<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?> <?xml-stylesheet type="text/xsl" href="/rss20.xsl" media="screen"?> <rss xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" version="2.0"> <channel> <title>Pinocchio - stati_uniti</title> <description>Per la diffusione della libertà, contro l'ipocrisia dei socialisti di tutti i partiti</description> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/stati_uniti/</link> <lastBuildDate>Thu, 22 May 2008 22:11:46 +0200</lastBuildDate> <generator>blogSpirit.com</generator> <copyright>All Rights Reserved</copyright>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/e-morto-milton-friedman.html</guid> <title>E' morto Milton Friedman</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/11/16/e-morto-milton-friedman.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu, 16 Nov 2006 21:45:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://walkingclass.blogspot.com/2006/11/e-morto-milton-friedman-il-nobel.html&quot;&gt;Qui&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.tocque-ville.it/&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; una serie di link sul Premio Nobel liberista.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/12/la-guerra-al-terrorismo-cinque-anni-dopo.html</guid> <title>La guerra al terrorismo, cinque anni dopo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/09/12/la-guerra-al-terrorismo-cinque-anni-dopo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Iraq</category>  <category>Politica internazionale</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue, 12 Sep 2006 21:45:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Di Lino Bignotti:&lt;/strong&gt; Nel quinto anniversario dell'11 settembre il bilancio della guerra al terrorismo islamico non è positivo. La parte di islam che ha dichiarato guerra all'Occidente e usa ogni risorsa disponibile (dall'indottrinamento in moschea al terrorismo kamikaze e al ricatto petrolifero) è un'idra dalle cento teste, un nemico sfuggente. La difficoltà di ricostruirne la fisionomia è tale che molti osservatori arrivano a negare la sua esistenza. Più facile, e più rassicurante, è attribuire a cause locali, oltre che ad errori degli Stati Uniti, i molti conflitti in corso. Il ritiro dall'Iraq ha lasciato dietro di sé molto veleno. Per la nuova maggioranza siamo usciti da una guerra sbagliata in cui non saremmo mai dovuti entrare. Per la vecchia maggioranza, ora opposizione, invece, abbiamo concluso in malo modo, fuggendo, una missione di pace condotta sotto l'egida dell'Onu.&lt;br /&gt; Oppure si guardi al caso del Libano. E' di due giorni fa la notizia secondo cui il leader dell'opposizione, Silvio Berlusconi, si riserva di decidere se votare o meno a favore della missione poiché teme che essa non abbia come finalità il disarmo di Hezbollah e sospetta che il governo la usi per rinsaldare i legami con Siria e Iran. Infine, si consideri il caso dell'Afghanistan ove occorrerebbero molti più soldati per vincere la guerra. La sinistra massimalista minaccia di non votare nemmeno il prossimo rifinanziamento della missione. Così come è pronta, nella questione del contenzioso con l'Iran sull'energia atomica, a scendere - lo dice Oliviero Diliberto - dall'autobus dell'Onu, a prendere le distanze persino da quella visione o ideologia «onusiana» (per la quale l'Onu è la suprema autorità internazionale) che informa il programma del governo Prodi.&lt;br /&gt; Le polemiche sull'Afghanistan, come le incertezze di fronte all'Iran o a Hezbollah, smentiscono chi nega l'esistenza in Italia di correnti tese all’appeasement , a venire a patti con l'islamismo radicale. Quelle correnti ci sono e sono forti. La sinistra massimalista ne è solo la componente più visibile. Dunque, come acutamente osserva Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, ci sono correnti politiche (non quattro scalmanati, ma vere e proprie correnti politiche) che pensano di andare d’accordo con l’islamismo radicale, in altre parole con la Siria e con l’Iran che prepara l’uranio al fine di usarlo per fini civili (come dicono gli ayatollah) o per fini militari (come temono gli Stati Uniti e l’Unione europea). Ma allora queste correnti non danno già l’Occidente per sconfitto di fronte all’Islam più intransigente? A me pare di sì. Tutti sotto la tutela di Ahmadinejad&amp;nbsp; allora? Non mi pare un roseo futuro ed una bella prospettiva. Tanto più che bisogna mettere in conto la distruzione di Israele e la fine di valori come libertà e democrazia per tutti.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/06/08/ucciso-al-zarqawi-un-piccolo-passo-avanti.html</guid> <title>Ucciso Al Zarqawi, un piccolo passo avanti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/06/08/ucciso-al-zarqawi-un-piccolo-passo-avanti.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Iraq</category>  <category>Politica internazionale</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu,  8 Jun 2006 10:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Sarà anche la fine della vita di uomo, e gioirne è comunque eccessivo, ma notizie come questa sono estremamente positive per il processo di democratizzazione del Medio Oriente. Dimostrano la volontà degli Stati Uniti di portare a termine il lavoro iniziato e la volontà della maggioranza degli iracheni di non dare seguito ai progetti totalitari dell'ex numero 2 di Al Qaida. Nella guerra tutta interna tra musulmani jihadisti e musulmani &quot;moderati-nazionalisti&quot; i secondi hanno segnato oggi un punto a&amp;nbsp;loro favore.&amp;nbsp;Piccolo forse, ma comunque dall'alto valore simbolico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Segnalazione:&lt;/strong&gt; per chi volesse uscire dall'attualità del momento e farsi un'idea della situazione generale del Medio Oriente segnalo il bellissimo libro di Carlo Panella&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://www.bol.it/libri/scheda/ea978881701157.html&quot;&gt;&quot;Il libro nero dei regimi islamici. 1914-2006 oppressione, fondamentalismo, terrore&quot;.&lt;/a&gt; Cento anni di storia, per conoscere il passato e comprendere il presente. E per comprendere perché la strategia americana, con tutti i suoi difetti, è molto meno assurda di quanto si tenti di far credere.&amp;nbsp;Per comprendere&amp;nbsp;perché le teorie no global sulla povertà e lo sfruttamento sono campate in aria.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/02/04/con-le-armi-da-fuoco-contro-i-criminali.html</guid> <title>Con le armi da fuoco contro i criminali</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2006/02/04/con-le-armi-da-fuoco-contro-i-criminali.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Società</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Sat,  4 Feb 2006 15:50:00 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Appena si parla di possesso di armi da fuoco, il pensiero corre agli Stati Uniti d'America, al Far West, ai massacri nelle scuole, e al tristemente famoso film di Michael Moore &quot;Bowling for Columbine&quot;. Noi europei guardiamo con un misto di superiorità morale e incomprensione a questo grande paese che continua a permettere alla gente di andare in giro armata. Non siamo forse noi l'Europa pacifica e pacifista? Non è mia intenzione discutere qui della legittimità di portare un'arma e di usarla a scopo difensivo, del fatto se sia o meno un diritto (personalmente ritengo di sì). Questo non è quindi un post di carattere filosofico. Vorrei semplicemente proporre alcuni dati che hanno quantomeno il merito di far riflettere, in quanto evidenziano l'effetto dissuasivo del libero possesso delle armi. Cominciamo da &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.pierrelemieux.org/artlott.html&quot;&gt;un studio&lt;/a&gt; condotto da John Lott tra il 1977 e il 1992 sulle 3054 contee degli USA.&amp;nbsp;Dove è stato liberalizzato il porto d'armi, gli omicidi sono diminuiti del 7,7%, gli stupri del 5,3%, le aggressioni violente del 7,0%. Negli Stati dove l'accesso al porto d'armi è maggiormente sottoposto a regolamentazione, il tasso di crimini violenti è dell'81% superiore a quello delle altre regioni. In Florida, la liberalizzazione del 1987 ha consentito di ridurre del 20% in 5 anni il numero degli omicidi. Effetto collaterale della legge: i criminali hanno cominciato a riservare le loro attenzioni a turisti, impossibilitati per legge a girare armati. Una ricerca condotta dal criminologo Garry Kleck ha dimostrato che solo l'1-2% delle atti di legittima difesa si conclude con la morte dell'aggressore. Questo siginifica che negli Stati Uniti ogni anno più di 1500 criminali vengono uccisi e altri 9000 feriti da onesti cittadini, cifre queste superiori a quelle di cui si può &quot;vantare&quot; la polizia. La possibilità di essere aggrediti nel corso di un furto violento è del 50-75% se ci si difende a mani nude, del 42% se non si oppone resistenza, percentuale che scende al 25% per quelli che si difendono con un arma. Tra le vittime che rimangono ferite o pagano l'agressione con la vita, il 17% dispone di un arma da fuoco per difendersi, il 25% non oppone resistenza e il 51% si difende con calci e pugni. Se i dati dell'Interpol dimostrano che gli Stati Uniti sono il paese più violento tra quelli dell'Occidente, il tasso dei furti nelle abitazioni fa eccezione: il tasso è di 1264 furti per 100'000 abitanti negli USA, di 2330 in Danimarca, di 2329 in Olanda, di 1640 in Inghilterra, di 1554 in Germania e di 1420 in Canada. Strana coincidenza, nota Pierre Lemieux, autore del libro &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://lemennicier.bwm-mediasoft.com/article.php?ID=59&amp;amp;limba=fr&quot;&gt;&quot;Le droit de porter des armes&quot;&lt;/a&gt;: &lt;em&gt;&quot;c'est justement à son domicile que l’Américain moyen a conservé le droit d'avoir des armes et de les utiliser en légitime défense, et que c’est là qu'un agresseur court le plus grand risque de trouver un citoyen armé. Un autre chercheur a découvert que les cambriolages sont plus nombreux dans les régions américaines où les armes à feu sont plus contrôlées&quot;&lt;/em&gt;. Ultimo dato e poi smetto di tediarvi: confrontata a un elevato tasso di stupri, la polizia di Orlando, in Florida, decide di organizzare dei corsi per apprendere l'uso della armi. Vi partecipano 2500 donne. L'anno successivo, ma sarà un caso, il numero di stupri nella regione diminuisce dell'88%, rimanendo invece costante nel resto della Florida. E se essere armati non fosse solo un diritto, ma fosse anche particolarmente utile?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Approfondimenti:&lt;/strong&gt; per chi si interessa al tema segnalo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/asdroitarmes.htm&quot;&gt;questa sezione&lt;/a&gt; de &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.quebecoislibre.org/&quot;&gt;&quot;Le Québécois Libre&quot;&lt;/a&gt;. Chi vuole invece saperne di più sul rapporto che hanno gli americani con le armi, consiglio la lettura di questo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000001182&quot;&gt;bell'articolo&lt;/a&gt; dell'amico Carlo Stagnaro dell' &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.brunoleoni.it/home.aspx&quot;&gt;&quot;Istituto Bruno Leoni&quot;.&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/12/01/fosforo-bianco-gli-obiettivi-dell-operazione-mediatica.html</guid> <title>Fosforo bianco: gli obiettivi dell'operazione mediatica</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/12/01/fosforo-bianco-gli-obiettivi-dell-operazione-mediatica.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Iraq</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu,  1 Dec 2005 21:17:44 +0100</pubDate> <description> Ho apprezzato moltissimo in queste ultime ultime settimane il lavoro svolto dai blogger di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.tocque-ville.it/&quot;&gt;&quot;Tocque-Ville&quot;&lt;/a&gt; , in particolare &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://wellington.ilcannocchiale.it/&quot;&gt;Wellington&lt;/a&gt;, &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://herakleitos.ilcannocchiale.it/&quot;&gt;Herakleitos&lt;/a&gt; e &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/&quot;&gt;The Right Nation&lt;/a&gt; (mi scuseranno gli altri),&amp;nbsp; sull' &quot;inchiesta giornalistica&quot; di Rainews24 circa l'uso del forforo bianco a Fallujia da parte dell'esercito americano. Sul tema interviene oggi anche l'esperto di questioni militari Gianandrea Gaiani, direttore del sito &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.analisidifesa.it/&quot;&gt;Analisi Difesa&lt;/a&gt; , che conferma le tesi dei già citati blogger. Questa la conclusione dell'&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://cca.analisidifesa.it/it/magazine_8034243544/numero64/article_584185534124257328235270057418_7505023515_0.jsp&quot;&gt;editoriale&lt;/a&gt;: &lt;em&gt;&quot;l’intera questione pare in realtà l’ennesima operazione mediatica tesa a delegittimare gli anglo-americani e la Coalizione mettendo sullo stesso piano i soldati statunitensi che combattono in Iraq e i guerriglieri e terroristi che finora hanno ucciso quasi 2.000 militari della Coalizione ma anche più di 20.000 civili iracheni, le armi di distruzione di massa di Saddam e quelle di Bush. Non ne siamo stupiti: dopo le speculazioni sulle vittime civili di ”Iraqi Freedom“, sul sequestro Sgrena e delle due Simone, su&amp;nbsp;Abu Ghraib, il caso Calipari e dopo le collette antimperialiste per finanziare la resistenza irachena abbiamo fatto il callo (e lo stomaco) a tutto.&quot;&lt;/em&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/25/le-leggi-antitrust-contro-i-consumatori.html</guid> <title>Le leggi antitrust contro i consumatori</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/25/le-leggi-antitrust-contro-i-consumatori.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Filosofia politica</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri, 25 Nov 2005 09:30:00 +0100</pubDate> <description> Maggio 1889, Stato del Missouri. E' qui, negli Stati Uniti, che vede la luce la prima legge antitrust. Vale la pena interessarsi a quanto accadde allora per sfatare una delle convinzioni maggiormente diffuse: quella che vuole gli uomini politici schierati a difesa dei consumatori.&lt;br /&gt; Dall'inizio del 1870 numerosi settori economici registrarono progressi economici tali da consentire un aumento della produttività. In agricoltura, la produzione di manzo è particolarmente toccata da questo sviluppo, grazie al miglioramento delle tecniche di macellazione, di allevamento e di conservazione della carne. I proprietari di quattro grandi società unirono i loro sforzi e grazie ad una razionalizzazione della produzione e a economie di scala riuscirono a trasportare i loro prodotti finiti nei vari Stati americani. Il tutto a partire dal loro centro di produzione, a Chicago.&lt;br /&gt; A partire dagli anni '80 il prezzo del manzo si ridusse progressivamente, suscitando le proteste degli allevatori messi in difficoltà dalla diminuzione dei prezzi. Per continuare a rimanere sul mercato, questi &quot;imprenditori&quot; non trovarono di meglio che aggirare il verdetto dei consumatori. Nel Missouri, la lobby creata contro la &lt;em&gt;&quot;cospirazione&quot;&lt;/em&gt; aveva un chiaro obiettivo: impedire la diminuzione dei prezzi. &lt;em&gt;&quot;L'accapparamento del suolo da parte dei capitalisti&quot;&lt;/em&gt; e il fatto che &lt;em&gt;&quot;il prezzo al consumo non era diminuito nella medesima proporzione del prezzo pagato ai produttori&quot;&lt;/em&gt; erano gli argomenti avanzati con maggiore insistenza per chiedere l'intervento del legislatore.Gli sforzi compiuti ebbero la meglio sulla libertà contrattuale&amp;nbsp; e altri Stati seguirono l'esempio del Missouri.&lt;br /&gt; Nel 1890 divenne realtà la prima legge a livello federale, voluta e sostenuta dal senatore John Sherman.&amp;nbsp; E' interessante rilevare come Sherman passasse il suo tempo a ripetere che i trust riducevano artificialmente la produzione a detrimento del consumatore americano. La realtà era però un'altra: tra il 1880 e il 1890, i settori in cui erano presenti i &quot;famigerati&quot; trust registrarono un incremento della produttivà del 175%, mentre il prodotto nazionale lordo aumentò &quot;solo&quot; del 24%. Mediamente i prezzi scesero del 7%. Un'ultima nota per concludere. Un'analisi delle lettere di John Sherman dimostrò che nessun consumatore aveva mai preso carta e penna per lamentarsi dell'esistenza dei trust. In compenso, il senatore ricevette moltissime lettere da produttori desiderosi di limitare la concorrenza.&lt;br /&gt; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.institutmolinari.org/pubs/note20053fr.pdf&quot;&gt;&quot;Un regard sur l'histoire de l'antitrust: le déchainement des intérêts particuliers&quot;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; , pubblicato nel giugno 2005 dall'&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.institutmolinari.org/&quot;&gt;Institut Economique Molinari&lt;/a&gt;. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/21/il-new-deal-ha-prolungato-la-crisi.html</guid> <title>Il &quot;New Deal&quot; ha prolungato la crisi</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/21/il-new-deal-ha-prolungato-la-crisi.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Mon, 21 Nov 2005 21:16:01 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Questo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://phastidio.net/2005/11/20/lezioni-dal-passato/&quot;&gt;bellissimo post&lt;/a&gt; di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://phastidio.net/&quot;&gt;Phastidio.net&lt;/a&gt; merita di essere letto dalla prima all'ultima parola. Dedicato a chi crede nelle&amp;nbsp;qualità terapeutiche dell'interventismo statale.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/04/la-riforma-fiscale-di-bush.html</guid> <title>La riforma fiscale di Bush</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/04/la-riforma-fiscale-di-bush.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri,  4 Nov 2005 10:09:16 +0100</pubDate> <description> &lt;p&gt;Trovo sul sito &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.libres.org/&quot;&gt;&quot;Libres&quot;&lt;/a&gt; un interessante &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.libres.org/francais/actualite/fiscalite_usa_a6_4405.htm&quot;&gt;articolo&lt;/a&gt; sulle raccomandazioni formulate dal comitato consultivo istituito dal presidente George W. Bush per elaborare le proposte in materia di riforma fiscale. Il passaggio alla Flat Tax è stato accantonato. Per ora non se ne farà nulla. Peccato, il capo della Casa Bianca sciupa così l'occasione di effettuare la riforma fiscale più radicale dai tempi di Ronald Reagan. Detto dell'aspettative disattese, passiamo ad elencare gli aspetti positivi: il sistema verrà semplificato, le aliquote passeranno da sei a quattro, e il tasso d'imposizione massimo scenderà dall'attuale 35% al 33%. Si tratta di un passo minimo che Jacques Garello considera&amp;nbsp;comunque importante dal punto di vista psicologico: &lt;em&gt;&quot;ne jamais dépasser le seuil du tiers des revenus&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma la proposta di riforma più interessante è un'altra. Come sottolinea l'economista di Aix-en-Provence, si passerà dall'imposta sul reddito all'imposta sulla spesa. Il denaro risparmiato verrà esentato dall'imposizione fiscale. L'idea è quella di favorire il risparmio e di conseguenza gli investimenti, i veri motori della crescita economica. Qualora Bush dovesse fase sue queste proposte prepariamoci alla solita levata di scudi degli economisti keynesiani, convinti che la spesa crei lavoro e che il risparmio sia fonte di disoccupazione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/01/il-nigergate-la-guerra-e-la-democrazia-da-esportare.html</guid> <title>Il &quot;Nigergate&quot;, la guerra e la democrazia da esportare</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/11/01/il-nigergate-la-guerra-e-la-democrazia-da-esportare.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue,  1 Nov 2005 15:54:45 +0100</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Ma davvero si crede alla favola che la guerra in Iraq sia stata motivata anzi giustificata col pretesto del falso dossier italo-francese sul Niger?&quot;&lt;/em&gt; Comincia così il lungo articolo di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/camillo/&quot;&gt;Christian Rocca&lt;/a&gt; su &quot;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/&quot;&gt;Il Foglio&quot;&lt;/a&gt; di oggi. Come al solito da non perdere. La versione integrale la trovate &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/nigergatebarzelletta.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. Particolarmente consigliato a giornalisti e amici che hanno l'abitudine di informarsi su giornali come &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.repubblica.it/&quot;&gt;questo&lt;/a&gt;. </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/10/14/katrina-la-sconfitta-del-giornalismo.html</guid> <title>Katrina: la sconfitta del giornalismo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/10/14/katrina-la-sconfitta-del-giornalismo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri, 14 Oct 2005 09:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Il passaggio dell'uragano Katrina non ha fatto &quot;solo&quot; un migliaio di vittime tra la popolazione civile. Ha pure rivelato la qualità estremamente scadente di chi dovrebbe informarci su quanto accade nel mondo: i giornalisti. &lt;em&gt;&quot;E' la più grande debacle giornalistica degli ultimi decenni. I giornali americani hanno cominciato a fare autocritica, a riconoscere il clamoroso errore, a coprirsi il capo di cenere&quot;&lt;/em&gt;, ha scritto Christian Rocca. La versione integrale dell'articolo la trovate &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/numerikatrina.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;. Da non perdere. Rimane ora una domanda:&amp;nbsp;quando l'autocritica raggiungerà gli organi di informazione svizzeri e ticinesi? Si accettano scommesse.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/10/01/deficit-commerciale-usa-un-segno-di-forza.html</guid> <title>Deficit commerciale USA: un segno di forza</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/10/01/deficit-commerciale-usa-un-segno-di-forza.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Politica internazionale</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Sat,  1 Oct 2005 10:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Sono ormai alcuni anni, da quando Emmanuel Todd ha mandato in libreria &lt;em&gt;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.amazon.fr/exec/obidos/ASIN/2070767108/402-4042387-3827321&quot;&gt;&quot;Après l’empire, essai sur la décomposition du système américain&quot;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; , che sento parlare dell'imminente crollo economico degli Stati Uniti a causa del loro deficit commerciale. Ma è veramente così? No,&amp;nbsp;risponde l'&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.iedm.org/main/main_fr.php&quot;&gt;Institut Economique de Montréal&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;che in &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.iedm.org/main/documentation_transcript_fr.php?documentation_id=40&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; spiega come &lt;em&gt;&quot;qu’un déficit commercial n’est pas la source de malheurs, mais au contraire le fruit de tournures favorables de l’économie. En fait, le déficit commercial s’avère généralement un signe favorable pour l’économie, en ce qu’il exprime la confiance des investisseurs du monde entier dans l’économie nationale et aussi l’amélioration du pouvoir d’achat des consommateurs. Le déficit commercial d’un pays n’est pas la conséquence d’un manque de compétitivité. Il est principalement le reflet des flux de capitaux entre les économies, flux eux-mêmes déterminés par l’attraction ou la répulsion qu’un pays exerce sur l’épargne mondiale et nationale&quot;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Già nel 1821 John Stuart Mill sottolineava che &lt;em&gt;&quot;i benefici&amp;nbsp;che si ottengono&amp;nbsp; dallo scambio di un prodotto con un altro provengono&amp;nbsp;in ogni caso dal prodotto ricevuto e non da quello ceduto&quot;.&lt;/em&gt; Mi dispiace per tutto coloro che si auspicano di veder affondare presto gli Stati Uniti, ma dovranno rivolgere altrove le loro speranze.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Segnalazione:&lt;/strong&gt; già che ci sono, segnalo questo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.france-amerique.com/infos/dossier/Anti-americanisme/AntiUS1.htm&quot;&gt;dibattito sull'antiamericanismo&lt;/a&gt;&amp;nbsp;tra Emmanuel Todd e Jean-François Revel. E' un po' datato, ma consente di farsi un'idea della visione del mondo di Todd. Vi troverete&amp;nbsp;alcune&amp;nbsp;sue autentiche perle. Inutile dire che qui si sta dalla parte di Revel.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/19/la-poverta-negli-usa-qualche-precisazione-necessaria.html</guid> <title>La povertà negli USA: qualche precisazione necessaria</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/19/la-poverta-negli-usa-qualche-precisazione-necessaria.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Mon, 19 Sep 2005 10:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Dal sito &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.libres.org/&quot;&gt;Libres&lt;/a&gt; copio e incollo&amp;nbsp;gran parte di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.libres.org/francais/actualite/pauvrete_a2_3705.htm&quot;&gt;questo testo&lt;/a&gt; sulla povertà negli Stati Uniti. Tanto per rimettere la chiesa al centro del villaggio.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Voyons les faits. Il est vrai que selon le Census bureau (l’équivalent américain de notre INSEE), fin 2004 le nombre de pauvres était de 37 millions, en hausse de 1,1 million par rapport à 2003. De quoi faire frémir. La pauvreté toucherait ainsi 12,7% de la population, contre 12,5% en 2003 et même 11,3% en 2000, point le plus bas. Passons sur le fait qu’on oublie de rappeler que quelques années plus tôt, on était à plus de 15%.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Mais le problème n’est pas là. Il est de savoir ce que l’on appelle un pauvre. Or aux Etats-Unis comme ailleurs, la pauvreté est calculée de manière relative, en pourcentage du revenu moyen. Donc plus le pays est riche, plus le seuil de pauvreté est élevé. Il vaut mieux être « pauvre » aux Etats-Unis qu’avoir un revenu moyen au Portugal.&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Si l’on retraduit cette ligne de pauvreté en dollars, pour l’année 2004, compte tenu du revenu moyen, on est pauvre avec des revenus annuels inférieurs à 19 300 dollars (environ 100.000 francs ou 15.000 euros) pour une famille de 4 personnes et en dessous de 9 645 dollars pour un célibataire. Ce n’est peut-être pas énorme, mais est-on pour autant dans la misère ?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Ensuite, on oublie que les Etats-Unis sont un pays où la mobilité et la flexibilité sont très grandes. Donc on reste rarement au même niveau de revenu et la grande majorité de ceux qui sont pauvres une année ne le sont plus dans les années qui suivent : ce n’est pas un état stable, comme ceux qui bénéficient du RMI chez nous, où la mobilité est beaucoup moins grande. Les Américains ont les moyens d’améliorer leur situation, surtout avec un chômage au plus bas et une grande flexibilité du marché du travail. Et, du point de vue des personnes, il vaut mieux avoir quelques mois un revenu faible, provenant de son travail, plutôt qu’être maintenu dans l’assistanat.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Il est vrai qu’il y a quelques cas difficiles, qui restent dans la pauvreté, notamment dans certaines minorités. Mais il y a longtemps que les économistes (et notamment le célèbre économiste Thomas Sowell, enfant de Harlem) ont montré que cette situation était un effet pervers de l’Etat-Providence et que certaines aides sociales maintenaient les personnes dans l’assistanat, qu’elles n’avaient plus une réelle volonté de se sortir de leur misère.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;De plus, une étude plus fine de ces résultats montre que cette soi-disant pauvreté vient de l’arrivée sur le marché du travail de nouveaux salariés -immigrés- peu qualifiés, tirant profit du dynamisme économique. Dans quelques mois ou quelques années, ils auront sans aucun doute progressé à leur tour et leur salaire avec. Quant aux écarts de revenus, comme le soulignent les Echos qui rapportent cette information, « les écarts entre les différentes classes sociales ne se creusent guère ». Mais, étant donné la bonne santé de l’économie américaine, l’essentiel n’est-il pas d’expliquer que cette richesse apparente cache une misère profonde. Concernant l’Amérique, la désinformation se porte bien. Et à l’occasion du cyclone récent, la désinformation a atteint des sommets : l’Amérique était plus pauvre que le tiers-monde lui-même!&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/15/quando-gli-usa-preferivano-le-dittature-militari-a-quelle-co.html</guid> <title>Quando gli USA preferivano le dittature militari a quelle comuniste</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/15/quando-gli-usa-preferivano-le-dittature-militari-a-quelle-co.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu, 15 Sep 2005 09:00:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Guy Millière è uno dei rari intellettuali francesi che guarda con favore agli Stati Uniti. Nel 2000 ha pubblicato &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.libres.org/francais/livres/livres_2000/milliere_amerique_2000.htm&quot;&gt;&quot;L'Amérique monde - les derniers jours de l'empire américain&quot;&lt;/a&gt;. Rileggendone alcuni passaggi sono capitato sulle dichiarazioni rilasciate nel 1986 da Bill Casey, direttore della CIA negli anni 80, allo stesso Millière.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Talvolta abbiamo preferito le dittature militari a quelle comuniste? Sì, senza dubbio. E abbiamo fatto bene. Conosce la differenza tra i regimi autoritari e i regimi totalitari: un regime autoritario sospende le libertà politiche, un regime totalitario sospende tutte le forme di libertà; un regime autoritario fa delle vittime e talvolta reprime anche duramente, un regime totalitario va sempre di pari passo con i campi di concentramento e quelli di sterminio. E' ovvio che preferiamo la democrazia. Tutti gli americani amano la democrazia e sperano che ne possano godere tutti gli uomini della Terra. Se fosse possibile scegliere sempre e soltanto tra il bene e il male sarebbe meraviglioso. Ma non viviamo nel mondo dei sogni, viviamo nel mondo reale, e nel mondo reale ci si trova spesso a dover scegliere tra un male minore e un male ben peggiore. E' una scelta difficile che nessuno vorrebbe dover prendere. Talvolta è però necessario stringere i denti e caricarsi questo fardello sulle spalle. Noi sopportiamo questo peso. Facciamo anche degli errori, come succede&amp;nbsp;a chiunque prende il rischio di agire. I benpensati queste cose non le capiscono, lo so. Ma è proprio perché sopportiamo questo peso, perché prendiamo dei rischi, compreso quello di sbagliarci, che i benpensanti si posso esprimere liberamente e disprezzarci. La libertà si vince e si perde ogni giorno. Su questo pianeta ci sono uomini pronti a distruggere la libertà degli altri ogni giorno, e se non si difende la libertà la si può&amp;nbsp;anche perdere.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/14/katrina-e-se-avesse-devastato-l-italia.html</guid> <title>Katrina: e se avesse devastato l'Italia?</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/14/katrina-e-se-avesse-devastato-l-italia.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Wed, 14 Sep 2005 14:55:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Cosa sarebbe stata capace di fare l'Europa di fronte ad una tempesta che devasta il 100% dell'Italia e contemporaneamente fa mancare energia elettrica a Francia, Svizzera ed Austria?&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Sul blog &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://lupodigubbio.splinder.com/&quot;&gt;Lupo di Gubbio&lt;/a&gt;, via &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.acquario.splinder.com/&quot;&gt;Taccuino&lt;/a&gt;, ho trovato questo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://lupodigubbio.splinder.com/post/5698588&quot;&gt;straordinario post&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Segnalazione&lt;/strong&gt; per tutti quelli che pensano che lo Stato sia sempre la soluzione e che gli Stati Uniti siano un paese di gente egoista: leggete &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000000851&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Carlo Lottieri.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/10/11-settembre-4-anni-dopo.html</guid> <title>11 settembre: 4 anni dopo</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/10/11-settembre-4-anni-dopo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Politica internazionale</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Sat, 10 Sep 2005 19:29:36 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Domani è il quarto anniversario degli attentati dell'11 settembre. Pinocchio&amp;nbsp;condivide quanto scritto da&amp;nbsp;Christian Rocca su &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/&quot;&gt;&quot;Il Foglio&quot;&lt;/a&gt; . Vi rimando quindi alla &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/quattroannidopo.html&quot;&gt;sua analisi&lt;/a&gt;. Vi segnalo pure, sempre dal quotidiano diretto da Giuliano Ferrara questo saggio (&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=41374&amp;amp;pass=&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/downloadpdf.php?id=41375&amp;amp;pass=&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; ) dal titolo:&amp;nbsp;&quot;Come vincere in Iraq&quot;.&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/introduzionecomevincereiraq.html&quot;&gt;La&amp;nbsp;presentazione&lt;/a&gt; è del solito Rocca. Buona lettura.&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/al-new-york-times-il-premio-coerenza-2005.html</guid> <title>Al New York Times il &quot;premio coerenza 2005&quot;</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/al-new-york-times-il-premio-coerenza-2005.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri,  9 Sep 2005 14:50:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Avevo deciso di non postare altro, ma poi su &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/camillo/&quot;&gt;Camillo&lt;/a&gt; ho letto il testo che segue.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/&quot;&gt;&lt;em&gt;&quot;Il Foglio&quot;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;oggi riporta i due seguenti estratti da due diversi editoriali del&lt;/em&gt; &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.nytimes.com/&quot;&gt;&lt;em&gt;&quot;New York Times&quot;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; &lt;em&gt;, uno precedente a Katrina e uno successivo. Divertitevi:&lt;br /&gt; “Chiunque abbia a cuore una spesa pubblica responsabile e la salvaguardia dei fiumi e delle zone paludose d’America dovrebbe prestare attenzione a una legge che ora è in Senato (…) c’è uno spreco di 2,7 miliardi di dollari per mettere a posto il Mississippi.(…) Questa è una pessima legge”.&lt;br /&gt; editoriale del New York Times&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;(13 aprile 2005)&lt;br /&gt; &lt;em&gt;“La nazione chiederà presto perché gli argini di New Orleans erano così inadeguati (…) Perché il Congresso, prima di andare in vacanza, stava tagliando il budget destinato a sistemare gli argini?”.&lt;br /&gt; editoriale del New York Times&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;(1 settembre 2005)&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/katrina-le-verita-nascoste.html</guid> <title>Katrina: le verità nascoste</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/katrina-le-verita-nascoste.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri,  9 Sep 2005 09:40:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;E' il giorno del copia e incolla. Su &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/&quot;&gt;&quot;The Right Nation&quot;&lt;/a&gt; il &quot;sindaco&quot; di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.tocque-ville.it/&quot;&gt;TocqueVille&lt;/a&gt; rincara la dose sulle responsabilità delle autorità locali nel disastro provocato da Katrina. Andate &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/2005/09/le-verit-nascoste1.html&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;&amp;nbsp;e leggete.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;u&gt;Aggiornamento:&lt;/u&gt;&lt;/em&gt; segnalo anche &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ideazione.com/quotidiano/2.esteri/2005/2005-09-07_magni.htm&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Stefano Magni su &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ideazione.com/&quot;&gt;Ideazione&lt;/a&gt;&amp;nbsp;dal titolo &lt;em&gt;&quot;Katrina: è tutta colpa di Bush?&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/katrina-e-gli-organi-di-informazione.html</guid> <title>Con Katrina ha perso anche la stampa</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/09/katrina-e-gli-organi-di-informazione.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri,  9 Sep 2005 08:50:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Sul blog &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://acquario.splinder.com/&quot;&gt;Taccuino&lt;/a&gt; (che ringraziamo) trovo la versione integrale dell'editoriale di Notizie Radicali dell'8 settembre dal titolo: &quot;New Orleans, tra menzogne, falsità e invenzioni&quot;. Vale la pena leggerlo tutto.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;Sentite un po’ cosa dice Gary Younge, inviato del britannico “The Guardian”: “Nessun cadavere galleggiava, nessun corpo sgozzato, nessuno stupro”. Sentite quello che dice Matt Wells, inviato della “BBC”: “La polizia di New Orleans non è riuscita a trovare una sola prova che confermi la violenza sessuale subita da questa bambina di sette anni. La polizia non ha trovato né un parente, né un amico, né un qualsivoglia testimone che confermasse questa violenza”. Sentite quello che dicono gli inviati del “Chicago Tribune”: “Si è scritto di fameliche bande formate dai neri di Baton Rouge. I primi giornalisti entrati in città non ne hanno trovato traccia. Nemmeno nei rapporti della polizia. La verità è che quasi nulla di tutto questo era vero. La polizia ha confiscato un solo coltello. Non c’erano rivolte non c’erano orde armate”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Nei giorni scorsi gran parlare della tragedia della scuola Marion Abramson: milleduecento sfollati, e secondo quel che avevano riferito televisioni e agenzie, per la più parte erano annegati come topi. L’inviato del quotidiano francese “Liberation” dice che la scuola effettivamente è stata distrutta; ma dei morti non c’è traccia. Dunque, ci è stato raccontato di stupri di adolescenti di cui non c’è traccia, di scene di guerriglia urbana che nessuno ha visto o comunque può documentare, e per limitarsi al Superdome dove erano state ricoverate circa dodicimila persone e che sarebbe diventato – secondo le cronache – una specie di mattatoio: “Noi giornalisti”, racconta ancora l’inviato del “Guardian”, “siamo arrivati là prima dei soccorsi. Ci avevano detto di corpi che galleggiavano tra gli escrementi nei bagni. Nessun cadavere galleggiava, abbiamo trovato solo gli escrementi”.Fin dalle prime ore ci eravamo convinti che vi fosse qualcosa che non quadrava, nelle cronache e nei servizi sulla tragedia di New Orleans. Naturalmente non si negava la portata epocale dell’evento, la drammaticità della situazione, la gravità del ritardo dei soccorsi, la sottovalutazione del disastro che c’è stata, le indubbie responsabilità a livello locale e federale. Ed era evidente il palpabile, evidente compiacimento nel riferire quel che si riferiva. Un po’ di anti-americanismo a buon mercato non viene mai fatto mancare.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;C’era e c’è però altro. Ed era l’illogicità di certi racconti, di certe cronache, di certi servizi. Ovunque si parlava di catastrofe che si aggiungeva alla catastrofe; di sciacalli, furti di massa, aggressioni, stupri, si spara ai soccorritori, i poliziotti che non si presentano al lavoro per paura, la Guardia Nazionale che non sa come intervenire… Non una notizia confortante, seppur minima: e dire che c’è sempre un soccorritore che salva eroicamente una donna o un anziano; un bambino che si salva grazie a un cane, un vecchio che mette a repentaglio la sua vita ma riesce a strappare dalla furia degli elementi un vicino…A New Orleans no, solo orde di selvaggi delinquenti e assetati di sangue. Possibile? Ora ci dicono che gran parte di queste storie sono state letteralmente inventate.&lt;br /&gt; Come si inventava le sue storie di baby-drogati e di emarginazione un premio Pulitzer; come se le inventava un cronista del “New York Times” le cui mirabolanti imprese venivano “bevute” dai suoi direttori; menzogne, come quella raccontata da Dan Rather sul servizio militare di George W. Bush; e come accade una quantità di volte anche da noi, in Italia. Non bastava, evidentemente, raccontare le cose come si vedevano, come erano accadute; e la tragedia non è sufficientemente tragedia per provocare nel lettore commozione, stupore, indignazione, dolore. Bisognava “condirla” quella tragedia, metterci un’abbondante razione di menzogne, per rendere più “digeribile” il “piatto”.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;em&gt;Giornalisti americani impegnati in una gara a chi la spara più grossa; e noi con loro, visto che è più comodo leggere quello che scrivono loro e parafrasarlo, piuttosto che verificare di persona. E poi vuoi mettere? Lo dice il “New York Times”, lo riferisce la “CNN”, lo si legge sulla “Washington Post”. C’è, alla base di questo assurdo e allucinante comportamento dell’anti-americanismo? Probabilmente sì, ma non solo. Forse è semplicemente e puramente cialtroneria, e son davvero pochi quelli che si salvano.Certo: Katrina ha messo a nudo una quantità di magagne del sistema americano, e che vengano fuori, che possano venir fuori è la nostra polizza assicurativa.&amp;nbsp; Matt Wells, l’inviato della “BBC” dice che si può parlare di “Katrinagate”: “Molti report hanno inchiodato l’amministrazione USA per i suoi ritardi”. Ma, aggiunge, “l’uragano ha messo in evidenza anche come lavorano i media americani: incollati alle loro poltrone, riprendono voci non confermate né smentite”. Rumors, leggende metropolitane, insomma. Stendiamo dunque un velo pietoso sulla quantità di sciocchezze a livello industriale che in queste ore, con tono molto sussiegoso, esperti del nulla e inviati ai quattro formaggi ci hanno propinato e ci propineranno per chissà quanto tempo ancora. Poi accade che qualcuno si domandi perché la fiducia nei confronti dei giornali è minima, e la loro credibilità è prossima allo zero.&quot;&lt;/em&gt; Gualtiero Vecellio&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/08/katrina-solo-il-13-contro-bush.html</guid> <title>Katrina: solo il 13% contro Bush</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/08/katrina-solo-il-13-contro-bush.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Thu,  8 Sep 2005 15:08:43 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Date un'occhiata a&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.drudgereport.com/flash.htm&quot;&gt;questo sondaggio&lt;/a&gt; e poi ripensate al tam tam mediatico in corso in Svizzera, ma non solo.&amp;nbsp;Non&amp;nbsp;è forse il caso di riflettere sul tipo di informazione che riceviamo dai grandi organi di informazione del nostro paese?&amp;nbsp;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(Si ringrazia &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/2005/09/late-weekend-round-up.html&quot;&gt;The Right Nation&lt;/a&gt; per la segnalazione)&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/06/katrina-tra-democrazia-e-dittatura.html</guid> <title>Katrina, tra democrazia e dittatura</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/06/katrina-tra-democrazia-e-dittatura.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue,  6 Sep 2005 13:26:01 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Rapida segnalazione:&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/sciacallaggio2.html&quot;&gt;questo&amp;nbsp;articolo&lt;/a&gt; scritto da Christian Rocca&amp;nbsp;per &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.ilfoglio.it/&quot;&gt;&quot;Il Foglio&quot;&lt;/a&gt; è da incorniciare.&amp;nbsp;Titolo: &lt;em&gt;&quot;lo sciacallaggio mediatico continua, provocherà una svolta a destra?&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/06/katrina.html</guid> <title>Con Katrina trionfa la memoria corta</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/06/katrina.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue,  6 Sep 2005 08:50:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ma guarda un po'. Mi è capitata tra le mani una vecchia edizione del quotidiano romando più letto&amp;nbsp;in assoluto: &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.lematin.ch/nwmatinhome.html&quot;&gt;&quot;Le Matin&quot;.&lt;/a&gt;&amp;nbsp; Si tratta del giornale&amp;nbsp;di lunedì 29 agosto. Allora Katrina non aveva ancora devastato New Orleans e le polemiche contro l'ammistrazione americana e il presidente Bush non occupavano ancora le prime pagine dei quotidiani. Qui di seguito alcuni passaggi dell'articolo: &lt;em&gt;&quot;tutti gli abitanti hanno ricevuto l'ordine di evacuare la metropoli.&amp;nbsp; (...) Il sindaco ha dichiarato che l'ordine di evacuazione è obbligatorio&quot; (...) Già all'aba decine di migliaia di abitanti hanno iniziato ad abbandonare la città senza attendere l'ordine delle autorità. (...) Le persone che non possono lasciare la città sono state invitate a raggiungere i rifugi (...) Il presidente George Bush ha lanciato un appello agli abitanti affinché si rifugino in zone sicure, privilegiando così la loro sicurezza e quella delle loro famiglie.&quot;&lt;/em&gt; Poi è arrivato l'uragano. Non è nostra intenzione difendere la macchina statale, a quanto sembra non esente da pecche. Ci preme piuttosto rilevare che solo individui privi di scrupoli e&amp;nbsp;di un minimo di onestà intellettuale possono aver insinuato, quando non hanno apertamente sostenuto, che le autorità hanno&amp;nbsp;volutamente ignorato l'imminente catastrofe, abbandonando&amp;nbsp;i poveri al loro destino.&amp;nbsp; Con Katrina non hanno solo ceduto gli argini delle dighe, hanno ceduto anche le ultime remore del più odioso antiamericanismo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Segnalazione:&lt;/strong&gt; per chi vuole approfondire, senza doversi appoggiare sulla &quot;indipendente&quot; stampa svizzera, consigliamo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://1972.splinder.com/1125935471#5626220&quot;&gt;questo post&lt;/a&gt; di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://1972.splinder.com/&quot;&gt;1972&lt;/a&gt; .&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/02/katrina-e-le-bugie-degli-ambientalisti1.html</guid> <title>Katrina e le bugie degli ambientalisti</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/09/02/katrina-e-le-bugie-degli-ambientalisti1.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Fri,  2 Sep 2005 11:25:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;Ho scoperto solo ieri sera, di ritorno da Aix en Provence, la catastrofe naturale che ha colpito gli Stati Uniti. Grazie ai blog di &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.tocque-ville.it/&quot;&gt;Tocqueville&lt;/a&gt; ho subito capito che il moralismo politicamente corretto non aveva perso tempo per disseminare nell'ambiente bugie e falsità a piene mani.&amp;nbsp; Non credo quindi che ci sia da aggiungere molto altro, se non segnalare&amp;nbsp; &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=0000000822&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Carlo Stagnaro dell' &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.brunoleoni.com/&quot;&gt;Istituto Bruno Leoni&lt;/a&gt;&amp;nbsp;(qui il suo interessantissimo &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://happytrails.ilcannocchiale.it/&quot;&gt;blog&lt;/a&gt;) in cui tra l'altro rileva che&amp;nbsp;&lt;em&gt;&quot;la scia luttuosa di Katrina è meno fosca di quanto avrebbe potuto essere in passato. La società americana è abbastanza ricca e avanzata da potersi permettere di prendere misure precauzionali che limitano l’impatto dei disastri naturali. Inoltre, chi bercia invocando Kyoto rompe il silenzio che è dovuto ai defunti come segno di ultimo rispetto. Non sembra infatti esservi un legame evidente tra il riscaldamento globale e gli uragani&quot;.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Detto questo vi segnalo&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://www.aoml.noaa.gov/hrd/tcfaq/E12.html&quot;&gt;questo link&lt;/a&gt;, tratto dall'articolo appena citato, e &lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/2005/09/hurricanes.html&quot;&gt;questo post&lt;/a&gt; che ho trovato sul blog&amp;nbsp;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href=&quot;http://ideazione.blogspot.com/&quot;&gt;&quot;The Right Nation&quot;&lt;/a&gt; .&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/08/14/titolo.html</guid> <title>Antiamericanismo: ciò che resta agli sconfitti dalla Storia</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/08/14/titolo.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Sun, 14 Aug 2005 10:30:00 +0200</pubDate> <description> &lt;em&gt;&quot;Il XX secolo è stato segnato dalla contrapposizione tra la democrazia liberale e il totalitarismo, tra la democrazia liberale e i progetti rivoluzionari finalizzati a costruire società più o meno perfette. In questo quadro il pregiudizio antiamericano è stato fomentato da quanti hanno propugnato progetti di rottura della democrazia liberale nel nome di ideologie radicali. E sono state le diverse filosofie politiche e ispirazioni culturali di sinistra o di destra, sociali o tradizionali, pur nella divergenza, a essere accomunate da quel pregiudizio anti-USA che ha come nemico storico il modello statunitense. La realtà incontestabile è che il liberalismo ha assunto le forme più visibili proprio nell'esperienza storica americana. (...) Nello scontro epocale tra, da una parte, &amp;nbsp;la democrazia e la società aperta e, dall'altra, gli autoritarismi e le visioni ideologiche del Novecento, questi ultimi hanno perso. Il comunismo è fallito. Gli autoritarismi fascisti e parafascisti sono stati&amp;nbsp;sconfitti. I modelli anticapitalisti e rivoluzionari nel Terzo Mondo sono tramontati senza lasciar tracce. L'antiamericanismo di destra e di sinistra prende così corpo nel paragone tra i fallimenti rivoluzionari e la vitalità della liberaldemocrazia, esemplificata dall'esperienza americana. E' per questo che il successo materiale e la capacità espansiva&amp;nbsp;fanno degli Stati Uniti la bestia nera di quanti hanno confidato e magari seguitano a sperare nella forza trasformatrice delle ideologie alternative. François Furet ha parlato&amp;nbsp;&lt;/em&gt;&quot;della gelosia del povero rispetto al ricco&quot;&lt;em&gt;, altri del contrasto tra quelli che hanno e quelli che non hanno, e altri ancora del negazionismo del successo del liberalismo per bilanciare il negazionismo del fallimento delle ideologie alternative&quot;.&lt;/em&gt;&amp;nbsp; &lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; Massimo Teodori, Raccontare l'America, Mondadori </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/08/09/bush-ha-tagliato-le-tasse-e-funziona.html</guid> <title>Bush ha tagliato le tasse....e funziona</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/08/09/bush-ha-tagliato-le-tasse-e-funziona.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Politica internazionale</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue,  9 Aug 2005 13:10:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;em&gt;&quot;L’impatto degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 sull’occupazione è stato pesantemente negativo: il numero degli occupati totali è diminuito fortemente ed ha continuato a diminuire fino alla metà del 2003. Tanto per dare un’idea, il numero di miglia percorse dai passeggeri delle linee aeree diminuì di 16 miliardi fra l’agosto e l’ottobre del 2001, il 32% del totale, ed il calo era ancora presente due anni dopo. Problemi analoghi si sono avuti in altri settori. Com’è ovvio, tutto ciò non è rimasto senza conseguenze sull’occupazione. A metà del 2003 il totale degli occupati in USA era di oltre due milioni inferiore al livello della fine del 2001. Poi, a partire dalla metà del 2003, ha avuto luogo una spettacolosa inversione di tendenza: negli ultimi 24 mesi il numero degli occupati è aumentato di 3,5 milioni, raggiungendo un livello complessivo che non ha l’eguale nell’intera storia americana. Il tasso di disoccupazione, sceso al 5% attuale, è di un punto percentuale più basso del livello migliore ottenuto durante la cosiddetta “espansione di Clinton”. In un precedente articolo abbiamo analizzato la tesi della “crescita senza occupazione” (jobless growth) cara ai critici dell’America, per criticarla; ora i dati attuali la consegnano definitivamente all’archivio delle sciocchezze. E’ importante notare, inoltre, che il boom dell’occupazione è cominciato subito dopo il taglio delle aliquote d’imposta introdotto dall’amministrazione Bush, confermando la tesi che tagliare le tasse è l’unico modo serio per stimolare l’economia.&quot;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Fonte:&lt;/strong&gt; &lt;a class=&quot;undefined&quot; href= &quot;http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=0000000778&quot;&gt;questo articolo&lt;/a&gt; di Antonio Martino pubblicato sul sito dell'&lt;a class=&quot;undefined&quot; href= &quot;http://www.brunoleoni.com/&quot;&gt;Istituto Bruno Leoni&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>  </item>  <item> <guid isPermaLink="true">http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/07/26/l-altro-volto-dei-marines-in-iraq.html</guid> <title>L'altro volto dei marines in Iraq</title> <link>http://pinocchio.blogspirit.com/archive/2005/07/26/l-altro-volto-dei-marines-in-iraq.html</link> <author>noreply@blogspirit.com (Gabriele Lafranchi)</author>   <category>Iraq</category>  <category>Stati Uniti</category>   <pubDate>Tue, 26 Jul 2005 15:15:00 +0200</pubDate> <description> &lt;p&gt;&lt;a class=&quot;undefined&quot; href= &quot;http://www.sorvegliatospeciale.splinder.com/1122371009#5368636&quot;&gt;Immagini come queste&lt;/a&gt; le avete già viste alla RTSI? E sui giornali ticinesi? E su altri organi di informazione di massa? Grazie a &lt;a class=&quot;undefined&quot; href= &quot;http://sorvegliatospeciale.splinder.com/&quot;&gt;Il sorvegliato speciale&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; </description>  </item>  </channel> </rss> 