16/11/2006
E' morto Milton Friedman
21:45 Scritto in Società , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: Milton Friedman, liberismo, liberista
12/09/2006
La guerra al terrorismo, cinque anni dopo
Di Lino Bignotti: Nel quinto anniversario dell'11 settembre il bilancio della guerra al terrorismo islamico non è positivo. La parte di islam che ha dichiarato guerra all'Occidente e usa ogni risorsa disponibile (dall'indottrinamento in moschea al terrorismo kamikaze e al ricatto petrolifero) è un'idra dalle cento teste, un nemico sfuggente. La difficoltà di ricostruirne la fisionomia è tale che molti osservatori arrivano a negare la sua esistenza. Più facile, e più rassicurante, è attribuire a cause locali, oltre che ad errori degli Stati Uniti, i molti conflitti in corso. Il ritiro dall'Iraq ha lasciato dietro di sé molto veleno. Per la nuova maggioranza siamo usciti da una guerra sbagliata in cui non saremmo mai dovuti entrare. Per la vecchia maggioranza, ora opposizione, invece, abbiamo concluso in malo modo, fuggendo, una missione di pace condotta sotto l'egida dell'Onu.
Oppure si guardi al caso del Libano. E' di due giorni fa la notizia secondo cui il leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi, si riserva di decidere se votare o meno a favore della missione poiché teme che essa non abbia come finalità il disarmo di Hezbollah e sospetta che il governo la usi per rinsaldare i legami con Siria e Iran. Infine, si consideri il caso dell'Afghanistan ove occorrerebbero molti più soldati per vincere la guerra. La sinistra massimalista minaccia di non votare nemmeno il prossimo rifinanziamento della missione. Così come è pronta, nella questione del contenzioso con l'Iran sull'energia atomica, a scendere - lo dice Oliviero Diliberto - dall'autobus dell'Onu, a prendere le distanze persino da quella visione o ideologia «onusiana» (per la quale l'Onu è la suprema autorità internazionale) che informa il programma del governo Prodi.
Le polemiche sull'Afghanistan, come le incertezze di fronte all'Iran o a Hezbollah, smentiscono chi nega l'esistenza in Italia di correnti tese all’appeasement , a venire a patti con l'islamismo radicale. Quelle correnti ci sono e sono forti. La sinistra massimalista ne è solo la componente più visibile. Dunque, come acutamente osserva Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, ci sono correnti politiche (non quattro scalmanati, ma vere e proprie correnti politiche) che pensano di andare d’accordo con l’islamismo radicale, in altre parole con la Siria e con l’Iran che prepara l’uranio al fine di usarlo per fini civili (come dicono gli ayatollah) o per fini militari (come temono gli Stati Uniti e l’Unione europea). Ma allora queste correnti non danno già l’Occidente per sconfitto di fronte all’Islam più intransigente? A me pare di sì. Tutti sotto la tutela di Ahmadinejad allora? Non mi pare un roseo futuro ed una bella prospettiva. Tanto più che bisogna mettere in conto la distruzione di Israele e la fine di valori come libertà e democrazia per tutti.
21:45 Scritto in Iraq , Politica internazionale , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (2) | Manda | Tag: terrorismo, guerra, 11 settembre
08/06/2006
Ucciso Al Zarqawi, un piccolo passo avanti
Sarà anche la fine della vita di uomo, e gioirne è comunque eccessivo, ma notizie come questa sono estremamente positive per il processo di democratizzazione del Medio Oriente. Dimostrano la volontà degli Stati Uniti di portare a termine il lavoro iniziato e la volontà della maggioranza degli iracheni di non dare seguito ai progetti totalitari dell'ex numero 2 di Al Qaida. Nella guerra tutta interna tra musulmani jihadisti e musulmani "moderati-nazionalisti" i secondi hanno segnato oggi un punto a loro favore. Piccolo forse, ma comunque dall'alto valore simbolico.
Segnalazione: per chi volesse uscire dall'attualità del momento e farsi un'idea della situazione generale del Medio Oriente segnalo il bellissimo libro di Carlo Panella "Il libro nero dei regimi islamici. 1914-2006 oppressione, fondamentalismo, terrore". Cento anni di storia, per conoscere il passato e comprendere il presente. E per comprendere perché la strategia americana, con tutti i suoi difetti, è molto meno assurda di quanto si tenti di far credere. Per comprendere perché le teorie no global sulla povertà e lo sfruttamento sono campate in aria.
10:30 Scritto in Iraq , Politica internazionale , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (3) | Manda
04/02/2006
Con le armi da fuoco contro i criminali
Appena si parla di possesso di armi da fuoco, il pensiero corre agli Stati Uniti d'America, al Far West, ai massacri nelle scuole, e al tristemente famoso film di Michael Moore "Bowling for Columbine". Noi europei guardiamo con un misto di superiorità morale e incomprensione a questo grande paese che continua a permettere alla gente di andare in giro armata. Non siamo forse noi l'Europa pacifica e pacifista? Non è mia intenzione discutere qui della legittimità di portare un'arma e di usarla a scopo difensivo, del fatto se sia o meno un diritto (personalmente ritengo di sì). Questo non è quindi un post di carattere filosofico. Vorrei semplicemente proporre alcuni dati che hanno quantomeno il merito di far riflettere, in quanto evidenziano l'effetto dissuasivo del libero possesso delle armi. Cominciamo da un studio condotto da John Lott tra il 1977 e il 1992 sulle 3054 contee degli USA. Dove è stato liberalizzato il porto d'armi, gli omicidi sono diminuiti del 7,7%, gli stupri del 5,3%, le aggressioni violente del 7,0%. Negli Stati dove l'accesso al porto d'armi è maggiormente sottoposto a regolamentazione, il tasso di crimini violenti è dell'81% superiore a quello delle altre regioni. In Florida, la liberalizzazione del 1987 ha consentito di ridurre del 20% in 5 anni il numero degli omicidi. Effetto collaterale della legge: i criminali hanno cominciato a riservare le loro attenzioni a turisti, impossibilitati per legge a girare armati. Una ricerca condotta dal criminologo Garry Kleck ha dimostrato che solo l'1-2% delle atti di legittima difesa si conclude con la morte dell'aggressore. Questo siginifica che negli Stati Uniti ogni anno più di 1500 criminali vengono uccisi e altri 9000 feriti da onesti cittadini, cifre queste superiori a quelle di cui si può "vantare" la polizia. La possibilità di essere aggrediti nel corso di un furto violento è del 50-75% se ci si difende a mani nude, del 42% se non si oppone resistenza, percentuale che scende al 25% per quelli che si difendono con un arma. Tra le vittime che rimangono ferite o pagano l'agressione con la vita, il 17% dispone di un arma da fuoco per difendersi, il 25% non oppone resistenza e il 51% si difende con calci e pugni. Se i dati dell'Interpol dimostrano che gli Stati Uniti sono il paese più violento tra quelli dell'Occidente, il tasso dei furti nelle abitazioni fa eccezione: il tasso è di 1264 furti per 100'000 abitanti negli USA, di 2330 in Danimarca, di 2329 in Olanda, di 1640 in Inghilterra, di 1554 in Germania e di 1420 in Canada. Strana coincidenza, nota Pierre Lemieux, autore del libro "Le droit de porter des armes": "c'est justement à son domicile que l’Américain moyen a conservé le droit d'avoir des armes et de les utiliser en légitime défense, et que c’est là qu'un agresseur court le plus grand risque de trouver un citoyen armé. Un autre chercheur a découvert que les cambriolages sont plus nombreux dans les régions américaines où les armes à feu sont plus contrôlées". Ultimo dato e poi smetto di tediarvi: confrontata a un elevato tasso di stupri, la polizia di Orlando, in Florida, decide di organizzare dei corsi per apprendere l'uso della armi. Vi partecipano 2500 donne. L'anno successivo, ma sarà un caso, il numero di stupri nella regione diminuisce dell'88%, rimanendo invece costante nel resto della Florida. E se essere armati non fosse solo un diritto, ma fosse anche particolarmente utile?
Approfondimenti: per chi si interessa al tema segnalo questa sezione de "Le Québécois Libre". Chi vuole invece saperne di più sul rapporto che hanno gli americani con le armi, consiglio la lettura di questo bell'articolo dell'amico Carlo Stagnaro dell' "Istituto Bruno Leoni".
15:50 Scritto in Società , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (9) | Manda | Tag: Swiss Blog
01/12/2005
Fosforo bianco: gli obiettivi dell'operazione mediatica
Ho apprezzato moltissimo in queste ultime ultime settimane il lavoro svolto dai blogger di "Tocque-Ville" , in particolare Wellington, Herakleitos e The Right Nation (mi scuseranno gli altri), sull' "inchiesta giornalistica" di Rainews24 circa l'uso del forforo bianco a Fallujia da parte dell'esercito americano. Sul tema interviene oggi anche l'esperto di questioni militari Gianandrea Gaiani, direttore del sito Analisi Difesa , che conferma le tesi dei già citati blogger. Questa la conclusione dell'editoriale: "l’intera questione pare in realtà l’ennesima operazione mediatica tesa a delegittimare gli anglo-americani e la Coalizione mettendo sullo stesso piano i soldati statunitensi che combattono in Iraq e i guerriglieri e terroristi che finora hanno ucciso quasi 2.000 militari della Coalizione ma anche più di 20.000 civili iracheni, le armi di distruzione di massa di Saddam e quelle di Bush. Non ne siamo stupiti: dopo le speculazioni sulle vittime civili di ”Iraqi Freedom“, sul sequestro Sgrena e delle due Simone, su Abu Ghraib, il caso Calipari e dopo le collette antimperialiste per finanziare la resistenza irachena abbiamo fatto il callo (e lo stomaco) a tutto."
21:17 Scritto in Iraq , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (10) | Manda | Tag: Italian Blogs
25/11/2005
Le leggi antitrust contro i consumatori
Maggio 1889, Stato del Missouri. E' qui, negli Stati Uniti, che vede la luce la prima legge antitrust. Vale la pena interessarsi a quanto accadde allora per sfatare una delle convinzioni maggiormente diffuse: quella che vuole gli uomini politici schierati a difesa dei consumatori.
Dall'inizio del 1870 numerosi settori economici registrarono progressi economici tali da consentire un aumento della produttività. In agricoltura, la produzione di manzo è particolarmente toccata da questo sviluppo, grazie al miglioramento delle tecniche di macellazione, di allevamento e di conservazione della carne. I proprietari di quattro grandi società unirono i loro sforzi e grazie ad una razionalizzazione della produzione e a economie di scala riuscirono a trasportare i loro prodotti finiti nei vari Stati americani. Il tutto a partire dal loro centro di produzione, a Chicago.
A partire dagli anni '80 il prezzo del manzo si ridusse progressivamente, suscitando le proteste degli allevatori messi in difficoltà dalla diminuzione dei prezzi. Per continuare a rimanere sul mercato, questi "imprenditori" non trovarono di meglio che aggirare il verdetto dei consumatori. Nel Missouri, la lobby creata contro la "cospirazione" aveva un chiaro obiettivo: impedire la diminuzione dei prezzi. "L'accapparamento del suolo da parte dei capitalisti" e il fatto che "il prezzo al consumo non era diminuito nella medesima proporzione del prezzo pagato ai produttori" erano gli argomenti avanzati con maggiore insistenza per chiedere l'intervento del legislatore.Gli sforzi compiuti ebbero la meglio sulla libertà contrattuale e altri Stati seguirono l'esempio del Missouri.
Nel 1890 divenne realtà la prima legge a livello federale, voluta e sostenuta dal senatore John Sherman. E' interessante rilevare come Sherman passasse il suo tempo a ripetere che i trust riducevano artificialmente la produzione a detrimento del consumatore americano. La realtà era però un'altra: tra il 1880 e il 1890, i settori in cui erano presenti i "famigerati" trust registrarono un incremento della produttivà del 175%, mentre il prodotto nazionale lordo aumentò "solo" del 24%. Mediamente i prezzi scesero del 7%. Un'ultima nota per concludere. Un'analisi delle lettere di John Sherman dimostrò che nessun consumatore aveva mai preso carta e penna per lamentarsi dell'esistenza dei trust. In compenso, il senatore ricevette moltissime lettere da produttori desiderosi di limitare la concorrenza.
Fonte: "Un regard sur l'histoire de l'antitrust: le déchainement des intérêts particuliers" , pubblicato nel giugno 2005 dall'Institut Economique Molinari.
09:30 Scritto in Filosofia politica , Stati Uniti | Link permanente | Commenti (14) | Manda | Tag: Swiss Blog
21/11/2005
Il "New Deal" ha prolungato la crisi
Questo bellissimo post di Phastidio.net merita di essere letto dalla prima all'ultima parola. Dedicato a chi crede nelle qualità terapeutiche dell'interventismo statale.
21:16 Scritto in Stati Uniti | Link permanente | Commenti (5) | Manda | Tag: Swiss Blog
04/11/2005
La riforma fiscale di Bush
Trovo sul sito "Libres" un interessante articolo sulle raccomandazioni formulate dal comitato consultivo istituito dal presidente George W. Bush per elaborare le proposte in materia di riforma fiscale. Il passaggio alla Flat Tax è stato accantonato. Per ora non se ne farà nulla. Peccato, il capo della Casa Bianca sciupa così l'occasione di effettuare la riforma fiscale più radicale dai tempi di Ronald Reagan. Detto dell'aspettative disattese, passiamo ad elencare gli aspetti positivi: il sistema verrà semplificato, le aliquote passeranno da sei a quattro, e il tasso d'imposizione massimo scenderà dall'attuale 35% al 33%. Si tratta di un passo minimo che Jacques Garello considera comunque importante dal punto di vista psicologico: "ne jamais dépasser le seuil du tiers des revenus".
Ma la proposta di riforma più interessante è un'altra. Come sottolinea l'economista di Aix-en-Provence, si passerà dall'imposta sul reddito all'imposta sulla spesa. Il denaro risparmiato verrà esentato dall'imposizione fiscale. L'idea è quella di favorire il risparmio e di conseguenza gli investimenti, i veri motori della crescita economica. Qualora Bush dovesse fase sue queste proposte prepariamoci alla solita levata di scudi degli economisti keynesiani, convinti che la spesa crei lavoro e che il risparmio sia fonte di disoccupazione.
10:09 Scritto in Stati Uniti | Link permanente | Commenti (8) | Manda | Tag: Italian Blogs
01/11/2005
Il "Nigergate", la guerra e la democrazia da esportare
"Ma davvero si crede alla favola che la guerra in Iraq sia stata motivata anzi giustificata col pretesto del falso dossier italo-francese sul Niger?" Comincia così il lungo articolo di Christian Rocca su "Il Foglio" di oggi. Come al solito da non perdere. La versione integrale la trovate qui. Particolarmente consigliato a giornalisti e amici che hanno l'abitudine di informarsi su giornali come questo.
15:54 Scritto in Stati Uniti | Link permanente | Commenti (1) | Manda | Tag: Italian Blogs
14/10/2005
Katrina: la sconfitta del giornalismo
Il passaggio dell'uragano Katrina non ha fatto "solo" un migliaio di vittime tra la popolazione civile. Ha pure rivelato la qualità estremamente scadente di chi dovrebbe informarci su quanto accade nel mondo: i giornalisti. "E' la più grande debacle giornalistica degli ultimi decenni. I giornali americani hanno cominciato a fare autocritica, a riconoscere il clamoroso errore, a coprirsi il capo di cenere", ha scritto Christian Rocca. La versione integrale dell'articolo la trovate qui. Da non perdere. Rimane ora una domanda: quando l'autocritica raggiungerà gli organi di informazione svizzeri e ticinesi? Si accettano scommesse.
09:00 Scritto in Stati Uniti | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Swiss Blog

