12/09/2006
La guerra al terrorismo, cinque anni dopo
Di Lino Bignotti: Nel quinto anniversario dell'11 settembre il bilancio della guerra al terrorismo islamico non è positivo. La parte di islam che ha dichiarato guerra all'Occidente e usa ogni risorsa disponibile (dall'indottrinamento in moschea al terrorismo kamikaze e al ricatto petrolifero) è un'idra dalle cento teste, un nemico sfuggente. La difficoltà di ricostruirne la fisionomia è tale che molti osservatori arrivano a negare la sua esistenza. Più facile, e più rassicurante, è attribuire a cause locali, oltre che ad errori degli Stati Uniti, i molti conflitti in corso. Il ritiro dall'Iraq ha lasciato dietro di sé molto veleno. Per la nuova maggioranza siamo usciti da una guerra sbagliata in cui non saremmo mai dovuti entrare. Per la vecchia maggioranza, ora opposizione, invece, abbiamo concluso in malo modo, fuggendo, una missione di pace condotta sotto l'egida dell'Onu.
Oppure si guardi al caso del Libano. E' di due giorni fa la notizia secondo cui il leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi, si riserva di decidere se votare o meno a favore della missione poiché teme che essa non abbia come finalità il disarmo di Hezbollah e sospetta che il governo la usi per rinsaldare i legami con Siria e Iran. Infine, si consideri il caso dell'Afghanistan ove occorrerebbero molti più soldati per vincere la guerra. La sinistra massimalista minaccia di non votare nemmeno il prossimo rifinanziamento della missione. Così come è pronta, nella questione del contenzioso con l'Iran sull'energia atomica, a scendere - lo dice Oliviero Diliberto - dall'autobus dell'Onu, a prendere le distanze persino da quella visione o ideologia «onusiana» (per la quale l'Onu è la suprema autorità internazionale) che informa il programma del governo Prodi.
Le polemiche sull'Afghanistan, come le incertezze di fronte all'Iran o a Hezbollah, smentiscono chi nega l'esistenza in Italia di correnti tese all’appeasement , a venire a patti con l'islamismo radicale. Quelle correnti ci sono e sono forti. La sinistra massimalista ne è solo la componente più visibile. Dunque, come acutamente osserva Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, ci sono correnti politiche (non quattro scalmanati, ma vere e proprie correnti politiche) che pensano di andare d’accordo con l’islamismo radicale, in altre parole con la Siria e con l’Iran che prepara l’uranio al fine di usarlo per fini civili (come dicono gli ayatollah) o per fini militari (come temono gli Stati Uniti e l’Unione europea). Ma allora queste correnti non danno già l’Occidente per sconfitto di fronte all’Islam più intransigente? A me pare di sì. Tutti sotto la tutela di Ahmadinejad allora? Non mi pare un roseo futuro ed una bella prospettiva. Tanto più che bisogna mettere in conto la distruzione di Israele e la fine di valori come libertà e democrazia per tutti.
21:45 Scritto in Iraq , Politica internazionale , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: terrorismo, guerra, 11 settembre
08/06/2006
Ucciso Al Zarqawi, un piccolo passo avanti
Sarà anche la fine della vita di uomo, e gioirne è comunque eccessivo, ma notizie come questa sono estremamente positive per il processo di democratizzazione del Medio Oriente. Dimostrano la volontà degli Stati Uniti di portare a termine il lavoro iniziato e la volontà della maggioranza degli iracheni di non dare seguito ai progetti totalitari dell'ex numero 2 di Al Qaida. Nella guerra tutta interna tra musulmani jihadisti e musulmani "moderati-nazionalisti" i secondi hanno segnato oggi un punto a loro favore. Piccolo forse, ma comunque dall'alto valore simbolico.
Segnalazione: per chi volesse uscire dall'attualità del momento e farsi un'idea della situazione generale del Medio Oriente segnalo il bellissimo libro di Carlo Panella "Il libro nero dei regimi islamici. 1914-2006 oppressione, fondamentalismo, terrore". Cento anni di storia, per conoscere il passato e comprendere il presente. E per comprendere perché la strategia americana, con tutti i suoi difetti, è molto meno assurda di quanto si tenti di far credere. Per comprendere perché le teorie no global sulla povertà e lo sfruttamento sono campate in aria.
10:30 Scritto in Iraq , Politica internazionale , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (3) | Manda
31/03/2006
Sull'Iraq giornalismo militante antiamericano
Ci sono pochi intellettuali francesi che come Guy Millière hanno uno sguardo così disincantato e ferocemente critico nei confronti della stampa francese ed europea in generale. L'autore de "Le futur selon George W. Bush" è un continuo fiume in piena contro quello che considera l'antiamericanismo dilagante. Sul sito "Les 4 vérités", Millière è andato nuovamente all'attacco per contestare il modo in cui è stato tratto dagli organi di informazione il terzo anniversario della guerra in Iraq. "E' un insulto a quei milioni di uomini e donne che costituiscono il 95% della popolazione irachena pensare che non aspirino alla pace, al diritto e alla democrazia. Gli iracheni hanno votato tre volte in un anno, con dei tassi di partecipazioni elevati e crescenti. (...) E' un insulto nei confronti di tutte le vittime massacrate da Saddam Hussein, il sottintendere che si stava meglio" quando si stava peggio. Millière, professore universitario e ricercatore presso alcuni think tanks negli Stati Uniti, accusa regolarmente la stampa di omissione e di cecità volontaria. "Tutte le informazioni sulla reale situazione dell'Iraq sono disponibili e consentono di avere un punto di vista più equilibrato e rispettoso della verità". Ma allora perché i giornalisti dipingono ogni giorno continui scenari di una guerra civile che annunciano, con impazienza, da ormai più di un anno? La risposta di Millière non lascia spazio all'interpretazione: "ci sono giornalisti che sperano, per odio nei confronti dell'Occidente, nella vittoria dell'islam radicale. (...) Ma tutti coloro che accettano passivamente di farsi lavare il cervello dovrebbero riflettere seriamente (...) a quelle che potrebbero essere le conseguenze dell'intossicazione di cui si fanno, volontariamente o meno, complici."
09:00 Scritto in Iraq | Link permanente | Commenti (11) | Manda | Tag: Italian Blogs
16/03/2006
Ma guarda un po'... se lo dice Tareq Aziz
Ecco perché Saddam Hussein non ha mai creduto alla possibilità di un intervento militare statunitense in Iraq: “Francia e Russia guadagnavano milioni di dollari dai rapporti commerciali e dai contratti di servizio con l’Iraq e questo implicava che il loro atteggiamento nei confronti delle sanzioni sarebbe stato a favore dell’Iraq. Per di più, la Francia voleva la sospensione delle sanzioni per salvaguardare i suoi commerci e i suoi contratti di servizio. In più, entrambe le nazioni volevano provare la loro importanza come membri del Consiglio di sicurezza: avrebbero potuto usare il loro potere di veto per mostrare che ancora avevano potere”. Tareq Aziz, vicepremier di Saddam Hussein. Fonte: questo articolo de "Il Foglio"
14:26 Scritto in Iraq | Link permanente | Commenti (1) | Manda | Tag: Swiss Blog
14/01/2006
Il legame Saddam-terrorismo che c'è, eccome!
Brutte notizie per paficisti, No Global e antiamericani di ogni risma e colore: "Saddam Hussein ha addestrato migliaia di terroristi islamici provenienti da tutto il mondo arabo nei quattro anni precedenti l’invasione angloamericana dell’Iraq, dal 1999 al 2002. (...) I campi di addestramento segreti erano tre, a Samarra, a Ramadi e a Salman Pak, ed erano diretti dalle unità d’elite dell’esercito iracheno." Fonte: Christian Rocca e a questo suo articolo scritto su "Il Foglio" . Sono sin d'ora aperte le scommesse sui tempi necessari alla RTSI, ai giornali ticinesi e a SwissTXT per informare i loro lettori.
Aggiornamento: JimMomo ne aveva già parlato due giorni fa...
04:00 Scritto in Iraq | Link permanente | Commenti (3) | Manda | Tag: Swiss Blog
17/12/2005
Privatizziamo Giuliana Sgrena
Ognuno ha il diritto di pensare e scrivere quello che vuole, così come sono libero di pensare che chi scrive cose a mio avviso vomitevoli sia una persona spregevole. Giuliana Sgrena, la giornalista comunista rapita in Iraq dai suoi amici resistenti, è quindi libera di simpatizzare per assassini e terroristi e di sostenere tutte le puttanate che vuole sulla situazione irachena. Cose, per intenderci, come questa: "chi lotta per la liberazione del proprio paese non è un terrorista, anche se usa mezzi inaccettabili e condannabili come il sequestro di civili o l'uso della violenza per imporre le proprie scelte" ( "Il Manifesto" del 10 dicembre, grazie a "Freedomland" per la segnalazione). Veniamo ora al punto: che io provi disprezzo per una persona simile è in definitiva irrilevate. Molto meno irrilevante è che questa signora sia stata, e probabilmente lo è ancora, una collaboratrice della RTSI, la radio-televisione di Stato finanziata con i soldi sottratti con la forza della coercizione pubblica ai cittadini di questo paese. Finanziata quindi con i miei e con quelli delle persone (ne conosco più di una, ve lo assicuro) che condividono la mia opinione. Quando penso che il frutto delle mie fatiche professionali mi è stato o mi è tuttora parzialmente sottratto per finire nelle tasche di questa giornalista, mi arrabbio e di molto. E' ora di abolire il canone, altro che distribuirlo alle TV private, e di privatizzare la SRG SSR Idée Suisse. Voglio poter scegliere cosa fare di ciò che mi appartiene. Voglio poter destinare il mio denaro a chi lo ritengo meritevole, nell'ambito di uno scambio liberamente accettato. Ridatemi la mia libertà. E' chiedere troppo?
PS: io di amici simili non ne voglio.
09:00 Scritto in Iraq , Società | Link permanente | Commenti (32) | Manda | Tag: Swiss Blog
13/12/2005
Saddam Hussein in cifre
Più di due milioni di morti, 500'000 dispersi, 4500 villaggi distrutti, 1,5 milioni di persone rese disabili o torturate: sono queste le cifre che riassumono meglio di qualsiasi altra analisi di politica internazionale i 35 anni di regno di Saddam Hussein. Sono queste le cifre che fanno dell'ex rais di Baghdad uno dei più sanguinari dittatori del XX Secolo. Sono queste le cifre che giustificano moralmente l'intervento militare in Iraq. Sono queste le cifre che i pacifisti non dovrebbero mai dimenticare.
Fonte: "Le livre noir de Saddam Hussein". Una breve recensione delle 700 pagine dell'opera, che ha riunito una ventina di ricercatori e giornalisti occidentali, la trovate qui .
09:40 Scritto in Iraq | Link permanente | Commenti (9) | Manda | Tag: Italian Blogs
01/12/2005
Fosforo bianco: gli obiettivi dell'operazione mediatica
Ho apprezzato moltissimo in queste ultime ultime settimane il lavoro svolto dai blogger di "Tocque-Ville" , in particolare Wellington, Herakleitos e The Right Nation (mi scuseranno gli altri), sull' "inchiesta giornalistica" di Rainews24 circa l'uso del forforo bianco a Fallujia da parte dell'esercito americano. Sul tema interviene oggi anche l'esperto di questioni militari Gianandrea Gaiani, direttore del sito Analisi Difesa , che conferma le tesi dei già citati blogger. Questa la conclusione dell'editoriale: "l’intera questione pare in realtà l’ennesima operazione mediatica tesa a delegittimare gli anglo-americani e la Coalizione mettendo sullo stesso piano i soldati statunitensi che combattono in Iraq e i guerriglieri e terroristi che finora hanno ucciso quasi 2.000 militari della Coalizione ma anche più di 20.000 civili iracheni, le armi di distruzione di massa di Saddam e quelle di Bush. Non ne siamo stupiti: dopo le speculazioni sulle vittime civili di ”Iraqi Freedom“, sul sequestro Sgrena e delle due Simone, su Abu Ghraib, il caso Calipari e dopo le collette antimperialiste per finanziare la resistenza irachena abbiamo fatto il callo (e lo stomaco) a tutto."
21:17 Scritto in Iraq , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (10) | Manda | Tag: Italian Blogs
25/10/2005
L'Iraq dice sì alla Costituzione, la libertà avanza
L'Iraq ha una nuova Costituzione, approvata a larghissima maggioranza. E' un risultato storico. Il 63% della popolazione ha sfidato nuovamente i terroristi e i fedelissimi di un dittatore sanguinario per ribadire la volontà di costruire una società più rispettosa dell'Uomo. La Svizzera è un paese in cui si vota 3-4 volte l'anno su svariati temi. E' una paese dove ci si può esprimere per corrispondenza quasi ovunque. Eppure la partecipazione fatica a superare il 45%. Mi chiedo se noi europei, liberi e pantofolai, ci rendiamo veramente conto di cosa possa significare rischiare la propria vita per andare a votare. Qualche anno fa molta di questa gente non aveva nemmeno il diritto di parola. E vero che i problemi da superare sono ancora molti, ma la minoranza sunnita questa volta si è recata alle urne, esprimendo un "no" tanto legittimo quanto rispettoso del processo democratico che le ha consentito di esprimerlo. Che dopo decenni di una dittatura sanguinaria sussistano tensioni, diffidenze e paure mi sembra più che comprensibile. Ci vorranno anni per normalizzare del tutto la situazione. Chi crede nelle soluzioni rapide diffonde facili illusioni. Ciò che invece non è un'illusione è il successo parziale della strategia di George Bush. Sì, parziale, perché come ha giustamente scritto Ayn Rand: "l'invasione di un paese in cui vige la schiavitù è moralmente giustificata unicamente se l'invasore creerà un sistema sociale libero, vale a dire un sistema fondato sul rispetto dei diritti individuali". Malgrado tutti gli errori di percorso, ma chi non ne avrebbe commessi, la direzione è quella giusta. E gli iracheni lo hanno capito. Auguri.
17:38 Scritto in Iraq | Link permanente | Commenti (4) | Manda | Tag: Italian Blogs
23/08/2005
Costituzione irachena: un passo decisivo?
"Molte notizie in una. La prima: in Iraq i parlamentari sciiti, curdi e sunniti democraticamente eletti hanno trovato l’accordo per una bozza di Costituzione. La seconda: lo Stato cessa di essere “arabo” e diventa invece federale. La terza: il tentativo di una forte caratterizzazione confessionale della legislazione è stato sconfitto perché “l’Islam è una delle fonti principali della legislazione e non vi può essere legge che confligga coi suoi principi”. “Una delle”, non “la” fonte, quindi. Questa definizione è molto più avanzata di quella della Costituzione dell’Egitto del 1980". Qui la versione integrale dell'analisi de "Il Foglio" di oggi, dalla quale traspare ottimismo per il futuro. Un ottimismo che non possiamo che condividere. Nonostante le bombe e gli attentatori-suicidi, la popolazione sembra aver infatti colto l'importanza storica della posta in gioco. Che sia questo il passo decisivo che segna la definitiva sconfitta dei fedelissimi di Saddam e dei terroristi islamici?
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