13/05/2008
Meno imposte, più giustizia
Al di là della discussione sulle cifre, sul “tesoretto”, sugli obiettivi veri, presunti o nascosti del Consiglio di Stato, non è necessario scomodare trend, grafici ed esperti per comprendere che la riduzione della pressione fiscale è un’opzione volta ad accrescere la libertà individuale, a rispettare la proprietà dei singoli e di conseguenza a favorire una vita in comune più armoniosa e più giusta. La riduzione della spoliazione legale, quest’ultima realizzata in nome di leggi ormai ampiamente distorte dal loro ruolo legittimo, ci avvicina, seppur di poco, a una situazione in cui i rapporti tra gli individui risultano meno conflittuali. Frédéric Bastiat, un grande liberale del 18esimo secolo, amava ricordare che “così come la forza di un individuo non può legittimamente attentare alla persona, alla libertà ed alla proprietà di un altro individuo, per la stessa ragione la forza comune (cioè lo Stato), non può essere legittimamente applicata a distruggere le persone, la loro libertà, e le loro proprietà.” Al di là quindi delle cifre e della cucina politica interna, accettare l’iniziativa della Lega in votazione il 1° giugno significa andare nella direzione di riconoscere al prossimo il suo essere autonomo, mostrare rispetto per la sua capacità creativa e ricordare a chi ha il potere della forza legale che non siamo di loro proprietà. Che lo Stato sia sovradimensionato è talmente evidente che non andrebbe nemmeno ricordato. Che quanto maggiore è la spesa pubblica tanto minore è la spesa privata possibile non dovrebbe sorprendere nessuno. Eppure ci dicono che gli uomini dello Stato necessitano di risorse per assicurare quel bene comune, che stranamente nessuno definisce mai compiutamente e i cui limiti nessuno si prende mai il tempo di fissare con chiarezza. Ciò nonostante, esso fornisce un legittimo passepartout a qualsiasi rivendicazione di spesa o di appropriazione indebita della proprietà altrui. Il bello della legge sta nella sua capacità di spalmare strati di moralità su qualsiasi operazione di spoliazione. Sembra che il Consiglio di Stato non possa assecondare la proposta leghista perché impegnato a soddifare bisogni crescenti. Chissà se un giorno riuscirà nei suoi intenti. I bisogni sono di fatto infiniti. Gli individui dispongono invece di risorse scarse. Come conciliare al meglio le risorse disponibili con i bisogni che emergono unicamente in un mercato libero? A Bellinzona, ma non solo a Bellinzona, sono convinti di saper distribuire le risorse correttamente, scavalcando il mercato, cioè manomettendo l’unico strumento in grado di coordinare bisogni diversi. Friedrich von Hayek la chiamava la “presunzione fatale”. Eppure, a sentirli, sembra che senza di loro trionferebbe il disprezzo per il prossimo. Dimenticano che in una società libera, o più libera, a nessuno è vietato un gesto di affetto e solidarietà, a nessuno ê vietato organizzarsi per aiutare il prossimo. Che lo si voglia o meno, l’iniziativa propone ai ticinesi di dare un taglio, seppur parziale, alla prevaricazione dell’uomo sull’uomo. A meno di considerare il prossimo come un proprio servo, difficilmente il “NO” è l’opzione da privilegiare.
22:41 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Iniziativa Lega dei Ticinesi, riduzione tasse, fisco
09/05/2008
Ginevra, armi in arsenale
Certo che sono soldi spesi proprio bene: "Die Regierung des Kantons Genf hat per 1. Januar 2008 die Möglichkeit geschaffen, damit die im Kanton wohnhaften etwas über 7'000 Angehörigen der Armee ihre Dienstwaffen kostenlos im Zeughaus deponieren können. Für das Einrichten gesicherter Räumlichkeiten wurden dafür 60'000 Franken an Steuergeldern aufgewendet. Nach etwas mehr als drei Monaten waren dort rund 80 Waffen freiwillig deponiert." Complimenti.
08:30 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: armi, arsenali, legittima difesa, esercito svizzero
08/05/2008
Risparmiamo 100 milioni
Ricevo e volentieri pubblico: "Se passa l’articolo sulla salute il 1° giugno 2008, il Canton Ticino dovrà versare il 50% dei costi della camera comune anche alle cliniche private che fanno parte della pianificazione ospedaliera. E’ un atto di giustizia trattare tutti gli operatori sanitari dipendenti dalla pianificazione ospedaliera in modo paritario. Per i cittadini del nostro Cantone è una decisione molto importante. Oggi nei premi di cassa malattia paghiamo ca. 100 milioni di franchi in più perché il Cantone non riconosce in modo paritario le cliniche private. Per tutti i cittadini ticinesi questo vuol dire una diminuzione dei premi di cassa malati di ca. Il 10% che corrisponde a 400-500 fr. all’anno. Per il Cantone vuol dire diminuire i sussidi di cassa malattia di ca. 25 milioni di fr.. Per tutti i cittadini ticinesi questo vuol dire finalmente essere trattati in modo corretto.
Per il cantone si pone finalmente l’obbligo di decidere:
-una pianificazione ospedaliera definitiva, decisione che doveva essere presa già da lungo tempo. Parliamo del 1997!
-non decidere e pagare con i contributi pubblici ca. 75 milioni.
I politici ticinesi hanno dimostrato poco coraggio nelle decisioni di pianificazione ospedaliera, obbligando i cittadini a pagare le loro inadempienze. Se vogliono contenere o diminuire i costi sociali, questa è una buona occasione per dimostrare che dalle parole si passa ai fatti. Inoltre, una corretta pianificazione porterà un’ulteriore diminuzione dei costi di cassa malati.
Sulla libertà di contrarre tra casse malati e medici si possono fare le seguenti considerazioni:
1) le case malati hanno interesse ad avere rapporti con tutti i medici, anche nell’interesse dei loro affiliati. Quindi libertà di scelta del medico.
2) i medici che rispettan le regole non hanno problemi con questo nuovo sistema.
3) i soci delle casse malati che non troveranno più il loro medico a contratto con la loro cassa sapranno perché è caduto il rapporto cassa malati-medico.
4) tutti i cittadini che lavorano devono dare il massimo del loro impegno sul posto di lavoro. Non vedo perché i medici devono rivedere il loro impegno verso i pazienti con il nuovo sistema.
Il Cantone Ticino, con questo nuovo sistema, sarà chiamato a pagare più del 50% del costo totale dei costi di malattia.Il Cantone si dovrà impegnare perché gli sia permesso di controllare i conti dele casse malati. In qualunque caso simile, nel privato, chi paga chiede di poter controllare come vengono spesi i propri soldi, caso contrario se ne assume in proprio la gestione."
Lafranchi Giancarlo, Tegna
Già presidente Ticino-Moesa dell’Associazione Cassa malati Helvetia
13:30 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: case malati, libertà di contrarre, assicurazione malattia, LAMal
02/04/2008
la teoria del "tassa e spendi" e la realtà degli sgravi fiscali
Faccio copia / incolla dello splendido articolo scritto da Sergio Morisoli e pubblicato oggi sul Corriere del Ticino:
"L’astuzia dei fautori del «tassa e spendi» sta rebbe nel concentrare l’attenzione su due sole dimensioni di lettura della politica fi nanziaria, entrambe destinate ad avere poco suc cesso visto il nostro sistema proporzionale e con sociativo: l’aumento delle imposte e la revisione dei compiti. L’alibi per il fallimento dell’esercizio è già scritto prima di iniziare: il popolo non vuo le altri aggravi fiscali (per fortuna e come è giusto) e la politica a rimorchio dell’amministrazio ne pubblica non sa da che parte girarsi per la re visione dei compiti, visto che è ostaggio del concetto vacuo della «simmetria dei sacrifici». Sacrifici che sono poi sempre assimmetrici, poiché a farli sono solo i contribuenti che pagano, visto che a chi beneficia di sussidi e di aiuti statali è impossibile togliere qualcosa.
Per esperienza, di simmetrico finora ho visto sol tanto la crescita anno per anno, questa sì vera mente simmetrica, delle spese nei budget dei singoli dipartimenti. C’è chi mette le mani avanti sostenendo che si sarebbero sgravati troppo i cittadini negli scorsi anni e che quindi sarà giusto ed equo aumentare le imposte del 15% ai 165.000 lavoratori del Canton Ticino; colpevoli e correi di aver svuotato le casse pubbliche non rifiutando i vari pacchetti fiscali della politica di Marina Masoni.
Altri politici preferiscono dire che basta lo status quo (né aumenti né sgravi), ben sapendo che in politica fiscale lo status quo è la peggior ricetta mentre una dozzina di Cantoni si armano per abbassare le imposte, e soprattutto se nello status quo resteremo per otto anni (quattro passa ti e i prossimi quattro). Correggono però il tiro dicendo: almeno fino alla revisione dei compiti (campa cavallo…). Queste proposte sono tatticismi da imbarazzo, perché le casse non sono vuote, non nonostante ma anzi grazie agli sgravi fiscali. Procedo nel rilevare alcune storture di ragionamento, colte qua e là tra i simpatizzanti di un forse già ma non ancora PD ticinese.
Fréderic Bastiat disse a metà XIX secolo: «Lo Stato, non dimentichiamolo mai, non possiede risorse sue. Lo Stato ha nulla, non possiede nulla al di fuori di ciò che toglie ai lavoratori» (in «Proprieté et loi», Journal des économistes, 1848). Infatti non è possibile parlare di casse vuote se vale il principio di proprietà naturale, rafforzato dal diritto positivo moderno di proprietà privata, per cui la ricchezza prodotta appartiene a chi l’ha prodotta (lavoratori e imprese) e non allo Stato. È perverso far credere il contrario, ovvero che allo Stato apparterrebbe tutto e che solo grazie alla sua generosità ai cittadini verrebbe lascia ta una parte della ricchezza da loro stessi prodotta.
In virtù del principio di proprietà privata innanzitutto, ma anche sulla base delle speculazioni recenti sul probabile Consuntivo 2007 e degli anni precedenti, le casse dello Stato non sono mai vuote e non lo sono mai state. Ad esempio il gettito di imposta delle imprese è quasi raddoppiato in 12 anni (da circa 180 a più di 300 milioni di franchi all’anno), favorito da una politica mirata di sgravi, da misure di incentivo all’innovazione delle imprese esistenti e alla creazione di nuovi posti di lavoro e nuove imprese, dalla valorizzazione della piazza finanziaria e del turismo. Come dire poi che le casse sono vuote e che la colpa è dei cittadini-contribuenti quando le imposte pagate da tutti non sono sufficienti per coprire i salari degli 8.000 dipendenti dello Stato (gettito persone fisiche: 780 milioni circa e costi del personale 870 milioni all’anno)?
Inoltre, come si può parlare di casse vuote o di politica fiscale irresponsabile e di necessità di aumentare le imposte quando, avendo ridotto la pressione fiscale mediamente del 30% soprattutto per i ceti medio bassi, i proventi fiscali sono aumentati globalmente del 30%, dimostrando appieno la validità della legge di Laffer? Oppure quando l’8% dei contribuenti paga il 50% del gettito fiscale delle persone fisiche?
Val la pena citare un grande teorico del liberalismo moderno, il prof. Pascal Salin: «Per il vero liberale, le imposte sono a priori sospette. Infatti, come indica lo stesso nome, le imposte sono imposte. Rappresentano un prelievo sulla proprietà dei contribuenti, reso possibile dall’esercizio della coercizione e non dal consenso esplicito del proprietario legittimo» (in «Liberalismo», ed. Rubbettino).
Forse sarebbe meglio ricalibrare la spesa su ciò che entra (comunque sempre in aumento) invece che proporre nuove spese senza abolirne di vecchie, invocando aumenti di imposte per coprirle o minacciando, in caso contrario, il taglio di servizi pubblici essenziali (ricatto che purtroppo ha funzionato parecchie volte). Nell’ambito del federalismo fiscale, e della sussidiarità verticale serve a poco giustificare un eventuale aumento di imposte dicendo che si è tra i Cantoni con la pressione più bassa. Questo ragionamento porta solo a concludere che ci vorrebbe un armonizzazione fiscale federale non solo formale ma anche materiale, il che comporterebbe prima di tutto un aumento delle imposte per tutti, ma soprattututto la fine del federalismo istituzionale e fiscale svizzero. Cioè la fine della responsabilità e della libertà locale per determinare sia la spesa sia le imposte, nonché dei rimedi di democrazia diretta per controllare la politica. Questo per sottolineare che la politica fiscale in quanto a significato e incidenza sulla realtà va ben oltre i paragoni numerici e la banalizzazione demagogica delle casse vuote.
Per non rimanere con un pugno di mosche in mano, non andrebbero comunque scartati a priori i vecchi strumenti di controllo finanziari. Quegli approcci e interventi già dimostratitisi efficaci, se ben miscelati, fatti di diminuzione di imposte pianificate e di controllo attivo della crescita della spesa. E volendo osare, tentare l’introduzione della legge sul freno alla spesa e - perché no? - anche del referendum finanziario obbligatorio.
Concludo con le parole di Wilhelm Röpke: «Anche lo Stato più sano, ripetiamo, anche la morale più resistente e la società più robusta sopportano una misura massima di attività statale e di investimenti statali. Oltrepassata questa misura, il disgusto dello Stato, il disprezzo della legge e la corruzione si propagheranno sempre più e finiranno per avvelenare tutte le arterie della società» (in «Civitas humana», parte II capitolo 18, 1944)."
12:31 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: tasse, spesa pubblica, Sergio Morisoli, finanze, Ticino
01/04/2008
Le Officine di Bellinzona vanno privatizzate
Qui di seguito la proposta del partito "I liberisti" per trovare una soluzione alla crisi delle Officine di Bellinzona. Inutile dire che Pinocchio sostiene la proposta: "Al fine di evitare che l'attuale stallo nelle trattative tra le FFS Cargo e i dipendenti delle Officine di Bellinzona porti ad azioni e comportamenti che potrebbero turbare la convivenza civile, i liberisti invitano tutti i ticinesi a prendere atto dell'irreversibilità del progressivo processo di privatizzazione delle attività gestite dallo Stato e avanzano una proposta di bozza di intesa per consentire alle parti di giungere, con reciproca soddisfazione, alla conclusione di questa vertenza. Si augurano che questa proposta possa essere raccolta e inoltrata a chi di dovere per raggiungere lo scopo che si
prefigge.
1) le maestranze delle Officine pongono fine allo sciopero e tornano ad espletare i compiti previsti dal contratto di lavoro in ottemperanza alle disposizioni gerarchiche dell'azienda FFS Cargo;
2) le FFS Cargo abbandonano ogni rivalsa, nei confronti delle maestranze e dei loro rappresentanti, per eventuali danni subiti dall'azienda a causa del prolungarsi dello sciopero;
3) i dipendenti delle Officine non intendono in alcun modo ostacolare i progetti di ristrutturazione aziendale delle FFS Cargo, ma chiedono che ciò possa avvenire in modo contestuale alla trasformazione delle Officine in un'azienda privata, operante nell'attuale settore di mercato;
4) le FFS Cargo, al fine di facilitare questa trasformazione nel modo più indolore possibile per le maestranze, si impegnano a mantenere l'attuale organico per un periodo massimo di ..... anni, conteggiati a decorrere dalla data dell'accordo, commissionando alle Officine, a loro insindacabile scelta, lavori di manutenzione e revisione di materiale rotabile, che ne giustifichino il numero di impieghi attuali, salvo eventuali pensionamenti o dimissioni volontarie;
5) i macchinari e gli immobili delle Officine, inventariati con riferimento alla data odierna, saranno dichiarati incedibili fino al momento in cui, entro il periodo massimo concordato di ..... anni (di cui al punto 4), un'azienda privata, con la quale le maestranze abbiano concordato un piano di operatività e di eventuale ristrutturazione non li rilevi in tutto o in parte;
6) le FFS Cargo si impegnano a cedere al futuro acquirente gli immobili ed i macchinari ad un prezzo massimo concordato con i rappresentanti delle maestranze al termine dell'inventario, dopo di che il presente accordo sarà sottoscritto dalle parti permettendo ad eventuali interessati all'acquisto
delle Officine di iniziare immediatamente le relative trattative sia con FFS Cargo che con i rappresentanti delle maestranze;
7) qualora, entro il termine pattuito, non si fosse resa possibile la privatizzazione delle Officine, le FFS Cargo saranno libere di operare le scelte più consone ai loro obiettivi aziendali. Sarà compito dell'autorità cantonale offrire alle aziende private interessate alle Officine le migliori condizioni fiscali atte a favorirne l'acquisto."
08:50 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Officine di Bellinzona, FFS, Meyer, sciopero, liberisti ticinesi, privatizzazione
03/03/2008
La lezione del "Nevegate"
Siamo partiti per un nuovo giro di indignazione: è scoppiato il “Nevegate”. E allora sotto con le accuse alla classe politica e tra le varie tribù della classe politica medesima, con l’ormai immancabile appendice delle faide interne. I blogger si scatenano. I politici predicano il “mai più” accompagnato dal solito scarica barile sulle responsabilità. La prossima volta faremo meglio, dicono, controlleremo di più, spenderemo meglio i soldi dei cittadini, staremo più attenti, ovviamente serviranno più funzionari e nuovi studi di sviluppo. Questo sino alla prossima tornata di indignazione e di mea culpa collettivo. Non spetta a noi sentenziare sulle eventuali responsabilità personali e/o sulle eventuali violazioni di leggi o norme. Una cosa è però sicura. Questi spettacoli da repubblica delle banane non andrebbero in scena se lo Stato non distribuisse sussidi, incentivi e altro ancora. Non succederebbe, cioè, se si limitasse a tutelare la proprietà privata dei singoli, invece di ricorrere alla coercizione fiscale per poi distribuire secondo criteri “obiettivi”, ovviamente impossibili da definire, il denaro sottratto al suo legittimo proprietario. Ha ragione Raul Ghisletta a parlare di sistema basato sulla faciloneria e sull’irrazionalità, ma proprio per questo va rimesso in discussione il paradigma dominate, vale a dire la necessità dell’intervento statale. La ragione è tutto sommato semplice. In un sistema di libero mercato, vale a dire di libero scambio di legittimi diritti di proprietà, i prezzi fungono da segnale circa la scarsità relativa dei prodotti. Sono il mezzo più semplice e rapido per far circolare l’informazione. Pur non essendo segnali perfetti, essi costituiscono la miglior opzione per coordinare scelte, progetti, tentativi e investimenti dei singoli individui. La concorrenza costituisce un continuo processo di scoperta. Il prezzo emerge come conseguenza dell’esistenza di un mercato. Esso non può mai essere stabilito in anticipo. Pretendere, come pretendono gli uomini dello Stato, di conoscere a monte quante risorse le persone desiderano destinare alla soddisfazione di questo o quel bisogno, per non parlare di cosa gli innumerevoli imprenditori potrebbero proporre di nuovo, è un colossale errore intellettuale, che si trasforma poi, del tutto logicamente, in un errore di fatto. Che di tanto in tanto emerga un nuovo “gate” non è quindi sorprendente. E’ semplicemente la punta dell’iceberg. Pur essendo comprensibile, tutta questa indignazione popolare ha un che di irrazionale. Da un lato si ritengono i sussidi necessari e utili, dall’altro ci si lamenta perché vengono distribuiti con faciloneria e irrazionalità, dimenticando che è il fatto medesimo di sottrarre il denaro alla libera gestione del suo proprietario la causa del passaggio da una situazione di libero scambio e responsabilità ad una di arbitrio e privilegio, ovviamente concesso dal re di turno, a scapito delle masse costrette a passare alla cassa. Perché poi sorprendersi, allora, se a servirsi nelle casse sono i cortigiani più vicini al potere? Senza torta da spartire queste cose non accadrebbero. E’ solo una questione di volontà, volontà di cui per ora non si vede traccia. Purtroppo.
Questo testo è stato inviato agli organi di informazione a nome dell'Associazione liberisti Ticinesi
14:31 Scritto in Associazione Liberisti Ticinesi , politica svizzera | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: sussidi, servizio pubblico, disparità regionali, nevegate, alt, associazione liberisti ticinesi
14/12/2007
Chiesi, gli ospedali e la concorrenza
E’ difficile non sorridere dopo aver letto l’articolo di Gabriele Chiesi su “La Regione” di qualche giorno fa dedicato al tema degli ospedali da privatizzare o meno. Il testo denota una tale incomprensione di significato del termine concorrenza e una tale supponenza nei confronti degli individui di questo paese da lasciare alquanto perplessi. A leggere Chiesi sembrerebbe che la popolazione sia composta da una netta maggioranza di ignoranti, ovviamente incapaci di operare delle scelte, e da una minoranza di illuminati che non può quindi far altro che prendersi a carico la responsabilità di guidare e mostrare la retta via al gregge. Rimane un mistero la pozione magica che trasforma un individuo da ignorante in illuminato per il semplice fatto di ricoprire un ruolo in un qualche partito, associazione di difesa dei pazienti, amministrazione o ente pubblico, così come rimangono un mistero le capacità sviluppate da questa seconda categoria di conoscere i singoli, individuali e soggettivi bisogni di ogni persona, per di più in un mondo di risorse scarse come il nostro. La concorrenza non è che un processo di scoperta che è conseguenza diretta della nostra umana ignoranza, del fatto che il futuro ci è ignoto e del fatto che le condizioni di ognuno di noi cambiano continuamente con il passare del tempo. Dal momento che sono rispettati i diritti di proprietà di ogni singolo (non rubare, quindi), la concorrenza ha un suo alto valore morale, nel senso che è intrinsecamente legata alle caratteristiche dell’Uomo, che è tale solo perché libero. C’è concorrenza, e rispetto dell’individuo nella sua integralità, se c’è libero accesso al mercato, a qualsiasi mercato. Sostenere che la gente non è in grado, non può (ci sono leggi da abolire allora) e non sa (mentre lui ovviamente sa), come sostanzialmente argomentato da Chiesi, è un modo nemmeno tanto sottile per sostenere delle tesi politiche che chiedono agli svizzeri non di agire da uomini liberi e responsabili, ma da servi assoggettati al sapere supremo di una casta di illuminati.
10:52 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (1) | Manda | Tag: Ospedali, liberalizzare, concorrenza
14/11/2007
L' "effetto serra" ha il suo "pentito"
Tramite "Salento Libero" ho scoperto aul sito de "Il Giornale" un interessante articolo che comincia così: «L’effetto serra è un bluff»; «Il pianeta non si sta riscaldando»; «I ghiacciai non si stanno sciogliendo»; «Le previsioni meteo sono inattendibili»; «La colpa dell’inquinamento non è dell’uomo». Firmato, professor John R. Christy, direttore dell’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama. Un colpo mortale per i professionisti della «difesa della Terra» che, sui fantasmi dell’emergenza ambientale, hanno costruito le fortune politiche ed economiche. Ma ora il professor Christy ci ha ripensato, diventando il primo Nobel «pentito». Una circostanza che, se da una parte lo farà entrare nella storia, dall’altra lo ha reso inviso ai suoi colleghi dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), la commissione Onu premiata dall’Accademia di Svezia insieme con Al Gore per avere denunciato i rischi di un’«apocalisse» prossima ventura, effetto dell’incombente global warming. Così il professor Christy ha deciso di fare outing. Tutto l'articolo è consultabile qui.
22:19 Scritto in Politica internazionale , politica svizzera , Società | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: riscaldamento globale, bugie verdi, effetto serra, nobel
08/11/2007
La discarica di "Modem"
Un paio di mattine fa ho avuto l’occasione di ascoltare la trasmissione di approfondimento « Modem » della RTSI. Il tema ruotava attorno alla bonifica, appena iniziata, della più grande discarica svizzera, che ho appreso trovarsi a Kölliken. Ad essere interessante non era tanto il tema, quanto il taglio che la giornalista in studio ha dato al programma. Inutile dire che si è concluso con il solito lacrimevole appello ad un comportamento responsabile, a non buttare le batterie nel sacco dei rifiuti, ecc. D’altra parte hanno appena dato il sempre più ridicolo Nobel per la pace ad Al Gore, i verdi sono tra i vincitori delle recenti elezioni federali, l’ecologia ha decisamente il vento in poppa e tutti fanno a gara ad essere più verdi che verdi non si può. Ma vediamo alla trasmissione. La giornalista ha tenuto a sottolineare come ancora una volta non venga rispettato il principio “chi inquina paga” e come sostanzialmente si privatizzano gli utili e collettivizzano i costi . Il tutto perché la discarica è stata gestita sul finire degli anni ’70 da un consorzio comprendente ente pubblico e industria basilese, quest’ultima con una partecipazione dell’8%. Oggi i costi sono ripartiti allo stesso modo. Dove sta lo scandalo? I “proprietari” della discarica si assumono i costi sulla base della loro responsabilità ("quote di proprietà”). Sembra tutto piuttosto logico. Limitarsi a riproporre i soliti argomenti “rossi-verdi”, come fatto dalla giornalista in questione, non aiuta a mio avviso ad andare al succo della questione. Che non è una questione ambientale, ma politico-giuridico-lobbistica. Come mai la discarica non è interamente privata e quindi anche i costi odierni? Di che influenze, amicizie e favori politici ha goduto sul finire degli anni ’70 l’industria basilese? E’ come impedire in futuro che casi simili si ripetano? Quali gli accorgimenti istituzionali del caso? Queste erano, sempre a mio avviso, le buone domande da porsi. Insomma, come ono stati ottenuti i probabili favori a livello politico? Probabilmente nello stesso modo in cui oggi la SSR SRG Idée Suisse ottiene gli aumenti del canone. E allora meglio 30 minuti di buonismo ecologista con l’implicita accusa all’economia di mercato di essere responsabile di tutti i mali, invece di un sana riflessione sull’ennesimo danno ambientale di origine democratico-collettivista. Peccato è stata un'occasione sprecata.
21:37 Scritto in politica svizzera , Società | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: discarica, Kölliken, Modem, giornalismo
10/10/2007
Rivalutiamo la responsabilità
La mia cara amica Nathalie Beffa, candidata dei Liberisti ticinesi alle prossime elezioni federali, ha scritto una bella lettera all'attenzione della stampa (che in gran parte l'ha ignorata, salvo la lodevole eccezione, almeno sinora, di Ticinonews). Riporto quindi qui di seguito la versione integrale: "Ci sono atti nobili e degni di rispetto. Aiutare un vicino o un amico in difficoltà, sostenerlo senza aspettarsi nulla in cambio, sono gesti bellissimi e moralmente degni della nostra ammirazione. Parole come “solidarietà” sono valutate positivamente da chiunque abbia un minimo di cuore, vale a dire la stragrande maggioranza dei ticinesi. Politicamente parlando sono invece diventate autentiche armi in mano agli statalisti di ogni colore politico. Dalla solidarietà sociale (un classico della sinistra) alla solidarietà nazionale (quella dei protezionisti di destra) l’uso del termine “solidarietà” miete vittime ad ogni dibattito politico. E’ l’arma letale. I pianificatori sociali hanno vita facile. Non devono far altro che accusare gli avversari politici di “non essere solidali” per mettere in palese difficoltà e screditare le loro tesi. Oltretutto è gratuito, il che non guasta mai. Il problema è intendersi: la solidarietà può essere spontanea, liberamente esercitata, o imposta con la forza dallo Stato, magari col sostegno di un voto di maggioranza. Ovviamente i professionisti della solidarietà, e anche da noi i politici che brillano in questo campo non mancano, spacciano per solidarietà quella organizzata dagli uomini dello Stato. A sentirli è come se i soldi fossero creati dal nulla. Come se la ricchezza cadesse dal cielo. Come se l’innovazione umana, le fatiche individuali, il rischio legato all’incertezza che caratterizza ogni azione non fossero riconducili o a carico del singolo. E così i nostri statalisti pretendono che la popolazione sia solidale e che aiuti anche chi, se potesse liberamente scegliere, non aiuterebbe mai. E se qualcuno dissente? uhmmm, preparatevi ai soliti insulti, razzista e egoista non vi saranno di certo risparmiati. La schiavitù non piace ovviamente a nessuno e tutti fanno a gara per condannarla, ma per un qualche strano motivo quando a praticarla sono gli uomini dello Stato essa diventa invece un atto di alto valore morale. Sembra il gioco delle tre carte. Su questa autentica truffa intellettuale gli individui responsabili che pianificano il loro futuro finiscono per essere ostaggi di chi opera scelte meno oculate; di chi se la spassa, legittimamente per carità, ma poi esige la solidarietà forzata degli altri. Non c’è nulla di etico e di morale nel costringere terzi a cedere parte dei frutti delle loro fatiche senza il loro consenso. Per quale ragione dovrei avere il potere di disporre della vita altrui? L’individuo etico è colui che sceglie l’indipendenza dagli altri individui. Per questo motivo, quale candidata dei liberisti al Consiglio nazionale, e non di meno quale madre di due figlie, posso sin d’ora assicurare che lavorerò per apportare delle autentiche modifiche strutturali alle nostre assicurazione sociali. E’ ora di uscire dai sistemi di ripartizioni, che consentono alle generazioni attuali di appioppare doveri e debiti a persone ancora non nate, quindi senza il loro libero assenso, a favore di sistemi detti di capitalizzazione, impregnati sulla responsabilità individuale."
11:44 Scritto in politica svizzera | Link permanente | Commenti (5) | Manda | Tag: Liberisti, elezioni federali, capitalizzazione, responsabilità

