<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="/rss20.xsl" media="screen"?> <rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"> <channel> <title>Pinocchio - societa</title> <description>Per la diffusione della libertà, contro l'ipocrisia dei socialisti di tutti i partiti</description> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/societa/</link> <lastBuildDate>Fri, 25 Jul 2008 17:09:40 +0200</lastBuildDate> <generator>blogSpirit.com</generator> <copyright>All Rights Reserved</copyright>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/06/23/shock-economy-la-propaganda-di-naomi-klein.html</guid> <title>Shock Economy, la propaganda di Naomi Klein</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/06/23/shock-economy-la-propaganda-di-naomi-klein.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Mon, 23 Jun 2008 22:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ho letto “Shock Economy” di Naomi Klein. E’ francamente un libro deludente, di scarso livello. E’ più interessante quale romanzo che quale testo di economia. E’ un libro che accusa gli shock economici liberal, tattica che la stessa Klein pratica nel&amp;nbsp;libro per confondere le carte al suo lettore. Il tutto ovviamente per&amp;nbsp;perorare la sua causa.&amp;nbsp; La nostra riempie il libro di colossali sofismoi e di tutta la retorica demagogica di sinistra volta a screditare l’economia di mercato. Ora cerchiamo già di intenderci sulle parole. Pascal Salin ricorda in “Liberalismo” che un mercato esisteva anche in Unione Sovietica e che la caratterstica del liberalismo è quella di difedere un “libero mercato di diritti di proprietà” legittimamente acquisti, traferibili e rivendicabili in tribunale. Senza spiengerci sino alle teorie libertarie di società senza Stato, vale la pena ricorda che grandi liberali come Ludwig von Mises sostenevano la necessità e l’importanza di uno Stato guardiano notturno che facesse rispettare questi diritti. La teoria coerentemente liberale postula la non aggressione dei diritti di proprietà altrui. E’ una dottrina sostanzialmente pacifica che non vede di buon occhio l’attività statale perché frutto dell’azione arbitraria e dell’uso della forza (coercizione fiscale). In questo senso il liberismo (termine tra l’altro unicamente italiano, nella versione inglese si parla in generale di free-market, ed è questo che contesta la Klein) non è la conseguenza logica del diritto a cedere ciò che ci appartiene. Ora la Klein, come tutti quelli di sinistra trasforma lo Stato, la società, la gente, il popolo in un essere unico, coerente con se stesso e portatore di diritti propri. Peccato che solo gli individui, presi singolarmente abbiano dei diritti.&amp;nbsp;&quot;Shock Economy&quot; è un libro in cui l’individuo esiste solo come vittima (con tanto di sofferenza fisica), ma mai come fonte di diritti di libertà (ad esempio di vendere a chi più lo desidera). E’ un libro in cui il concetto di proprietà, quando viene citato, viene criticato e messo in cattiva luce. Come si possa costruire una società libera senza questo concetto non è dato sapere. Per non farla troppo lunga “Shock Economy” è un libro intellettualmente disonesto. E’ il libro di una militante “No Global” che nella sua continua denuncia contro la libertà economica, e quindi contro la libertà tout-court, non si accorge, ma probabilmente finge di non accorgersene, che il suo è un colossale atto d’accusa contro lo Stato. E’ lo Stato che tortura, sono gli uomini dello Stato che svendono agli amici degli amici, sono gli uomini dello Stato che consentono / o non impediscono&amp;nbsp;la violazione&amp;nbsp;dei legittimi diritti dei pescatori dello Sri Lanka. E’ un libro i cui dimostra che lo Stato è talmente corruttibile da non saper nemmeno assicurare il rispetto dei diritti di proprietà dei poveri. Diversamente, contratti privati di assistenza in caso di catastrofe produrrebbero probabilemte effetti migliori. Le “vittime” potrebbero far valere in tribunale le loro ragione&amp;nbsp;(e lo Stato dovrebbe far valere la forza per far rispettare accordi liberamente sottoscritti).&lt;br /&gt; E’ un libro, a sentire l’autrice, contro le criminali teorie liberiste della Scuola di Chicago, responsabili di tutto quanto di peggio è successo nel mondo da 40 anni a questa parte. E’ un libro nel quale Milton Friedman finisce sul banco degli accusati quando ad agire sono istitituzioni che lo stesso Friedman criticava (per ammissione della stessa Klein). Divertente pure quando Milton Friedman,l’antiproibizionista e fautore del libero mercato anche nell'ambito delle droghe,&amp;nbsp;si trova sul banco degli accusati per la guerra alla droga condotta contro i contadini boliviani. Qualsiasi cosa faccia, o meglio dica, Friedman è sempre colpevole. Che le riforme le faccia il Cile del dittatore Pinochet, che avvengano in un paese libero come la Gran Bretagna di Margaret Thatcher, nella Russia di Eltsin o nel Sudafrica di Mandela, tutto il male del mondo va messo a carico del liberismo, in grado di adattarsi a qualsiasi porcata. Anzi. E’ la porcata. Peccato che lo Stato sia molto ma molto presente in tutte le porcate che la signora denuncia. Che ci metta molto del suo. Friedman era sostanzialmente favorevole ad un’immissione regolare di moneta nel sistema da parte delle banche centrali, alla liberalizzazione delle droghe, ai bonus scolastici e a reddito negativo di cui la Klein però non parla, così come parla molto poco della riforma pensionistica di Josè Pinera in Cile, che meriterebbe invece una certa attenzione. Il fatto di saper attendere il momento propizio per far avanzare le proprie idee non è un reato e nemmeno un crimine. Lo fanno tutti. Non è una prerogativa delle politica anti-statalista. O vogliamo forse far credere che la Seconda Guerra Mondiale è stata voluta per poter attuare il Piano Marhsall, o che la Grande Depressione è stata voluta degli statalisti per spendere e spandere nell’ambito del New Deal? (così en passant: “La grande depressione” di Rothbard merita di essere letto) Per non parlare del comunismo esportato a Cuba, in Cambogia (2 milioni di morti??)&amp;nbsp; nei paesi dell’est europeo e altrove.&amp;nbsp;La parte più “interessante” del libro è la denuncia delle transizioni economiche da un sistema totalitario a uno più liberale. Il tema è importante, il contributo della Klein quasi nullo. Dice: si sono serviti e hanno privatizzato. Bene. Ma le domande da porsi sono: a) E’ preferibile un sistema economico di libero mercato o di gestione statale dell’economia? b) Se la prima è preferibile, come effettuare questo passaggio? Va fatto tutto e subito? A tappe? Come evitare che le persone vicine al potere si servano (vedi Russia)? Due anni fa parlavo con un professore romeno che mi diceva quanto segue: noi abbiamo sbagliato. Abbiamo fatto liberalizzazioni e privatizzazioni lente e a tappe. Così facendo la nomeklatura ha avuto il tempo di acquistarsi adagio adagio, pezzo per pezzo l’economia. Avessimo optato per una transizione rapida qualcosa sarebbe certamente sfuggito loro. Ecco questo mi sembra un dibattito estremamente interessante, sul quale ovviamente la militante Klein produce poca riflessione e analisi. Oltre la denuncia fatica ad andare. (&lt;a href=&quot;http://mises.org/story/2996&quot;&gt;http://mises.org/story/2996&lt;/a&gt;) Peccato poi che salti di palo in frasca. L’uscita da un sistema totalitario non è come la gestione o il subappalto di attività statali da parte di imprese private. Qui i problemi sono ovviamente altri (quello della corruzione, volta ad ottenere favori politici, si traduce stranamente in una condanna del capitalismo, invece di tradursi in una riflessione sul ruolo dello Stato, e sul come evitare, se possibile, la corruzione medesima). Sono proprio queste mancanze che fanno di questo libro, che peraltro si legge più facilmente di alcune opere di Friedrich von Hayek, un libro fondamentalmente inutile. Quali sono le alternative della signora Klein dal momento che si oppone alle privatizzazioni, al mercato in generale, al sistema dei prezzi, alle banche centrali indipendenti (qui sono d’accordo, andrebbero abolite, lei le&amp;nbsp;vuole statalizzarle, vabbé), all’apertura dei mercati ( &lt;a href=&quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=6671&quot;&gt;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=6671&lt;/a&gt;), alla vendita di aziende pubbliche (cosa si vende allora in un paese sovietico se non aziende pubbliche?), al rispetto della proprietà privata, al rispetto degli impegni presi (debiti), ecc. La signora non è in grado di elaborare nessun sistema alternativo credibile, rifugiandosi nella democrazia tutta e ovunque a vantaggio del popolo (di nuovo il solito sofismo...come se il popolo fosse uno, pensasse, agisse e ogni singolo avesse le medesime aspirazioni negli altri).&amp;nbsp; Ma vogliamo veramente prendere seriamente in considerazione un progetto economico costruito sul protezionismo? (&lt;a href=&quot;http://www.libres.org/francais/conjoncture/2508_developpement.htm&quot;&gt;http://www.libres.org/francais/conjoncture/2508_developpement.htm&lt;/a&gt;) Qual è l’autorità degli uomini dello Stato per impedire a un singolo di scambiare con chi meglio crede? La Klein dovrebbe forse ricordarsi che la povertà non è l’eccezione a questo mondo. E’ la norma. E’ il capitalismo che ha consentito di abbandonare questo stato di cose dove è stato applicato (la gente scappava dalla Germania Est e si faceva sparare per questo).&lt;br /&gt; Sul libro della Klein, dicendo tutto molto meglio di me, &lt;a href=&quot;http://2909.splinder.com/&quot;&gt;un mio amico ha scritto sul suo blog&lt;/a&gt; quanto segue: &lt;em&gt;“Sin dall'introduzione si capisce che la Klein ha intenzione di usare tutti gli strumenti retorici e propagandistici possibili e immaginabili, per creare associazioni di idee infondate, illusioni di fondatezza documentale, e reazioni emotive e irriflesse, del tutto separate da ogni analisi critica dei problemi. Klein è maestra in tutto ciò, e probabilmente si limita a dare al lettore ciò che vuole. La tesi di partenza è che il Neoliberismo, impersonato da Milton Friedman, cospira per imporre la sua agenda sfruttando le catastrofi, naturali e non, per realizzare rivoluzioni di mercato. Rivoluzioni dietro cui spesso la presenza dello stato è così evidente, come si evince anche leggendo il libro, che c'è da chiedersi se Klein conosca ciò di cui parla. Una delle frasi, ovviamente estrapolate dal contesto, di Friedman citate è che i grandi cambiamenti in genere sono possibili quando c'è una grossa crisi, e che quando scoppia la crisi le soluzioni vanno cercato nel serbatoio di idee disponibili in quel momento. Friedman dice l'ovvio e ha perfettamente ragione: tutto sta nel riempire il serbatoio di buone idee, e possibilmente anche realizzarle prima che sia troppo tardi. Per Klein questa è una cospirazione. Pazienza se Klein non nomina la nazionalizzazione post-bellica delle pensioni, o l'interventismo economico statale successivo alla Grande Depressione, tra gli esempi di agende politiche imposte in condizioni di grave crisi. Tutto ciò conferma la frase di Friedman, conferma i suoi timori che le cattive idee approfittino delle crisi per diventare realtà, e conferma l'importanza di avere buone idee nel cassetto. Se Klein avesse capacità critiche, onestà intellettuale, o meglio ancora entrambe, si sarebbe resa conto che le crisi vengono sfruttate per realizzare cambiamenti di tutti i tipi, non solo &quot;Neoliberisti&quot;. Anzi... in genere sono cambiamenti in senso totalitario e interventista. Ma tant'è: è un libro di propaganda, non un libro di analisi, quindi perchè stupirsene? Di che stupirsi se Klein scrive (stavo per scrivere &quot;crede&quot;) che le torture in Iraq siano state enormemente maggiori di quelle di Pinochet? Di che stupirsi se liberalismo e neoconservatorismo vengono confusi, o se il Cato Institute è definito &quot;neocon&quot;? Pazienza se nel giro di due pagine si riesce a scrivere che il Neoliberismo è la nuova ortodossia e poi che le politiche adottate non assomigliano molto a quelle suggerite da Friedman. Pazienza se Hayek è definito il mentore di Friedman...Evidentemente è un libro scritto per semi-alfabetizzati...Ora, il problema non sono tanto le informazioni false, come il &quot;Friedman consigliere di Pinochet&quot;, o le cose messe assieme senza alcun legame credibile, come la guerra alle Falklands e le liberalizzazioni della Thatcher, ma l'assoluta mancanza di argomenti. Addirittura Bush è considerato l'alfiere del Neoliberismo: pazienza se la sua riforma del Medicare costerà agli americani 1000 miliardi di dollari nella prossima decade; pazienza se la sua &quot;ownership society&quot; e il suo &quot;compassionate capitalism&quot; si sono rivelati soltanto slogan elettorali. L'importante è che la Halliburton sia privata: diamine! Allora anche le Coop sono neoliberiste, nonostante tutti gli aiuti di stato che hanno!&amp;nbsp; Non so se è un libro scritto da uno stupido o scritto per degli stupidi, o tutte e due le cose. So solo che è un manuale di propaganda di prima qualità. Credo che gli agenti della CIA di cui si parla spesso nel libro avranno molto da che imparare su come si pilota l'opinione pubblica e si creano miti.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/03/giornalisti-tifosi-alle-officine-di-bellinzona.html</guid> <title>Giornalisti tifosi alle Officine di Bellinzona?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/04/03/giornalisti-tifosi-alle-officine-di-bellinzona.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Thu,  3 Apr 2008 09:30:43 +0200</pubDate> <description> Non sono sicuro di quanto sto per scrivere, in quanto non sono&amp;nbsp;sicuro delle premesse, che si basano sulla mia personale osservazione (non ho quindi monitorato tutto). Dimenticate quindi questo post qualora mi siano sfuggiti degli elementi che mi portano a trarre conclusioni errate. Detto questo, mettiamola così: da quanto ho potuto vedere e leggere sinora, l’informazione cantonale si è schierata dalla parte delle Officine di Bellinzona e ha contribuito a trasformare una vertenza settoriale in una rivolta cantonale contro i balivi svizzero-tedeschi (l’aperto sostegno su Rete 1 l’ho sentito con le mie orecchie). Quello che non mi quadra è l’unanimità del sostegno popolare, l’unanimità politica, e l’unanimità degli operai. E' quasi impossibile da raggiungere. Eppure è l'immagine&amp;nbsp;che si continua a veicolare. Ora, in Ticino ci sono 3 quotidiani, due televisioni, 5 radio tra pubbliche e private, il TXT, almeno 4 siti internet che fanno informazione continua e tutti sembra tirare alla medesima corda. Ora, è mai possibile che tutta la quantità di giornalisti impegnati nel raccontare le vicissitudini di 300'000 abitanti non abbia ancora registrato quello che si legge invece sui blog, che si sussura qui e là piano piano, e si sente nei bar? Che non è vero che tutto il Ticino condivide l’azione degli scioperanti e che soprattutto questo sostegno, pur rimanendo minoritario, sta calando ogni giorno che passa anche al sud delle Alpi. E’ mai possibile che, contrariamente al consigliere comunale luganese Umberto Marra (per dirne uno che ne ha parlato su di un blog ancora ieri), tutti questi giornalisti non frequentano i bar per tastare le reazioni della popolazione locale. E’ mai possibile che le oneste proposte dei Liberisti Ticinesi dell’amico Rivo Cortonesi trovino spazio unicamente su siti storicamente amici? E’ mai possibile che tutta la classe politica sia invece compatta dietro i sindacati? E’ mai possibile che non ci siano operai che contestano la direzione di sciopero? Non è che tacciono per timore di rappresaglia o semplicemente per paura di rivestire i panni del traditore? Il bello è che, in verità sembra che ci siano eccome, come mi hanno personalmente confermato alcuni amici giornalisti. Nessuno sembra però avere il coraggio di rompere il muro dell’omertà. E’ possibile che nessun giornalista abbia proposto loro di testimoniare, magari assicurandogli l’anonimato? Voi che ne pensate del ruolo svolto dalla stampa in questa vicenda?&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/20/a-little-gun-history-lesson.html</guid> <title>A  Little Gun History Lesson</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/03/20/a-little-gun-history-lesson.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Thu, 20 Mar 2008 10:09:07 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Riporti qui un testo appena inviatomi da Marc Heim della Pro Tell:&lt;/strong&gt; &amp;nbsp;In 1929,&amp;nbsp; the Soviet Union established gun&amp;nbsp; control.&amp;nbsp; From 1929 to 1953, about 20 million dissidents, unable to&amp;nbsp; defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; In 1911,&amp;nbsp; Turkey established gun&amp;nbsp; control.&amp;nbsp;From 1915 to 1917, 1.5 million Armenians, unable to&amp;nbsp; defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Germany&amp;nbsp; established gun control in 1938 and from 1939 to 1945, a total of 13&amp;nbsp; million Jews and others who were unable to defend themselves were&amp;nbsp; rounded up and exterminated.&lt;br /&gt; China&amp;nbsp; established gun control in 1935.&amp;nbsp;From 1948 to 1952,&amp;nbsp; 20&amp;nbsp; million political dissidents, unable to defend themselves, were rounded&amp;nbsp; up and exterminated.&lt;br /&gt; Guatemala&amp;nbsp; established gun control in 1964.&amp;nbsp; From 1964 to 1981, 100,000 Mayan&amp;nbsp; Indians, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Uganda&amp;nbsp; established gun control in 1970.&amp;nbsp; From 1971 to 1979, 300,000&amp;nbsp; Christians, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Cambodia&amp;nbsp; established gun control in 1956.&amp;nbsp;From 1975 to 1977, one million&amp;nbsp; 'educated' people, unable to defend themselves, were rounded up and&amp;nbsp; exterminated.&lt;br /&gt; Defenceless&amp;nbsp; people rounded up and exterminated in the 20th Century because of gun&amp;nbsp; control:&amp;nbsp; 56 million.&lt;br /&gt; It has&amp;nbsp; now been 12 months since gun owners in Australia were forced by a&amp;nbsp; new law to surrender 640,381 personal firearms, to be destroyed by their&amp;nbsp; own government.&amp;nbsp;This was a Program costing Australia taxpayers more than&amp;nbsp; $500 Million dollars.&lt;br /&gt; The first year results are now&amp;nbsp; in:&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; homicides are up 3.2 percent&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; assaults are up 8.6 percent&lt;br /&gt; Australia-wide,&amp;nbsp; armed robberies are up 44 percent (yes, 44&amp;nbsp; percent)&lt;br /&gt; In the&amp;nbsp; state of Victoria alone, homicides with&amp;nbsp; firearms are now up 300 percent.&amp;nbsp; Note that while the law-abiding&amp;nbsp; Citizens turned them in, the criminals did not, and Criminals still&amp;nbsp; possess their guns!&lt;br /&gt; It will&amp;nbsp; never happen here?&amp;nbsp; I bet the Aussies said that&amp;nbsp; Too!&lt;br /&gt; While&amp;nbsp; figures over the previous 25 years showed a steady decrease in armed&amp;nbsp; robbery with firearms, this has changed drastically upward in the past 5&amp;nbsp; years, since criminals now, are guaranteed that their prey is&amp;nbsp; unarmed.&lt;br /&gt; There&amp;nbsp; has also been a dramatic increase in break-ins and assaults of the&amp;nbsp; ELDERLY.&amp;nbsp; Australian politicians are at a Loss to explain how&amp;nbsp; public safety has decreased, after such monumental effort and expense&amp;nbsp; was expended in successfully ridding Australian society of guns.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;br /&gt; The Australian experience and the other historical&amp;nbsp; facts Above&amp;nbsp; prove it. You&amp;nbsp; won't see this data on the evening news, or hear Politicians&amp;nbsp; disseminating this information. Guns in&amp;nbsp; the hands of honest citizens save lives and property and, yes,&amp;nbsp; gun-control laws adversely affect only The Law-Abiding&amp;nbsp; Citizens. Take&amp;nbsp; note, my fellow countrymen, before it's too&amp;nbsp; late! The next&amp;nbsp; time someone talks in favour of gun control, please remind him of this&amp;nbsp; history lesson.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/29/subprime-le-banche-centrali-all-orgine-della-crisi.html</guid> <title>Subprime, le banche centrali all'orgine della crisi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2008/02/29/subprime-le-banche-centrali-all-orgine-della-crisi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Fri, 29 Feb 2008 15:47:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Copio e incollo l'articolo dell'amico Paolo Pamini,&amp;nbsp;economista all’Università di Zurigo e ricercatore associato del Liberales Institut di Zurigo, pubblicato oggi sul Corriere del Ticino: &quot;&lt;em&gt;Ci risiamo un’altra volta. Ripartono le critiche contro il capitalismo selvaggio che ci avrebbe condotto alla crisi delle subprime americane. Ma chiediamoci: perché mai una grossa banca, per sua natura orientata alla fiducia a lungo termine dei propri clienti, avrebbe interesse a fiondarsi in un buco finanziaro e rischiare il fallimento? E per di più: come è possibile che praticamente tutte le banche ci siano cascate? Da sempre i mercati finanziari godono di una posizione privilegiata nella teoria economica. La ragione è molto semplice: nessun altro è più prossimo all’ideale del libero mercato. Altrove le reazioni di prezzo non sono dell’ordine di secondi, le informazioni non circolano così velocemente, ed i mercati non sono mondialmente così ben integrati. Chi dimostrasse che la finanza non funziona minerebbe la colonna portante del sistema capitalistico.Subprime come fallimento del mercato? Puntando tutti il dito contro le banche di investimento, nessuno si chiede con quali soldi sia stato possibile fare questi errori. Pochi notano che tra il 2000 e la fine del 2007 la Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha quasi raddoppiato la massa monetaria, che da un anno abbondante si rifiuta di comunicare! D’altra parte, è strano incolpare il libero mercato quando il denaro e l’emissione creditizia sono un monopolio statale. I tassi di interesse, o meglio il loro livello generale, sono in larga misura dei prezzi politici fissati dall’autorità monetaria. Che tenendoli negli ultimi anni artificialmente bassi ha indirettamente reso attrattiva anche l’elargizione di crediti ipotecari a persone praticamente insolvibili. Ecco la chiave di volta: l’espansione creditizia di un’autorità statale (la banca centrale americana) ha messo a disposizione la liquidità necessaria per far questo pasticcio. Altro che fallimento del mercato. D’altra parte, la natura inflazionistica del problema salta subito all’occhio se si misura il prezzo del greggio in once d’oro: essenzialmente costante negli ultimi 8 anni malgrado il boom cinese!&lt;br /&gt; Purtroppo nulla di nuovo (cfr. la “Austrian Business Cycle Theory” ed in particolare gli scritti del Nobel liberale Friedrich August von Hayek).&amp;nbsp; Già nel 2002, l’Equity Research Europe della Schroder Salomon Smith Barney aveva pubblicato un interessantissimo studio sulle bolle finanziarie, che migrano da un settore economico all’altro. Il mercato immobiliare (soprattutto giapponese) venne gonfiato dalla liquidità iniettata dopo il crash borsistico del 1987. Nei primi anni ’90 questa scoppiò in seguito al rialzo dei tassi in risposta a tendenze inflazionistiche. Si entrò in recessione, i tassi vennero tagliati e la liquidità alimentò la bolla (1992-93) sulle obbligazioni di stato, scoppiata nel 1994 (crisi messicana) quando i tassi vennero alzati in risposta al boom economico. L’economia rallentò in mezzo agli anni ’90, i tassi furono tagliati e partì così la bolla dei mercati emergenti, che scoppierà nel 1997-98 (crisi asiatica + LTCM) quando i tassi verranno rialzati. Dopo questa crisi altro abbassamento di tassi più iniezione monetaria per la paura del fenomeno dell’anno 2000, ed emergenza della bolla tecnologica scoppiata nel 2001. Il fenomeno ora si è ripetuto. Come nel passato, sempre sotto nuova veste, ma uguale nella sua essenza. I bassi tassi degli ultimi anni hanno artificialmente reso interessanti crediti ipotecari da far accapponare la pelle. È difficile capire alla luce di tutto questo dove stia il fallimento del mercato. Purtroppo anche il ’29 fu la conseguenza di un’enorme espansione monetaria negli anni ’20. Poi, con le stesse scuse che sentiamo oggi, la vecchia America della libera impresa morì sotto il socialismo di Roosevelt (New Deal).&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/09/ipocriti.html</guid> <title>Ipocriti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/09/ipocriti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Sun,  9 Dec 2007 17:58:58 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Die Bali-Karawane verursacht rund 100'000 zusätzliche Tonnen Kohlendioxid, pro Kopf etwas 6.5 Tonnen. Einer dieser Köpfe ist beispielsweise der Klimaberater der deutschen Bundeskanzlerin, Professor Hans Joachim Schellnhuber, der 5.5 Tonnen Kohlendioxid, pro Kopf und Jahr als maximales&lt;/em&gt; &quot;Erdenbürrecht auf tolerierbare Klimaschädigung&quot; &lt;em&gt;bezeichnet.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.weltwoche.ch/&quot;&gt;Die Weltwoche&lt;/a&gt; del 6 dicembre 2007.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;La casa di Al Gore, venti camere da letto, tre saloni, piscina coperta e scoperta, consuma più elettricità in un mese di quanto una famiglia americana media ne consumi in un anno. Nel suo An Inconvenient Truth, premiato con l'Oscar per il miglior «documentario», l'ex vicepresidente sconfitto da Bush nel 2000 fa appello agli americani per ridurre il consumo di elettricità nelle loro case. Ebbene, negli Stati Uniti il consumo medio per casa è di poco superiore ai 10mila kilowatt-ora (kWh) all'anno, mentre nel 2006 casa Gore ha divorato circa 221mila kWh: più di 20 volte la media nazionale. Soltanto lo scorso agosto, Gore ha bruciato 22mila kWh, con una bolletta che sfiora i 1400 dollari. Dall'uscita di An Inconvenient Truth, poi, il consumo energetico di casa-Gore è cresciuto da una media di 16mila kWh al mese nel 2005 agli oltre 18mila kWh al mese del 2006.&quot;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=212758&amp;amp;PRINT=S&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; sul sito de &quot;Il Giornale&quot;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/04/dialogo-tra-sordi.html</guid> <title>Dialogo tra sordi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/12/04/dialogo-tra-sordi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Tue,  4 Dec 2007 15:20:10 +0100</pubDate> <description> Stando ad alcuni viviamo in un mondo troppo libero, talmente libero da essere sottoposti ad una concorrenza costante e sfrenata. Come se non bastasse si starebbe smantellando lo Stato. A sentire alcuni critici dell’attuale situazione, sembrerebbe quasi che lo Stato sia davvero divento minimo, una specie di “guardiano notturno” al quale aspirano tutti i liberali (quei pochi che sono rimasti tali, se le parole avessero ancora un significato). A sentirli sembrerebbe di vivere il trionfo del neo-liberismo, del liberalismo selvaggio, ecc. ecc..&amp;nbsp; Ora, se è vero che in Svizzera ci sono state delle liberalizzazioni e privatizzazioni parziali è altrettanto vero che la mentalità generale era ed&amp;nbsp; è sempre piena di concetti costruttivisti (come li definiva Friedrich von Hayek). In questo senso la situazione non è certo migliorata. Provate ad assumere delle posizioni radicalmente o autenticamente liberali discutendo con i colleghi di lavoro, con gli amici, in famiglia o altro; vi renderete rapidamente conto di non essere capiti. E questo non per cattiva volontà dei singoli (e nemmeno credo per carenze del sottoscritto quale comunicatore). E’ il vostro approccio che è radicalmente diverso. E lo è in maniera tale da rendere estremamente difficile il dialogo, per non dire impossibile. Ma se le cose stanno così, come si fa a pensare che viviamo in un mondo dove il liberalismo e il liberismo dettano legge? Le azioni umane non seguono forse il pensiero umano?&amp;nbsp; E se mi sbaglio, qualcuno mi sa spiegare perché l’impressione è sovente quella di partecipare a un dialogo tra sordi?&amp;nbsp; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/14/l-effetto-serra-ha-il-suo-pentito.html</guid> <title>L' &quot;effetto serra&quot; ha il suo &quot;pentito&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/14/l-effetto-serra-ha-il-suo-pentito.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Politica internazionale</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Wed, 14 Nov 2007 22:19:57 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Tramite &lt;a href=&quot;http://www.salentolibero.ilcannocchiale.it/&quot;&gt;&quot;Salento Libero&quot;&lt;/a&gt; ho scoperto aul sito de &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/&quot;&gt;&quot;Il Giornale&quot;&lt;/a&gt; un interessante articolo che comincia così: &lt;em&gt;«L’effetto serra è un bluff»; «Il pianeta non si sta riscaldando»; «I ghiacciai non si stanno sciogliendo»; «Le previsioni meteo sono inattendibili»; «La colpa dell’inquinamento non è dell’uomo». Firmato, professor John R. Christy, direttore dell’Earth System Science Center dell’Università dell’Alabama. Un colpo mortale per i professionisti della «difesa della Terra» che, sui fantasmi dell’emergenza ambientale, hanno costruito le fortune politiche ed economiche. Ma ora il professor Christy ci ha ripensato, diventando il primo Nobel «pentito». Una circostanza che, se da una parte lo farà entrare nella storia, dall’altra lo ha reso inviso ai suoi colleghi dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), la commissione Onu premiata dall’Accademia di Svezia insieme con Al Gore per avere denunciato i rischi di un’«apocalisse» prossima ventura, effetto dell’incombente global warming. Così il professor Christy ha deciso di fare outing.&lt;/em&gt; Tutto l'articolo è consultabile &lt;a href=&quot;http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=218055&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/08/la-discarica-di-modem.html</guid> <title>La discarica di &quot;Modem&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/11/08/la-discarica-di-modem.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Thu,  8 Nov 2007 21:37:44 +0100</pubDate> <description> Un paio di mattine fa ho avuto l’occasione di ascoltare la trasmissione di approfondimento &lt;a href=&quot;http://www.rtsi.ch/trasm/modem/welcome.cfm?IDc=23364&amp;amp;IDd=1194220800&quot;&gt;« Modem »&lt;/a&gt; della RTSI. Il tema ruotava attorno alla bonifica, appena iniziata, della più grande discarica svizzera, che ho appreso trovarsi a Kölliken. Ad essere interessante non era tanto il tema, quanto il taglio che la giornalista in studio ha dato al programma. Inutile dire che si è concluso con il solito lacrimevole appello ad un comportamento responsabile, a non buttare le batterie nel sacco dei rifiuti, ecc. D’altra parte hanno appena dato il sempre più ridicolo&amp;nbsp; Nobel per la pace ad Al Gore, i verdi sono tra i vincitori delle recenti elezioni federali, l’ecologia ha decisamente il vento in poppa e tutti fanno a gara ad essere più verdi che verdi non si può. Ma vediamo alla trasmissione. La giornalista ha tenuto a sottolineare come ancora una volta non venga rispettato il principio “chi inquina paga” e come sostanzialmente si privatizzano gli utili e collettivizzano i costi . Il tutto perché la discarica è stata gestita sul finire degli anni ’70 da un consorzio comprendente ente pubblico e industria basilese, quest’ultima con una partecipazione dell’8%. Oggi i costi sono ripartiti allo stesso modo. Dove sta lo scandalo? I “proprietari” della discarica si assumono i costi sulla base della loro responsabilità (&quot;quote di proprietà”). Sembra tutto piuttosto logico. Limitarsi a riproporre i soliti argomenti “rossi-verdi”, come fatto dalla giornalista in questione, non aiuta a mio avviso ad andare al succo della questione. Che non è una questione ambientale, ma politico-giuridico-lobbistica. Come mai la discarica non è interamente privata e quindi anche i costi odierni? Di che influenze, amicizie e favori politici ha goduto sul finire degli anni ’70 l’industria basilese? E’ come impedire in futuro che casi simili si ripetano? Quali gli accorgimenti istituzionali del caso? Queste erano, sempre a mio avviso, le buone domande da porsi. Insomma, come&amp;nbsp;ono stati ottenuti i probabili favori a livello politico? Probabilmente nello stesso modo in cui oggi la SSR SRG Idée Suisse ottiene gli aumenti del canone. E allora meglio 30 minuti di buonismo ecologista con l’implicita accusa all’economia di mercato di essere responsabile di tutti i mali, invece di un sana riflessione sull’ennesimo danno ambientale di origine democratico-collettivista. Peccato è stata un'occasione sprecata. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</guid> <title>Concetto insostenibile</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/09/23/concetto-insostenibile.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Sun, 23 Sep 2007 22:35:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;C’era un tempo in cui si riteneva che la Legge avesse lo scopo di porre degli argini al potere politico. In gioco vi era la protezione della libertà individuale. Oggi non è più così. Oggi si ricorre alla Legge per legittimare la violazione della libertà. Se poi si agisce nell’ambito delle grandi cause politicamente corrette allora il successo è assicurato. Ovviamente più i concetti sono liberamente interpretabili dai politici di turno e meglio è. Sono quelli che Ayn Rand definiva i “falsi concetti”, tra i quali non può mancare quello di sviluppo sostenibile, che immancabilmente fa bella mostra di sé anche nella Costituzione svizzera (art.73).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La data di nascita è il 1987. Gro Harlem Brundtland, Presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, presenta il proprio rapporto e formula una definizione di sviluppo sostenibile: &quot;lo sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri&quot;.&amp;nbsp; Col tempo, da concetto prettamente ecologico, il “principio” dello sviluppo sostenibile subisce delle modifiche sino a comprendere tutte quelle politiche volte a tener conto degli interessi collettivi in ambito economico, ecologico e sociale. Il concetto si regge sostanzialmente su tre assi portanti: la nozione di bisogno, quella di limite delle risorse e quella di sostenibilità. Il problema è che le travi scricchiolano e parecchio:&lt;/p&gt; &lt;p&gt;a) Il concetto di bisogno è il risultato di una valutazione soggettiva del singolo individuo (è propria di ogni essere umano) le cui preferenze vengono rivelate nell’ambito degli scambi di mercato, e la cui intersoggettività è autoregolata dal prezzo. Difficilmente quindi si capisce come gli uomini dello Stato possano correttamente interpretare i bisogni della popolazione, per non parlare poi di quelli delle generazioni future.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;b) Il concetto di limite, o meglio della sua esistenza, ha senso unicamente se si suppone che la tecnologia non subirà modifiche, che il consumo può essere estrapolato indipendentemente dal prezzo e che la nozione di risorsa naturale non cambierà con il tempo. Nessuna di queste ipotesi è sensata. Il concetto di limite è un mito quantitativo che ignora la visione economica del valore delle cose.&amp;nbsp; Una risorsa naturale in quanto tale non esiste o quantomeno non esiste al di fuori dell’atto di creazione degli uomini (il petrolio, prima di diventare una risorsa di primaria importanza a seguito del progresso tecnico, non interessava a nessuno).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;c) Anche la visione “sostenibile” della sostenibilità è contestabile e, guarda caso, anche questa volta ad essere accantonati sono i principi economici. Politici e funzionari ritengono di potersi sostituire al tasso di interesse, dimenticando la lezione ben nota già dai tempi di San Tommaso d’Aquino. Il grande religioso cattolico aveva ben spiegato che il tasso d’interesse è il prezzo del tempo, è l’informazione che funge da arbitro tra la preferenza per il presente e quella per il futuro. Solo il tasso di interesse permette di far emergere le preferenze in termini di tempo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;In conclusione, non è quindi difficile, comprendere perché un concetto tanto elastico, vago e liberamente interpretabile goda dei favori degli uomini dello Stato. Perché ha il merito di legittimare qualsiasi regolamentazione e di accrescere il potere pubblico, attribuendogli, come se non bastasse, un margine di movimento totalmente arbitrario. In fondo, quello di sviluppo sostenibile è un concetto che nega la capacità dell’uomo di creare e innovare, e che dimentica l’esistenza di una nostra fedele compagna di tutti i giorni:&amp;nbsp; l’ignoranza. Che cosa ci fa un “principio” simile nella Costituzione svizzera?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;PS: questa lettera è stata inviata ai tre quotidiani ticinesi con preghiera di pubblicazione. Il Corriere del Ticino l'ha pubblicata gà stamane. Grazie.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/01/buon-1-agosto-a-tutti.html</guid> <title>Buon 1° agosto a tutti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/08/01/buon-1-agosto-a-tutti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Wed,  1 Aug 2007 13:32:42 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Buonasera, Londra.&lt;br /&gt; Prima di tutto vi chiedo di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 Novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.&lt;br /&gt; Alcuni vorranno toglierci la sicura, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.&lt;br /&gt; Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.&lt;br /&gt; Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il Caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sattler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio.&lt;br /&gt; Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 Novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 Novembre.&lt;br /&gt; Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori alle porte del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 Novembre che non verrà mai più dimenticato.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&amp;nbsp;trascrizione del discorso di &quot;V&quot;, dal film &quot;V&amp;nbsp;per vendetta&quot;&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</guid> <title>Democrazia, tra crisi dei partiti e aspettative deluse</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/26/democrazia-tra-crisi-dei-partiti-e-aspettative-deluse.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>Filosofia politica</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Tue, 26 Jun 2007 22:15:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;La crisi dei partiti è tornata ad essere tema di dibattito sul Corriere del Ticino di queste ultime settimane. Recentemente Manuele Bertoli ha parlato di crisi della politica, ricordando che in fondo i partiti, con i loro pregi e difetti rimangono “mezzi organizzativi”. La tesi è suggestiva ma non credo colga totalmente nel segno, così come non coglie nel segno nemmeno il concentrarsi a&amp;nbsp; riflettere sulla crisi di fiducia dei partiti e sulla loro necessità di rinnovamento. Il disinteresse, l’ostilità e il sospetto con cui molti guardano alla politica e ai partiti sono talmente generalizzati che la causa principale va ricercata nell’aspettative suscitate da uno dei pilastri del nostro vivere comune,&amp;nbsp; la democrazia, e in quel fortunato aforisma di Lincoln che può essere tradotto in &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo&lt;/em&gt;”, espressione tanto esaltante quanto portatrice di&amp;nbsp; colossali delusioni. Le promesse non sono state mantenute, e oggi nella popolazioni domina il disincanto. Credo che le ragioni siano sostanzialmente tre.&lt;br /&gt; La prima: l’intervento dello Stato è stato spesso difeso e auspicato per correggere le insufficienze del mercato (non è qui il momento di riflettere sul fatto che questa analisi sia corretta o meno), sottovalutando o dimenticando di considerare le insufficienze dello Stato medesimo, messe &lt;em&gt;chiaramente in luce dalla scuola detta del “Public Choise”. L’economista francese Henri Lepage ne riassume i contorni così : “non è perché lo Stato interviene che tutto sarà perfetto e che non ci saranno insufficienze nella produzione di beni pubblici. Di queste insufficienze ne trovate l’analisi nei lavori di Buchanan e Tullock: asimmetria dell’informazione, asimmetria dei voti, la teoria dei gruppi di pressione, ecc.. Queste analisi permettono&amp;nbsp; di dimostrare che la democrazia non è la media dell’insieme delle opinioni, ma che è ampiamente utilizzata da gruppi di pressione particolari, e che i principali beneficiari della democrazia sono alcuni gruppi di pressione. Non tutti sono in grado di organizzarsi, ci sono dei gruppi per i quali il costo dell’organizzazione è elevato e altri per i quali è più ridotto. Un gruppo di consumatori è difficile da organizzare. Al contrario, un piccolo gruppo di produttori alla ricerca di una legge che riduca la concorrenza può costituirsi più facilmente. Lo Stato è così catturato da gruppi di interesse particolari”&lt;/em&gt;, tra i quali, lo si dimentica troppo spesso, quello dei dipendenti dello Stato stesso. Il risultato di queste continue richieste di intervento statale si possono riassumere in esplosione del debito pubblico, incremento della pressione fiscale e del numero dei funzionari, inflazione, svalutazione della moneta, crisi economiche di “lunga durata”.&lt;br /&gt; La seconda è costituita dall’impossibilità del calcolo economico, illustrata in modo magistrale da Ludwig von Mises quasi 90 anni fa, impossibilità a cui sono confrontate tutte le amministrazioni pubbliche. Essa costituisce il limite della burocrazia, indipendentemente dalla qualità degli individui che vi operano all’interno. Sprechi e inefficienze sono inevitabili.&lt;br /&gt; La terza:&amp;nbsp; l’interventismo statale è stato di volta in volta sorretto da argomentazioni contingenti, ma i riferimenti al dovere della solidarietà e alla necessità di concretizzare la giustizia sociale sono onnipresenti. In fondo non è forse il &lt;em&gt;“governo del popolo, dal popolo, per il popolo”?&lt;/em&gt; In queste condizioni, screditare i “Neinsager” è cosa relativamente semplice. Non sono forse tutti degli egoisti senza cuore? Peccato che la solidarietà obbligatoria provochi irresponsabilità e riduca il tempo destinato alla solidarietà liberamente esercitata, quella vera dunque, e che il concetto di giustizia sociale sia un’arma ad effetto la cui definizione non è però ancora stata fornita. Vale la pena riflettere su quanto scritto da uno dei grandi filosofi liberali viventi, Anthony de Jasay:&amp;nbsp; “La democrazia moderna deve far uso di offerte redistributive per assemblare maggioranze e non può affatto permettersi di ammettere che tali pratiche siano illegittime. Quindi la visione classica, &lt;em&gt;“non c’è ingiustizia senza atti ingiusti che la causino”, è stata liquidata. Per un certo periodo di tempo, per sostituirla, è stata invocata la “giustizia sociale”. A differenza della giustizia tout court, la giustizia sociale non aveva regole che potessero essere rispettate o infrante. Quindi nessuno può mai davvero dire quando lo stato delle cose sia “socialmente giusto”. Ma esso può essere sempre reso “un po’ più giusto” aggiungendo un altro pezzo al puzzle welfarista che è stato modellato da un passato redistribuivo. La giustizia sociale è un’idea molto utile poiché essa avvolge l’opportunità politica, o la passione egalitaria, nel ben nobile mantello della giustizia. Sul piano dottrinale, tuttavia, è pietosamente vacua.”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Direttamente o indirettamente i partiti svolgono un ruolo essenziale in tutti questi aspetti, fosse solo per il fatto che tutte le persone che contano devono farne parte per svolgere un ruolo che conta all’interno dell’apparato statale. Non sorprende quindi il comportamento dell’elettore desideroso di pagare meno tasse e di ricevere più servizi. Per i membri della cosiddetta “classe media” è infatti difficile sapere se si trovano nella categoria di quelli che danno più di quanto ricevono, o che ricevono più di quanto danno. Tra leggi, tasse, imposte, ordinanze, deduzioni, prestiti, dazi, incentivi ecc. il calcolo è tutto fuorché semplice. Pagare di meno e volere nel contempo di più sarà anche incoerente da un punto di vista logico, ma ha una sua razionalità se consideriamo che la presenza dello Stato consente di non subire in prima persona le conseguenze delle proprie scelte.&lt;br /&gt; Quali conclusioni trarre da tutto ciò? La mia proposta non piacerà certo a Manuele Bertoli, ma credo che la credibilità dei partiti passi inevitabilmente per una drastica riduzione del ruolo dello Stato e, conseguentemente, del peso dei partiti sulla società: a) affinché la leggi tornino ad essere il supremo strumento di tutela della proprietà e della libertà (l’autentico “bene pubblico”) e non la spada da sguainare per assicurarsi ogni sorta di privilegio, b) affinché il voto di ogni singolo individuo, distribuito ogni giorno sul mercato tramite l’adesione (acquisto) o la discriminazione (non acquisto), venga privilegiato rispetto alla ripartizione tramite la contrattazione politica, e, infine, c) affinché la responsabilità individuale ottenga più spazio a scapito dell’irresponsabilità degli uomini dello Stato. Paradossalmente, sarebbe proprio la politica e lo Stato medesimo a recuperare buona parte della credibilità perduta. Per capirlo è sufficiente leggere quanto scrisse Frédéric Bastiat, il grande economista francese dell’Ottocento, a difesa dello Stato minimo o se preferite dello Stato “guardiano notturno”: &lt;em&gt;“Il potere ne sarebbe per questo ridotto? Perderà di stabilità perché sarà diventato meno esteso? Avrà meno autorità perché avrà meno compiti? Si attirerà meno rispetto perché riceverà meno lamentele? Sarà maggiormente sottoposto alle pressioni delle varie fazioni perché saranno ridotti gli enormi budget e di conseguenza le possibilità di influenza delle varie fazioni?&amp;nbsp; Correrà più rischi quando avrà meno responsabilità? Mi sembra evidente il contrario.”&lt;/em&gt;&amp;nbsp; Certo, riportare lo Stato entro i suoi “argini naturali” non sarà facile, ma il primo passo è quello indicato da Ludwig von Mises: &lt;em&gt;“i governi diventano liberali quando vi sono costretti dai cittadini”.&lt;/em&gt; C’è qualche politico o semplice cittadino a cui interessa veramente lavorare per risolvere la crisi dei partiti?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Gabriele Lafranchi, presidente dell’Associazione Liberisti Ticinesi. Questa lettera è stata inviata al Corriere del Ticino. Vedremo nei prossimi giorni se la pubblicano.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/07/per-quanto-tempo-ancora.html</guid> <title>Per quanto tempo ancora?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/06/07/per-quanto-tempo-ancora.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Thu,  7 Jun 2007 21:20:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Cari amici di Pinocchio, per una volta concedentemi un sfogo: questa sera sono rientrato a casa, ho acceso la&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.rtsi.ch/&quot;&gt;TSI&lt;/a&gt; alle 19h30 e l'ho spenta alla 20h30 (non mi succedeva da mesi). Ho sentito un'ora di stronzate (quando va detto va detto)&amp;nbsp;e di propaganda anti-mercato, profondamente illiberale e quindi contro la libertà individuale (vi risparmio il riassunto).&amp;nbsp;Ho sentito tanta demagogia, questa sì in&amp;nbsp;quantità industriale (ovviamente la propaganda è stata sottile e nel contempo sfacciata,&amp;nbsp;quanto basta per abbindolare la gente comune). Per quanto tempo ancora gli uomini dello Stato, che dovrebbero tutelare la mia libertà, mi costringeranno a mantenere questa gente? Per quanto tempo dovrò pagare il canone e mantenere questi giornalisti militanti? E' immorale. Vergognatevi. Sarà perché sto leggendo il secondo volume della &amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://web2.venet.net/libridelponte/det-libro.asp?ID=707&quot;&gt;&quot;La rivolta di Atlante&quot;&lt;/a&gt; di Ayn Rand&amp;nbsp;(leggetelo e aprite gli occhi sullo schifo di mondo in cui viviamo) e ho appena letto questo: &lt;em&gt;&quot;è dovere dei poliziotti proteggere gli uomini dai criminali&amp;nbsp; che si impossessano della ricchezza con la forza. Ma quando il furto diventa lo scopo della legge, il dovere dei poliziotti diventa, non la protezione, ma l'assalto alla proprietà. E il fuorilegge si veste nei panni del poliziotto&quot;.&lt;/em&gt;&amp;nbsp;Gtrazie Ayn di aprirci gli occhi, se ce ne fosse ancora bisogno.&amp;nbsp;Scusate lo sfogo&lt;em&gt;. Va bene essere servo di questi parassiti, ma non c'è forse un limite a tutto?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/21/l-ultima-frontiera-del-totalitarismo.html</guid> <title>L'ultima frontiera del totalitarismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/04/21/l-ultima-frontiera-del-totalitarismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Sat, 21 Apr 2007 14:46:52 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;„Die Ideologie, die sich hinter der Klimahysterie und der planwirtschaftlichen Massnahmen zur Klimarettung verbirgt, ist der Ökologismus. Sein Ideal ist ein unberührter Planet Erde, dessen unangetastete Natur einen Wert an sicht darstellt – man fragt sich, welchen. Jeder Eingriff des Menschen in diesen „Garten Eden“ ist aus seiner Sicht verwerflich. Angeblich verfügt er über ein „höhere Moral, die über jeglicher Verfolgung von Eigeninteressen und der Nutzung natürlicher Ressourcen steht. Betrachtet man dieses voll ausgebildete Glaubenssystem genauer, wird schnell klar, dass die Ideologie zutiefst, menschenfeindlich und damit amoralisch ist. Es ist die einzige Grossideologie, die den Menschen selbst bekämpf und ihm in letzter Konsequenz sein Existenzrecht als einzig vernunftbegabtem Wesen abspricht. Damit ist sie letztlich noch menschenfeindlicher als der Marxismus. Ziel der Ökologismus ist der Rückschritt, die Vernichtung der Wirtschaft und am Ende die Zerstörung des Menschen selber. (…) Die Denkmuster der Ökologismus sind totalitär,&amp;nbsp; Was man uns als „Umweltschutz“ verkauft, wird in Wirklichkeit zu einer lebens- und menschenfeindlichen Diktatur führen. „&lt;/em&gt; &lt;strong&gt;Gerd-Walter Wiederstein&lt;/strong&gt; nel numero di aprile di &lt;a href=&quot;http://www.ef-magazin.de/&quot;&gt;&quot;Eingentümlich frei&quot;&lt;/a&gt; (pagine 20-21).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/10/liberta-e-concorrenza-anche-nel-settore-sanitario.html</guid> <title>Libertà e concorrenza anche nel settore sanitario</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2007/01/10/liberta-e-concorrenza-anche-nel-settore-sanitario.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Wed, 10 Jan 2007 21:17:34 +0100</pubDate> <description> Anche nel settore sanitario lo Stato provoca effetti collaterali negativi. La ricetta per migliorare è sempre la stessa: libertà e concorrenza. Ne parla l' &lt;a href=&quot;%20http://www.institutmolinari.org/&quot;&gt;Institut Economique Molinari&lt;/a&gt; in &lt;a href=&quot;http://www.institutmolinari.org/pubs/note20071fr.pdf&quot;&gt;questo testo&lt;/a&gt;. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/13/liberta-e-responsabilita-sul-blog.html</guid> <title>Libertà e responsabilità sul blog</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/12/13/liberta-e-responsabilita-sul-blog.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Wed, 13 Dec 2006 22:07:56 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Non si può pretendere di essere credibili se non si ha il coraggio di essere responsabili di ciò che si scrive.&quot;&lt;/em&gt; Finisce così &lt;a href=&quot;http://aconservativemind.blogspot.com/2006/12/web-e-blog-c-un-problema-di.html&quot;&gt;questo interessante articolo&lt;/a&gt; di Fausto Carioti, in cui ci ricorda che anche sul web&amp;nbsp;e nei blog non c'è libertà senza responsabilità. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/e-morto-milton-friedman.html</guid> <title>E' morto Milton Friedman</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/e-morto-milton-friedman.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu, 16 Nov 2006 21:45:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://walkingclass.blogspot.com/2006/11/e-morto-milton-friedman-il-nobel.html&quot;&gt;Qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.tocque-ville.it/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; una serie di link sul Premio Nobel liberista.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/13/studiare-in-famiglia.html</guid> <title>Studiare in famiglia</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/13/studiare-in-famiglia.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Mon, 13 Nov 2006 22:10:00 +0100</pubDate> <description> Siamo talmente abituati a pensare alla scuola pubblica come ad un'intoccabile istituzione che spesso non ci rendiamo nemmeno conto che altri individui hanno fatto scelte diverse che meritano almeno di essere valutate. Per questa ragione segnalo qui l' interessante articolo di Mathieu Bréard sul &lt;a href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/&quot;&gt;&quot;Le Québécois Libre&quot;&lt;/a&gt; dal titolo &lt;a href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/06/061112-4.htm&quot;&gt;&quot;L'école à la maison: une alternative à l'Etat&quot;&lt;/a&gt; , &amp;nbsp;che così si conclude: &lt;em&gt;&quot;Aucun doute, l’école à la maison est une forme de pédagogie qui dérange. Elle dérange, car elle envoie le message qu’il est possible de se dissocier du réseau traditionnel pour se réapproprier sa liberté et sa pleine responsabilité dans l’éducation de ses enfants. Reconnaissons-le, il n’y a pas beaucoup de liberté et de latitude dans le système public. C’est précisément ce piège que cherchent à éviter ceux qui font le choix de l’école à la maison.&quot;&lt;/em&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/23/non-esageriamo.html</guid> <title>Prodi ottimista</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/23/non-esageriamo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Mon, 23 Oct 2006 11:20:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Governeremo ancora per cinque anni, questo è il ritornello che ripete il presidente del consiglio italiano, Romano Prodi. Mi sembra un'affermazione che, come minimo, pecca di ottimismo. Il perché è presto detto. Dopo sei mesi di governo, il bilancio dell'esecutivo di sinistra italiano è disastroso. I decreti Bersani-Visco sono stati accolti da vivacissime&amp;nbsp;proteste che hanno costretto il governo a modificarli. Non per questo, però, si è placato il malumore che scoppia qua e là in manifestazione di piazza di varie categorie che si ritegono le più colpite dai provvedimenti. Ed è anche opinione diffusa in Italia che il fisco sia diventato troppo invadente e che violi la necessaria riservatezza che ogni contribuente, anche il più onesto, esige per tutelare i propri beni dall'intervento dello stato. Poi, da parecchio tempo, il governo è alle prese con una legge finanziaria che ha avuto un pregio: quello di scontentare tutti. L'aumento delle tasse che comporta ha ovviamente irritato che dovrà pagare di più, e sono tantissimi, ma non ha accontentato coloro che dovrebbero essere&amp;nbsp;i beneficiari perché questi ultimi chiedono più interventi a loro favore. La ratio della legge, imposta dall'estrema sinistra e dai sindacati,&amp;nbsp;è questa: pochi o nessun taglio della spesa, anche parassitaria e forte aumento delle tasse. L'opinione pubblica ha immediatamente capito e d ha rifiutato in blocco una simile impostazione. La delusione, anche tra gli elettori del centrosinistra, è tale che i segretari dei Ds e della Margherita si sono affrettati a garantire che entro due anni il prelievo fiscale attuale verrà restituito. Però tutti hanno capito che si tratta di promesse campate in aria e fatte al solo scopo di cercare di tranquillizare i contribuenti, perchè un sistema fiscale che torchia ora per restituire poco dopo esiste solo nelle favole. Se a questa inquietante situazione, si aggiunge che il governo soffre di mali strutturali, quali una debolissima maggioranza al senato e di una fortissima rissosità, non si capisce proprio dove nasca l'ottimismo del presidente del consiglio. A meno che sia una maschera che nasconda la forte paura&amp;nbsp;di durare invece molto poco. Qualcuno, anche tra i commentarori più autorevoli, prevede la fine politica di Prodi a breve scadenza. Se questo sia vero, avremo occasione di verificarlo tra non molto tempo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lino Bignotti&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/20/il-discorso-del-papa-a-verona.html</guid> <title>Il Papa a Verona</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/20/il-discorso-del-papa-a-verona.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Fri, 20 Oct 2006 13:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ieri&amp;nbsp;ho tentato di fare un po' il punto sul quarto Convegno ecclesiale di Verona. Però in sede di riflessione mi ero convinto di aver troppo politicizzato i due interventi che a me erano parsi più notevoli: quello introduttivo del cardinale Dionigi Tettamanzi e quello di Savino Pezzotta. Ed avevo deciso di farne ammenda chiedendo scusa ai lettori e tornando ad una interpretazione più ecclesiale e strettamente religiosa dell'evento. Ma stamane leggendo il discorso del Papa ed i commenti unanimi della grande stampa, cioè: Sandro Magister dell'Espresso, Luigi Accattoli del Corsera, Luigi La Spina della Stampa&amp;nbsp;e soprattutto&amp;nbsp;Antonio Socci di Libero, mi sono dovuto ricredere e tornare all'impostazione di ieri. Perché i grandi commentatori concordano su due cose. La prima è che questo discorso si pone tra gli interventi più importanti del pontificato ratzingheriano, a livello cioè della sua prima Enciclica, del discorso del 22 dicembre 2005 alla curia romana e della lectio magistralis di Ratisbona.&amp;nbsp;La seconda è che il Papa ha autorevolmente corretto l'impostazione data da Tettamanzi, l'ha quasi rovesciata ed ha percorso un sentiero intellettuale opposto a quello dato dalla relazione introduttiva. Ma, tra tutte queste autorevoli affermazioni, qual è il punto davvero nodale? A mio parere è quello dove il Papa dice che noi dobbiamo accettare e non temere di fare percorsi ideali e di fede con persone che, pur non essendo cristiani praticanti, dei cristiani stessi condividono metodi ed obiettivi. Questi laici sono dei buoni compagni di strada coi quali si può percorrere una via che può dare&amp;nbsp;buoni risultati. Certo il cristiano autentico non rinuncerà mai a presentare la realtà salvifica di Cristo risorto a tutti, ma sa anche aspettare la maturazione umana e religiosa di coloro coi quali opera per il bene. E' un grande compito, difficile, ma che può dare ottimi risultati. Ed è la via che, calata nel quotidiano, ci invita a percorrere con fede e speranza&amp;nbsp;il grande Papa e teologo Joseph Ratzinger.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lino Bignotti&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/19/verona.html</guid> <title>Verona</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/19/verona.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Thu, 19 Oct 2006 11:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Per il momento, mi pare che a Verona al grande Convegno decennale della Chiesa italiana, abbia parlato soprattutto la sinistra. So bene che i cattolici, sia chierici che laici, rifuggono da questi inquadramenti politici e dicono che non corrispondono assolutamente&amp;nbsp;alla realtà. Ma, diciamolo francamente, come si fa a considerare il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, e&amp;nbsp;l'ex segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, come gente di destra? Tra l'altro, Tettamanzi, pur non scaldando i cuori della platea (secondo il parere del Foglio di Giuliano Ferrara) ha parlato di tradurre in italiano il Concilio Vaticano II°. Questo era già stato detto nel 1976 in&amp;nbsp;un contesto completamente diverso dall'attuale e quando, a mio parere, la Chiesa italiana era attratta dalla sinistra politica molto più di adesso. Ma&amp;nbsp;dopo il pontificato di Giovanni Paolo II° e quello attuale di Papa Benedetto XVI° mi pare che le cose siano cambiate e non solo nei confronti della politica. Anche la lettura dei documenti del Concilio non ha più la&amp;nbsp;la tendenza, propria della sinistra che aveva un tempo. Il Concilio è&amp;nbsp;diventato italiano da molto tempo, ma è passata anche tanta acqua sotto i ponti e non siamo più ai giorni di Carlo Maria Martini così caro alla sinistra cattolica. Insomma in apertura del Convegno di Verona abbiamo sentito le ragioni di chi vorrebbe in qualche modo tornare ad un passato che non c'è più ( di mio aggiungo: per fortuna). Oggi parla il Papa. Da cattolici fedeli lo ascolteremo col dovuto rispetto dovuto al ruolo ed alla persona che ci è cara. Domani cercheremo di trarre dalle sue parole un breve commento.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lino Bignotti&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/16/soprannumerari.html</guid> <title>Soprannumerari</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/16/soprannumerari.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Mon, 16 Oct 2006 18:54:46 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Leggo sull'edizione online di Repubblica che in Italia esistono più di 4600 docenti soprannumerari. Che cosa vuol dire? Vuol dire che non hanno il posto dove lavorare, ma sono pagati lo stesso. Veramente la notizia ha dell'incredibile, ma ognuno la può controllare. A questo punto è lecito chiedersi se l'Italia sia ancora un paese serio (Prodi: la serietà al governo) oppure se sia il paese della cuccagna. La finanziaria, che, tra parentesi, pare di 40 miliardi (calcolo dei tecnici della Camera e medesima fonte: Repubblica) invece dei 34 e mezzo previsti, impone seri sacrifici al contribuente italiano. Già, mentre da una parte si pensa di aumentare le tasse, dall'altra si retribuiscono dipendenti che non hanno un lavoro. Mi sia concesso di esprimere un semplicissimo augurio. Per il futuro sarebbe bene che lo stato pagasse solo chi lavora. Se poi, invece, se lo può permettere paghi tutti, lavoratori e no e buona notte.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Lino Bignotti&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/16/terrorismo-fiscale.html</guid> <title>Terrorismo fiscale</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/16/terrorismo-fiscale.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Mon, 16 Oct 2006 09:40:26 +0200</pubDate> <description> &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;La sinistra ha bisogno di un nemico per reggersi, è la sua ragione di vita: deve essere contro qualcuno. Ha cominciato,&amp;nbsp;allora non senza ragione, con i potenti dell'otto-novecento e continua coi ricchi di oggi. Dice di volergli far pagare le imposte adeguatamene. Se fosse così, sarebbe nel giusto. In realtà non li accetta e cerca di ridurgli drasticamente il capitale. Meglio se riesce ad impoverirli. E intanto li indica come nemici, come quelli che danneggiano gravemente la società. La sua satira nei loro confronti è feroce: li giudica capaci di ogni male. Li criminalizza e li indica al pubblico ludibrio: sono i demoni che insidiano e rovinano le persone oneste. Dice di volere l'equità fiscale la pace sociale,&amp;nbsp;ma il giorno in cui questi obiettivi fossero ragguinti, la sinistra non avrebbe pù un nemico e cesserebbe di esistere. Da qui nasce il rancoroso affanno per la caccia a chi le imposte non le paga completamente e a chi cerca di ripararsi dalle unghie del fisco. Tutti devono pagare, tutti devono essere controllati minuziosamente per vedere se compiono interamente il loro dovere fiscale. Se non è così, multe e magari carcere. L'evasore è il criminale più grande.&amp;nbsp;Nessuno deve poter sfuggire, tutti devono temere perché tutti sono potenzialmente colpevoli di evasione o, quanto meno, di elusione. Le tasse cioè uno non le paga nella convinzione che, così facendo, recherà un beneficio alla società ed a se stesso. E non pensa alla contribuzione fiscale come un bene che ne procura uno maggiore. Questa è la logica dei regimi liberali dove si dà perché si sa che si riceverà e perché si contribuisce virtuosamente al benessere di tutti. Con la sinistra si paga perché si teme di essere scoperti e&amp;nbsp;perché terrorizzati dalle pene. Puro terrorismo fiscale.&lt;/p&gt; &lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Lino Bignotti&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/11/prospettiva-svizzera-non-ci-siamo-ancora.html</guid> <title>Prospettiva Svizzera, non ci siamo ancora</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/10/11/prospettiva-svizzera-non-ci-siamo-ancora.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Thu, 12 Oct 2006 08:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Di &lt;a href=&quot;http://www.perspektive-schweiz.ch/i/#&quot;&gt;Prospettiva Svizzera&lt;/a&gt; avevo già parlato un anno fa (&lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/10/18/prospettiva-svizzera-poche-prospettive.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; il post) e il giudizio non era stato particolarmente lusinghiero. Oggi ho ricevuto una mail in cui mi si invita a compilare un nuovo questionario. Ed è di nuovo un festival di statalismo, interventismo e di domande che non consentono di fare scelte di fondo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;a) A partire dai 50 anni è obbligatorio un controllo annuale dello stato di salute. b) In Svizzera vengono introdotte trattenute sul salario dipendenti dal reddito per la cassa malati obbligatoria. c) Per ogni consulto medico è recepita un’imposta forfettaria di 10 Fr. da pagarsi immediatamente in contanti al medico stesso. d) In Svizzera vengono introdotte trattenute sul salario dipendenti dal reddito per la cassa malati obbligatoria. e) Quanto deve costare un pacchetto di sigarette? f) Imprese che occupano in Svizzera oltre 500 impiegati sono costrette a disporre di asili-nido.&amp;nbsp; g) Le imprese hanno l’obbligo di fornire un posto di apprendistato ogni 20 impiegati.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Solo per dire che le domande fondamentrali non vengono mai poste.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;1) Lo Stato ha il diritto di obbligare il cittadino ad assicurarsi all'AVS? 2) Lo Stato ha il diritto di obbligare i cittadini a sottoscrivere un'assicurazione nell'ambito della LAMal. 3) Lo Stato il diritto di concedere situazioni di privilegio legale a determinati gruppi sociali? 4) Quali tra questi (elenco) sono i compiti che lo deve o non deve svolgere?&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E avanti con domande di questo tipo. Ciò ci permetterebbe almeno di sapere, una volta per tutte qual è la percentuale degli statalisti e dei pianificatori sociali che popolano il nostro paese.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/08/lettera-aperta-ai-politici-di-tutti-i-partiti.html</guid> <title>Lettera aperta ai politici di tutti i partiti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/08/lettera-aperta-ai-politici-di-tutti-i-partiti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Associazione Liberisti Ticinesi</category>  <category>politica svizzera</category>  <category>Società</category>   <pubDate>Fri,  8 Sep 2006 22:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ci rivolgiamo a voi, uomini e donne di tutti i partiti politici. Siete coscienti del fatto che la continua estensione del potere statale sta provocando nei cittadini inquietudine, frustrazione, insicurezza e una diffusa rassegnazione, mentre scoraggia l’iniziativa personale, unica fonte di maggior benessere? Una società senza speranza è una società conflittuale, priva di valori morali, tendenzialmente più povera. Secoli di civilizzazione, di costruzione, di fatiche, d’impegno nel lavoro sono rimessi in discussione. Continuate a chiedere di estendere il potere dello Stato per assicurare occupazione, crescita economica, uguaglianza (quale poi?). Per raggiungere questi obiettivi, che spesso celano interessi di parte, dovete costantemente intervenire in nuovi campi d’attività, dopo aver constatato l’inevitabile fallimento delle misure precedenti. E così facendo mirate a estendere il controllo sulla vita di tutti noi attraverso un potere che scivola sovente nell’arbitrio. Quello, ad esempio, di sottrarre impunemente denaro a chi la ricchezza l’ha creata, per alimentare le vostre clientele elettorali. Un favore a questo, uno a quello. E tutti gli altri a subire. Non vi rendete conto che tutti gli sforzi da voi profusi per modificare le scelte dei cittadini si traducono in un minor benessere generale? La vostra politica si ferma sempre a ciò che si vede, dimenticando il lato oscuro della luna, quello che non si vede o meglio, quello che vi adoperate con ogni mezzo a ignorare o, peggio, a cercare di nascondere. Stiamo parlando delle difficoltà quotidiane di quella maggioranza silenziosa di cittadini che paga sulla propria pelle i privilegi accordati a gruppi settoriali e l’inefficienza della vostra politica affidata ai burocrati di Stato attraverso i quali consolidate il vostro potere.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;br /&gt; I prelievi obbligatori, premi delle casse malattia compresi, raggiungono ormai livelli&amp;nbsp; insopportabili per tutti quei ticinesi che ogni giorno, con il sudore della loro fronte, lavorano per difendere un benessere in costante erosione. Penalizzando l’imprenditorialità del singolo distruggete la civiltà; infatti molti escono oggi dalle università con l’obiettivo di trovare quanto prima un’occupazione statale. Prelevate il risparmio dei cittadini per promuovere azioni improduttive e così facendo aumentate la burocrazia. E sarebbe da considerare ridicolo, se non fosse tragico, il fatto che in questi ultimi 10 anni le spese statali sono esplose e i cittadini si sentono sempre più poveri e insicuri. Smettetela di dare la colpa all’economia, vale a dire agli individui che agiscono, scambiano e creano e, a differenza di voi, sono chiamati a rispondere dei propri errori con i loro stessi averi. Guardate in faccia la realtà e assumetevi almeno le vostre responsabilità morali. E’ il vostro interventismo che consente prezzi elevati, cartelli, monopoli legali, la cui conseguenza è l’esplosione esagerata dei costi di beni e di servizi, fra i quali in primis quelli dell’assicurazione malattia. Come potete pensare di favorire la libera iniziativa e la responsabilità individuale alterando e condizionando in continuazione le preferenze degli individui? Come potete pensare che innovazione e creatività continuino a svolgere il ruolo di motore dell’economia se ostacolate in tutti i modi la costituzione del capitale necessario per questo scopo?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E pensare che la civiltà occidentale ha nel rispetto della proprietà e nel risparmio i suoi pilastri. Siete consapevoli del fatto che non potete favorire l’occupazione penalizzando sistematicamente coloro che sono in grado di crearla? Lo siete vero? O i vostri interessi elettorali sono tali da non consentirvi di vedere questa semplice verità ? Fate dunque un passo indietro, tagliate le spese dell’apparato burocratico statale, non ostacolate la creatività e l’imprenditorialità individuale, in modo che ognuno possa progettare liberamente la propria vita. Deregolamentate, abbassate le tasse, non interferite con la libertà contrattuale, rispettate la proprietà privata e il diritto al libero scambio. Fate insomma un bagno di modestia e di umiltà intellettuale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il testo di questa lettera è stata inviata dal comitato&amp;nbsp; dell'&lt;/strong&gt; &lt;a href=&quot;http://pinocchio.blogspirit.com/associazione_liberisti_ticinesi/&quot;&gt;Associazione Liberisti Ticinesi&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;ai giornali del Canton Ticino con preghiera di pubblicazione.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/08/15/svezia-tra-sogno-e-realta.html</guid> <title>Svezia, tra sogno e realtà</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/08/15/svezia-tra-sogno-e-realta.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>   <pubDate>Tue, 15 Aug 2006 21:32:37 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;La Svezia è il paese nordico di riferimento di tutti i sostenitori dell’interventismo statale. Costituirebbe l'esempio concreto di quanto una buona dose di statalismo, combinata con la libertà di mercato, siano in grado di dare risultati impensabili. Scrive in &lt;a href=&quot;http://www.iedm.org/main/show_editorials_fr.php?editorials_id=436&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; Nathalie Elgrably, economista presso &lt;a href=&quot;http://www.iedm.org/main/main_fr.php&quot;&gt;l'Institut Economique di Montréal&lt;/a&gt;: &lt;em&gt;&quot;De 1970 à 1995, la Suède a enregistré un taux de croissance économique extrêmement faible, un désinvestissement net et aucune création nette d’emplois. Et bien que son taux de chômage officiel soit de 6%, de nombreuses sources démontrent qu’il dépasse 20% si l’on inclut les chômeurs qui échappent aux statistiques parce qu’ils participent à des programmes étatiques de formation ou de réinsertion, ont pris une retraite anticipée ou sont en congé de maladie artificiellement prolongé. Soulignons également l’épidémie d’absentéisme et la dégradation de leur système de santé. Voilà ce qu’est le «modèle suédois», et il ne s’agit là que de la pointe de l’iceberg!&quot;&lt;/em&gt; In questi ultimi anni però le cose stanno cambiano, guarda caso perché il paese ha cominciato ad adottare una politica molto più liberale, basata su deregolamentazioni, privatizzazioni e maggiore concorrenza, ad esempio nel sistema statale. Tutto ciò fa dire sempre alla Elgrably che &lt;em&gt;&quot;la supériorité du «modèle suédois» n’est qu’un mythe savamment entretenu par la gauche soucieuse d’apporter de la crédibilité à des principes qui ont fait banqueroute. Attribuer les succès économiques de la Suède à l’État-providence est une fraude intellectuelle.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Segnalazione:&lt;/strong&gt; della medesima autrice vale la pena leggere anche &lt;a href=&quot;http://www.iedm.org/main/show_editorials_fr.php?editorials_id=437&quot;&gt;questo testo sul miracolo irlandese&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  </channel> </rss> 