifs, qui ne sont en fin de compte que la manifestation d’une jalousie maladive. Je m’empresse d’observer que la charité personnelle ou la redistribution volontaire a un vrai sens moral, mais qu’elles ont été évincées par la « charité » d’Etat, nous rendant du coup beaucoup moins attentifs aux besoins des autres et moins enclins à exercer la charité personnelle. »&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; Victoria Curzon Price, &lt;a href=&quot;http://www.letemps.ch/template/finance.asp?page=23&amp;amp;article=204054&quot;&gt;le libéralisme, pourquoi ça marche ?,&lt;/a&gt; Ed. Favre </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/17/l-iva-altro-che-imposta-indolore.html</guid> <title>L'IVA, altro che imposta indolore</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/17/l-iva-altro-che-imposta-indolore.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>  <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Sat, 17 Mar 2007 18:30:31 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Segnalo &lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/paper.php?id=42&quot;&gt;questo documento&lt;/a&gt; degli amici dell' &lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/&quot;&gt;Institut Constant&lt;/a&gt; di Losanna sull'IVA. Leggetelo e poi provate a ricordavi cosa il buon ministro delle finanze socialista Otto Stich è andato in giro a raccontare per convincere il popolo ad approvare la migliore delle tasse (per gli uomini dello Stato si intende). &lt;em&gt;« L'art de l'imposition consiste à plumer l'oie pour obtenir le plus possible de plumes avec le moins possible de cris »,&lt;/em&gt; diceva Colbert. L'IVA in questo è imbattibile.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/06/scambio-valore-mercato.html</guid> <title>Scambio, valore, mercato</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/03/06/scambio-valore-mercato.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Tue,  6 Mar 2007 21:40:25 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Sono stati gli economisti austriaci che, in polemica con opinioni radicate all’interno della scienza economica, hanno riaffermato non solo che non vi è un valore senza mercato, ma&amp;nbsp; neppure un valore di mercato in generale, il quale prescinda dagli atti concreti di chi acquista e non acquista, di chi vende e non vende. Il mercato non è un immenso marchingegno che in piena autonomia gestirebbe la domanda e l’offerta per emettere, in ogni dato momento, sentenze su tutto e per apprezzare questo e quel bene,&amp;nbsp; questo o quel servizio. Il mercato, piuttosto, è il luogo in cui due o più soggetti – sulla base delle loro informazioni e preferenze, condizioni e opportunità – cercano e spesso trovano un accordo che si concretizza in una determinata transazione. Il mercato è solo questo e quella somma di interazioni individuali che ha luogo al suo interno. Per questo motivo il valore di mercato è solo inter-soggettivo. Unicamente entro questa particolare attività sociale che è lo scambio (reale o anticipato) un certo particolare lavoro assume un dato e specifico valore:&amp;nbsp; legato a quella circostanza, a quel luogo, a quel momento, a quei negoziatori.&quot;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; Carlo Lottieri, Denaro e comunità, Alfredo Guida Editore </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/02/14/il-valore-lavoro.html</guid> <title>Il valore lavoro</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/02/14/il-valore-lavoro.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 14 Feb 2007 10:10:20 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Qui si parla di Francia, ma vale tutto sommato per molti altri paesi: &lt;em&gt;&quot;Quand les responsables politiques parlent du travail, c’est comme lorsqu’ils parlent du pouvoir d’achat, ils prétendent nous rendre ce qu’ils s’échinent à nous prendre. Car, pour paraphraser Bastiat, il y a ce que l’on dit et il y a ce que l’on ne dit pas. Les principaux candidats à l’élection présidentielle veulent donc redonner aux français le goût du travail et le sens de l’effort. Cette posture est relativement ambiguë. Après tout, les stakhanovistes de l’URSS glorifiaient le travail ; mais on travaillait pour le parti et pour dépasser les objectifs du plan. J’ose à peine parler des camps de concentration nazis à l’entrée desquels était affichée l’inscription « Arbeit macht frei » (le travail rend libre). Dans ces systèmes, tout comme l’esclave, mais au nom de la solidarité ou du parti, on travaille intégralement pour les autres.&amp;nbsp;Or, un esclave n’apprécie pas le travail tout simplement parce qu’il ne possède pas les fruits de son travail. Et s’il ne récupère pas les fruits de son propre travail, c’est qu’il ne possède pas même sa propre personne. C’est donc plutôt la propriété qu’il faut affirmer et garantir. Tel est le rôle du politique et de l’Etat de droit.&amp;nbsp;C’est aussi le sentiment d’utilité - et donc l’efficacité - qui est fondamentalement en cause. Propriété, utilité et efficacité sont intimement liés. Si un ménage travaille pour gagner 100 mais qu’il ne perçoit que 40 au final, croyez-vous que sa motivation pour travailler soit intacte ? Pareillement, imaginez un policier qui arrête un délinquant lequel est relâché le lendemain…Dans les deux cas, les individus développeront le sentiment de travailler pour rien (en termes de résultat comme en termes de revenus), sentiment qui s’exprimera par un rejet du travail. Pourtant, ce n’est pas le travail en lui-même qui est rejeté.&amp;nbsp;Or, c’est précisément notre système de redistribution qui, en portant atteinte au droit de propriété, contribue à rétrécir toujours plus le revenu disponible des ménages, en collectivisant (en confisquant) les fruits du travail de chacun. Dans ces conditions, beaucoup font alors le choix rationnel de ne pas travailler du tout ou de travailler hors du territoire national. Les français sont comme tout le monde : ils aiment travailler (le succès des magasins de bricolage en est une belle preuve) si on ne leur confisque pas les fruits de leur travail, si on ne les transforme pas en esclave !&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; Jean-Louis Caccomo, sul suo &lt;a href=&quot;http://caccomo.blogspot.com/2007/02/le-travail-cest-la-sant.html&quot;&gt;blog&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/02/04/contro-il-disarmo.html</guid> <title>Contro il disarmo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/02/04/contro-il-disarmo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Sun,  4 Feb 2007 21:10:43 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Men cannot be enslaved politically until they have been disarmed ideologically. When they are so disarmed , it is the victims who take the lead in the process of their own destruction.&quot;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Ayn Rand&lt;/strong&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/28/la-micropolitica-ovvero-le-leggi-della-politica.html</guid> <title>La micropolitica, ovvero le leggi della politica</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/28/la-micropolitica-ovvero-le-leggi-della-politica.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Sun, 28 Jan 2007 22:05:10 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&quot;La micropolitica&quot; è un libro di 200 pagine circa scritto da Maden Pirie, presidente dell'Adam Smith Institute. E' un'opera estremamente interessante che chiunque intende fare politica sul terreno dovrebbe leggere. Spiega cosa è possibile raggiungere, quali tattiche seguire per&amp;nbsp;concretizzare gli obiettivi, gli errori da evitare, ecc.. L'etica e la giustizia ne escono tutto sommato male. Chi lo volesse leggere su Internet lo trova &lt;a href=&quot;http://www.turgot.org/a270-La_Micropolitique.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. La parola d'ordine è: realismo. L'esempio è quello di&amp;nbsp;Margaret Thatcher.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/17/socialismo-l-errore-intellettuale.html</guid> <title>Socialismo, l'errore intellettuale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/17/socialismo-l-errore-intellettuale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Tue, 16 Jan 2007 11:50:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Jesus Huerta de Soto, economista spagnolo membro della prestigiosa Mont Pelerin Society, ha scritto recentemente un bellissimo saggio dal titolo &lt;em&gt;“A note of the crisis of socialism”&lt;/em&gt;. Di seguito un breve sintesi. Ciò che caratterizza l’uomo, sottolinea De Soto, è la capacità di scoprire, creare e concretizzare tutta una serie di opportunità. L’abilità del singolo individuo è quella di intraprendere, e se il pensiero correre a gente come Bill Gates, vale la pena ricordare che non è prerogativa dei ricchi. Anche Madre Teresa di Calcutta agiva, ognuno di noi lo fa. Ogni atto dell’intraprendere passa per tre stadi: la creazione dell’informazione (la scoperta dell’idea), l’individuazione della sua urgenza e necessità, l’effetto di aggiustamento degli altri individui a questa scoperta. Tutti ciò ci porta a comprendere come la società sia estremamente complessa, complessità che è l’essenza stessa dell’esistenza degli esseri umani e delle loro scoperte e aspettative.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; L’economista spagnolo passa poi a definire il socialismo. E’ socialismo &lt;em&gt;“qualsiasi sistema o istituzione che pratica una continua aggressione al libero esercizio dell’intraprendere”&lt;/em&gt;. Ci sono due tipi di coercizione, quella esercitata dai ladri e quella operata dagli uomini dello Stato, la seconda è l’essenza del socialismo. Lo Stato si sostituisce alla libera intrapresa di tutti i membri della società e impone i suoi obiettivi e le sue visioni dall’alto. Una volta definito cosa sia il socialismo De Soto spiega perché è un errore intellettuale e persino scientifico: semplicemente &lt;em&gt;“perché il governo, chiamato ad esercitare la coercizione, non è in grado di ottenere le informazioni necessarie per coordinare i propri ordini”.&lt;/em&gt; E’ qui che sta il paradosso del socialismo. Le ragioni sono sostanzialmente quattro: 1) un governo non può riunire tutte le idee e le intenzioni degli individui (le informazioni da raccogliere sono troppe), 2) le informazioni non sono a disposizione come lo sono le informazioni contenute in un elenco telefonico, le informazioni imprenditoriali sono soggettive, tacite e non oggettive; 3) l’uomo scopre sempre nuove cose, ha nuove idee e in questo processo dinamico lo Stato deve poter sapere cosa succederà domani. Ma per anticipare deve poter raccogliere oggi le informazioni sul frutto dell’azione umana e pianificare il domani, cosa che appare alquanto improbabile;&amp;nbsp; 4) costretto ad agire ricorrendo all’uso della forza, il socialismo altera, modifica e/o cancella, proprio quelle informazioni di cui necessita per dare gli ordini dall’alto. Il socialismo taglia il ramo sul quale è seduto. Non può fare altrimenti.&amp;nbsp;&lt;br /&gt; E’ quindi errato ritenere che cambiando le persone, eleggendo gente onesta, la situazione finirebbe per cambiare. Il difetto è a monte. Contrariamente a quanto si sente spesso in giro, oggi viviamo in una società in cui il socialismo, in quanto concezione filosofica, è molto presente, un po’ in tutti i partiti, anche in quelli che si richiamano ad una matrice cristiana e persino liberale. Troppa gente continua a chiedere l’intervento pubblico, presupponendo, più o meno consapevolmente, che tutte le informazioni siano conosciute. Ma non è così. E questo non è solo un atto di presunzione intellettuale è anche un falso logico. L’uomo non è Dio. In realtà siamo confrontati ogni giorno alla nostra ignoranza, al cambiamento continuo provocato dall’agire degli uomini nel tempo che passa, e alle conseguenze in intenzionali delle nostre azioni.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nota:&lt;/strong&gt; il testo di&amp;nbsp;De Soto, nella sua versione integrale, è inserito&amp;nbsp;nel libro &lt;a href=&quot;http://www.amazon.fr/gp/product/2251443142?ie=UTF8&amp;amp;tag=institutconst-21&amp;amp;linkCode=as2&amp;amp;camp=1642&amp;amp;creative=6746&amp;amp;creativeASIN=2251443142&quot;&gt;&quot;L'homme libre&quot;&lt;/a&gt;, una raccolta pubblicata recentemente in Francia in onore di Pascal Salin. E' un libro semplicemente straordinario.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nota2:&lt;/strong&gt; il &lt;a href=&quot;http://www.cdt.ch/&quot;&gt;Corriere del Ticino&lt;/a&gt; ha pubblico nella sua edizione odierna la lettera, così come &lt;a href=&quot;http://www.ticinonline.ch/&quot;&gt;Ticinonline&lt;/a&gt; che ci ha pure aperto un blog di discussione che trovate &lt;a href=&quot;http://www.tioblog.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=304755&amp;amp;idtipo=3&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; .&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/15/egoismo-e-liberalismo.html</guid> <title>Egoismo e liberalismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/15/egoismo-e-liberalismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Mon, 15 Jan 2007 22:15:58 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Les gens égoïstes ne militent pas en faveur d’une société libérale. Il est plus simple pour eux de voter en faveur du candidat qui promet de les favoriser même si c’est au détriment de l’ensemble de la société. C’est ce qui explique la présence, toujours plus envahissante, des nombreux groupes de pression.&quot;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&quot;l'étatisation de la solidarité, un non-sens&quot;, pubblicato &lt;a href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/07/070114-3.htm&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/23/karol-wojtyla-e-la-condanna-del-socialismo.html</guid> <title>Karol Wojtyla e la condanna del socialismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/23/karol-wojtyla-e-la-condanna-del-socialismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Sat, 23 Dec 2006 14:02:41 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;L’erreur fondamental du socialisme est de caractère anthropologique. En effet il considère l’individu comme un simple élément, une molécule, de l’organisme sociale, de la sort que le bien de chacun est tout entier subordonné au fonctionnement du mécanisme économique e social, tandis que, par ailleurs, il estime que ce même bien de l’individu peut être atteint hors de tout choix autonome de sa part, hors de sa seule et exclusive décision responsable devant le bien ou le mal. L’homme est ainsi réduit à un ensemble de relations sociales, et c’est alors que disparaît le concept de personne comme sujet autonome de décision morale qui construit&amp;nbsp; l’ordre social par cette décision. De cette conception erronée de la personne découle la déformation du droit qui définit la sphère&amp;nbsp; d’exercice de la liberté, ainsi que le refus de la propriété privée. En effet, l’homme – déposséder de ce qu’il pourrait dire sien et de la possibilité de gagner sa vie par ses initiatives – en vient à dépendre de la machine sociale et de ceux qui la contrôle ; cela lui rend beaucoup plus difficile la reconnaissance de sa propre dignité de personne et entrave la progression vers la constitution d’une authentique communauté humaine.&quot;&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Giovanni Paolo II&lt;/strong&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/14/il-peso-dello-stato-in-una-societa-liberale.html</guid> <title>Il peso dello Stato in una società liberale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/14/il-peso-dello-stato-in-una-societa-liberale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Thu, 14 Dec 2006 20:30:00 +0100</pubDate> <description> In questa &lt;a href=&quot;http://www.turgot.org/a441-Milton_Friedman_le_triomphe_du_liberalisme.html&quot;&gt;lunga e interessante intervista&lt;/a&gt; rilasciata nel 2003 a Henri Lepage, Milton Friedman traccia quelli che, realisticamente, sarebbero i confini di una società liberale: &quot;&lt;em&gt;Ce n'est pas demain que nous vivrons dans de pures sociétés libérales... Il faut d'abord se demander ce que serait une telle société. Ma définition serait la suivante : est &quot; libérale &quot; une société où les dépenses publiques, toutes collectivités confondues, ne dépassent pas 10 à 15 % du produit national. Nous en sommes très loin. Il existe évidemment d'autres critères tels que le degré de protection de la propriété privée, la présence de marchés libres, le respect des contrats, etc. Mais tout cela se mesure finalement à l'aune du poids global de l'État. 10 %, c'était le chiffre de l'Angleterre à l'apogée du règne de la reine Victoria, à la fin du XIXe siècle. À l'époque de l'âge d'or de la colonie, Hong Kong atteignait moins de 15 %. Toutes les données e mpiriques et historiques montrent que 10 à 15 % est la taille optimale.&quot;&lt;/em&gt; Oggi&amp;nbsp;siamo molto, ma molto lontani da queste cifre. &amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/10/i-diritti-umani.html</guid> <title>I diritti dell'uomo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/10/i-diritti-umani.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Sun, 10 Dec 2006 23:05:00 +0100</pubDate> <description> Da non perdere: l'amico Rivo Cortonesi ha selezionato, da &quot;La virtù dell'egoismo&quot; di Ayn Rand, &lt;a href=&quot;http://web.mac.com/rcortonesi/iWeb/Sito/Citazioni/60278D9F-000D-473E-896F-AF609D39B0A6.html&quot;&gt;alcuni passaggi&lt;/a&gt; consacrati ai diritti dell'uomo. </description>  </item>  </channel> </rss> 