<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="/rss20.xsl" media="screen"?> <rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"> <channel> <title>Pinocchio</title> <description>Per la diffusione della libertà, contro l'ipocrisia dei socialisti di tutti i partiti</description> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/</link> <lastBuildDate>Mon, 12 May 2008 10:21:55 +0200</lastBuildDate> <generator>blogSpirit.com</generator> <copyright>All Rights Reserved</copyright>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/05/09/ginevra-armi-in-arsenale.html</guid> <title>Ginevra, armi in arsenale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/05/09/ginevra-armi-in-arsenale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Fri,  9 May 2008 08:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Certo che sono soldi spesi proprio bene: &lt;em&gt;&quot;Die Regierung des Kantons Genf hat per 1. Januar 2008 die Möglichkeit geschaffen, damit die im Kanton wohnhaften etwas über 7'000 Angehörigen der Armee ihre Dienstwaffen kostenlos im Zeughaus deponieren können. Für das Einrichten gesicherter Räumlichkeiten wurden dafür 60'000 Franken an Steuergeldern aufgewendet. Nach etwas mehr als drei Monaten waren dort rund 80 Waffen freiwillig deponiert.&quot;&lt;/em&gt; Complimenti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/05/08/risparmiamo-100-milioni.html</guid> <title>Risparmiamo 100 milioni</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/05/08/risparmiamo-100-milioni.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Thu,  8 May 2008 13:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ricevo e volentieri pubblico:&lt;/strong&gt; &quot;Se passa l’articolo sulla salute il 1° giugno 2008, il Canton Ticino dovrà versare il 50% dei costi della camera comune anche alle cliniche private che fanno parte della pianificazione ospedaliera. E’ un atto di giustizia trattare tutti gli operatori sanitari dipendenti dalla pianificazione ospedaliera in modo paritario. Per i cittadini del nostro Cantone è una decisione molto importante. Oggi nei premi di cassa malattia paghiamo ca. 100 milioni di franchi in più perché il Cantone non riconosce in modo paritario le cliniche private. Per tutti i cittadini ticinesi questo vuol dire una diminuzione dei premi di cassa malati di ca. Il 10% che corrisponde a 400-500 fr. all’anno. Per il Cantone vuol dire diminuire i sussidi di cassa malattia di ca. 25 milioni di fr.. Per tutti i cittadini ticinesi questo vuol dire finalmente essere trattati in modo corretto.&lt;br /&gt; Per il cantone si pone finalmente l’obbligo di decidere:&lt;br /&gt; -una pianificazione ospedaliera definitiva, decisione che doveva essere presa già da lungo tempo. Parliamo del 1997!&lt;br /&gt; -non decidere e pagare con i contributi pubblici ca. 75 milioni.&lt;br /&gt; I politici ticinesi hanno dimostrato poco coraggio nelle decisioni di pianificazione ospedaliera, obbligando i cittadini a pagare le loro inadempienze. Se vogliono contenere o diminuire i costi sociali, questa è una buona occasione per dimostrare che dalle parole si passa ai fatti. Inoltre, una corretta pianificazione porterà un’ulteriore diminuzione dei costi di cassa malati.&lt;br /&gt; Sulla libertà di contrarre tra casse malati e medici si possono fare le seguenti considerazioni:&lt;br /&gt; 1)&amp;nbsp;le case malati hanno interesse ad avere rapporti con tutti i medici, anche nell’interesse dei loro affiliati. Quindi libertà di scelta del medico.&lt;br /&gt; 2)&amp;nbsp;i medici che rispettan le regole non hanno problemi con questo nuovo sistema.&lt;br /&gt; 3)&amp;nbsp;i soci delle casse malati che non troveranno più il loro medico a contratto con la loro cassa sapranno perché è caduto il rapporto cassa malati-medico.&lt;br /&gt; 4)&amp;nbsp;tutti i cittadini che lavorano devono dare il massimo del loro impegno sul posto di lavoro. Non vedo perché i medici devono rivedere il loro impegno verso i pazienti con il nuovo sistema.&lt;br /&gt; Il Cantone Ticino, con questo nuovo sistema, sarà chiamato a pagare più del 50% del costo totale dei costi di malattia.Il Cantone si dovrà impegnare perché gli sia permesso di controllare i conti dele casse malati. In qualunque caso simile, nel privato, chi paga chiede di poter controllare come vengono spesi i propri soldi, caso contrario se ne assume in proprio la gestione.&quot;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Lafranchi Giancarlo, Tegna&lt;br /&gt; Già presidente Ticino-Moesa dell’Associazione Cassa malati Helvetia&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/03/giornalisti-tifosi-alle-officine-di-bellinzona.html</guid> <title>Giornalisti tifosi alle Officine di Bellinzona?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/03/giornalisti-tifosi-alle-officine-di-bellinzona.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Thu,  3 Apr 2008 09:30:43 +0200</pubDate> <description> Non sono sicuro di quanto sto per scrivere, in quanto non sono&amp;nbsp;sicuro delle premesse, che si basano sulla mia personale osservazione (non ho quindi monitorato tutto). Dimenticate quindi questo post qualora mi siano sfuggiti degli elementi che mi portano a trarre conclusioni errate. Detto questo, mettiamola così: da quanto ho potuto vedere e leggere sinora, l’informazione cantonale si è schierata dalla parte delle Officine di Bellinzona e ha contribuito a trasformare una vertenza settoriale in una rivolta cantonale contro i balivi svizzero-tedeschi (l’aperto sostegno su Rete 1 l’ho sentito con le mie orecchie). Quello che non mi quadra è l’unanimità del sostegno popolare, l’unanimità politica, e l’unanimità degli operai. E' quasi impossibile da raggiungere. Eppure è l'immagine&amp;nbsp;che si continua a veicolare. Ora, in Ticino ci sono 3 quotidiani, due televisioni, 5 radio tra pubbliche e private, il TXT, almeno 4 siti internet che fanno informazione continua e tutti sembra tirare alla medesima corda. Ora, è mai possibile che tutta la quantità di giornalisti impegnati nel raccontare le vicissitudini di 300'000 abitanti non abbia ancora registrato quello che si legge invece sui blog, che si sussura qui e là piano piano, e si sente nei bar? Che non è vero che tutto il Ticino condivide l’azione degli scioperanti e che soprattutto questo sostegno, pur rimanendo minoritario, sta calando ogni giorno che passa anche al sud delle Alpi. E’ mai possibile che, contrariamente al consigliere comunale luganese Umberto Marra (per dirne uno che ne ha parlato su di un blog ancora ieri), tutti questi giornalisti non frequentano i bar per tastare le reazioni della popolazione locale. E’ mai possibile che le oneste proposte dei Liberisti Ticinesi dell’amico Rivo Cortonesi trovino spazio unicamente su siti storicamente amici? E’ mai possibile che tutta la classe politica sia invece compatta dietro i sindacati? E’ mai possibile che non ci siano operai che contestano la direzione di sciopero? Non è che tacciono per timore di rappresaglia o semplicemente per paura di rivestire i panni del traditore? Il bello è che, in verità sembra che ci siano eccome, come mi hanno personalmente confermato alcuni amici giornalisti. Nessuno sembra però avere il coraggio di rompere il muro dell’omertà. E’ possibile che nessun giornalista abbia proposto loro di testimoniare, magari assicurandogli l’anonimato? Voi che ne pensate del ruolo svolto dalla stampa in questa vicenda?&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/02/la-teoria-del-tassa-e-spendi-e-la-realta-degli-sgravi-fiscal.html</guid> <title>la teoria del &quot;tassa e spendi&quot; e la realtà degli sgravi fiscali</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/02/la-teoria-del-tassa-e-spendi-e-la-realta-degli-sgravi-fiscal.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Wed,  2 Apr 2008 12:31:10 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Faccio copia / incolla dello splendido articolo scritto da Sergio Morisoli e pubblicato oggi sul Corriere del Ticino:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt; &lt;em&gt;&quot;L’astuzia dei fautori del «tassa e spendi» sta rebbe nel concentrare l’attenzione su due sole dimensioni di lettura della politica fi nanziaria, entrambe destinate ad avere poco suc cesso visto il nostro sistema proporzionale e con sociativo: l’aumento delle imposte e la revisione dei compiti. L’alibi per il fallimento dell’esercizio è già scritto prima di iniziare: il popolo non vuo le altri aggravi fiscali (per fortuna e come è giusto) e la politica a rimorchio dell’amministrazio ne pubblica non sa da che parte girarsi per la re visione dei compiti, visto che è ostaggio del concetto vacuo della «simmetria dei sacrifici». Sacrifici che sono poi sempre assimmetrici, poiché a farli sono solo i contribuenti che pagano, visto che a chi beneficia di sussidi e di aiuti statali è impossibile togliere qualcosa.&lt;br /&gt; Per esperienza, di simmetrico finora ho visto sol tanto la crescita anno per anno, questa sì vera mente simmetrica, delle spese nei budget dei singoli dipartimenti. C’è chi mette le mani avanti sostenendo che si sarebbero sgravati troppo i cittadini negli scorsi anni e che quindi sarà giusto ed equo aumentare le imposte del 15% ai 165.000 lavoratori del Canton Ticino; colpevoli e correi di aver svuotato le casse pubbliche non rifiutando i vari pacchetti fiscali della politica di Marina Masoni.&lt;br /&gt; Altri politici preferiscono dire che basta lo status quo (né aumenti né sgravi), ben sapendo che in politica fiscale lo status quo è la peggior ricetta mentre una dozzina di Cantoni si armano per abbassare le imposte, e soprattutto se nello status quo resteremo per otto anni (quattro passa ti e i prossimi quattro). Correggono però il tiro dicendo: almeno fino alla revisione dei compiti (campa cavallo…). Queste proposte sono tatticismi da imbarazzo, perché le casse non sono vuote, non nonostante ma anzi grazie agli sgravi fiscali. Procedo nel rilevare alcune storture di ra­gionamento, colte qua e là tra i simpatizzanti di un forse già ma non ancora PD ticinese.&lt;br /&gt; Fréderic Bastiat disse a metà XIX secolo: «Lo Stato, non dimentichiamolo mai, non possiede risorse sue. Lo Stato ha nulla, non possiede nulla al di fuori di ciò che toglie ai lavoratori» (in «Proprieté et loi», Journal des économistes, 1848). Infatti non è possibile parlare di casse vuote se vale il principio di proprietà naturale, rafforzato dal diritto positivo moderno di proprietà privata, per cui la ricchezza prodotta appartiene a chi l’ha prodotta (lavoratori e imprese) e non allo Stato. È perverso far credere il contrario, ovvero che allo Stato apparterrebbe tutto e che solo grazie alla sua generosità ai cittadini verrebbe lascia ta una parte della ricchezza da loro stessi prodotta.&lt;br /&gt; In virtù del principio di proprietà privata innanzitutto, ma anche sulla base delle speculazioni recenti sul probabile Consuntivo 2007 e degli anni precedenti, le casse dello Stato non sono mai vuote e non lo sono mai state. Ad esempio il gettito di imposta delle imprese è quasi raddoppiato in 12 anni (da circa 180 a più di 300 milioni di franchi all’anno), favorito da una politica mirata di sgravi, da misure di incentivo all’innovazione delle imprese esistenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove imprese, dalla valorizzazione della piazza finanziaria e del turismo. Come dire poi che le casse sono vuote e che la colpa è dei cittadini-contribuenti quando le imposte pagate da tutti non sono sufficienti per coprire i salari degli 8.000 dipendenti dello Stato (gettito persone fisiche: 780 milioni circa e costi del personale 870 milioni all’anno)?&lt;br /&gt; Inoltre, come si può parlare di casse vuote o di politica fiscale irresponsabile e di necessità di aumentare le imposte quando, avendo ridotto la pressione fiscale mediamente del 30% soprattutto per i ceti medio bassi, i proventi fiscali sono aumentati globalmente del 30%, dimostrando appieno la validità della legge di Laffer? Oppure quando l’8% dei contribuenti paga il 50% del gettito fiscale delle persone fisiche?&lt;br /&gt; Val la pena citare un grande teorico del liberalismo moderno, il prof. Pascal Salin: «Per il vero liberale, le imposte sono a priori sospette. Infatti, come indica lo stesso nome, le imposte sono imposte. Rappresentano un prelievo sulla proprietà dei contribuenti, reso possibile dall’esercizio della coercizione e non dal consenso esplicito del proprietario legittimo» (in «Liberalismo», ed. Rubbettino).&lt;br /&gt; Forse sarebbe meglio ricalibrare la spesa su ciò che entra (comunque sempre in aumento) invece che proporre nuove spese senza abolirne di vecchie, invocando aumenti di imposte per co­prirle o minacciando, in caso contrario, il taglio di servizi pubblici essenziali (ricatto che purtroppo ha funzionato parecchie volte). Nell’ambito del federalismo fiscale, e della sussidiarità verti­cale serve a poco giustificare un eventuale aumento di imposte dicendo che si è tra i Cantoni con la pressione più bassa. Questo ragionamento porta solo a concludere che ci vorrebbe un ar­monizzazione fiscale federale non solo formale ma anche materiale, il che comporterebbe prima di tutto un aumento delle imposte per tutti, ma soprattututto la fine del federalismo istitu­zionale e fiscale svizzero. Cioè la fine della responsabilità e della libertà locale per determinare sia la spesa sia le imposte, nonché dei rimedi di democrazia diretta per controllare la politica. Questo per sottolineare che la politica fiscale in quanto a significato e incidenza sulla realtà va ben oltre i paragoni numerici e la banalizzazione demagogica delle casse vuote.&lt;br /&gt; Per non rimanere con un pugno di mosche in mano, non andrebbero comunque scartati a priori i vecchi strumenti di controllo finanziari. Quegli approcci e interventi già dimostratitisi efficaci, se ben miscelati, fatti di diminuzione di imposte pianificate e di controllo attivo della crescita della spesa. E volendo osare, tentare l’introduzione della legge sul freno alla spesa e - perché no? - anche del referendum finanziario obbligatorio.&lt;br /&gt; Concludo con le parole di Wilhelm Röpke: «Anche lo Stato più sano, ripetiamo, anche la morale più resistente e la società più robusta sopportano una misura massima di attività statale e di investimenti statali. Oltrepassata questa misura, il disgusto dello Stato, il disprezzo della legge e la corruzione si propagheranno sempre più e finiranno per avvelenare tutte le arterie della società» (in «Civitas humana», parte II capitolo 18, 1944).&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/01/le-officine-di-bellinzona-vanno-privatizzate.html</guid> <title>Le Officine di Bellinzona vanno privatizzate</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/01/le-officine-di-bellinzona-vanno-privatizzate.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Tue,  1 Apr 2008 08:50:30 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qui di seguito la proposta del partito &quot;I liberisti&quot; per trovare una soluzione alla crisi delle Officine di Bellinzona. Inutile dire che Pinocchio sostiene la proposta:&lt;/strong&gt; &quot;Al fine di evitare che l'attuale stallo nelle trattative tra le FFS Cargo e i dipendenti delle Officine di Bellinzona porti ad azioni e comportamenti che potrebbero turbare la convivenza civile, i liberisti invitano tutti i ticinesi a prendere atto dell'irreversibilità del progressivo processo di privatizzazione delle attività gestite dallo Stato e avanzano una proposta di bozza di intesa per consentire alle parti di giungere, con reciproca soddisfazione, alla conclusione di questa vertenza. Si augurano che questa proposta possa essere raccolta e inoltrata a chi di dovere per raggiungere lo scopo che si&lt;br /&gt; prefigge.&lt;br /&gt; 1) le maestranze delle Officine pongono fine allo sciopero e tornano ad espletare i compiti previsti dal contratto di lavoro in ottemperanza alle disposizioni gerarchiche dell'azienda FFS Cargo;&lt;br /&gt; 2) le FFS Cargo abbandonano ogni rivalsa, nei confronti delle maestranze e dei loro rappresentanti, per eventuali danni subiti dall'azienda a causa del prolungarsi dello sciopero;&lt;br /&gt; 3) i dipendenti delle Officine non intendono in alcun modo ostacolare i progetti di ristrutturazione aziendale delle FFS Cargo, ma chiedono che ciò possa avvenire in modo contestuale alla trasformazione delle Officine in un'azienda privata, operante nell'attuale settore di mercato;&lt;br /&gt; 4) le FFS Cargo, al fine di facilitare questa trasformazione nel modo più indolore possibile per le maestranze, si impegnano a mantenere l'attuale organico per un periodo massimo di ..... anni, conteggiati a decorrere dalla data dell'accordo, commissionando alle Officine, a loro insindacabile scelta, lavori di manutenzione e revisione di materiale rotabile, che ne giustifichino il numero di impieghi attuali, salvo eventuali pensionamenti o dimissioni volontarie;&lt;br /&gt; 5) i macchinari e gli immobili delle Officine, inventariati con riferimento alla data odierna, saranno dichiarati incedibili fino al momento in cui, entro il periodo massimo concordato di ..... anni (di cui al punto 4), un'azienda privata, con la quale le maestranze abbiano concordato un piano di operatività e di eventuale ristrutturazione non li rilevi in tutto o in parte;&lt;br /&gt; 6) le FFS Cargo si impegnano a cedere al futuro acquirente gli immobili ed i macchinari ad un prezzo massimo concordato con i rappresentanti delle maestranze al termine dell'inventario, dopo di che il presente accordo sarà sottoscritto dalle parti permettendo ad eventuali interessati all'acquisto&lt;br /&gt; delle Officine di iniziare immediatamente le relative trattative sia con FFS Cargo che con i rappresentanti delle maestranze;&lt;br /&gt; 7) qualora, entro il termine pattuito, non si fosse resa possibile la privatizzazione delle Officine, le FFS Cargo saranno libere di operare le scelte più consone ai loro obiettivi aziendali. Sarà compito dell'autorità cantonale offrire alle aziende private interessate alle Officine le migliori condizioni fiscali atte a favorirne l'acquisto.&quot;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/20/a-little-gun-history-lesson.html</guid> <title>A  Little Gun History Lesson</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/20/a-little-gun-history-lesson.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Thu, 20 Mar 2008 10:09:07 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riporti qui un testo appena inviatomi da Marc Heim della Pro Tell:&lt;/strong&gt; &amp;nbsp;In 1929,&amp;nbsp; the Soviet Union established gun&amp;nbsp; control.&amp;nbsp; From 1929 to 1953, about 20 million dissidents, unable to&amp;nbsp; defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; In 1911,&amp;nbsp; Turkey established gun&amp;nbsp; control.&amp;nbsp;From 1915 to 1917, 1.5 million Armenians, unable to&amp;nbsp; defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Germany&amp;nbsp; established gun control in 1938 and from 1939 to 1945, a total of 13&amp;nbsp; million Jews and others who were unable to defend themselves were&amp;nbsp; rounded up and exterminated.&lt;br /&gt; China&amp;nbsp; established gun control in 1935.&amp;nbsp;From 1948 to 1952,&amp;nbsp; 20&amp;nbsp; million political dissidents, unable to defend themselves, were rounded&amp;nbsp; up and exterminated.&lt;br /&gt; Guatemala&amp;nbsp; established gun control in 1964.&amp;nbsp; From 1964 to 1981, 100,000 Mayan&amp;nbsp; Indians, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Uganda&amp;nbsp; established gun control in 1970.&amp;nbsp; From 1971 to 1979, 300,000&amp;nbsp; Christians, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Cambodia&amp;nbsp; established gun control in 1956.&amp;nbsp;From 1975 to 1977, one million&amp;nbsp; 'educated' people, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Defenceless&amp;nbsp; people rounded up and exterminated in the 20th Century because of gun&amp;nbsp; control:&amp;nbsp; 56 million.&lt;br /&gt; It has&amp;nbsp; now been 12 months since gun owners in Australia were forced by a&amp;nbsp; new law to surrender 640,381 personal firearms, to be destroyed by their&amp;nbsp; own government.&amp;nbsp;This was a Program costing Australia taxpayers more than&amp;nbsp; $500 Million dollars.&lt;br /&gt; The first year results are now&amp;nbsp; in:&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; homicides are up 3.2 percent&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; assaults are up 8.6 percent&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; armed robberies are up 44 percent (yes, 44&amp;nbsp; percent)&lt;br /&gt; In the&amp;nbsp; state of Victoria alone, homicides with&amp;nbsp; firearms are now up 300 percent.&amp;nbsp; Note that while the law-abiding&amp;nbsp; Citizens turned them in, the criminals did not, and Criminals still&amp;nbsp; possess their guns!&lt;br /&gt; It will&amp;nbsp; never happen here?&amp;nbsp; I bet the Aussies said that&amp;nbsp; Too!&lt;br /&gt; While&amp;nbsp; figures over the previous 25 years showed a steady decrease in armed&amp;nbsp; robbery with firearms, this has changed drastically upward in the past 5&amp;nbsp; years, since criminals now, are guaranteed that their prey is&amp;nbsp; unarmed.&lt;br /&gt; There&amp;nbsp; has also been a dramatic increase in break-ins and assaults of the&amp;nbsp; ELDERLY.&amp;nbsp; Australian politicians are at a Loss to explain how&amp;nbsp; public safety has decreased, after such monumental effort and expense&amp;nbsp; was expended in successfully ridding Australian society of guns.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br /&gt; The Australian experience and the other historical&amp;nbsp; facts Above&amp;nbsp; prove it. You&amp;nbsp; won't see this data on the evening news, or hear Politicians&amp;nbsp; disseminating this information. Guns in&amp;nbsp; the hands of honest citizens save lives and property and, yes,&amp;nbsp; gun-control laws adversely affect only The Law-Abiding&amp;nbsp; Citizens. Take&amp;nbsp; note, my fellow countrymen, before it's too&amp;nbsp; late! The next&amp;nbsp; time someone talks in favour of gun control, please remind him of this&amp;nbsp; history lesson.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/04/la-lezione-del-nevegate.html</guid> <title>La lezione del &quot;Nevegate&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/04/la-lezione-del-nevegate.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Mon,  3 Mar 2008 14:31:34 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Siamo partiti per un nuovo giro di indignazione: è scoppiato il “Nevegate”. E allora sotto con le accuse alla classe politica e tra le varie tribù della classe politica medesima, con l’ormai immancabile appendice delle faide interne. I blogger si scatenano. I politici predicano il “mai più” accompagnato dal solito scarica barile sulle responsabilità. La prossima volta faremo meglio, dicono, controlleremo di più, spenderemo meglio i soldi dei cittadini, staremo più attenti, ovviamente serviranno più funzionari e nuovi studi di sviluppo. Questo sino alla prossima tornata di indignazione e di mea culpa collettivo. Non spetta a noi sentenziare sulle eventuali responsabilità personali e/o sulle eventuali violazioni di leggi o norme. Una cosa è però sicura. Questi spettacoli da repubblica delle banane non andrebbero in scena se lo Stato non distribuisse sussidi, incentivi e altro ancora. Non succederebbe, cioè, se si limitasse a tutelare la proprietà privata dei singoli, invece di ricorrere alla coercizione fiscale per poi distribuire secondo criteri “obiettivi”, ovviamente impossibili da definire, il denaro sottratto al suo legittimo proprietario. Ha ragione Raul Ghisletta a parlare di sistema basato sulla faciloneria e sull’irrazionalità, ma proprio per questo va rimesso in discussione il paradigma dominate, vale a dire la necessità dell’intervento statale. La ragione è tutto sommato semplice. In un sistema di libero mercato, vale a dire di libero scambio di legittimi diritti di proprietà,&amp;nbsp; i prezzi fungono da segnale circa la scarsità relativa dei prodotti. Sono il mezzo più semplice e rapido per far circolare l’informazione. Pur non essendo segnali perfetti, essi costituiscono la miglior opzione per coordinare scelte, progetti, tentativi e investimenti dei singoli individui. La concorrenza costituisce un continuo processo di scoperta. Il prezzo emerge come conseguenza dell’esistenza di un mercato. Esso non può mai essere stabilito in anticipo. Pretendere, come pretendono gli uomini dello Stato, di conoscere a monte quante risorse le persone desiderano destinare alla soddisfazione di questo o quel bisogno, per non parlare di cosa gli innumerevoli imprenditori potrebbero proporre di nuovo, è un colossale errore intellettuale, che si trasforma poi, del tutto logicamente, in un errore di fatto. Che di tanto in tanto emerga un nuovo “gate” non è quindi sorprendente. E’ semplicemente la punta dell’iceberg. Pur essendo comprensibile,&amp;nbsp; tutta questa indignazione popolare ha un che di irrazionale. Da un lato si ritengono i sussidi necessari e utili, dall’altro ci si lamenta perché vengono distribuiti con faciloneria e irrazionalità, dimenticando che è il fatto medesimo di sottrarre il denaro alla libera gestione del suo proprietario la causa del passaggio da una situazione di libero scambio e responsabilità ad una di arbitrio e privilegio, ovviamente concesso dal re di turno, a scapito delle masse costrette a passare alla cassa. Perché poi sorprendersi, allora, se a servirsi nelle casse sono i cortigiani più vicini al potere? Senza torta da spartire queste cose non accadrebbero. E’ solo una questione di volontà, volontà di cui per ora non si vede traccia. Purtroppo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Questo testo è stato inviato agli organi di&amp;nbsp;informazione a nome dell'Associazione liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/29/subprime-le-banche-centrali-all-orgine-della-crisi.html</guid> <title>Subprime, le banche centrali all'orgine della crisi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/29/subprime-le-banche-centrali-all-orgine-della-crisi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:47:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Copio e incollo l'articolo dell'amico Paolo Pamini,&amp;nbsp;economista all’Università di Zurigo e ricercatore associato del Liberales Institut di Zurigo, pubblicato oggi sul Corriere del Ticino: &quot;&lt;em&gt;Ci risiamo un’altra volta. Ripartono le critiche contro il capitalismo selvaggio che ci avrebbe condotto alla crisi delle subprime americane. Ma chiediamoci: perché mai una grossa banca, per sua natura orientata alla fiducia a lungo termine dei propri clienti, avrebbe interesse a fiondarsi in un buco finanziaro e rischiare il fallimento? E per di più: come è possibile che praticamente tutte le banche ci siano cascate? Da sempre i mercati finanziari godono di una posizione privilegiata nella teoria economica. La ragione è molto semplice: nessun altro è più prossimo all’ideale del libero mercato. Altrove le reazioni di prezzo non sono dell’ordine di secondi, le informazioni non circolano così velocemente, ed i mercati non sono mondialmente così ben integrati. Chi dimostrasse che la finanza non funziona minerebbe la colonna portante del sistema capitalistico.Subprime come fallimento del mercato? Puntando tutti il dito contro le banche di investimento, nessuno si chiede con quali soldi sia stato possibile fare questi errori. Pochi notano che tra il 2000 e la fine del 2007 la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha quasi raddoppiato la massa monetaria, che da un anno abbondante si rifiuta di comunicare! D’altra parte, è strano incolpare il libero mercato quando il denaro e l’emissione creditizia sono un monopolio statale. I tassi di interesse, o meglio il loro livello generale, sono in larga misura dei prezzi politici fissati dall’autorità monetaria. Che tenendoli negli ultimi anni artificialmente bassi ha indirettamente reso attrattiva anche l’elargizione di crediti ipotecari a persone praticamente insolvibili. Ecco la chiave di volta: l’espansione creditizia di un’autorità statale (la banca centrale americana) ha messo a disposizione la liquidità necessaria per far questo pasticcio. Altro che fallimento del mercato. D’altra parte, la natura inflazionistica del problema salta subito all’occhio se si misura il prezzo del greggio in once d’oro: essenzialmente costante negli ultimi 8 anni malgrado il boom cinese!&lt;br /&gt; Purtroppo nulla di nuovo (cfr. la “Austrian Business Cycle Theory” ed in particolare gli scritti del Nobel liberale Friedrich August von Hayek).&amp;nbsp; Già nel 2002, l’Equity Research Europe della Schroder Salomon Smith Barney aveva pubblicato un interessantissimo studio sulle bolle finanziarie, che migrano da un settore economico all’altro. Il mercato immobiliare (soprattutto giapponese) venne gonfiato dalla liquidità iniettata dopo il crash borsistico del 1987. Nei primi anni ’90 questa scoppiò in seguito al rialzo dei tassi in risposta a tendenze inflazionistiche. Si entrò in recessione, i tassi vennero tagliati e la liquidità alimentò la bolla (1992-93) sulle obbligazioni di stato, scoppiata nel 1994 (crisi messicana) quando i tassi vennero alzati in risposta al boom economico. L’economia rallentò in mezzo agli anni ’90, i tassi furono tagliati e partì così la bolla dei mercati emergenti, che scoppierà nel 1997-98 (crisi asiatica + LTCM) quando i tassi verranno rialzati. Dopo questa crisi altro abbassamento di tassi più iniezione monetaria per la paura del fenomeno dell’anno 2000, ed emergenza della bolla tecnologica scoppiata nel 2001. Il fenomeno ora si è ripetuto. Come nel passato, sempre sotto nuova veste, ma uguale nella sua essenza. I bassi tassi degli ultimi anni hanno artificialmente reso interessanti crediti ipotecari da far accapponare la pelle. È difficile capire alla luce di tutto questo dove stia il fallimento del mercato. Purtroppo anche il ’29 fu la conseguenza di un’enorme espansione monetaria negli anni ’20. Poi, con le stesse scuse che sentiamo oggi, la vecchia America della libera impresa morì sotto il socialismo di Roosevelt (New Deal).&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/26/imperdibile-pascal-salin-a-lugano-il-15-marzo.html</guid> <title>Imperdibile: Pascal Salin a Lugano il 15 marzo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/26/imperdibile-pascal-salin-a-lugano-il-15-marzo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue, 26 Feb 2008 21:20:05 +0100</pubDate> <description> A pochi giorni dal concorso culturale &quot;Giovani per la libertà&quot;, l'Associazione Liberisti Ticinesi ha il piacere di annunciare la conferenza (due i temi in programma) di Pascal Salin, il grande economista francese di orientamento liberal-libertario. L'invito lo trovate qu:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/02/01/ffe136f0a37e18b1d7289f55c0b2ed7f.pdf&quot; id=&quot;media-144494&quot; name=&quot;media-144494&quot;&gt;Locandina_Salin.pdf&lt;/a&gt;&amp;nbsp;oppure consultate il sito dell'ALT &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;www.alt-ch.org&lt;/a&gt; . Per informazioni: &lt;a href=&quot;mailto:associazioneliberisti@yahoo.fr&quot;&gt;associazioneliberisti@yahoo.fr&lt;/a&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/24/l-alt-lancia-il-premio-giovani-per-la-liberta.html</guid> <title>L'ALT lancia il premio &quot;Giovani per la Libertà&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/24/l-alt-lancia-il-premio-giovani-per-la-liberta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Sun, 24 Feb 2008 10:10:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;COMUNICATO STAMPA:&lt;/strong&gt; Un concorso culturale per far riflettere e diffondere le idee della libertà. E’ questo lo scopo del premio culturale denominato “Giovani per la libertà” che l’Associazione liberisti ticinesi ha lanciato ufficialmente il 22 febbraio. Il concorso è rivolto ai giovani della Svizzera italiana di età non superiore ai 25 anni. Per la prima di quello che gli organizzatori auspicano diventi in breve tempo un appuntamento ricorrente del panorama culturale della nostra regione, l’ALT ha selezionato un passaggio del premio Nobel per l’economia Friedrich August von Hayek, uno dei massimi teorici liberali del XX Secolo.&lt;br /&gt; Il tema da svolgere è un passaggio di “Legge, Legislazione e Libertà”. Lo scopo è quello di far riflettere sul concetto di giustizia sociale: &lt;em&gt;“Ciò con cui si ha a che fare nel caso della &quot;giustizia sociale&quot; è semplicemente una superstizione quasi religiosa che si dovrebbe lasciar perdere finché essa serve unicamente a rendere contento chi la detiene, ma che si deve combattere nel momento in cui diventa un pretesto per costringere gli altri. La fede diffusa nella &quot;giustizia sociale&quot; è probabilmente al giorno d'oggi la minaccia più grande nei confronti della maggior parte degli altri valori di una civiltà libera.”&amp;nbsp;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;I partecipanti hanno tempo sino al 30 maggio 2008 per inoltrare i loro testi. I vincitori verranno selezionati da un’apposita giuria presieduta da Paolo Pamini, presidente del Circolo Battaglini e Associate Fellow del Liberales Institut di Zurigo, e composta da Carlo Lottieri, direttore del Dipartimento di teoria politica dell’Istituto Bruno Leoni, e dall’economista Enrico Colombatto, professore dell’Università di Torino. Ai primi tre classificati verrà offerto un soggiorno all’estero per partecipare a un seminario di approfondimento del pensiero liberale. L’ALT ringrazia la Banca Wegelin e Alberto Siccardi per il sostegno all’iniziativa. In concomitanza con l’avvenimento l’ALT organizza il 15 marzo una conferenza con il grande economista e teorico liberale francese Pascal Salin, dal titolo “fiscalità, giustizia e giustizia sociale”, e lancia sin d’ora un appello alla direzione delle scuole, ai docenti e ai comitati studenteschi dei vari istituti affinché segnalino e nel limite del possibile promuovano e diffondano i contenuti del Premio “Giovani per la libertà”. Chi desidera maggiori informazioni può consultare il sito dell’ALT (&lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;www.alt-ch.org&lt;/a&gt;) o scrivere al seguente indirizzo e-mail: &lt;a href=&quot;mailto:associazioneliberisti@yahoo.fr&quot;&gt;associazioneliberisti@yahoo.fr&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/22/i-video-della-conferenza-sulle-armi.html</guid> <title>I video della conferenza sulle armi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/22/i-video-della-conferenza-sulle-armi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue, 22 Jan 2008 21:23:13 +0100</pubDate> <description> Sul &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org&quot;&gt;sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; è possibile visionare i video della conferenza di giovedì scorso sul tema: &quot;il diritto di essere armati&quot;. Ringrazio anche qui Pierre Lemieux e Michele Moor per il loro contributo. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/10/il-diritto-di-essere-armati.html</guid> <title>Il diritto di essere armati</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/10/il-diritto-di-essere-armati.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 10 Jan 2008 14:35:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Siete tutti cordialmente invitati alla conferenza che l' &lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org&quot;&gt;Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; organizza il 17 gennaio a Lugano sul tema &quot;Il diritto di essere armati&quot;.&amp;nbsp;La serata, che inizia alle 18h45 al Palazzo dei congressi, prevede gli interventi di Pierre Lemieux, canadese, autore del libro &quot;Le droit de porter des armes&quot; e di Michele Moor, candidato del PPD ticinese alle recenti elezioni federali. L'entrata è libera. La locandina promozionale la trovate &lt;a name=&quot;media-114891&quot; href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/01/02/71958eb3a1b3aaaa8f4238609968aaff.pdf&quot; title=&quot;media-114891&quot; id=&quot;media-114891&quot;&gt;Locandina_Lemieux_Moor.pdf&lt;/a&gt;. L'attualità di questi ultimi mesi ha riportato l'arma al centro del dibattito politico in Svizzera. La serata è quindi un'ottima occasione per riflettere su un tema tra i più controversi, come ho potuto constatare dalle reazioni all'invio della locandina a liste di potenziali interessati. Ai sospettosi, agli incazzati, a quelli che ci danno dei guerrafondai ci limitiamo a ricordare le parole del Presidente del Circolo Battaglini, Paolo Pamini, nella mail che a titolo personale ha inviato ai membri del Circolo:&amp;nbsp;&quot;&lt;em&gt;Pierre Lemieux è un ospite che se avete l'occasione va ascoltato,&amp;nbsp;&amp;nbsp;perché è eccezionale averlo a Lugano e non dovere andare a qualche conferenza internazionale per incontrarlo.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/08/il-sito-dell-associazione-liberisti-ticinesi.html</guid> <title>Il sito dell'Associazione Liberisti Ticinesi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/01/08/il-sito-dell-associazione-liberisti-ticinesi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Tue,  8 Jan 2008 10:44:04 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;L'Associazione Liberisti Ticinesi ha un sito internet consultabile a questo indirizzo:&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.alt-ch.org/&quot;&gt;http://www.alt-ch.org/&lt;/a&gt;&amp;nbsp;. Mancano ancora gli audio delle conferenze organizzate sinora. Verranno aggiunti entro la fine del mese.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/24/buon-natale.html</guid> <title>Buon Natale!</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/24/buon-natale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>  <pubDate>Mon, 24 Dec 2007 12:29:24 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di Jacques Garello:&lt;/strong&gt; Quand va-t-on enfin accepter la réalité et la vérité, quand nos hommes politiques renonceront-ils à leur harcèlement fiscal, réglementaire, quand les assassins, les terroristes et les voyous cesseront-ils de faire la loi, quand les droits fondamentaux à la vie, à la liberté et à la propriété seront-ils enfin respectés et protégés ? A lire les écrits libéraux, vous pouvez avoir l’impression que le bureau des pleurs est tenu par des nostalgiques d’un passé révolu ou des utopistes d’un futur impossible. Oui : de quoi désespérer ! Je voudrais dissiper cette impression, et en ce temps de Noël, fête de l’espoir, je voudrais vous persuader que la liberté est une dynamique, qu’elle est une foi, qu’elle est une espérance. La liberté est une dynamique. On dit à juste titre d’un libéral qu’il est un pessimiste à court terme et un optimiste à long terme. Un pays, une société, n’entre pas en liberté de façon abrupte, l’histoire n’est pas rupture, mais évolution. De même la liberté n’est-elle jamais acquise une fois pour toutes. J’ai cru, avec Francis FUKUYAMA, que la chute du mur de Berlin marquait « la fin de l’histoire » et que l’humanité allait enfin entrer dans une ère de paix et de développement. Aujourd’hui la Russie nous offre le spectacle désolant et inquiétant d’un régime dictatorial et impérialiste. Autre histoire vécue : au fil des temps, les libéraux français on été soumis à la douche écossaise ; pleins d’espoir en 1974, en 1986, en 1993, en 2002 et aujourd’hui même, ils se sont résignés à attendre les réformes qui ne viennent pas, à accepter les atteintes croissantes aux droits individuels, à payer toujours plus d’impôts et de cotisations pour retarder l’explosion de l’Etat et de la Sécurité&amp;nbsp; Sociale. Voilà bien de quoi nourrir le pessimisme au quotidien. Mais, en même temps, nous voyons la mondialisation effacer les frontières, entamer la souveraineté des États, contester et réduire l’Etat Providence. Nous voyons des pays naguère planifiés accepter le marché, des bastions du socialisme s’ouvrir au libre échange et à la libre entreprise. Devons-nous douter que, tôt ou tard, la France en vienne à son tour au rejet du collectivisme et à l’état de droit ? Le libéralisme n’est pas une nostalgie (où serait d’ailleurs notre passé libéral ?), il est une promesse : faisons de la prospective libérale. Comme le disaient les Polonais qui luttaient contre le communisme : « La vérité vaincra ». La liberté est précisément cette foi qui a mobilisé les peuples, les individus, depuis des siècles. C’est la foi dans la nature de la personne humaine, qui a été créée libre pour accéder à sa pleine dignité, par des actes volontaires qui signent sa personnalité, son individualité. Voilà pourquoi la liberté, vérité de l’homme, vaincra. Car l’homme ne peut être contraint dans sa nature, et les régimes les plus inhumains ont finalement cédé devant cette réalité incontournable. La philosophie libérale repose sur une anthropologie : elle considère l’homme comme un être imparfait mais perfectible, toujours tendu vers le progrès. Imparfait, l’homme commet des erreurs, et peut même s’abaisser au niveau d’un simple animal, tout juste supérieur au loup, quand il voit dans la société une lutte pour la vie, où le plus fort et le plus violent imposent leur loi. Imparfaite est aussi la société qui consacre le règne d’un homme ou d’une minorité qui bâtit sa réussite en condamnant les autres à la servitude. Faut-il pour autant se désespérer de l’homme et de l’humanité ? Certainement pas, car l’être humain porte aussi en lui les germes de son propre progrès et cet animal est social : il conçoit très vite les règles qui lui permettent de vivre en harmonie avec les autres, et il va préférer le contrat à la contrainte, l’échange au pillage, la confiance à la puissance. Ainsi les sociétés de confiance vont-elles prospérer dans tous les domaines, tandis que les sociétés de puissance se rapprocheront de la barbarie. On se demande bien pourquoi, dans ces conditions, nous n’en sommes pas encore venus universellement et intemporellement à la liberté, et à nouveau le doute nous envahit. Mais c’est peut-être que la liberté n’est ni un système, ni une fatalité. Elle n’est pas une fin en soi mais une tension vers l’espérance. Les hommes en quête de progrès peuvent chercher leur chemin là où il n’est pas : c’est aussi leur liberté que de s’égarer. Trop souvent, ils imaginent que leur raison est suffisante pour les guider. Ils dessinent les contours d’un monde idéal né de leurs calculs, de leurs plans et de leurs mises en ordre. Présomption fatale, disait HAYEK : tous les malheurs de l’humanité en ont découlé ; les bâtisseurs de cités radieuses, de phalanstères et de paradis terrestres ont précipité les peuples dans le totalitarisme, la terreur et la barbarie. C’est que la raison humaine a ses limites, que la vie et les hommes ont leurs mystères. La route de notre destinée n’est donc pas connue d’avance, elle se découvre progressivement, par une succession d’essais et d’erreurs. Ici la raison a sa place, pour éclairer notre jugement. Mais il nous faut autre chose que la raison et la liberté pour nous guider. Il nous faut aussi garder en vue la dignité de la personne humaine. C’est ce que j’appelle, après tant d’autres, l’espérance. Elle donne un sens à notre liberté. Liberté des actes, dignité des personnes. La civilisation de la raison veut nous imposer une société qui condamne l’homme à la perfection totale et définitive. La civilisation de l’espérance est celle où les hommes poursuivent chaque jour leur longue marche vers plus de compréhension, plus de confiance, plus de dévouement. Dans sa récente encyclique, Spe Salvi (sauvés par l’espoir) Benoît XVI nous invite à ne pas chercher notre destinée dans le seul mieux-être matériel, ni dans les paradis artificiels – c’est pourtant la tentation d’un si grand nombre. Il nous invite à mettre notre espérance dans l’amour de notre prochain, que les Chrétiens ne séparent pas de l’amour de Dieu. Comme naguère Jean Paul II, il nous dit : Entrez dans l’Espérance. Le monde nous désespère souvent, mais n’oublions pas Noël, promesse de renouveau et de paix. C’est l’espérance de la liberté. Joyeux Noël.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/14/chiesi-gli-ospedali-e-la-concorrenza.html</guid> <title>Chiesi, gli ospedali e la concorrenza</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/14/chiesi-gli-ospedali-e-la-concorrenza.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>   <pubDate>Fri, 14 Dec 2007 10:52:41 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;E’ difficile non sorridere dopo aver letto l’articolo di Gabriele Chiesi su “La Regione” di qualche giorno fa dedicato al tema degli ospedali da privatizzare o meno. Il testo denota una tale incomprensione di significato del termine concorrenza e una tale supponenza nei confronti degli individui di questo paese da lasciare alquanto perplessi. A leggere Chiesi sembrerebbe che la popolazione sia composta da una netta maggioranza di ignoranti, ovviamente incapaci di operare delle scelte, e da una minoranza di illuminati che non può quindi far altro che prendersi a carico la responsabilità di guidare e mostrare la retta via al gregge. Rimane un mistero la pozione magica che trasforma un individuo da ignorante in illuminato per il semplice fatto di ricoprire un ruolo in un qualche partito, associazione di difesa dei pazienti, amministrazione o ente pubblico, così come rimangono un mistero le capacità sviluppate da questa seconda categoria di conoscere i singoli, individuali e soggettivi bisogni di ogni persona, per di più in un mondo di risorse scarse come il nostro. La concorrenza non è che un processo di scoperta che è conseguenza diretta della nostra umana ignoranza, del fatto che il futuro ci è ignoto e del fatto che le condizioni di ognuno di noi cambiano continuamente con il passare del tempo. Dal momento che sono rispettati i diritti di proprietà di ogni singolo (non rubare, quindi), la concorrenza ha un suo alto valore morale, nel senso che è intrinsecamente legata alle caratteristiche dell’Uomo, che è tale solo perché libero. C’è concorrenza, e rispetto dell’individuo nella sua integralità, se c’è libero accesso al mercato, a qualsiasi mercato. Sostenere che la gente non è in grado, non può (ci sono leggi da abolire allora) e non sa (mentre lui ovviamente sa), come sostanzialmente argomentato da Chiesi, è un modo nemmeno tanto sottile per sostenere delle tesi politiche che chiedono agli svizzeri non di agire da uomini liberi e responsabili, ma da servi assoggettati al sapere supremo di una casta di illuminati.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/09/ipocriti.html</guid> <title>Ipocriti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/09/ipocriti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Sun,  9 Dec 2007 17:58:58 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Die Bali-Karawane verursacht rund 100'000 zusätzliche Tonnen Kohlendioxid, pro Kopf etwas 6.5 Tonnen. Einer dieser Köpfe ist beispielsweise der Klimaberater der deutschen Bundeskanzlerin, Professor Hans Joachim Schellnhuber, der 5.5 Tonnen Kohlendioxid, pro Kopf und Jahr als maximales&lt;/em&gt; &quot;Erdenbürrecht auf tolerierbare Klimaschädigung&quot; &lt;em&gt;bezeichnet.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.weltwoche.ch/&quot;&gt;Die Weltwoche&lt;/a&gt; del 6 dicembre 2007.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;La casa di Al Gore, venti camere da letto, tre saloni, piscina coperta e scoperta, consuma più elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in un anno. Nel suo An Inconvenient Truth, premiato con l'Oscar per il miglior «documentario», l'ex vicepresidente sconfitto da Bush nel 2000 fa appello agli americani per ridurre il consumo di elettricità nelle loro case. Ebbene, negli Stati Uniti il consumo medio per casa è di poco superiore ai 10mila kilowatt-ora (kWh) all'anno, mentre nel 2006 casa Gore ha divorato circa 221mila kWh: più di 20 volte la media nazionale. Soltanto lo scorso agosto, Gore ha bruciato 22mila kWh, con una bolletta che sfiora i 1400 dollari. Dall'uscita di An Inconvenient Truth, poi, il consumo energetico di casa-Gore è cresciuto da una media di 16mila kWh al mese nel 2005 agli oltre 18mila kWh al mese del 2006.&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=212758&amp;amp;PRINT=S&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; sul sito de &quot;Il Giornale&quot;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/04/dialogo-tra-sordi.html</guid> <title>Dialogo tra sordi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/04/dialogo-tra-sordi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Tue,  4 Dec 2007 15:20:10 +0100</pubDate> <description> Stando ad alcuni viviamo in un mondo troppo libero, talmente libero da essere sottoposti ad una concorrenza costante e sfrenata. Come se non bastasse si starebbe smantellando lo Stato. A sentire alcuni critici dell’attuale situazione, sembrerebbe quasi che lo Stato sia davvero divento minimo, una specie di “guardiano notturno” al quale aspirano tutti i liberali (quei pochi che sono rimasti tali, se le parole avessero ancora un significato). A sentirli sembrerebbe di vivere il trionfo del neo-liberismo, del liberalismo selvaggio, ecc. ecc..&amp;nbsp; Ora, se è vero che in Svizzera ci sono state delle liberalizzazioni e privatizzazioni parziali è altrettanto vero che la mentalità generale era ed&amp;nbsp; è sempre piena di concetti costruttivisti (come li definiva Friedrich von Hayek). In questo senso la situazione non è certo migliorata. Provate ad assumere delle posizioni radicalmente o autenticamente liberali discutendo con i colleghi di lavoro, con gli amici, in famiglia o altro; vi renderete rapidamente conto di non essere capiti. E questo non per cattiva volontà dei singoli (e nemmeno credo per carenze del sottoscritto quale comunicatore). E’ il vostro approccio che è radicalmente diverso. E lo è in maniera tale da rendere estremamente difficile il dialogo, per non dire impossibile. Ma se le cose stanno così, come si fa a pensare che viviamo in un mondo dove il liberalismo e il liberismo dettano legge? Le azioni umane non seguono forse il pensiero umano?&amp;nbsp; E se mi sbaglio, qualcuno mi sa spiegare perché l’impressione è sovente quella di partecipare a un dialogo tra sordi?&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/21/il-braccio-armato-della-casta.html</guid> <title>Il braccio armato della casta</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/21/il-braccio-armato-della-casta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 21 Nov 2007 10:04:35 +0100</pubDate> <description> “Lo Stato fornisce un canale legale, ordinato e sistematico per la spogliazioine dellla proprietà privata; è per mezzo dello Stato che il cordone ombellicale che lega la casta parassitaria alla società viene reso certo, sicuro e relativamente pacifico.” &lt;strong&gt;Murray Rothbard&lt;/strong&gt;&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</guid> <title>Discriminare è un Diritto dell’Uomo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/16/discriminare-e-un-diritto-dell-uomo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Fri, 16 Nov 2007 09:00:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;La parola è di quelle impronunciabili, di quelle che possono rovinare la carriera politica e magari anche professionale. Nella lista dei termini vietati dal politicamente corretto e dai moralisti dall’indignazione facile occupa senza dubbio una posizione di rilievo. Discriminare non si dice e non si fa. Già la parola è di quelle da condannare, immaginiamoci poi quando qualcuno passa all’azione. Apriti cielo. Ammettiamolo, non c’è partita. La condanna è immediata. Meglio, molto meglio farsi paladini dell’uguaglianza e dell’integrazione. D’altronde è comprensibile. I fautori della discriminazione, perché ci sono, si giustificano in malomodo, ricorrendo ad argomenti fallaci e solo apparentemente consistenti. Ne consegue che ad essere criminalizzata è una delle facoltà che fa dell’uomo un uomo con la “U” maiuscola. Discriminare non è altro che il legittimo esercizio del diritto di scegliere e quindi di escludere. Discriminare non è altro che il legittimo diritto ad avere delle simpatie e delle preferenze e quindi di negare a terzi la nostra amicizia o la nostra solidarietà.&amp;nbsp; Discriminare non è altro che il legittimo diritto di non accettare uno scambio. In fondo non è altro che un atto di libertà. È perfettamente naturale. Lo facciamo tutti i giorni. Tutti. Il diritto di discriminare è sempre legittimo? No. Esso lo è solo quando vengono rispettati&amp;nbsp; e tutelati i diritti di proprietà degli individui. Da ciò che mi appartiene, dal mio corpo, dai frutti del mio lavoro, dai miei beni, ho il legittimo diritto di escludere chiunque. Ve lo immaginate un mondo in cui siete costretti ad avere amici che non desiderate, o magari a sostenere persone i cui comportamenti vi indignano profondamente? O semplicemente persone con cui, per una qualche ragione, per quanto razionale e sensata essa sia, desiderate non avere nulla a che fare? Siete sicuri che un mondo simile sia un mondo di libertà? Non credo proprio. Un mondo che rifiuta la diversità e la possibilità di scegliere è un mondo livellato, appiattito. È un mondo potenzialmente totalitario e fonte di tensioni e conflitti. Per quale ragione allora la parola discriminazione è guardata con tanto sospetto?&amp;nbsp; Semplicemente perché abbiamo un’organizzazione, chiamata Stato, che invece di limitarsi a definire e proteggere i diritti di proprietà si è attribuita o si è vista attribuire un sacco di compiti e obiettivi. E come li raggiunge? Calpestando i principi di proprietà e di libero scambio (o di rifiuto dello scambio medesimo), soppiantandoli con quelli di collettività e di bene pubblico. Risultato: le ormai continue risse tra “destra” e “sinistra”, immancabilmente destinare a continuare ancora a lungo. Perché? Perché sono entrambe politiche volte a creare aree di gestione pubblica, arbitrarie, e quindi a prevaricare il legittimo diritto di ogni singolo individuo di discriminare o meno, nei limiti fissati dalle sue proprietà. Non ci sarà mai consenso quando il collettivo, la maggioranza che in un determinato momento controlla ed esercita il potere, si arroga il diritto di imporre il proprio volere a milioni di persone con speranze, ideali, simpatie e aspirazioni diverse. Come uscirne? Rivalutando l’individuo nella sua interezza, riportando lo Stato al suo ruolo “naturale” di “guardiano notturno”. Il resto sono chiacchiere che hanno finito per stancare.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/14/l-effetto-serra-ha-il-suo-pentito.html</guid> <title>L' &quot;effetto serra&quot; ha il suo &quot;pentito&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/14/l-effetto-serra-ha-il-suo-pentito.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Politica internazionale</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Wed, 14 Nov 2007 22:19:57 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Tramite &lt;a href=&quot;http://www.salentolibero.ilcannocchiale.it/&quot;&gt;&quot;Salento Libero&quot;&lt;/a&gt; ho scoperto aul sito de &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/&quot;&gt;&quot;Il Giornale&quot;&lt;/a&gt; un interessante articolo che comincia così: &lt;em&gt;«L’effetto serra è un bluff»; «Il pianeta non si sta riscaldando»; «I ghiacciai non si stanno sciogliendo»; «Le previsioni meteo sono inattendibili»; «La colpa dell’inquinamento non è dell’uomo». Firmato, professor John R. Christy, direttore dell’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama. Un colpo mortale per i professionisti della «difesa della Terra» che, sui fantasmi dell’emergenza ambientale, hanno costruito le fortune politiche ed economiche. Ma ora il professor Christy ci ha ripensato, diventando il primo Nobel «pentito». Una circostanza che, se da una parte lo farà entrare nella storia, dall’altra lo ha reso inviso ai suoi colleghi dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), la commissione Onu premiata dall’Accademia di Svezia insieme con Al Gore per avere denunciato i rischi di un’«apocalisse» prossima ventura, effetto dell’incombente global warming. Così il professor Christy ha deciso di fare outing.&lt;/em&gt; Tutto l'articolo è consultabile &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=218055&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/08/la-discarica-di-modem.html</guid> <title>La discarica di &quot;Modem&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/08/la-discarica-di-modem.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Thu,  8 Nov 2007 21:37:44 +0100</pubDate> <description> Un paio di mattine fa ho avuto l’occasione di ascoltare la trasmissione di approfondimento &lt;a href=&quot;http://www.rtsi.ch/trasm/modem/welcome.cfm?IDc=23364&amp;amp;IDd=1194220800&quot;&gt;« Modem »&lt;/a&gt; della RTSI. Il tema ruotava attorno alla bonifica, appena iniziata, della più grande discarica svizzera, che ho appreso trovarsi a Kölliken. Ad essere interessante non era tanto il tema, quanto il taglio che la giornalista in studio ha dato al programma. Inutile dire che si è concluso con il solito lacrimevole appello ad un comportamento responsabile, a non buttare le batterie nel sacco dei rifiuti, ecc. D’altra parte hanno appena dato il sempre più ridicolo&amp;nbsp; Nobel per la pace ad Al Gore, i verdi sono tra i vincitori delle recenti elezioni federali, l’ecologia ha decisamente il vento in poppa e tutti fanno a gara ad essere più verdi che verdi non si può. Ma vediamo alla trasmissione. La giornalista ha tenuto a sottolineare come ancora una volta non venga rispettato il principio “chi inquina paga” e come sostanzialmente si privatizzano gli utili e collettivizzano i costi . Il tutto perché la discarica è stata gestita sul finire degli anni ’70 da un consorzio comprendente ente pubblico e industria basilese, quest’ultima con una partecipazione dell’8%. Oggi i costi sono ripartiti allo stesso modo. Dove sta lo scandalo? I “proprietari” della discarica si assumono i costi sulla base della loro responsabilità (&quot;quote di proprietà”). Sembra tutto piuttosto logico. Limitarsi a riproporre i soliti argomenti “rossi-verdi”, come fatto dalla giornalista in questione, non aiuta a mio avviso ad andare al succo della questione. Che non è una questione ambientale, ma politico-giuridico-lobbistica. Come mai la discarica non è interamente privata e quindi anche i costi odierni? Di che influenze, amicizie e favori politici ha goduto sul finire degli anni ’70 l’industria basilese? E’ come impedire in futuro che casi simili si ripetano? Quali gli accorgimenti istituzionali del caso? Queste erano, sempre a mio avviso, le buone domande da porsi. Insomma, come&amp;nbsp;ono stati ottenuti i probabili favori a livello politico? Probabilmente nello stesso modo in cui oggi la SSR SRG Idée Suisse ottiene gli aumenti del canone. E allora meglio 30 minuti di buonismo ecologista con l’implicita accusa all’economia di mercato di essere responsabile di tutti i mali, invece di un sana riflessione sull’ennesimo danno ambientale di origine democratico-collettivista. Peccato è stata un'occasione sprecata. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/31/il-mito-del-servizio-pubblico.html</guid> <title>Il mito del servizio pubblico</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/31/il-mito-del-servizio-pubblico.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>   <pubDate>Wed, 31 Oct 2007 14:13:42 +0100</pubDate> <description> Con colpevole ritardo segnalo la pubblicazione da parte degli amici dell' &lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/&quot; title=&quot;Institut Constant&quot;&gt;Institut Constant de Rebecque&lt;/a&gt; di Losanna di un interessante paper dal titolo &quot;&lt;a href=&quot;http://www.institutconstant.ch/paper.php?id=50&quot; title=&quot;mito servizio pubblico&quot;&gt;Il mito del servizio pubblico&quot;.&lt;/a&gt;&amp;nbsp; Buona lettura a tutti. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/24/concorrenza-e-antitrust-la-conferenza-di-enrico-colombatto.html</guid> <title>Concorrenza e antitrust: la conferenza di Enrico Colombatto</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/24/concorrenza-e-antitrust-la-conferenza-di-enrico-colombatto.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Wed, 24 Oct 2007 22:55:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;: è questo il titolo della conferenza che l'Associazione Liberisti Ticinesi ha organizzato martedì sera a Lugano.&amp;nbsp; Ne approfitto qui per ringraziare l'oratore, Enrico Colombatto, professore di economia all'Università di Torino e tutti quelli che hanno partecipato alla serata. Non eravamo in molti, ma la discussione che ne è seguita è stata interessante e animata. Anche questa volta è stata confermato il fatto che gli assenti hanno sempre torto.&amp;nbsp;Per tutti&amp;nbsp;costoro&amp;nbsp;l'amico Rivo Cortonesi (grazie!!) ha preparato una versione audio&amp;nbsp;che potere ascoltare &lt;a href=&quot;http://web.mac.com/rcortonesi/Sito/Podcast/Voci/2007/10/24_CONCORRENZA_E_ANTITRUST.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/18/“la-rivolta-di-atlante”-il-capolavoro-sconosciuto.html</guid> <title>“La rivolta di Atlante”: il capolavoro sconosciuto</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/18/“la-rivolta-di-atlante”-il-capolavoro-sconosciuto.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 18 Oct 2007 22:15:00 +0200</pubDate> <description> Qui di seguito la lettera che Nathalie Beffa e il sottoscritto hanno inviato alla stampa ticinese a nome dell'Associazione Liberisti Ticinesi. &lt;em&gt;Il titolo originale, “Atlas Shrugged”, non dice probabilmente nulla a nessuno, così come non deve dire molto nemmeno il titolo initaliano. Ciò non toglie che per un liberale, l’ottobre 2007 è un mese importante. Sono infatti passati 50 anni dall’apparizione nelle librerie americane del romanzo nel quale Ayn Rand ha elaborato la sua filosofia: l’oggettivismo. “Atlas Shrugged” è un capolavoro che ha contribuito a rilanciare il valore della libertà in un’America sedotta dalle spinte socialiste del New Deal, prima, e dai teorici della “società dell’opulenza”, poi. Se Friedrich von Hayek e Milton Friedman hanno ridato spessore teorico alla causa della libertà, Ayn Rand ha fornito un contributo essenziale con alcuni romanzi, tra i quali spiccano le oltre 1000 pagine de “La rivolta di Atlante”. Negli Stati Uniti è stato ed è tuttora un libro di grande successo. Basti pensare che da un’indagine condotta dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti nel 1991, è emerso che “Atlas Shrugged” risulta essere, per gli americani, il secondo libro più letto e influente dopo la Bibbia. Sorprende quindi che quest’opera non sia mai uscita in Svizzera dalla semi clandestinità. Vero è che si tratta di un romanzo un po’ particolare. In “Atlas Shrugged”, l’autrice di origine russa (ha un’esperienza diretta del paradiso dei lavoratori di sovietica memoria)&amp;nbsp; sferra un duro attacco alla filosofia collettivista ed esalta l’uomo libero, la sua intelligenza e la sua creatività. Esalta l’uomo che rispetta se stesso e gli altri. L’uomo libero è l’uomo che rifiuta di imporre a terzi di essere suo servo. E’ l’uomo che non pretende di possedere i frutti degli sforzi altrui. E’ l’uomo che riconosce che l’intelligenza è individuale. “La rivolta di Atlante” è un libro che elogia, cosa piuttosto rara, il capitalismo&lt;/em&gt; (“un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni agli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio”), &lt;em&gt;che elogia la libertà di pensiero e che ci ricorda che la ricchezza non è semplicemente data, ma che va creata. Più di tante parole vale forse la pena citare un paio di passaggi tra i tantissimi che meriterebbero di essere evidenziati: 1)&lt;/em&gt; &quot;l'egoista è colui che ha rinunciato a servirsi in qualsiasi forma degli uomini, che non vive in funzione loro, che degli altri non fa il primo motore delle proprie azioni, dei propri pensieri e desideri, che non ripone in essi la fonte della propria energia (...) L'uomo può essere più o meno dotato, ma ciò che resta fondamentale è il grado di indipendenza al quale è giunto, la sua iniziativa personale (...) L'indipendenza è il solo metro con cui si possa misurare l'uomo. Ciò che un uomo fa di sé e da sé e non ciò che fa o non fa per gli altri (...) Il primo diritto dell'uomo è quello di essere se stesso e il primo dovere dell'uomo è il dovere verso sé stesso. Principio morale sacro è quello di non trasferire mai sugli altri lo scopo della propria vita. L'obbligo morale più importante dell'uomo è compiere ciò che desidera a condizione, prima di tutto, che quel desiderio non dipenda dagli altri&quot;. &lt;em&gt;2)&lt;/em&gt; “Ti sei mai chiesto quali sono le radici del denaro? Il denaro è un mezzo di scambio, che non può esistere se non esistono le merci prodotte e gli uomini capaci di produrle. Il denaro è la forma materiale del principio che se gli uomini vogliono trattare l'uno con l'altro, devono trattare scambiando valore con valore. Il denaro non è lo strumento dei miserabili, che ti chiedono il tuo prodotto con le lacrime, né dei pescecani, che te lo tolgono con la forza. Il denaro è reso possibile solo dagli uomini che producono. E' questo che tu chiami male?” &lt;em&gt;La versione italiana del capolavoro di Ayn Rand è in corso di pubblicazione da Corbaccio. I primi due volumi sono già disponibili. Il terzo e ultimo uscirà in novembre. Fatevi un bel regalo di Natale. Leggetevi Ayn Rand.&lt;/em&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/11/il-concetto-di-concorrenza-e-i-limiti-dell-antitrust.html</guid> <title>&quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/10/11/il-concetto-di-concorrenza-e-i-limiti-dell-antitrust.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>   <pubDate>Thu, 11 Oct 2007 21:16:10 +0200</pubDate> <description> &quot;Il concetto di concorrenza e i limiti dell'antitrust&quot;: è questo il titolo della prossima conferenza organizzata dall'Associazione liberisti ticinesi. L'appuntamento è per il 23 ottobre alle 20h00 al Canvetto Luganese di Lugano. L'oratore è di quelli d'eccezione, di quelli insomma che da soli meritano di presenziare alla serata. L'oratore è Enrico Colombatto, professore di economia all'università di Torino. Siete tutti cordialmente invitati. Qui trovate la locandina promozionale: &lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/media/00/00/edc0bbf655a9fe0811c04c19b5e93268.pdf&quot; id=&quot;media-62372&quot; name=&quot;media-62372&quot;&gt;Locandina_Conf_Colombatto.pdf&lt;/a&gt;. Grazie a tutti quanti vorranno segnalare la serata ad amici e colleghi. </description>  </item>  </channel> </rss> 